[GDR]Il Kushimano Ideale

Le dune del deserto di Niuop erano silenti quella notte, forse ascoltando bene potevi solo sentire i ragni del deserto uscire dal terreno per andare a caccia di piccoli roditori.

Solo una torcia rischiarava tutto, nel buio di quella silenziosa notte.

"No, vi prego, ripagherò tutto, vi prego!" urlava in spessiano un uomo, sulla quarantina e, particolare più importante, sommerso fino al collo nella sabbia.

Vicino a lui 5 uomini, tutti in giaccone.

"Capo continua a schiamazzare, la UPS potrebbe sentirci"esclamò uno di loro con un forte accento kushimano.

"Gli ho già pagati, mettili un panno in bocca e fallo stare zitto"disse quello che sembrava essere il capo, vestito con un lungo trench viola e un cilindro del medesimo colore.

Dopo qualche resistenza quell'uomo venne imbavagliato, continuava però a scuotere la testa.

"Ca*zo, proprio una sventura piccolo Jack”disse il capo chinandosi vicino a lui”Ora chi porterà il piccolo Jimmy all’asilo e gli insegnerà ad andare a cavallo nella scuderia di tuo zio?”.

L’uomo rabbrividì, il capo invece rise forte.

Gli altri si unirono alla risata.

“Ci devi … fammi pensare … almeno 5000z più quel fazzoletto che ti hanno appena cacciato in gola”disse”Chi pensi che pagherà? Nemmeno tua moglie potrebbe pagarci, se capisci cosa intendo”.

Estrasse dalla giacca un coltello e lo piantò a terra.

“Cosa pensi che succederà ora? Che magicamente ti salverai come il mese scorso facendo sbattere tua moglie dai miei uomini?”

Gli altri risero, lui afferrò con due dita il coltello e lentamente tracciò una linea sulla sabbia tra lui e Jack.

Lui continuava a divincolarsi.

“Oh oh non muoverti tanto, altrimenti attirerai i ragni o qualche serpente, piccolo topolino” prese deciso la testa di Jack.

“Ecco da bravo, fermo e torna ad essere l’uomo di cultura che ho incontrato. Torniamo alla trattativa … posso prenderti il piccolo Jimmy ora?”rise forte il capo.

Jack guardò con sguardo folle di rabbia l’uomo che reggeva la sua testa.

“Non fare quella faccia, se vuoi ora mettiamo un po’ di musica … Kuroda, metti qualcosa sul voxafono” ordinò il capo continuando a guardare quell’uomo negli occhi.

L’uomo con il forte accento kushimano tirò fuori da un sacco un voxafono e lo appoggiò vicino al capo, prese un disco e lo inserì.

Il disco iniziò a girare, una canzone pop Niuoppiana iniziò a suonare.

Era di un certo Phill Hollins, una voce splendida, di certo adatta per una serata con la propria amante.

“Signori miei, io ho un ballo tra due ore, vi prego di prendervi cura del signore Jack qui presente e di farmi trovare domani la sua casa bruciata, sua moglie e il figlio nella stessa buca del padre.

Portatemi il fegato del figlio, è ottimo con le patate”.

Jack cercò di urlare il più possibile ma il panno faceva uscire dalla sua bocca solo piccoli ansimi acuti.

Fece un cenno di cappello e si allontanò dal suo gruppo.

Prese una carrozza non troppo lontana dal buco di Jack, era sempre sua e dei suoi uomini.

Da lontano sentì degli spari di revolver.

“Sempre divertente portare fuori i cani di notte”disse sorridendo.

Fece un cenno al conducente e la carrozza partì per la città.

Il ballo a villa Johnsen procedeva alla grande.

I superalcolici avevano già iniziato a far effetto e sentivo ormai gli oppiacei di mezz’ora fa fare effetto sulla mente.

Mi muovevo come un matto insieme ad una simpatica ragazza, non sapevo nemmeno il suo nome.

Forse era un uomo.

Nel dubbio lo avrei scoperto a casa mia quella sera.

Il grande salone con il pavimento di marmo bianco era pieno di persone che ballavano.

Potevano fottersi quelli di Spes, quello era di certo un ballo con i fiocchi.

Le luci a neon erano sparate sulla mia faccia, mentre quel sax così impetuoso mi faceva sempre di più avvicinare a quella ragazza.

Ero così vicino da poter notare la sua scollatura evidente sul tubino che indossava.

A Niuop la vita procede veramente alla grande.

Si fottano i modernisti! Si fotta la regina di Denrak! Si fotta pure il Lord Protettore!

Ballavamo come pazzi, qualcuno aveva già iniziato un settimo giro gratis di shot di skebru puro sui 45 gradi.

Un uomo sulla quarantina si era seduto stanco, potevo chiaramente vedere le sue pupille, ormai grandi come la sua iride, mentre respirava molto velocemente sul divanino.

