"A lei piace il miele, Signore?"

La luna era alta nel cielo... soffiava una leggera brezza quella sera, un soffio dispettoso con l'unico scopo di svegliarlo dal meritato riposo per poi nascondersi tra le quercie ai piedi del monte.

"Ho dormito troppo oggi", sospirava affranto, aggiungendo, "il cumulo di terra è veramente comodo, ora capisco perché si sta bene là sotto".

Alzatosi in piedi, scricchiolate le fragili ossa e ripresa la pala, la notte di Maleseth poteva finalmente aver inizio. Era un tipo abbastanza strano. Chi lo guardava in faccia aveva la sensazione di vedere la morte negli occhi. Ci si aspettava di trovarlo cadavere ad occupare qualche bara lasciata incustodita il mattino seguente come ogni zombie che si rispetti. Nessuno sospettava che lui fosse il becchino della città, che scavasse con pale e picconi loculi e fosse per il riposo eterno di ogni cittadino. Nessuno poi, gettava sull'uomo più di un frettoloso sguardo pieno di disagio o d'imbarazzo, lasciando spazio ai pregiudizi e alla paura del diverso. Peccato, perchè sarrebbe bastato poco per notare i preziosi gioielli che portava al collo e sulle braccia, anneriti dalla sporcizia e dalla terra tombale che li ricopriva. Maleseth lo sapeva bene, nessun ladro avrebbe mai osato rubare quel marciume dalle sue mani, ed era ben attento a non lavarsi troppo spesso, (in fin dei conti, pensava, l'uomo ha da puzzà!).

Attento osservatore, i suoi occhi scrutavano ogni più piccolo particolare di ogni persona che aveva a che fare con lui. Insomma, li squadrava dalla testa ai piedi. Perfino il più piccolo filo di tessuto fuori posto veniva fissato e memorizzato. Ne aveva incontrati pochi come lui, si potevano contare sulle dita di una mano, anche su quelle di Maleseth a cui mancava qualche dito. I lunghi capelli neri toccavano le spalle coprendo parte di una grossa cicatrice che aveva sulla fronte. Di solito, li legava con un nastro che, a detta di alcuni, un tempo era stato bianco... numerose sporcizie fa! Quando non utilizzato veniva piegato alla bell'e meglio e ficcato senza troppe cerimonie nel taschino del suo cappotto. In realtà, quello era l'oggetto meno strano che si potesse trovare nelle sue tasche. Il più delle volte spuntavano tentacoli e, da sotto il cappello a cilindro, qualcuno aveva giurato di aver visto due occhi gialli che si annidavano nell'oscurità dei suoi capelli.

Il lamento del suo stomaco affamato lo aveva portato a dirigersi verso casa, dove, evitando l'interazione umana con le guardie di turno quella notte, era riuscito a scivolare nella dispensa. Frugando nello scaffale, riuscì finalmente a trovare l'amata confettura. Preso il cucchiaio e aperto il barattolo iniziò a divorarlo avidamente:

"E' davvero buono, mi chiedo come faccia la gente a non apprezzarla... peccato non mi ricordi più il nome... oh beh fa niente, sono passati 100 anni, non se lo ricorda più nessuno come si chiamava quel tizio" pensava Maleseth.

"Quello è l'ultimo barattolo che ti rimane!"

"COSA? Me lo dici adesso che l'ho quasi finito? Quando pensavi di dirmelo? Ma che ti faccio infestare casa se poi non mi avverti neanche di quando ho finito le confetture di uomo mielificato? Ah?"

-Hey, senti, intanto, devi stare calmissimo, non ho solo casa tua da infestare. E' un lavoro a tempo pieno il mio".

"Sei un fantasma, te la puoi prendere comoda, non devi sfamare le tue carni ogni giorno come me. Poi, potevi infilare la testa nello scaffale e avvertirmi. Ora dovrò scendere a vedere se ho qualche barattolo di scorta".

