[GdR] La fuga

Nei cieli del Piano di Alinox si stagliava, gigantesco e spaventoso, un enorme buco nero. La sua mole era impressionante, tanto da causare il panico più totale su tutte le terre emerse e non faceva altro che espandersi sempre di più. Nulla sembrava essere in grado di fermarlo, e fino a quando avrebbe trovato materia solida da assorbire e divorare non avrebbe smesso di causare panico e distruzione.

A Spes, la grande e maestosa città centrale, gli abitanti correvano in ogni dove in cerca di un riparo o di una via di fuga. I grandi e possenti edifici, progettati e costruiti dalle migliori menti e braccia della città per durare nei secoli, non furono in grado di sopportare l’enorme e terrificante forza del buco nero, e di conseguenza vennero distrutti a poco a poco. La piazza centrale, famosa per il continuo via vai di persone che la attraversavano soprattutto nelle ore del giorno era stracolma di sfollati in attesa di poter attraversare il portale che le avrebbe teletrasportate su un altro Piano.

Folti gruppi di persone erano intente a fuggire a perdifiato dai propri quartieri lungo le strade principali e secondarie, cercando di raggiungere il portale il prima possibile. Molti di essi, però, non riuscirono in questa impresa perché vennero spintonati e successivamente schiacciati dai piedi, dagli zoccoli dei cavalli e dalle ruote dei carri della folla.

«Jeneikù proteggimi!» esclamò Enevàn a voce alta mentre tentava di farsi strada tra la folla che lo premeva da tutti i lati.

«Se ne esco vivo giuro che mi recherò presso il più grande tempio gallinista sulle mie stesse ginocchia!» disse con voce ancora più alta, come se volesse farsi sentire dal grande Dio Gallina, in modo tale da tentare in tutti i modi di modificare la situazione in cui si trovava, troppo difficoltosa ed opprimente.

Egli portava sulle sue spalle un grande e pesante zaino al cui interno erano riposti tutta una serie di rotoli contenenti informazioni preziosissime sul passato dei suoi antenati e sull’azienda di famiglia. Quest’ultima, da cui proveniva, era stata ereditata nei decenni precedenti una volta sistematosi stabilmente a Thoramas, e nello stesso periodo aveva eseguito delle ricerche genealogiche sui suoi famigliari.

Nel mentre la fiumana di gente proseguiva lenta e rumorosa verso la piazza centrale ed Enevàn insieme a loro. Era impaziente di lasciarsi alle spalle quel maledetto inferno.

Durante questa marcia così lenta ed estenuante Enevàn notò una persona a lui famigliare poco più in là: era Mina, la ragazza con cui iniziò a sentirsi dopo l’incontro con il Macellaio di Neapovil.

Si erano fidanzati negli anni successivi dopo aver tenuto una fitta corrispondenza ed essersi frequentati diverse volte. Ormai stavano insieme da quasi sette anni.

«Mina!» gridò Enevàn, ma gli schiamazzi della folla erano troppo forti e numerosi perché lei potesse sentirlo. Enevàn provò e riprovò ancora, ma non ci fu niente da fare, il caos era troppo e Mina si faceva sempre più lontana.

Enevàn a quel punto si fece coraggio e, raccolte tutte le sue energie, iniziò a spintonare e scostare quante più persone possibili pur di raggiungerla. Volavano insulti e bestemmie di ogni sorta nei suoi confronti, ma Enevàn non se ne preoccupò affatto.

Alla fine, esausto, riuscì a raggiungere la ragazza e, dopo avergli afferrato il braccio destro disse, con tono di voce alto:

«Mina!»

La ragazza si girò di scatto e, nel vedere Enevàn, quasi gli parve che il tempo si fosse fermato. Non poteva credere ai suoi occhi perché lui, il ragazzo che aveva sconfitto quel prepotente del Macellaio di Neapovil e con cui si era fidanzata era lì, di fronte a lei, ed aveva fatto di tutto pur di raggiungerla.

I due, una volta che Enevàn si liberò delle ultimissime persone che li dividevano, si abbracciarono e baciarono intensamente. Purtroppo però quel momento durò poco, perché chi li seguiva non aveva alcuna intenzione di aspettare, e furono costretti a proseguire la marcia con il serio rischio di finire schiacciati dalla folla.

Enevàn allora si mise davanti a lei e, tenendola per un braccio, cercava di farsi nuovamente strada tra la folla.

«Come mi hai trovata?» disse Mina;

«È stata pura fortuna, sia lodato Jeneikù!»;

«Dici che riusciremo ad andarcene da qui?»;

«Ci puoi scommettere, non voglio rimanere in mezzo a questa bolgia un minuto di più!».

Dopo tanto camminare erano finalmente giunti ai piedi di un enorme edificio che si ergeva enorme e maestoso di fronte a loro, ultimo di una serie presente in quella parte della città.

«Forza Mina, un ultimo sforzo e siamo arrivati alla piazza!» esclamò Enevàn.

Ad un certo punto, a causa dell’indebolimento dell’edificio stesso da parte del gigantesco buco nero, parte di esso crollò e precipitò di fronte ad una parte della folla. Vennero così schiacciate molte di quelle persone che la componevano e che, purtroppo, si trovavano sotto di esso.

Enevàn allora fece immediatamente accasciare Mina e la protesse come meglio potè, in modo tale da evitare che anche solo il più piccolo dei detriti potesse colpirla.

Fortunatamente andò tutto bene ma Mina, una volta rimessasi in piedi ed osservato le macerie che si paravano di fronte a lei rimase come impietrita: una montagna di rocce e detriti aveva schiacciato e ucciso un gran numero di persone, i cui arti e corpi fuoriuscivano o erano semplicemente visibili in ogni parte del cumulo, soprattutto all’esterno, ma anche dagli anfratti più profondi. Era uno spettacolo terrificante.

