[Bozza GDR Religione di Nyan]

Era una notte come le altre, dopo soli pochi giorni aver fondato il Regno di Nyan, Re Nobisio era nella sua tenda nell'accampamento dei pionieri.

Non si dava pace, i pensieri del litigio del giorno prima gli invadevano la mente impedendogli il sonno, due suoi cittadini avevano causato una rissa a causa di incomprensioni religiose, e tra se e se pensava:" Non è possibile, non mi posso spiegare come ci possano essere scontri tra i miei compagni per motivi così futili! Noi siamo come fratelli e dovremmo avere un unico ed incontestabile credo che ci unisca ancora di più e che ci renda forti!"

Pensando a questo Re Nobisio si era allontanato non poco dall'accampamento e una sorta di ansia gli entrò in corpo.

Mentre cercava la via per il ritorno trovo a terra un pesce mezzo mangiato, ormai in avanzato stato di putrefazione, quando all'improvviso un lampo dal cielo accecò il povero regnante.

Dal cielo stava scendendo un felino di grandi dimensioni, dalla chioma celeste e dagli occhi di un azzurro ghiaccio, che lasciava dietro di se una scia di color arcobaleno.

Re Nobisio era come paralizzato da questa visione e non riusciva a muoversi; inaspettatamente il felino iniziò a parlare :" Sebastian Nobisio, tu come il tuo avo Enrico appartieni alla stirpe degli eletti, gli unici che possono sapere la verità." "La verità su cosa?" Rispose Nobisio, "La verità sull'unica vera fede del vostro mortale Mondo. Come già dissi al tuo avo tu avrai il compito di diffondere l'unica fede, anche a costo della vita!" Disse lo spirito felino, "E com'è possibile che io non ero a conoscenza di questa fede, non è possibile che il mio avo Enrico non abbia scritto niente a riguardo!" Disse Nobisio; "Il tuo avo morì la notte stessa, ucciso da un gruppo di barbari che volevano derubarlo".

"Ricorda le mie parole Sebastian Nobisio vai, fa crescere la tua città seguendo questa fede e sopratutto diffondila affinchè gli atei imparino e gli stolti pagani si uniscano a noi!" Detto questo il celeste felino scomparve correndo verso il cielo.

Re Nobisio rimase sconvolto da questo dialogo, in mano aveva un pesce con alcune squame di color arcobaleno, tornò all'accampamento che ormai era l'alba.

Il giorno stesso conservò il pesce multicolore e diede inizio alla costruzione della cattedrale in onore del Sacro Felino.

..... gli stolti pagani si convertiscano!" ....

E' linguaggio felino? :shock:

..... gli stolti pagani si convertiscano!" ....

E' linguaggio felino? :shock:

Uddio ho mischiato due parole :mrgreen: (prima volevo scrivere che si uniscano e poi ho cambiato ma ho mischiato i due verbi :cry: ) correggo subito

Ti informo inoltre della mia natura di grammar nazi :fifi:

bello x.x

Mmm, l'ho letta con attenzione... E' molto figo, però il gatto sacro secondo quello che ho fatto di la c'è dal principio. Si puo' fare che il gatto fosse solo un simbolo fino alla rivelazione, e da lì è diventato un vero culto... ora ci provo

Cronache di Nyan: L'Avvento del Felino

"Tutto ciò è inaccettabile!"

Re Nobisio scostò con forza la tenda che copriva l'ingresso del suo padiglione. I lavori per la città erano cominciati, e sebbene procedessero speditamente, grazie anche all'entusiasmo che aveva permeato l'evento della fondazione, ci sarebbero volute ancora settimane prima di poter edificare le prime case, senza contare l'imponente cerchia di mura a difesa del lago. Ma i lavori procedevano spediti, e il re passava le giornate a controllare i bisogni e le necessità del suo popolo, ad ammirare i lavori, a garantire egli stesso la sua presenza per il benessere della città.

Proprio per questo, era a conoscenza di ciò che accadeva tra la sua gente molto meglio della stessa cerchia di consiglieri con cui stava dibattendo in questo momento. Il re sapeva bene cos'era successo.