"Ti conviene trovare qualcuno che voglia farsi mielificcare al più presto. Con la stagionatura veloce ci vogliono comunque venti anni prima di mangiarlo. Papà non ti ha insegnato niente?"

"In realtà no, ho imparato dal nonno... però ora non ho tempo da perdere, corro alle cripte, ci si vede domani o quando capita... non so."

"A presto".

Maleseth vedeva e sentiva i fantasmi. Era ritenuto folle dal resto della città, ma ormai non dava più attenzione ai pettegolezzi. Al contrario, aveva iniziato a sfruttarli a suo vantaggio personale, riuscendo a scoprire i segreti della maggior parte della popolazione e ad usarli come maggiordomi come nel caso dello spirito di suo fratello.

Mentre correva, con la coda dell'occhio, notò un vecchietto ubriaco, seduto a guardare il fondo del fiume mentre beveva il suo liquore rigorosamente nascosto in una bustina di carta. Un pensiero gli aveva percorso la mente in quel momento, ma ora non era il caso di fermarsi, la paura di rimanere a secco di quella macabra confettura al miele gli stava facendo perder il respiro.

Arrivato alle cripte con la stessa grazia di un animale morto che rotola giù da una montagna, prese di scatto la torcia e scese gli scalini di pietra. Con il cuore a mille, il diaframma quasi spezzato in due e i polmoni come palloncini sgonfi, trovò miracolosamente la forza di spostare il masso che apriva la stanza segreta che aveva ricavato durante la costruzione delle cripte. Ci aveva lavorato lui, sapeva dove aveva nascosto i suoi tesori, e quale guardia migliore dei fantasmi che terrorizzavano i poveri avventurieri sprovveduti? Solitamente era felice di scendere là sotto, nella tetra oscurità che custodiva i morti, ma quella notte aveva solo paura di scoprire di aver finito la marmellata di cadavere che amava tanto.

"Oh... ho perso minimo vent'anni di vita stanotte pensando di averla finita tutta" respirava affannato "invece ho scorte per almeno altri quindici anni, quel perditempo di mio padre ha fatto qualcosa buono prima di stirar le gambe. Ora controlliamo gli altri, devo assolutamente segnarmi quando è il tempo di confezionarli" si ripeteva Maleseth completamente assorto nel suo lavoro.

L'arte della mielificazione dei defunti era una pratica di famiglia, tramandata di generazione in generazione. Ovviamente la gente comune non capiva tutti i vantaggi che comportava la confettura che si otteneva da questo macabro processo e avevano chiesto più volte alle autorità di arrestare il povero Maleseth, ma quest'ultimo aveva imparato come agirare il sistema. Offriva un comodo contratto, di cui ne portava sempre una copia nel nero cappello, che solo il più diabolico dei diavoli sa fare, con una dialettica capace di far impallidire il più esperto oratore o filosofo del tempo. I bersagli preferiti erano i vecchi, preferibilmente maschi, abbandonati dai parenti e senza nessuno a prendersi cura di loro. Meglio ancora se disperati e senza casa. Il contratto prevedeva un soggiorno presso casa Maleseth, tutto incluso fino al momento del tanto agognato trapasso. Solo allora un ghigno si dipingeva sul suo volto.

Presi due barattoli, risigillò la stanza nascosta e ridendo usci dalle cripte. Fuori, il vento era tornato dai boschi e si era fatto grosso. Il bersaglio tremava, intento a sorseggiare le ultime goccie di quel liquore pagato con l'elemosina della mattina. Solo gli dei sapevano cosa avrebbe dato per una dimora e un caldo giaciglio dove dormire. Fu allora che, quasi per magia, si materializzò vicino al disperato vecchietto Maleseth, il cui ghigno aveva ormai segnato il volto.

"A lei piace il miele, signore?"

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		Questo...questo probabilmente è uno dei racconti più belli che io abbia letto in un server di Minecraft. Complimenti, complimenti davvero!
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		Meglio di una creepypasta, davvero
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			20 ore fa, livid dice:
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						Meglio di una creepypasta, davvero
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