[GdR] L'arrivo a Thoramas

Enevàn ce l’aveva fatta finalmente! Era riuscito a portare a termine tutti gli apprendistati e si era immediatamente iscritto al Registro degli Ingegneri Apprendisti. Quella sera ci fu festa a casa sua, alla quale parteciparono tutti i suoi amici.

La mattina seguente si alzò tardi a causa della molta stanchezza accumulata durante i festeggiamenti. Dopo aver fatto colazione, decise di riordinare le idee in modo tale da scegliere il da farsi per il prossimo futuro.

«Ok, allora: adesso sono finalmente diventato un Ingegnere Apprendista, cioè il livello più basso di questa categoria lavorativa. Essa mi permette non solo di lavorare nel settore, ma anche di intraprendere un percorso di studio utile a specializzarmi e quindi a qualificarmi. Mmhh…»

Le idee tornarono a farsi abbastanza confuse nella mente di Enevàn. Per diventare un ingegnere a tutti gli effetti era necessario intraprendere un percorso di studi lungo ed impegnativo, che lo avrebbe tenuto impegnato per ben cinque anni fino al conseguimento della laurea.

«Per il momento è meglio che non corra troppo con i pensieri, dopotutto sono solo all’inizio di questa vicenda.» pensò con fare deciso e sicuro.

«Accidenti!» esclamò, «Devo contattare immediatamente TP e fargli sapere che ho portato a termine tutti gli apprendistati e che ho scelto la mia professione!».

Enevàn si mise subito a cercare la bozza della lettera che aveva scritto nelle settimane precedenti, così da poterla concludere ed imbucare il prima possibile. Alla fine, essa riportava queste parole:

Caro TP, ho finalmente portato a termine tutti gli apprendistati, e mi sono iscritto al Registro degli Ingegneri Apprendisti.
Sono quindi pronto per trasferirmi a Thoramas, ma non so bene da dove iniziare.
Resto pertanto in attesa di una tua gentile risposta a riguardo.

Saluti.

Enevàn Sùpus

La risposta si fece attendere alcuni giorni:

Caro Enevàn, perdonami se ti ho fatto attendere alcuni giorni prima di farti avere una risposta, ma come ben sai la città è un enorme cantiere dove io e molti altri concittadini siamo impegnati a costruirla.
Sono molto felice di sapere che hai portato a termine tutti gli apprendistati e che tu abbia scelto di diventare un ingegnere. Abbiamo proprio bisogno di figure come la tua perché, detto in poche parole, abbiamo sì molte braccia al lavoro, ma poche menti, e senza dei progetti fatti come si deve la città non riuscirebbe a vedere la luce come vorremmo.
Tu inizia pure a preparare i bagagli, verrò a prenderti personalmente il giorno di darbis alle ore 9.

Tanti saluti!

TP

Enevàn, eccitato per quella risposta, iniziò subito a preparare i bagagli ed avvertì i suoi genitori.

Finalmente il giorno tanto atteso era arrivato. TP si presentò di fronte alla porta di ingresso di casa Sùpus e suonò il campanello. Ad aprire la porta fu proprio Enevàn, che salutò TP con una calorosa stretta di mano.

Nel mentre, erano giunti sulla soglia anche i genitori di Enevàn:

«Buongiorno Signori, io sono Thomas Pablo Brodèsko y De la Callazula, ma potete chiamarmi TP!»;
«Piacere TP, io sono Monique!»;
«Encantado Segnorita…»;
«M-molto piacere, io sono Sand…» disse suo padre con un fare un po’ restio a volergli stringere la mano.
«Piacere mio Segnor!».

Poi, alcuni secondi dopo, TP disse:

«Bene, credo che sia arrivato il momento di andare via…»
«Sì, hai ragione…» disse Monique con un tono di voce un po’ rotto dall’emozione.

Eneavàn abbracciò e baciò i suoi genitori, soprattutto suo padre, a cui teneva particolarmente.

«Fai attenzione durante il viaggio.»;
«Non ti preoccupare pa’, so badare bene a me stesso.».

Cominciò ad incamminarsi con TP lungo la interminabile strada in terra battuta verso il quartiere centrale della città. Ad un certo punto, però, Enevàn si voltò indietro, alzò il braccio verso l’alto e iniziò a salutare i suoi, che ormai erano abbastanza lontani.

«Vi scriverò una lettera appena mi sarò stabilito in città!» urlò.

Sua madre aveva le guance solcate dalle lacrime, mentre suo padre iniziò a piangere.

Anche Enevàn si lasciò sfuggire una lacrima che lentamente scese lungo il suo viso. TP gli mise una mano sulla spalla e gli stette accanto per tutto il tempo.

Una volta raggiunto il quartiere centrale si recarono nella piazza principale, presero il teletrasporto per il Passo di Montenero e da lì proseguirono in direzione di Thoramas. Il tragitto non fu particolarmente semplice, date le asperità del terreno e la gran quantità di neve presente.

Una volta giunti a destinazione davanti a loro si parò l’enorme portone d’ingresso alla città: le sue dimensioni erano colossali ed imponenti, nonché caratterizzate da elementi architettonici in pietra finemente lavorati. Nella parte centrale era raffigurato, fieramente, un enorme simbolo raffigurante un piccone ed una pala incrociati. Si trattava del simbolo del modernismo.