E non ne era felice.

"Un'altra rissa! In pieno giorno! Episodi simili rallentano i lavori e distruggono il morale degli uomini! Non possiamo permetterci di continuare a volgere lo sguardo altrove mentre i nostri stessi cittadini si dividono in fazioni, una contro l'altra, e ognuna convinta di essere depositaria di qualche rivelazione divina!"

"Mio signore", gli rispose il Ministro Perro, "sono fortemente convinto dell'idea che stiamo sopravvalutando il problema. Da quando sono nate le taverne, sono esistite le risse e le divisioni. E se anche queste nascono per motivi più importanti di una qualsiasi affascinante locandiera, cosa ce ne puo' venire di male? Passerà molto tempo prima che possano allargarsi, e quando il problema si presenterà realmente penseremo a come affrontarlo..."

"E' vero, nostro sovrano", rispose il Ministro Alepas, "non dovremmo temere questi eventi. Quanto puo' influire davvero sulla città se alcuni dei suoi cittadini venerano i polli mentre altri ritengono che siano molto meglio dorati e croccanti al punto giusto? La nostra politica è di tolleranza e libertà, dovremmo limitarci a controllare che nessuna delle due parti cerchi di rovinare l'esistenza all'altra. Ma non possiamo certamente metterle entrambe in catene, o... Imporre una sorta di venerazione del Gatto a tutta la città. Ci sono degli adoratori, è vero, ma è comune opinione tra il popolo che esso sia più al livello di un simbolo, o una metafora della nostra libertà".

"Silenzio, ognuno di voi." I ministri ammutolirono immediatamente. Ogni buon politicante sa che quando un uomo di potere abbassa i toni e comincia a parlare in modo controllato, sta prendendo una decisione. E le decisioni di un sovrano sono incontestabili e sagge, e vanno sempre ascoltate.

"Avete ragione: il problema è lieve, al momento. Ma noi siamo molto preoccupati di come potrebbe diventare. Viviamo in montagne molto alte e impervie: dall'Alto Lago, ciò che un bambino considera solo come lanciare un sasso puo' trasformarsi ben presto in una possente e micidiale slavina. Non è materia da prendere alla leggera, ma non ho ancora deciso in che direzione dovranno essere i nostri sforzi.

Uscite. Tutti. Il vostro re deve riflettere, e vuole farlo da solo".

I ministri uscirono dalla tenda, tornando ognuno alle proprie famiglie e ai propri giacigli commentando l'accaduto. Rimasto solo, Re Nobisio si tolse il pesante elmo che portava sempre sul capo. Passandosi una mano tra i lunghi capelli fulvi, egli ponderava gli eventi dei giorni precedenti.

Non era certamente una crisi, sebbene potesse essere il primo dei problemi del suo regno. Ci sono sempre ladri, banditi o traditori, e di solito non sono in grado di fare grandi quantità di danni a un'intera nazione oltre a furti e omicidi occasionali. Ma la religione poteva motivare, benedire e salvare, oppure spingere intere folle a irrazionali azioni di follia, a massacri e a guerre.

No, il problema non andava sottovalutato. Ma il Re aveva fatto un voto, e non poteva nè voleva privare il suo popolo di una delle libertà più importanti di cui potesse godere, poichè per quanto il corpo puo' essere schiavo, la mente e il cuore devono restare liberi di scegliere ognuno la propria strada.

Adombrato da questi pensieri, il Re decise di uscire dalla tenda e camminare per l'accampamento.

Non era l'unico dei problemi. Penuria di materiali, attacchi, problemi economici erano certo più pressanti, ma potevano essere affrontati. Una corrosione dall'interno, invece, era in grado di mettere fratello contro fratello, di trascinare il paese in una guerra civile. Così pensava il Re, mentre scendeva la scalinata con il fedele martello al fianco, l'arma simbolica dei fabbri che aveva eletto a suo strumento di guerra. Un uomo non poteva mai essere sicuro, di notte, in queste terre. Non ancora perlomeno.

