[Espansione] Il Neo-Prosperismo

Erano passati ormai tre anni dall’arrivo dei profughi Skemàsiani nel nuovo mondo.
Tante cose erano cambiate ma sopratutto il loro adorato tabacco era ormai un lontano ricordo.
Un anno prima il loro piccolo insediamento, il loro piccolo rifugio si era allargato; tanti cittadini si muovevano allora nel Piano animando quel periodo che gli storici chiamano ora “La Fioritura Urbana”. Il carisma e l’incredibile storia dei marinai, arrivati su Alinox dopo seicento anni di Stasi, portò fama all’avamposto, insieme ad avventurieri e nuovi cittadini. Il capitano Josèren Phirez e gli ufficiali Alex, Fox, Rospi e Sotek non sembravano più i marinai che erano ma rispettabili uomini di una prospera comunità. Fu allora che i primi commerci iniziarono e aprì la Forniture Alimentari Phirez Wildhammer. Carovanieri arrivarono dalle città del mondo e la cucina skemàsiana, sopravvissuta salda nella memoria dei marinai dopo tutti quegli anni, tornò a splendere portando fama e ricchezza a quello strano gruppo.

Fu quasi per scherzo che in un giorno come tanti, mentre i carri merci venivano caricati e gli operai si affaccendavano per murare le strade, Alex issò una bandiera viola sulla sua casa.
“Cosa stai facendo?” chiese Josèren passando di là.
“Dichiaro la rinascita del Prosperismo” rispose laconico Alex.
“Sei impazzito amico mio? Siamo scappati dal Prosperismo e ora lo dovremmo reinstaurare?”
Alex si accese una di quelle sigarette di lavanda che si vedevano ormai sempre più spesso in sostituzione delle vecchie sigarette skemàsiane.
“Ne vuoi una Josèren? Non è buona come quelle che avevamo ma è meglio di niente”.
Il fumo era d’altronde un vizio per gli skemàsiani, un vizio che sembrava attaccare solo loro e non gli altri abitanti del piano. Qualche malalingua diffondeva la voce che i marinai avevano scelto quell’isola di lavanda per fondare la città non per la sua posizione strategica, ma per non ritrovarsi mai più senza sigarette.
“Vedi Capitano, siamo cresciuti insieme, e ho pensato spesso a quando sognavamo di essere come i nostri avi che issarono la bandiera verde del Prosperismo sulla metropoli di Navarone”.
Alex inalò profondamente i fiumi aromatizzati della lavanda.
“Ho pensato che dopo quello che è successo a Skemàs era ora di voltare pagina. Pensaci un attimo, saremo sempre dei prosperisti, siamo cresciuti per essere prosperisti, e la nostra filosofia prosperista ci ha guidato anche nel creare questa comunità, portandoci ricchezza e crescita.”
Alex non aveva torto, ci aveva pensato anche lui in quegli anni, e in quei secoli il mondo appariva così cambiato… tante volte il prosperismo non gli sembrava più qualcosa da cui fuggire ma qualcosa a cui tornare.
“Passami una di quelle sigarette” rispose Josèren.
“Noi siamo nati e moriremo prosperisti Josèren, anche dopo seicento anni. Il mondo è cambiato, ed è un mondo più pronto di quello che abbiamo lasciato per la rivoluzione prosperista. Non sarà il nostro vecchio prosperismo ma una nuova corrente, una nuova filosofia adatta a questo nuovo mondo. Sarà il neo-prosperismo e il suo colore sarà il viola come il colore della nostra nuova terra!”
“Cosa proponi quindi Alex?”
“Espansione! Ormai abbiamo quintali d’oro da parte. Espandi le tue aziende, espandi il mercato, espandi il commercio. Creiamo una banca e creiamo un nuovo partito prosperista! Issiamo come i nostri avi le bandiere sulle città del mondo!”
Josèren gettò la sigaretta e la spense con il tacco. Non disse niente, ma si avvicinò all’amico e lo aiutò a legare la bandiera all’asta.

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