[GDR-Espansione] Industrie Riunite Fusdùriane


Il Consiglio d’Amministrazione delle Industrie Riunite Fusdùriane

I primi raggi del giorno iniziavano ad illuminare i campi violacei dell’Isola Dimenticata.
Mentre la prospera città di Fusdùr si risvegliava e i lavoratori uscivano dalle case, Etesarèn contemplava la magnificenza dell’alba dall’ufficio un tempo appartenuto a suo padre, il Capitano Josèren.
Erano passati molti anni da quando quel manipolo di esiliati skemàsiani sbandati si ritrovò in un mondo nuovo, sei secoli dopo la loro partenza.
Da tradizione, il giovane Phirez Wildhammer era stato iniziato alla vita pubblica e alla politica, nonostante fosse sempre stato suo desiderio dedicarsi esclusivamente agli studi intellettuali e linguistici, come d’altronde certi suoi avi avevano potuto in passato.
Mentre i soliti pensieri gli annebbiavano la mente, l’eco di una risata risuonò nelle sue tempie.

“Josèren, da quando tuo figlio può partecipare alle riunioni del consiglio?” chiese ridendo Aleks “sei già diventato troppo vecchio per gestire la città?”
L’aria della stanza era colma di fumo di lavanda. Etesarèn avrebbe giurato più volte in futuro di non aver alcun ricordo di nessuno dei Fondatori senza una sigaretta di lavanda o una pipa in bocca.
“Cosa dici amico mio, tu a quattordici anni già giustiziavi i prigionieri nelle segrete del Ministero dell’Amore…” disse sommessamente Josèren portandosi la pipa alla bocca.
“Io ricordo la mia prima esecuzione, Josèren! Fu durante le purghe dopo l’omicidio di tuo padre Joseph e mi ricordo che la testa del giustiziato mi scivolò dalle mani e cadette dalla città volante!” disse Soteku esplodendo in una fragora risata “l’ufficiale mi mise in isolamento per due settimane!”
Etesarèn avrebbe sempre ricordato queste storie, all’ordine del giorno. La storia avrebbe probabilmente ricordato la prima generazione di fusdùriani come abili diplomatici e instancabili mediatori, ma pochi sapevano che queste qualità erano frutto di una giovinezza estremamente violenta e sanguinosa.
“Figlio mio, a breve dovrai lasciarci discutere del futuro della città, ma visto che sei qui voglio farti una regalo. Voglio insegnarti la cosa più importante che mi insegnò tuo nonno, la stessa cosa che i Wildhammer si tramandano da generazioni”.
Josèren fece una lunga pausa aspirando il tabacco purpureo.
“So bene che non vedi la politica nel tuo futuro, come nessuno di noi la vedeva alla tua età. Tuttavia la nostra famiglia, insieme alle dinastie a noi per sempre legate che puoi vedere intorno a questo tavolo, ha ereditato per sacro diritto di nascita un difficile compito storico e politico. Sai dirmi, figlio mio, qual è l’essenza del potere?”
Etesarèn era abituato a non rispondere a quel tipo di domande del padre.
“La propaganda!” urlò ridendo Soteku.
“Un grande esercito!” fece eco Aleks.
“Il terrore!” rispose Rospu sbeffeggiandoli amichevolmente.
"Li senti, figlio mio? Queste sono le risposte che molti politici darebbero, e noi qui ridiamo di loro ogni sera. L’essenza del potere, Etesarèn, risiede nella teatralità. Noi siamo parte vitale di una rappresentazione, e tanto più essa apparirà invera e spettacolare, tanto più genererà meraviglia e incredulità, tanto più tu avrai potere. Tanti pensando che siano i trattati degli ambasciatori, le guerre e le battaglie a decidere chi ha potere e chi no. Figlio mio, se tu sarai capace di mantenere in una mano gli invisibili fili di questo spettacolo, il tuo potere sarà più saldo di queste mura.
I fondatori risero fragorosamente mentre i fumi violacei appannavano il soffito.

Delle grida interruppe i pensieri di Etesarèn.
“NUOVI PROGETTI INFRASTRUTTURALI NELLE OLTRETERRE OCCIDENTALI!”
“IL QUARTIERE INDUSTRIALE CONTINUA AD ESPANDERSI, LA PARMAREGGIO INC. SI TRASFERISCE A FUSDUR!”
“COMPRATE L’URLATORE DEL TOREKE!”
Il giovane Console si girò e si sedette alla scrivania.
“Sembra stia andando bene il giornale Alheìn…”
“Le vendite sono aumentate, contiamo di ampliare l’ufficio centrale qui a Fusdùr” rispose Bezhènet.
“E sembra che anche la tua azienda, Quinov, si stia espandendo celermente”.
“Avevi ragione Etesarèn, non è stata una brutta mossa quella di trasferirsi qui. Posso però chiederti, per cosa ci hai convocati oggi?” chiese il patron della Parmarejon.

Etesarèn guardò la sigaretta di lavanda attentamente. Era proprio vero che i figli diventavano sempre come i padri. L’accese.

“L’ora della fase due è giunta.”
Charles Gregory e Alheìn si guardarono l’un l’altro.
“Mio padre combattè a lungo per creare una città neutrale e indipendente. Ma la Storia ci ha insegnato che la neutralità talvolta viene scambiata per debolezza.
Mio padre ha vissuto più a lungo di quanto un uomo possa immaginare, il suo piano fu creare un rifugio qui alle Oltreterre per tutti noi. Il mio piano è diverso, basta difesa, passiamo all’attacco”.
“Come pensi di cambiare le cose?” chiese Alheìn.
“Fusdùr la prospera diverrà la capitale economica e culturale del Piano. Non una fra tante, ma il metro di esempio per chi ambisce a lambire i nostri risultati. Non vi preoccupate, nei prossimi giorni discuteremo nei dettagli questa idea, ma vorrei iniziare col primo passo necessario a realizzare tutto questo.”
“E sarebbe?” domandò Quinov.
“Manterrete l’assoluta proprietà e libertà che vi contraddistingue per tutte le vostre aziende. Tuttavia vorrei riunire tutte le vostre attività, aziendali e non, sotto le Industrie Riunite Fusdùriane. La banca cittadina sarà finita a giorni, per iniziare sarà la nostra base operativa. La nostra guerra non si combatterà con le spade e il sangue, ma con i soldi e l’informazione.”
Quinov e Alheìn si guardarono l’un l’altro.
Etesarèn si girò tornando a guardare la piazza dalla finestra aspirando profondamente il fumo violaceo della sigaretta.

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