[GDR Enkuud]L'accendino

La carovana si fermò a Cor. Il viaggio era stato spossante, le notti oscure, la compagnia dei salumi destinati a chiunque governasse quel luogo dimenticato dai Superni. Ma era l’unico modo per avvicinarsi al Monastero di San Enkuud. Aveva degli zenar, ma erano spiccioli rispetto ai possedimenti della sua famiglia a Spes. Aveva rubato soltanto i soldi per il viaggio, dell’attrezzatura da viaggio di sua madre, e un cimelio del padre, prima di scappare nottetempo da quella odiata casa.
“È ora di scendere, ragazzo”.
Minson pagò il carovaniere e salì le muschiose scale di pietra che portavano all’avamposto vero e proprio. Era ormai il crepuscolo, e doveva trovare un luogo dove passare la notte prima di incamminarsi verso il Monastero.
Il paesino, come tutto, gli dava ribrezzo. Era caotico, sporco, stancava gli occhi. I montanari guardavano la sua carnagione olivastra e i suoi occhi verdi, non sapeva se con disprezzo o invidia. Minson voleva soltanto un rifugio sicuro dove riposarsi: dopo aver chiesto a dei cittadini e aver interpretato il forte accento locale, trovò una locanda economica sul crinale della montagna.
Ma non riusciva ad addormentarsi. Pensava alle lettere che aveva lasciato ai suoi genitori.

Mamma,
quando troverai questa lettera sarò già lontano. Credimi, prendere questa decisione non è stato facile; non credere che sia solo un colpo di testa del sedicenne che sono fisicamente: non potevo più vivere sotto lo stesso tetto di mio padre. Mia sorella, tua figlia, è morta per colpa sua. Al posto suo. Maledetto quell’assassino, maledetto il suo veleno, maledetto mio padre e i suoi intrighi! Il suo antimodernismo e antiunionismo valevano davvero la vita di Mara? Valeva la vita che ci ha fatto fare, sempre all’erta, nemici di tutti? Eppure sapevi a cosa poteva condurre! Sapevi cosa aveva dovuto passare nonno Gert, in fuga dalle Aquile Dorate prima e in fuga dai Karejìtòs dopo, con la nonna, incinta di te!
Non venitemi a cercare. Sono al sicuro, nel monastero di Enkuud. Solo Lui ha capito la futilità del mondo terreno, imperfetto. Che i Superni non impediranno mai a una fanciulla di bere dal bicchiere sbagliato, perché possiamo anche peregrinare tra i Piani, ma non avremo mai la Salvezza in questo mondo di fango e roccia.
Addio! O forse arrivederci

Padre, sarò breve. Non venirmi a cercare. Non sguinzagliare le tue guardie piumate Nekki. Avevi una famiglia: l’hai persa in nome di un Impero morto da un millennio e mezzo. Ti ho anche rubato quell’accendino, il tuo ultimo ricordo di Mirrodin e di Silthrim. Forse lo venderò, o lo distruggerò. Addio

Ma si rese conto quella notte che non l’avrebbe mai buttato. La sua famiglia esisteva solo perché sua madre aveva visto quell’aquila a due teste sull’accendino, scambiando suo padre per un’Aquila Dorata di Niuop, e minacciando di ucciderlo. E invece si erano sposati! Un vecchio con i lineamenti spigolosi e un giovane fiore del deserto! Forse era tutto uno scherzo del Destino, forse il Segreto voleva che lui nascesse e lo servisse. E quindi quell’accendino rappresentava la sua stessa esistenza, rappresentava il caos del mondo terreno. Ma rappresentava anche il Passato, quell’oggetto di 100 e allo stesso tempo millecinquecento anni.

Probabilmente si era addormentato, perché era ormai l’alba. Doveva partire, verso una nuova vita.

Riepilogo

Introduzione del mio giovane personaggio ad Enkuud, evidentemente depresso (l’avamposto di Cor è carinissimo, dai, complimenti al builder) e in cerca di un ruolo nella sua vita, che non può essere con la famiglia dopo un evento traumatico. La madre è la figlia di Geert van Bending di Niuop, quello scappato con i nomadi, il padre… cercando un po’ in wiki potreste capire chi è

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