Non era nel suo momento migliore, ma di certo se la stava spassando.

Era il momento.

Abbandonai la ragazza con un piccolo inchino e mi diressi verso la fila di divanini.

“Gradisce del brandy Stuart, signore?”disse un giovane cameriere sulla ventina con una bottiglia e un bicchierino in mano.

Con un cenno feci di si e subito nella mia mano era comparso un bicchierino di liquido scurastro, ma dal profumo invitante e fruttato.

Mi sedetti due posti di distanza da quell’uomo.

Lui aveva preso dal taschino una piccola scatoletta di legno.

Estrasse dal fondo un piccolo cucchiaino dorato e, aperta la scatoletta, sollevò un po’ di polvere SonSot.

A dire il vero ne vorrei un po’ anche io, ma dovevo aspettare.

Portò il cucchiaino al naso e aspirò con la narice destra tappandosi la sinistra con un dito.

Chinò il capo un po’ indietro e poi si scosse forte la faccia.

Si alzò di scatto e si diresse verso al bagno.

Bevvi in un secondo il mio shot e mi alzai anch’io, stessa direzione.

Il bagno era in fondo a destra, un cameriere me lo indicò.

Lui era già dentro.

Aprii la porta laccata di bianco.

Lui stava lavandosi la faccia, non mi aveva notato.

Mi avvicinai a lui velocemente.

“Signor Calavera, che piacere” dissi con tono formale e sorridendo.

Non fece in tempo a voltarsi.

Schiacciai la sua testa contro il lavello.

“Sai benissimo perché sono qui figlio di put*ana, dov’è la partita che ti avevo richiesto due giorni fa?” dissi sussurrando veloce nel suo orecchio.

“Cosa ci fai tu qui?!”disse maleducatamente ma allo stesso tempo con la paura iniettata negli occhi.

“Lo sai benissimo, dimmi dove caz*o è quella partita di SonSot che ho pagato?”.

“Non lo so, signore, non lo so veramente”.

“Sei già il secondo che oggi rovina la mia giornata non rispettando le scadenze, io pago anche mesi prima le tasse sui miei terreni, come pensi che dovrei reagire alla tua mancata consegna?”.

“La riavrà, le giuro che la riavrà!”.

Sorrisi, sapevo già che l’aveva venduta per conto proprio.

Hover Simpson non era una persona così stupida di non approfittare di una possibilità del genere.

Quanto avrà fatto? 5.000 zenar? 10.000 zenar con tutta la partita?

Soldi ora suoi, non più miei.

O forse l’avrà venduta alla concorrenza o si sarà fatto beccare dalla UPS al confine con Thortuga.

Non lo avrei mai saputo.

“Vedi di portarmela entro le 9 di mattina di domani, segnatelo in quel cervello del caz*o”gli dissi mollando la presa.

Mi risistemai e tornai al ballo.

Feci un cenno a Samuel Kohazu, appoggiato ad un muro, che raggiunse subito il bagno.

Ora potevo essere in pace con la mia coscienza, in pace in mezzo a quella follia.

Peccato che non trovai più quella ragazza, sarebbe stata ottima anche per i miei uomini.

“Signor Miller, buongiorno, si sieda pure” salutai il giovane arrivato nel mio ufficio.

“Buongiorno signore, ho portato i bilanci”disse Miller, sempre puntuale e efficace, mi piaceva quel ragazzo.

Mi ricordava in parte me, ero felice di tenerlo lontano dagli altri affari della Zaibatsu.

Al contrario degli altri, quasi tutti kushimani nisei, figli meticci di niuoppiani, kushimani, o chi altro ha raggiunto il traguardo quella sera con la loro madre.

Mi mostrò un grafico, gli affari andavano benissimo, come al solito dopotutto.

Tanto lavoro in questi giorni, la partita del defunto signor Calavera era tornata in un modo o nell’altro nelle mie mani, il fegato di ieri era buonissimo con le patate e mi preparavo per quelle casse di armi per il Coffee Party.

“Ottimo come al solito, Miller, siediti pure, vuoi un goccio?”dissi alzandomi e prendendo una bottiglia dal secchio con ghiaccio su un tavolino vicino alla scrivania.

“Grazie mille signore”disse prendendo il bicchiere che gli stavo offrendo.

“Parlami di te, come va con Marylin?”

“Marylin è fantastica, grazie ancora per la raccomandazione signore”

“Bene, bene, ne sono estremamente felice figliolo, cosa si dice giù al dodicesimo piano?”

“Sono tutti un po’ presi dalla morte di Fujiwara no Josuke, il capo dei ribelli kushimani, Thortuga ha pure negato il suo intervento dopo la missiva inviata, non sanno a chi appellarsi”

“il Supremo Kami Uhle ha scelto un altro destino per noi, figliolo, dimmi, tu quante volte preghi?”