«Forza, andiamo via!» disse Enevàn, che la tirò subito via con sé prima che potesse rendersi pienamente conto di quello che stava guardando. Nel mentre alcuni sfollati, con intento volontario e stracolmi di disperazione, insieme ad alcuni soldati, cercavano come potevano di liberare i corpi dalle macerie in cerca di sopravvissuti da soccorrere.

Alla fine i due riuscirono a raggiungere la piazza e a disperdersi nelle varie aree circostanti come le migliaia di persone fuggite insieme a loro. Le guardie di Spes avevano predisposto delle grandi aree recintate in cui inserire i vari gruppi di persone per gestirle al meglio e farle entrare in maniera ordinata e controllata nel portale. Le temperature erano fredde e rigide e, nonostante fossero qualcosa di molto debilitante, erano sempre meglio che ritrovarsi con dei macigni sopra la testa. Tutti, per affrontare il freddo gelido, avevano allestito delle tendopoli per ripararsi ed acceso numerosi falò per riscaldarsi all’interno di dette aree.

Enevàn e Mina si avvicinarono ad uno di essi per riposarsi e rifocillarsi.

«Come ti senti?» chiese Enevàn;

«Sono un po’ scossa, ma sto bene grazie…».

Poi, un po’ per caso, si guardarono negli occhi. Questo incrocio di sguardi fu molto intenso e tenne impegnati i nostri ragazzi per parecchi secondi. Ad un certo punto Enevàn avvicinò il suo viso a quello di Mina, protrassero entrambi le labbra e, chiusi gli occhi, si baciarono. E fu il calore d’un momento, un momento magico e ricco di passione in grado di giovare alle stanche membra dei due innamorati più del falò acceso che avevano accanto a loro e del vino caldo che stavano bevendo.

Ad un certo punto si udì una voce:

«Questo gruppo può raggiungere il portale, prego, da questa parte!».

Enevàn e Mina, udite quelle parole, decisero di unirsi immediatamente alla folla diretta in direzione del portale. Erano i primi in assoluto e nessuno lo aveva ancora attraversato prima d’ora.

Ad un certo punto, però, la situazione mutò improvvisamente: la grande piazza centrale iniziò a danneggiarsi e grandi voragini da cui schizzava lava bollente iniziarono a formarsi, gli edifici circostanti iniziarono a distruggersi e ad incendiarsi, mentre nel cielo il terrificante buco nero venne contornato da nubi infuocate ed iniziò ad avvicinarsi sempre di più. Esso girava su se stesso, rendendo il tutto ancor più agghiacciante, mentre enormi pezzi di edifici e della piazza venivano lentamente strappati dalla loro sede e assorbiti lentamente e in maniera vorticosa. Il Piano, e con esso l’Era in corso, stavano ormai giungendo alla fine.

Ma un’altra amara e terrificante sorpresa attendeva gli sfollati, ormai impazienti di attraversare il portale: esso si stava lentamente, inesorabilmente disintegrando davanti ai loro occhi. Purtroppo, il grande buco nero stava distruggendo e fagocitando anche questa importantissima via di fuga. La gente iniziò ad andare nel panico e a correre disperata in ogni dove, cosciente del fatto che ogni tentativo di fuga era ormai invano, e che l’essere arrivati nella piazza era stato completamente inutile.

“Oh no… Mio Dio no…” disse Enevàn, con un tono di voce sommesso e la commozione che quasi gli serrava la gola.

“Cosa faremo adesso?” disse Mina rivolgendosi ad Enevàn.

“Io… io non lo so!”.

Poi, ad un certo punto, le persone presenti nei dintorni iniziarono a volteggiare. Era arrivato il loro momento.

Grida di terrore iniziarono ad uscire dalle loro bocche spalancate mentre si agitavano disperati. Il buco nero stava iniziando ad assorbire anche loro.

Poi fu il momento di Enevàn e Mina. Con le lacrime agli occhi si guardarono a vicenda e si tennero per mano, mentre Enevàn lasciava a terra il suo pesante zaino, ormai divenuto inutile. Non c’era veramente più niente da fare.

Mentre risalivano lentamente verso il buco nero e circondati da un gran numero di persone disperate e la cui gran parte era ormai corrotta dalla follia più oscura decisero di baciarsi un’ultima volta. In qualche modo cercavano di vincere la paura, la follia e la disperazione con un ultimo atto d’amore, un amore che, grazie al suo immenso potere, speravano potesse ribaltare quella situazione disperata e ingestibile.

“In questa o in un’altra vita, io ti amerò per sempre.”

“Anche io Mina…”.

Accettarono il loro destino.

Riepilogo

Molto bene ragazzi, grazie agli ultimi racconti della Supernomachia ho finalmente potuto conludere le vicende legate ad Enevàn ed alla relativa saga inerente l’ultima Era appena trascorsa.

Ringrazio infinitamente @Brodsko per tutto l’aiuto e la pazienza, ringrazio anche tutte le persone che fino ad ora hanno letto ed apprezzato i miei racconti e mi hanno permesso di ritagliarmi un po’ di spazio nell’ambito ruolistico :heart:

Mi scuso ancora con tutti per le problematiche che la versione precedente di questo racconto ha causato, spero che questo non abbia nuociuto alla fiducia che voi riponete nella mia persona. Ringrazio anche lo staff e le persone coinvolte per i consigli e la comprensione, senza di voi non sarei mai riuscito a risolvere questa situazione così strana :pray:t2::heart:

Ci risentiremo quando la nuova Era aprirà i battenti, ciao a tutti e grazie ancora :wave:t2::heart:

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