Con le mani dietro la schiena, pensieroso, passò attraverso il borgo. Le finestre buie riflettevano l'immagine del Re, che si spostava senza meta tra gli scheletri delle case in costruzione. Cosa poteva fare? Non aveva una vera soluzione. Poteva incarcerare i più focosi, una notte in cella gli avrebbe fatto passare la voglia di scatenare disordini. Ma poi? Era un curare solo i sintomi: il problema si sarebbe ripresentato presto, più grande e ingigantito dal risentimento. No, di reprimere non se ne parlava. Ma non poteva di sicuro scegliere uno dei contendenti e riconoscerlo come religione ufficiale, o gli altri non avrebbero più riconosciuto la sua autorità.

Autorità. Sarebbe stato tutto così semplice se solo fosse un dittatore. Schiacciare i gruppi sotto il suo pugno, e il problema sarebbe stato risolto. Se solo non fosse stato schiacciato dal peso di una coscienza...

Un sibilo improvviso lo scosse dai suoi pensieri. Gli occhi del Re smisero di vagare senza vedere, e si rese conto immediatamente di essere lontano dall'accampamento. I radi alberi all'inizio del bosco iniziavano a circondarlo, e l'oscurità non gli permise di capire in che direzione fossero le case. Spiazzato, il Re sentì ancora il sibilo: ora riconosceva quel suono. Slacciò il gancio del martello con un movimento, guardandosi le spalle. Al terzo sibilo, riuscì a identificarne la provenienza; fece scivolare la mano destra lungo il manico, portò la sinistra alla base, piantò le gambe a terra in posizione e si mise in attesa.

Lento, strisciante, con l'oscurità che scivolava lentamente a ritirarsi da quel corpo dalle orbite cave, un Creeper uscì dall'ombra.

Il Re agì velocemente: con uno scatto in avanti, fece fare al suo martello un movimento arcuato dal basso verso l'alto e colpì con potenza la bestia. Questa, lanciata in aria dall'impatto, si gonfiò ed esplose fragorosamente, mentre il Re saltava con agilità fuori portata.

Un singolo Creeper non era un problema. Anche i guerrieri più inesperti imparano subito le strategie migliori per combattere queste bestie codarde. Ora, dove si trovava il Re? Con un po' di concentrazione poteva vedere il cielo leggermente meno scuro per le torce dell'accampamento...

Il Re sentì un fremito. Un altro sibilo. Più vicino. Molto più vicino... Dietro di lui!

Istintivamente il Re saltò in avanti. L'esplosione lo investì a mezz'aria, lasciandolo tramortito e scagliandolo lontano. Atterrò diversi metri più avanti, rotolando a terra tenendo la testa tra le mani. Il dolore era sordo, pulsante.

Alzò la testa. Il mondo gli appariva sfocato, e l'unica cosa che era in grado di sentire al momento era un fischio acuto. Barcollando, il Re si appoggiò al martello e si mise in piedi, malfermo sulle gambe. Poi alzò lo sguardo.

Creature emergevano dalle ombre. Silenziose, camminavano sulle loro quattro corte zampette senza emettere altro rumore che i loro volgari sibili e crepitii. Si dirigevano tutte verso di lui. Il Re strinse i denti, e girandosi vibrò un colpo alla più vicina. Prima ancora che potesse toccare terra, il Re era già scattato verso il punto più debole dell'accerchiamento. Ma, indebolite dall'esplosione, le sue gambe cedettero.

Furono tutti su di lui. In ginocchio, il Re respinse il primo lontano. E il secondo. E il terzo. Ma il quarto riuscì a ridurre la distanza in fretta, e lo scagliò di nuovo all'interno del cerchio.

Sfinito, ferito, ormai stanco, il Re era sdraiato a terra. Guardava verso l'alto. Le sue braccia aperte erano un invito alle stelle a venire, ad abbracciarlo e a portarlo via da questo mondo di miseria e sofferenza. Le bestie si affollavano intorno a lui, sibilando con intensità sempre più frequente, gonfiandosi all'unisono, osceni ballerini di un'opera marcia e blasfema.

