Cos'è successo alla Signorina Leynor?

-Intanto, a Zampadur, molto tempo prima degli avvenimenti di Karaldur…-

"Cyliahh! Vieni qui, c’è qualcuno che vuole vederti." la sua dama da compagnia di aveva annunciato al fianco di una figura misteriosa.

Un veloce rumore di passi preannunciò l’arrivo all’ingresso della donna.
Si trascinava su un ampio ed allegro vestito paglierino, la lunga gonna svolazzante leggermente sollevata per permetterle di muoversi.

"Juliette, cara! Sei proprio tu?" la chioma bionda si mosse fulminea verso la figura alla porta, abbracciandola. Aveva le guance arrossate dalla corsa e delle ciocche fulve le cingevano il viso selvaggiamente. "Oh, quanto mi sei mancata!"
"Che buffo, ti sono venuti i capelli bianchi!" continuò lei.

"Cyliah…" la dama l’aveva ripresa;
"E questa pancia? Hai preso un bel po’ di chiletti."
"Cyliah, non-"
"Per non parlare di questi baffetti, che roba!"

"Cyliah, ti prego. Questo è il sopraintendente Ermond, ricordi?"
"Chi?!?" si era voltata, entrambe le braccia ancora strette intorno alla vita dell’uomo. Era difficile dire chi fosse più confuso, se la ragazza o l’uomo stretto nella morsa letale dell’altra. "Su, lascia andare il povero signor Ermond."

"Che strano. Juliette era proprio qui un attimo fa. Proprio qui."
"Signorina Leynor. Sono stato convocato dal Concilio…" aveva cominciato lui, prima di essere interrotto dalla ragazza.
"Che buffo, lo gnometto parla, che tenero. Sei proprio carino, sai dov’è Juliette?" gli aveva scompigliato vigorosamente il cuoio parzialmente pelato.

"Signorina, avrei bisogno di parlare con-…" i suoi occhi si soffermarono sullo sguardo assente della ragazza, entrambi gli occhi erano spalancati in mondo infantile, la palpebra destra leggermente calante rispetto all’altra. "…con lei."

"Con lei chi?" aveva esorditò la fanciulla, i suoi occhi cristallini fissavano l’uomo con aria inizialmente sopresa, poi poco dopo si erano rabbuiati come un mare in tempesta. “Con lei! Ma certo, con lei!” il suo tono si stava gradualmente alzando, acquistando sfumature quasi rabbiose. “Quella sporca mangia salsicce!” blaterava la fanciulla a voce bassa. "Mangia salsicce."

Prima che le cose potessero ulteriormente degenerare, la dama aveva agganciato l’uomo trascinandolo nell’altra stanza. Si era chiusa la porta alle spalle repentinamente, il respiro irregolare per la fatica. "Dunque, parliamo."

L’uomo si era aggiustato le vesti: i pochi ciuffi argentei sulla sua testa erano completamente arruffati.
"Io non capisco, quella è la signorina Leynor?"
"Ebbene si. Quel che ne rimane."
"Ma che diamine le è successo?"

-Cinque minuti dopo, davanti ad un tè caldo, la donna aveva finito di spiegare tutto all’uomo.-

"… e così, da quando Lord Brandon è scappato con quella Myrroniana non è mai più stata la stessa."
"Ma- ma com’è possibile?"
"Beh, lei era sempre impegnata, e poi la Myrroniana aveva due enorm-"
"No, no! Intendevo: com’è possibile che si sia ridotta così?! La guardi!" l’uomo aveva indicato fuori dalla finestra: nel giardino, Cyliah lottava con il suo coniglio nel fango, mentre il povero animale tentava invano di liberarsi dal suo abbraccio.

"Neanche tu mi ami! Nessuno mi vuole!" aveva urlato poi quando il poverino era scampato alla sua morsa.

"Tornerò presto per aggiornarla sulla situazione." aveva concluso il sopraintendente uscendo dall’abitazione.

Poco dopo, guardando l’uomo andar via dalla finestra, la dama cercava di pulire il pavimento sporco di fango, mentre Cyliah faceva l’angelo di terra sul tappeto. “Guarda, ho i piedi brizzolosi, sbrillano!” le palpebre spalancate come un pesce.

"Si, Cyliah, sbrillano." convenì la ragazza in sottofondo alle allegre risatine dell’altra.

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