“Ogni sera prima di cena, il Gran Sacerdote settimana scorsa ha tenuto un ottimo sermone sulla predestinazione umana, dice che Josuke ha mal interpretato il messaggio divino di Uhle, e che bisogna obbedire ciecamente ad Uhle, anche quando ci sembra a noi avverso”.

“Parole sagge, sei un vero esempio da seguire, sai ora cosa succederà ai kushimani rimasti nella giungla?”

“Non saprei, Fujiwara No Noriaki non sta benissimo in questi giorni, sembra che i kushimani abbiano perso una guida”.

“Anche persone come me? Quelli cacciati dall’Armonia Rossa perché bastardi?”

“Non saprei mio signore, lei come vede questa situazione?”

“Serve un capo forte per i kushimani, come serve per tutta Niuop in un momento di crisi sociale come questo, se Uhle vorrà ci sarà qualcuno di migliore di tutti i pretendenti”

“Chi pensi che sarà?”

Sorrisi.

“Me ovviamente”.

Miller tornò per un secondo serio, io continuavo a sorridergli e ruotare con le gambe la sedia.

Dietro di me l’enorme vetrata verde dava sulla baia e sulla statua del Padre Fondatore Toretan.

“Vedi figliolo, serve il Kushimano Ideale per guidare la Città Ideale, non so se afferri”

Annuì.

“Chi ha costruito un impero dalle macerie del quartiere dei mulini mentre tutti stavano uccidendosi per decidere quale modernismo è quello vero, quale monarchia dominerà sul piano o quale Dio pregare?

Sono l’unico che quando Uhle vorrà potrà prendere il controllo di questa città e portare verso ad una nuova era di splendore”.

“Ha ragione, ma è un sogno troppo grande, da quando Fujiwara le ha lasciato la Zaibatsu per continuare la sua carriera politica ha tanti impegni, come farà a dedicarsi pure ad uno stato?”

“Come pensi che abbia gestito questa Zaibatsu? Niuop funziona come una azienda, se tutte le scadenze vengono rispettate, tutti i contratti firmati e gli affari vanno a buon fine allora la città prospera, se invece si guarda solo a stupide faide tra chi ce l’ha più lungo allora questa città finirà come Lethial o Vaheris.

Niuop ha bisogno di una guida e io sono il Kushimano Ideale”.

Guardai la vetrata, Niuop splendeva di libertà anche quel giorno.

Un uomo era da solo nel tempio del Supremo Kami Uhle, una piccola costruzione di legno, in stile kushimano, poco lontano dalla piazza principale.

Recitava alcuni passi del Libro della Verità in silenzio.

Il suo cappotto viola era ripiegato vicino a lui, e lui seduto sulle ginocchia era in preghiera.

Offriva ogni tanto dell’incenso all’occhio pentacolato rosso e blu.

Pregava per ottenere l’appoggio dei suoi antenati e del Supremo Kami durante quei giorni.

Forse la sua grazia divina avrebbe aiutato perfezionare se stesso.

Finì qualche minuto dopo e uscì dal tempio dopo un inchino.

Si diresse verso casa sua con il calesse, una villa sulle colline.

Progettata in stile neo-kushimano.

La sua guardia sorvegliava l’ingresso, il calesse lo lasciò davanti il cancello.

“Buongiorno signore, che Uhle la benedica”

“Grazie Swanson, buona giornata signori”disse entrando in casa.

Entrò in casa e si tolse il cappotto viola, lo appoggiò all’attaccapanni e si sedette in soggiorno a leggere il Deili Op.

“Nuova incursione a Iphae, le Aquile Dorate ottengono un’altra vittoria!”, il titolo del giornale era chiaro, era tempo di guerra.

Rimase a leggere per una buona ora, ascoltando di tanto in tanto il Voxaphono per un po’ di musica.

Questo nuova band,Pmerson, Eake e Lalmer suonavano tracce di ben 22 minuti, ma per ovviare le case discografiche incidevano solo la parte più ritmata.

In questo caso un assolo di Eake alla chitarra, accompagnato da rullate di batteria di Lalmer.

Poco dopo si fece un bagno e si guardò allo specchio.

Aveva ormai 34 anni, sul suo viso incominciavano a comparire le prime rughe.

I suoi capelli bianchi lo collegavano al padre, figlio di un immigrato apolisiano e sua nonna, niuoppiana.

Gli occhi a mandorla neri come la pece invece lo collegavano a sua madre, una kushimana.

Prese le sue mutande, sul retro c’era un pezzo di cotone con il suo nome.

Jin Thomas VKMJPS. Hakyuusa-Diamond

Tutte quelle lettere erano i suoi numerosi nomi, ne andava piuttosto fiero.

Per tutti era semplicemente il Signor Hakyuusa, il kushimano ideale.