Il Re guardava le stelle. Una lacrima, una sola goccia d'argento liquido, gli scivolò lungo la guancia. Morire così, guardando le stelle... Che bel modo di morire. Fissò lo sguardo su un'astro di cui non sapeva il nome. Si augurò di poterglielo chiedere, quando l'avesse raggiunto lassù, oltre la cortina che divide il mondo dei viventi dal mondo degli spiriti.

La stella brillava più intensamente di tutte le altre.

No, non brillava più intensamente.

Si stava avvicinando.

Il Re sgranò gli occhi. In un solo istante si dimenticò di tutto: della città, dei disordini, delle decine di mostri esplosivi che gli si affollavano addosso. Un gigantesco gatto, dagli occhi come diamanti, brillante di luce propria, solcava il cielo nella sua direzione, lasciando dietro di se una scia del colore dell'arcobaleno. Come degli scarafaggi quando la roccia che li ricopre viene sollevata, così i Creeper fuggirono disordinatamente all'avvicinarsi del Gatto, mentre il Re si rimetteva in piedi incredulo. Il Gatto guardò a lungo i Creeper che scappavano, dopodichè si volse verso il Re.

Il Re cadde in ginocchio in adorazione.

"Alzati, condottiero. Alzati e gioisci, poichè l'ora è giunta". La voce del Gatto era profonda, insieme dolce e autoritaria, comprensiva e severa, pacifica e combattiva. Evocava tempi remoti, canti gioiosi e mura di pietra, odore di mare e di pino, corse lungo infiniti prati in fiore.

"Alzati, e non temere più per la tua vita, poichè sin da quando Coloro che Erano Prima hanno creato il mondo la Bestia Verde teme i membri della nostra stirpe, e basta un semplice felino per far fuggire i suoi emissari".

Il Re non riusciva a muoversi per l'emozione. Era come paralizzato dalla magnificenza di ciò a cui stava assistendo: si sentiva sicuro, felice, calmo e sereno come mai gli era capitato prima d'ora. "Sebastian Nobisio", continuò il Gatto, "Primo dei Nyani, guida del popolo dei Takinai, Mastro Fabbro, io mi rivelo a te nel momento del bisogno, come feci con il tuo avo Enrico Nobisio perchè, come lui, tu sei Eletto e tuo è il diritto alla verità. E' infatti scritto che nei momenti di più grave difficoltà, il Gatto si manifesterà a coloro che ne sono degni, per indicare al suo popolo la via da seguire, per rinforzare i cuori dei deboli e per rinfrancare le membra stanche dei forti".

L'essere fece una pausa. Il Re era ancora incredulo, ma iniziava a ragionare. "Grande Gatto", disse, "non oso mettere in dubbio la verità delle tue parole. Ma devo chiederti, perchè fino ad adesso non si è saputo nulla della tua esistenza? Io ricordo bene le cronache dell'epoca del mio avo, e in nessuna di esse si fa accenno a te come a una reale divinità esistente. Hai forse tu abbandonato questo Piano, fino ad ora?".

Il Gatto fece un sorriso amaro. "Un padre non puo' tenere la mano del figlio per sempre, sovrano. Io ho fatto voto di essere guida ai mortali nel momento del bisogno, ma non voglio che loro si affidino costantemente a me, ne voglio che loro seguano ciecamente ogni mia parola. Devono avere la libertà di scegliere. Apparii al tuo avo poche ore prima della sua morte, che come ben sai avvenne durante il grande attacco dei banditi alla fine del suo regno. Cercai di prepararlo ad affrontare la battaglia, ma, ahimè, il suo grande coraggio non fu abbastanza ed egli perì da eroe, dopo aver attirato da solo lontano dalla città l'intera armata, senza poter rivelare ciò che aveva visto a nessuno".

"Ma il passato è passato, Re dell'Alto Lago. E il presente è oscuro: l'incertezza serpeggia fra i tuoi seguaci, il fratello combatte il fratello, e venti di guerra si spandono per il Piano di Jagd. Hai fatto una mossa saggia a non restare coinvolto nei gravi eventi che accadono tra le forze di questo continente, ma in un tale triste momento non puoi permetterti di indugiare. Riunirai il tuo popolo sotto il mio simbolo, e questa nazione diventerà un luogo di accoglienza e rifugio per i pensatori, per le persone pacifiche, per le grandi menti artistiche.

