Amythys verso Alinox: L'incontro

Stavo riordinando alcune missive spediteci da diverse casate, un lavoro seccante quanto ingiusto, poiché il tutto spetterebbe ad Esortus ma fin quando fa qualcosa di utile, non mi lamento.
Poi sentii dei passi all’esterno, successivamente bussarono alla porta: “Re Greysnow! C’è qualcuno ai cancelli del castello, vuole vedere lei, sembra urgente!” - Ancora con l’ennesima storia, pensai. E’ solito vedere sudditi disperati; magari vogliono un pezzo di pane, una moneta per comprare qualche medicina. Solitamente quando accade cerco di dare sempre il triplo di ciò che chiedono. Mi allontanai da quelle lettere noiose per seguire il mio messaggero, per poi ricordargli: Gran Castello, non ‘castello’. Tienilo a mente, sempre”.

Arrivato trovai qualcosa di diverso, un ragazzo sui vent’anni, stanco e pallido. Mi avvicinai direttamente a lui, senza scorta o altro, chiesi il suo nome e mi rispose: “Sono tuo fratello imbecille” - Le guardie gli puntarono le armi contro, chiesi di deporle e di rimanere pazienti. Risposi all’individuo: “Voglio il nome, non cosa vorresti essere” - Elvo, di Presla e comunque è vero ciò che ti dico, lui mi ha illuminato e me l’ha detto! Credimi!” - Deluso dal suo comportamento, gli voltai le spalle e chiesi alle guardie di scortarlo fuori dal castello. Prima che ciò avvenisse, egli urlò: “Io so cosa ti hanno fatto, gli assassini, le ingiustizie nel Dovagol…” - Mi fermai girando il volto verso di lui, molto stupito - Tallolja, tuo padre, non era altro che un uomo errante, in cerca di qualcosa che lo rendesse felice, ebbene se si è tolto la vita è solo merito mio!” - Una guardia gli tappò la bocca, mi avvicinai a questa guardia amythisiana per allontanarlo immediatamente da Elvo. Intanto, la situazione intorno a me iniziava ad essere ambigua, diversi cittadini osservarono curiosi. Presi per il braccio Elvo, rialzandolo da terra per poi accompagnarlo in una stanza di Gran Castello così da poter parlare meglio.

Una volta seduti e rinfrescati dalle bevande e dal cibo della cucina, chiesi con calma il racconto di tutta la storia che lo portò qui, ad Amythys. Iniziò a parlarmi di svariate vicende, alcune noiose altre abbastanza interessanti, fino a giungere alle storie legate a mio padre… o per meglio dire, nostro padre.
Conobbi il suo passato, riflettendo sugli errori commessi, mi raccontò di qualcos’altro. Una divinità, qualcosa di così potente da rendergli la vita diversa, sostenendo di essere il messia di questa creatura. Stupito, finsi di essere interessato ma rimandai la storia ad un’altra occasione.

Da lì a poco, Elvo divenne un cittadino amythisiano a tutti gli effetti, protetto da me personalmente, per poi rendere pubblica la realtà: lui era mio fratello.
Trascorse molto tempo dentro le biblioteche di Gran Castello per apprendere conoscenze sulla magia del teletrasporto. Inoltre, vinse diversi tornei cittadini grazie alle sue doti con l’arco, certo peccava con la spada ma compensava bene con le sue frecce.
Per un lungo periodo rimase al mio fianco, anche nei momenti più devastanti. Era come vedere un fiore sbocciare, magari è meglio paragonarlo ad un fiore come la rosa, bella sì all’esterno ma spinosa lungo tutto il resto.

Nota esterna

Se pur breve, il racconto è dedicato ad una lunga amicizia alla quale tengo molto.