«Questo è il portone d’ingresso alla città, l’unica struttura che possiamo definire conclusa.» disse TP con un certo tono di fierezza ed un lieve ghigno sul volto.
«Dai, adesso entriamo…» concluse, ed attraversarono il ponte levatoio che era stato calato dal portone stesso dalle guardie per permettergli di entrare.

Lo spettacolo che, una volta entrati in città, si parò davanti agli occhi di Enevàn fu qualcosa di incredibile e meraviglioso allo stesso tempo: erano in una enorme sala le cui pareti erano difficili da distinguere più per l’immensità dello scavo fatto che per via della poca luce intenta ad illuminare il tutto. Ciò creava come una sorta di spazio infinito che metteva i brividi.

Il soffitto era sorretto da enormi e ciclopiche colonne in pietra e acciaio, rivestite qua e là da dei ponteggi, segno che non erano ancora state costruite e rinforzate a dovere. Esse erano ai lati del nostro Enevàn, e proseguivano ininterrottamente di fronte a lui in maniera lineare e perfettamente simmetrica, lavoro degno delle migliori menti ingegneristiche della città.

Alla base delle stesse era presente, nella parte centrale, un viale decorato da una pavimentazione in pietra assortita, delle aiuole, delle ringhiere e dei lampioni, dove una fiumana di persone erano intente a camminare per recarsi al lavoro o nelle rispettive dimore. In quelle laterali, invece, erano presenti delle strade secondarie e dei canali navigabili, entrambi incompleti, che permettevano di accedere in maniera alternativa agli altri quartieri cittadini.

In fondo al viale, Enevàn trovò alcune difficoltà a comprendere cosa stesse vedendo.

«Che cosa c’è laggiù TP?»;
«Seguimi e lo scoprirai.».

Una volta messo piede nel viale centrale ci misero un bel po’ di tempo a raggiungere l’altro capo dello stesso, non solo a causa della sua lunghezza, ma anche per via del copioso ed interminabile numero di persone che come loro usufruiva di quella limitata ma importantissima arteria stradale.

Una volta raggiunto il capo opposto di quel viale infernale, Enevàn potè finalmente capire di cosa si trattava: era un palazzo enorme, caratterizzato da particolari architettonici molto somiglianti a quelli del portone d’ingresso, ma era stato edificato solo in parte. Tutto il resto, erano semplicemente dei ponteggi, su cui lavoravano un gran numero di operai e muratori, forse addirittura più numerosi di quelli alle colonne. Essi lavoravano di gran lena, adoperando lunghe carrucole per portare i materiali sui vari piani dei ponteggi, e il loro berciare era molto rumoroso, forse tanto quanto il rumore dei martelli e dei trapani.

«Che cos’è questa meraviglia?»;
«Questo, ragazzo mio, è il Pavlov, il Palazzo del Governo!»;
«Wow…»;
«Eh sì, le nostre architetture lasciano tutti senza parole. Ora vieni, ti mostro il tuo alloggio.».

Presero nuovamente il viale che percorsero solo per metà, per poi immettersi in una galleria che dava l’accesso al quartiere di Thorbida. Si trattava di un quartiere residenziale, caratterizzato da stretti marciapiedi collegati da passerelle in metallo e che al posto delle strade presentava dei canali navigabili alimentati da cascate d’acqua provenienti da enormi tubature poste nelle parti superiori delle pareti. Le sue caratteristiche urbanistiche e la poca luminosità lo facevano tetro e a tratti angusto, ma molto pittoresco. A Enevàn piaceva.

«Bene mio caro Enevàn, questa sarà la tua casa! L’interno è ancora da finire, ma abbiamo fatto in modo di rendere ciò che c’è il più confortevole possibile. Gli operai termineranno il cantiere nei prossimi giorni.»;

Come TP aveva anticipato, l’interno della casa, scavata nella roccia, era ancora un cantiere: alcuni muri non sono stati terminati, come le pavimentazioni; e qua e là erano presenti dei materiali da costruzione. Le uniche stanze completate erano il bagno e la camera da letto.

«Mi spiace davvero che la casa non sia ancora stata completata. Farò ulteriori pressioni affinché la portino a termine il prima possibile, te lo prometto. Nel mentre, puoi iniziare a sistemarti, per qualsiasi cosa non farti problemi a cercarmi.»;

«Non c’è alcun problema TP, ti ringrazio infinitamente!».

Ebbe così inizio l’avventura di Enevàn nella città di Thoramas.

Finalmente il nostro Enevàn è giunto nella città di Thoramas. Mi sono divertito molto a scrivere le parti in cui descriveva le maestose architetture cittadine. Ovviamente ciò mi è servito anche per permettere al lettore di comprendere appieno la magnificenza della città :blush:

Nei prossimi episodi credo che parlerò del suo lavoro di ingegnere e della scazzottata con @Idroogen :joy: :grin:

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Bellissimo racconto! Non vedo l’ora di leggere anche quello che parlerà della “scazzottata con Idroogen”

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Grande Enea! Amo i tuoi gdr

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Ti ringrazio, per il momento mi sto dedicando alla scrittura dell’articolo che ne parla su Il Minatore, in futuro diverrà parte anche del mio GdR :grin:

Grazie :grin:

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