Ora, Re, guarda alla tua sinistra".

Il re si voltò. Di fianco a lui c'era una pozza d'acqua, che emanava una fioca luce nell'oscura notte senza luna. Si avvicinò, e si inginocchio sul bordo.

E vide riflesso il suo volto, ma era un volto diverso: era anziano, e sedeva su un trono ricevendo ambascerie, ascoltando contese, lodando le doti dei pittori e dei poeti della corte, proclamando la pace nel suo reame. Estasiato, il Re immerse un braccio nell'acqua. Subitò sentì qualcosa appoggiarsi sulle sue dita; afferrò con forza, ed estrasse rapidamente la mano.

Era un pesce, ma le sue scaglie erano multicolori, rilucenti di tutte le sfumature dell'arcobaleno. I colori cambiavano, si univano e si separavano sotto gli occhi increduli del Re, formando ogni volta immagini nuove. "Osserva, Nobisio" disse il Gatto, "Questo pesce è Speranza. Portalo con te, e tienilo stretto e sempre vicino. Non preoccuparti dei bisogni corporei: Speranza non muore mai, finchè è presente nelle menti dei mortali. E se qualcuno non crederà alla tua parola, e affermerà che il Pesce non esiste, mostraglielo e fai in modo che Speranza inondi le loro menti".

Dopodichè, il Gatto si alzò nel cielo. "Ricorda, Nobisio, ricorda! Ora possiedi la verità e Speranza, e anche la mente più ottusa non potrà negarlo! Unisci il tuo popolo diviso sotto il mio stemma, e se altri vogliono seguirmi, lascia che vengano a me! Ma se oserai cercare di imporre a chiunque il mio credo, allora sarà Sciagura, Fame e Pestilenza, e la Bestia Verde riprenderà a vagare per queste terre, e il mondo ritornerà ad essere com'era precedentemente all'avvento di Coloro che Erano Prima. Ricorda, solo una mente libera puo' seguire il Felino! E ora vai, Nobisio! Il tuo popolo ti attende!".

Percorso da una possente energia, il Re si alzò sulle gambe e corse. Non sapeva la direzione in cui correva, ma non ne era intimorito poichè il Gatto dettava la strada ai suoi piedi. Egli tornava, ed era un uomo nuovo, ed era veramente Re.

Rimasto solo, il Gatto volse il volto verso le stelle.

"Il mio tempo sta svanendo. Per ora il mio compito è finito, ma non potrò calcare il terreno mortale molte altre volte. Questa generazione ora ha una guida e un Credo, e io non sono più di alcuna utilità. Devo risparmiare le energie, riposarmi e prepararmi allo scontro finale. I tempi saranno felici, ancora per qualche anno, ma non durerà. Io non sono il solo ad avere il potere di influenzare il corso della storia, ne sono l'unico essere che sia apparso stanotte. Riesco a sentire il suo odore. I miei figli dovranno stare in guardia..."

"Nero sta arrivando."

E con un balzo felino, scomparve tra le stelle.

Davvero davvero bellissimo! Niente da dire davvero!

Il mio nome in GDR e' Italo Alepas.

quello di perro va bene :) anche xke perro per un pò è assente quindi non saprei come chiedere

comunque va bene :D non vedo l'ora di vedere come finisce :D

sono andato avanti un pezzo, tra un po' finisco

Finito. Leggete e commentate

Coloro che vennero prima :asd: assassin's creed style. :asd:

È davvero stupendo stefan senza parole

Coloro che vennero prima :asd: assassin's creed style. :asd:

È davvero stupendo stefan senza parole

:???:

Assassin's Creed?

:yesdance:

Coloro che vennero prima :asd: assassin's creed style. :asd:

È davvero stupendo stefan senza parole

:???:

Assassin's Creed?

Coloro che vennero prima sono i primi colonizzatori della terra secondo Assassin's creed! :asd:

Ugh, e io che pensavo di aver trovato una cosa originale...

Ugh, e io che pensavo di aver trovato una cosa originale...

:rotfl::rotfl: