[GdR - Denai] Esperimento linguistico di Fernando Phirez Wildhammer, linguista navaroniano

L’Università delle Oltreterre Occidentali stava finalmente per aprire i battenti.
Etesarèn vedeva di fronte a lui - finalmente - concretizzarsi quel progetto di cui aveva sentito parlare la prima volta da bambino.
L’idea di un’università venne originariamente a suo padre, il Capitano Joserèn Phirez Wildhammer, ma fin da ragazzo Etesarèn aveva dimostrato eccezionali doti pratiche e intellettuali, e il progetto gli fu affidato non ancora diciottene per testare le sue abilità in vista della futura successione.
Etesarèn, poco incline ai giochi di palazzo e all’arte marziale, si dedicò anima e corpo al progetto, donando ad esso i suoi anni migliori.
Il risultato non poteva che soddisfare pienamente il vecchio Joserèn e il Consiglio: l’università, originariamente concepita come una scuola di specializzazione tecnico-agraria e ingegneristica, puntava ora a diventare il punto di riferimento per gli studi linguistici e astronomici.
Al suo interno, decine di migliaia di scritti nei più disparati dialetti antichi, opere religiose in lingua originale, rari scritti in Bopiano e Huita conservati chissà come tra le ere.
Etesarèn passava gli ultimi giorni prima dell’apertura tra le vecchie carte conservate dal padre; l’obiettivo era semplice: trovare originali del suo antenato Fernando Phirez, il grande linguista da cui prese forma il dialetto meraludita, da anteporre ai già vari commentari presenti nella biblioteca dedicati allo studioso.
Certe volte, quando il padre smetteva di raccontargli le storie epiche della dinastia, delle grandi dittature e delle grandi guerre, Etesarèn gli chiedeva di raccontargli nuovamente la storia di quest’uomo che si diceva conoscesse tutti i dialetti del mondo e del tempo.
Crescendo, avrebbe scoperto come tra linguisti soleva dirsi che Fernando Phirez sarebbe stato l’unico capace di interloquire con i Superni in persona, se gli si fossero parati davanti!ù
Lo sguardo di Etesarèn si soffermò su un vecchio diario polveroso. Aprendolo, capì che forse la sua ricerca quotidiana aveva dato i suoi frutti: era una versione del Diario di Konstantin Phirez, padre di Fernando, tradotta, corretta e ampliata di note scritte dal grande linguista in persona!
Etesarèn, alla soglia dei suoi ventitrè anni, sembrava un bambino davanti ai doni ricevuti nel giorno dei Superni.
Mentre sfogliava avidamente le pagine, un foglio a mò di segnalibro cascò dal mezzo, e per poco non gli sfuggì.
Incuriositosi, lo prese in mano e immediatamente sgranò gli occhi. Il testo su quel foglio sgualcito e spiegazzato recitava così:

Università di Navarone “Jerome Lendonu Brodsko”, Confraternita “Jàu Kèneton”, Dipartimento di Linguistica
Alla presenza dei compagni di confraternita l’aspirante dottore Fernando Phirez Wildhammer e l’aspirante dottore Pulostòr Denaùm si sfidano nella gara di dibattito linguistico.
Il compagno Fernando Phirez Wildhammer presenta un ardito testo di sperimentazione dei registri impersonando, aiutato da altri compagni un dialogo tra Superni, in forma teatrale.
E’ fatto divieto di commentare o pubblicare il presente testo al di fuori della Confraternita, vista la normativa vigente riguardante la blasfemia e la bestemmia, pena l’esclusione dalla Confraternita.
Il presente testo sarà bruciato al termine della cerimonia di iniziazione.

Premessa per le parti in Denai

Note di traduzione. Ogni denaista utilizza in modo diversi certi aspetti di una lingua come il Denai, infinitamente meno complessa e varia di qualsiasi lingua naturale. Una buona lingua a mio parere è una lingua con poche eccezioni, e potrei dire di non averne effettuata neanche una. Mi piace mettere i dialoghi, quando non troppo lunghi, esclusivamente in Denai, questa scelta permette maggiore realismo e gdr a mio parere. Alla fine del dialogo ci sarà una finestra con il dialogo tradotto e una finestra per i “denaisti” in cui faccio una traduzione giustificata con annotazioni e traduzione letteraria.


Note Stilistiche

E’ un dialogo tra superni. Tutti i superni si riferiscono l’uno all’altro con classificativi altissimi, tranne Jos, superno del dubbio, che si riferisce a sè stesso con il classificativo bassissimo -bùr e i superni di seconda generazione che si riferiscono nell’unica frase detta a Ghost (di terza generazione) con un classificativo “solo” alto. L’utilizzo ridondante da parte di Jos di questo classificativo per sè stesso rende il suo parlato molto sarcastico e fintamente umiliante, così come secondo gdr dovrebbe parlare un superno (penso sia scorretto a livello di lore pensare che il Superno del dubbio sia veramente così dubbioso come appare, la sua vaghezza appare più come una macchietta teatrale). Se non sbaglio ho utilizzato una sola volta nel dialogo un classificativo basso per riferirsi a Jos, ma in questo caso lo ritengo un modo amorevole di parlarsi tra familiari (Jos è pronipote di Ghost Tank, che gli parla con il classificativo basso - figliolo/nipotino).
Tutti i Superni parlano con registro altissimo, ovvero è presente una “u” eufonica o ogni dove sia possibile. Non sono presenti nè registri poetici/lirici nè forme religiose/vocative; rimane un dialogo tra viventi, che abbiamo modo di assaporare (se conosciamo il Denai :stuck_out_tongue: ) in maniera diretta, non è un resoconto indiretto. Attenzione che può apparire estremamente pesante questa “u” eufonica (NESSUN DITTONGO CONSONANTICO, TUTTI SPEZZATI DA UNA “U” EUFONICA), ma è come se fossimo in strada e un nobile parlasse solo in latino; dev’essere pesante anche per un denaista fluente. ANCHE LE PARTICELLE, GLI ARTICOLI, GLI AVVERBI HANNO LA U EUFONICA. E’ rendibile in maniera reale con il fatto che io indico una cosa dicendo “questa” e il nobile latino mi risponde “codesta?”
Opchip e Vondragon, nel lore zii di Ghost Tank, (parliamo quindi di seconda generazione supernica) eliminano anche i dittonghi vocalici con l’utilizzo della V eufonica, rendendo la loro breve frase una bellissima cantilena. Praticamente se Draith o Kata parlassero si sentirebbe solo una supernica musica ipnotica :smiling_face_with_three_hearts:

Alla fine dei giochi non ricordo se Kata ha mai fatto parlare dei Superni, ma penso che questo sia il dialogo tra Superni più realistico di sempre :grin:


L’oscurità e il silenzio della stanza eterea furono squarciati da una delle voci più profonde che un essere umano avrebbe mai potuto udire:
“Zèru Stàilu, sèrvepaiana parutè ladegèsu ledurubùru?”
“Hihihihi… fèrenu Galanudùru… hihihihi… tèna vaudenepavo varupainutàlalu parutè gè vanùlu… hihihi… gamèdu lìnudu.”
Gòs Tanèk pensò nuovamente alla stupidità del genere umano e a come questa stupidità si concentrasse ciclicamente in un evento, in un gruppo. Ridacchiò pensando che alla fine era anche colpa sua e della sua genie.
“Vuluvè avànu taè? Vanubùru kimèrepava bamodegèsu?” Chiese Jos
“Vuluvè kasè balàla janumirùnu” tuonò la poderosa voce di Lelèm.
“Fabè benukimèra? Vanubùru anujòsa, fèru kìpa ènesu!” rispose il Superno del dubbio.
“Sepàsa beruberunèru, spàrepava vè fabè jenemàsa gè bàcalu toriùlu kanè gè vanùlu bàudenu karàlu moè kasumojanè.”
“Galanudùru, gùraiana semè rènepava tèna lanukè Tanudùru calukimèra anumèga mojànu” rispose Tarèn Letòn, il Superno dell’oblio.
“Tarènu, moè tadegèsu botorudùru pèna moè elamàsa daidè gè vanùli bàudeni mànialu jenemàso vàudeni. Tòri monòso kènutonu càlalu, daidè alutòna kinè gè kùrusu.”
“Kanè dadegèsu Galanudùru? Dadegèsu?” lo interruppe Jos.
“Gè karubacalubùru. Dadegèsu vaudùru bàudenu sè pè gè anubènesu?”

Due voci perfettamente sincronizzate, più forti di quella di Gòs Tanèk, scossero i Superni minori.
Mentre Zèr Stàil rideva all’impazzata e Jos non sapeva cosa fare, Vinekutòr ascoltava.

"Jòsa Gòsu davidè Vanidùru fèru lìka janumìralu torivùlu fabè Tànumiru kimèra."

“Tabudùru Opùcìsu, Tabudùru Voiduràvosu, tadegèsu gotu zenubotorudùru.” continuò Gòs Tanèk.
“Vinekutoru, Tandùru gòtefa andèna kasmojànu ladegèsi bacaltòri.”
Vinekutor non rispose.
“Zèru Stàilu, Tabudùru meàlefa Tanùlu Gènu avòltaiana gè elamasutàli ladegèsuli baufudènuburutoruli fùsalu.”
“Hihihihi… Kimèrefava, Galanudùru.”
“Josu, bensabè Tandùru moè gè nèstu kìpefa karmasaùn, uninè Tarènalu Letònalu kanè Voiravosdùralu kanè Opucisdùralu. Vandùru jèna vàna daidè gè Anbènes kùo vìlualu kenzèualu rènualu, daidè gè Elamastàli mojanùli darkastòruli molverìno Anbènesalu kanè Anlètinalu. Gè Gotàli fèru dadàrefa ànkasu moè, fèru koronumìrali, fèru bàudenali.”

In quel momento, lo spazio etereo fu scosso come dinanzi un terremoto. Le forze superniche iniziarono la discesa sul piano mortale di Letorian.

Letto tutto d’un fiato, Etesarèn uscì in fretta e furia dalla sua abitazione e corse verso l’Università.


Dialogo Tradotto in forma libera

L’oscurità e il silenzio della stanza eterea furono squarciati da una delle voci più profonde che un essere umano avrebbe mai potuto udire:
“Zèr Stàil, ti sei messo a giocare con quel mediocre sovrano?”
“Hihihihi… no padre… hihihi… sembra sia stato benedetto alla nascita dal mio… hihihi… stesso dono”
Gòs Tanèk pensò nuovamente alla stupidità del genere umano e a come questa stupidità si concentrasse ciclicamente in un evento, in un gruppo. Ridacchiò pensando che alla fine era anche colpa sua e della sua genie.
“Perchè siamo qui? Ho fatto qualcosa di male?” Chiese Jos
“Perchè è ora di ristabilire l’ordine” tuonò la poderosa voce di Lelèm.
“Come possiamo fare? Io non lo so, non ne ho idea!” rispose il Superno del dubbio.
“Smettila figliolo, abbiamo già deciso come punire la presunzione degli umani e la mia maledizione sarà la più grande di sempre.”
“Padre, vedendo chi hai convocato sembra piuttosto che tu voglia far dimenticare tutto” rispose Tarèn Letòn, il Superno dell’oblio.
“Tarèn, più questa razza cresce più penso che le nostre punizioni siano da loro considerate benedizioni. Gli esseri umani sono mossi solo da un desiderio, che batte anche la paura.”
“E qual è padre? Qual è?” lo interruppe Jos.
“La tracotanza. Quale migliore maledizione allora se non proprio l’oblio?”.

Due voci perfettamente sincronizzate, più forti di quella di Gòs Tanèk, scossero i Superni minori.
Mentre Zèr Stàil rideva all’impazzata e Jos non sapeva cosa fare, Vinekutòr ascoltava.

"Lo sai Gòs che non interveniamo come fai tu nelle questioni umane."

“Onorevole Zio Opùcìs, Onorevole Zio Voidràvos, questa punizione non riguarderà solo un piccolo gruppo, ma tutto il genere umano” continuò Gòs Tanèk.
“Vinekutor, tu condannerai al silenzio eterno quei presuntuosi.”
Vinekutor non rispose.
“Zèr Stàil, tu aiuterai tuo fratello fondendo le menti di quei bestiammatori.”
“Hihihihi… Sarà fatto, Padre.”
“Jos, nonostante tu sia il più giovane avrai un compito importante, insieme a Tarèn Letòn e agli onorabili Voiràvos e Opucìs. Ordino che il Vuoto sia gettato sulla città senza nome, che le Menti di tutti i mortali siano scosse dall’Oblio e dall’Incertezza. I Maledetti non esisteranno mai più, nemmeno nelle storie, nemmeno nei moniti.”

In quel momento, lo spazio etereo fu scosso come dinanzi un terremoto. Le forze superniche iniziarono la discesa sul piano mortale di Letorian.


Finestra per Denaisti Esperti

PER I DENAISTI (N.B. Sconsigliata la traduzione a denaisti non esperti! OGNI parola è costruita secondo tutte le regole grammaticali possibili, è quasi impossibile trovarne anche solo una nella stessa forma all’interno del Glossario!!"
Un’altra premessa alla Phirez :stuck_out_tongue: Come dicevo prima non mi piacciono le eccezioni, quindi parto dal paradigma che la lingua è completa finchè Kataskematico non interviene (fortunatamente non devo tradurre Hegel in Denai). Molto raramente genero parole e faccio ampissimo uso, a differenza della maggior parte dei denaisti, dei classificativi nominali, considerati al pari dei classificativi giapponesi o dei nomi propri balinesi: così avremo una parola alquanto difficile da tradurre come ledurubùr che letterarmente è un doppio classificativo (monarca [capo+class.altissimo]+ class.bassissimo bùr). Tralasciando particelle fonetiche (u eufonica tra i classificativi e caduta della u eufonica tra e -dùr, su questo aspetto la wiki appare poco chiara ma io considero la parola monarca in forma scritta ledùr e non leudùr) considero una parola intera monarca e aggiungo un classificativo bassissimo con valore aggettivante. Così il piccolissimo, cattivissimo monarca lo traduco in maniera corrente con mediocre monarca. Tante traduzioni strane derivano dalla volontà di non generare nuove parole o verbi. Ce ne sono a sufficienza per parlare in modi indiretti. Bisogna capire a mio parere che il Denai è una lingua paragonabile a una qualsiasi lingua oceanica; estremamente semplice e definito, estremamente capabile di esprimere temi complessi al pari della nostra lingua. Troverete parole ricche di significato in Denai, con la nota figurale che punta un ulteriore significato in italiano, e alcune parole generate.
NON CERCHIAMO NOI DI RENDERE IL DENAI UN ITALIANO, CERCHIAMO NOI DI PENSARE IN DENAI!


Traduzione Giustificata

"Stavi giocando con quel monarca mediocre(class.bassis.)?
“Hihi… No Padre(class.altissis.)… sembra essere stato benedetto “dalla (partic.)” nascita con il mio…hihi… stesso dono.”
“Perchè noi (siamo sottointeso - v.essere non esiste) qui? Ho fatto qualcosa (prefisso peggiorativo=di male)?”
“Perchè (sottoint. è) tempo di (compl-argomento spec. dopo con accusativo su ordine) correggere (valore di sistemare/ristabilire l’ordine delle cose) il mondo”
“Come (possiamo noi sott.) poter(-lo) fare? Io (non lo so) lo ignoro, non (ne) ho idea!”
“Smettere (classif.basso nipote - qua con signif. amorevole) figliolo, abbiamo deciso già come giudicare l’avidità degli umani e la mia maledizione (essere sott. il futuro è intuibile dal fatto che ancora non c’è stata una maledizione - sarà) enorme (meglio in italiano grande ma visto l’intenzione di esprimere un superlativo è da lasciare enorme) più di tutto il tempo (fig.la più grande di sempre).”
“Padre (class altissimo), vedendo chi hai chiamato sembra piuttosto Tu(class.altissimo) voler fare (che tu voglia far - congiuntivo non esiste, ottenuto indirettamente, a noi può suonar male ma a un madrelingue suonerebbe normalissimo) dimenticare (verbo generato da me, an- prefisso per contrario, mèga ricordare) tutto”

DA QUI IN POI NON RIPETO LE STESSE PRECISAZIONI (Verbo essere e class. già visti + eventuali precisazioni nuove, le dico una volta e basta)

“Tarèn, più questa razza (generato da popolo +dùr) cresce più penso che le nostre punizioni(lett. condanne) siano da loro(abl.) giudicate(-o passivo, la traduzione può apparire scorretta perchè è un congiuntivo in italiano, consideratelo un indicativo) benedizioni. Gli esseri umani (lett.uomini) sono mossi solo da un desiderio, che supera anche la paura.”
“E qual è Padre? Qual è?”
“La tracotanza(generato - da grande + avidità + classificativo bassissimo in questo caso con valore puramente dispregiativo in quanto avidità ha già il prefisso dispregiativo ba-). Quale migliore maledizione allora se non l’oblio(lett.vuoto)?”.

“Lo sai Gòs che non interveniamo [nelle questioni umane] (fig. letteralmente ho scritto affondiamo nel mondo degli umani, considerando sia una ridondanza nel loro linguaggio sia il fatto che siano fatti di sostanza eterea) come tu(class.alto) fai.”

“Zio Opùcìs, Zio Voidràvos, questa punizione(lett.condanna) riguarderà tutto il genere umano(lett.razza cfr.sopra)”
“Vinekutor, tu condannerai (al [in Denai non c’è più il dativo, considero verbi come condannare a verbi semplici) silenzio eterno quei presuntuosi(lett.avidi).”

“Zèr Stàil, tu aiuterai Tuo Fratello squarciando i pensieri di quei bestemmiatori (generato, ba- [brutto] + insulto + uomini) con la pazzia.”
“Hihihihi… Sarà fatto, Padre.”
“Jos, nonostante tu sia il più giovane avrai un grande[fig. importante] dovere(n.b. accusativo), insieme a Tarèn Letòn(abl. compl.compagnia) e agli onorabili(class.altissimo al nome proprio) Voiràvos e Opucìs. Ordino che il Vuoto sia gettato sulla città senza nome(abl. applicato a tutto, lo considero quasi un nome proprio), che i Pensieri di tutti i mortali siano scossi(n.b. passivo) dal Vuoto e dall’Insicurezza (generato da An- + Sicurezza)(tutti e due compl.agente quindi ablativo). I Condannati non esisteranno mai più, nemmeno(fig. non) nei racconti, nemmeno nelle maledizioni (tutto ablativo).”


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Intanto un bel tag a @Kataskematico :man_shrugging:

Cos’è questo post? E’ il prologo che volevo scrivere al racconto che parteciperà all’evento GdR. Fa parte ruolisticamente dell’evento ma come sarà evidente per la forma e i contenuti, non è il racconto che parteciperà (anche perchè non rispetta nessuna indicazione data :sweat_smile:). Questa mattina volevo scrivere un semplice prologo al breve racconto richiesto, nella forma di un dialogo tra superni. La mano mi è sfuggita e ho voluto esplorare la malleabilità e la versatilità in Denai, rendendolo di fatto (aspetto conferma di Kata) il dialogo più complesso e difficile mai scritto in Denai.
Spetterà allo staff gdr scriverà un gdr sulla scomparsa effettiva della città, ma pensavo che potesse essere interessante questo dialogo e quindi ho scelto di pubblicarlo. Per quanto inserito quindi nei contenuti nell’evento, ripeto, questo post NON FA PARTE DELL’EVENTO e della candidatura che sottoporrò. Il fatto è che non vediamo mai i Superni parlare e interagire tra loro!

OT

“Se devi fare un GdR, fallo bene!”
cit.Kataskematico

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Vota anche tu la tua nuova parola preferita tra le più lunghe del testo!

  • Karbacalbùr / Tracotanza / Grande Avidità + classificativo basso / Karubacalubùru
  • Baofudènburtori / Bestemmiatori / Cattiveria + Uomini che insultano / Baufudènuburutoruli

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Riepilogo

Posso solo dire: stai facendo un lavoraccio e Kata è fiero di te!

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Riepilogo

Lo spero :cry:

OFF

Devo ancora iniziare a leggere il dialogo vero e proprio ma dalla premessa mi sembra bellissimo, dopo ci provo senza ausili altri rispetto al glossario. Appena l’ho visto ho fatto un sorriso da un orecchio all’altro, comunque

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Kípa énal vulè u judentàl, jà? :slight_smile:

Phirez, purtroppo devo chiederti di revisionare il testo in quanto non è consentito agli utenti di ruolare i Superni. Abbiamo già una serie di GDR sulle azioni dei Superni, usciranno nei prossimi giorni.

E’ lo Staff GDR che decide quando fare interagire/parlare i Superni fra di loro

Fíres, riguardo ad alcuni classificativi che hai usato, occhio che deformano la parola originale creando un altro significato, non aumentano o diminuiscono quello iniziale.

Galandúr non è un sommo padre, è… non si cosa sia ^^ ma non è più un padre nel vero senso della parola. Potrebbe essere un maestro di vita, un padrone autoritario ma informale, magari un antenato. Sommo padre si potrebbe invece dire Jugàlan o Kargàlan.

Piccola regola d’oro del denai sugli affissi: tutti i prefissi deformano il significato originale della parola, tutti i suffissi creano un nuovo significato. Spero sia chiaro :slight_smile:

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Vedi Kata abbiamo sempre utilizzato il Denai in maniera così differente! Non saprei capire questa semplice frase (Sei felice per “u” (un verbo essere esplicito eufonico? cantato, sì?

Riguardo le note, avevo pensato di usare Kargàlan, ma Galandùr non lo intendevo come Sommo Padre quanto come Padre detto con registro colloquiale inferiore verso superiore, come se gli avessero dato dal voi. Meravigliosa la regola d’oro.

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Leo piuttosto sono io a dispiacermi di essermi dimenticato una regola così basilare nonostante la mia anzianità :persevere: Ti chiedo di scrivermi in privato per capire come modificare, posso anche togliere tutti i nomi e i riferimenti ai Superni ma terrei questo testo come esempio di scrittura Denai; posso eventualmente trasmutarlo in un’esperienza indiretta? Quindi magari all’interno di un culto o di un testo sacro?

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OFF

Concordo, sarebbe un peccato perderlo. Magari tramutatelo in un sogno, una visione o non so che. E’ un ottimo esempio di denai per chi magari vuole far pratica senza qualcosa di troppo complesso.

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È semplicemente la u eufonica eheh, o come si dice in denai, la u “cantata”.

Vero che si possono usare i classificativi nominali in quel modo, ma limiterei l’uso solo ai pronomi personali, altrimenti diventa un casino capire se si sta parlando ancora di un “padre” o di qualcosa di diverso. Inoltre con i pronomi personali ha senso, proprio perché mutano il senso della parola, così come noi in italiano abbiamo il tu, il lei e il voi che sono parole distinte con significati distinti (beh, più o meno, ma credo che ci siamo capiti!) E dato che il denai è una lingua attenta in modo spasmodico alla forma e all’etichetta, con quella base e i quattro classificativi abbiamo cinque modi diversi di definire un pronome personale :slight_smile:

Sì la regola degli affissi non l’ho mai scritta da nessuna parte, in effetti non l’ho nemmeno inventata… È venuta fuori da sola, a un certo punto anni fa ho letto un testo e mi son detto “ehi, ma in denai si usano così!” Eheh

D’altronde ha senso, pensa ai prefissi come a degli aggettivi, che in denai si uniscono ai sostantivi anteponendosi a questi, così come un leone rosso è un gasangardàndu (ecco, magari i colori lo cambierei, troppo lunghi!!!), Un bel leone è un judàndu. Un dandurúr non è un grande leone, è proprio un’altra bestia (probabilmente più grande fisicamente) che ha solo un’affinità con un leone normale.

Cmq ho notato come hai usato le u eufoniche per dare un tono molto rituale al discorso, visto che sono superni, ci sta :wink: due scaricatori di porto che parlassero allo stesso modo probabilmente sarebbero ubriachi marci eheh

OFF

Questa v eufonica mi ha mandato in crisi ben più del dovuto.

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