[GDR] L'arrivo di Terzius al Monastero

Riepilogo

Faccio questo gdr per introdurre il mio pg al monastero, aspetto lo sviluppo da parte di qualche altro pg che mi accolga all’interno

Di statura non troppo alta, capelli rossi e occhi neri Terzius, un giovane uomo sulla trentina era nato a Spes, commerciante di popolare cibo da strada riusciva ad ogni tramonto a portarsi a casa il minimo indispensabile per continuare la sua esistenza alla giornata in uno spartano tugurio, riparare il suo carretto per le vivande, che veniva sempre scassato dai giovani ragazzini che si burlavano della miseria di Terzius e cibare il buon [inserire nome], il fedele asino che trainava il carretto durante le lunghe giornate di lavoro.

Una notte la sua casa tuttavia, forse a causa di dolo, forse a causa della brace che utilizzava in inverno per scaldarsi mentre riposava nel suo giaciglio, si ritrovò nel pieno di un incendio, che terreno fertile aveva trovato nella sua capanna piana di materiale infiammabile seppur di poco pregio.

Terzius si precipitò fuori di casa solo con i suoi averi più importanti e raggiunse la bestia da soma, impotente osservò tutto quello che era riuscito a costruirsi vanificarsi in uno spesso fumo nero che si alzava verso il cielo, mentre la guardia cittadina della città, allarmata dalla popolazione circostante, accorreva con secchi per spegnere le alte fiamme. Il giorno dopo per disperazione decise di partire verso nuove terre lontane, per dedicarsi ad una vita di eremita, in fondo sapeva prepararsi del buon cibo, e una volta messa a punto una coltivazione non doveva essere troppo difficoltoso procurarsi qualcosa di cui sopravvivere.

Il mattino dopo alle luci dell’alba lasciò Spes, comprò qualche provvista, un biglietto per una nave diretto verso le oltreterre con quello che gli era rimasto e si imbarcò verso quella che doveva essere per lui una nuova casa e la sua speranza per migliorare il suo penoso stato di vita.

Dopo giorni di navigazione Terzius notò il crearsi di una irrequietezza nei marinai dell’imbarcazione, e la sera ne capì il motivo, il capitano stava scappando da una tempesta da almeno due giorni, ma l’equipaggio, spaventato da cosa poteva comportare la diffusione di questa notizia da parte dei passeggeri, aveva tenuto la bocca chiusa, di conseguenza il terrore ora era massimo negli occhi di chi aveva avuto l’idea di condividere la barca con questi professionisti di dubbia abilità.

Il vento era talmente forte da spostare i pesanti barili di acqua dolce verticalmente posizionati sul ponte, mentre le onde lo ripulivano con violenza dai pezzi di legni e corda che cadevano dalle vele ormai strappate.

Un marinaio rimase schiacciato e buttato in acqua sfondando il parapetto da un barile, che cadendo in posizione orizzontale e rotolando con il suo quintale di peso era diventato un pericolo per chiunque avesse avuto il coraggio di uscire da sottocoperta.

Il naviglio cominciò ad imbarcare acqua, mentre l’equipaggio si affrettava a pomparla fuori una corda legata ad un contrappeso, sfilacciandosi, colpì Terzius, causandone una ferita profonda nel viso e facendogli perdere i sensi per l’impatto.

Al risveglio Terzius si ritrovo su un letto in una stanza della ciurma totalmente a soqquadro, una cosa però sapeva dirla, non stavano più navigando, perché dalla piccola finestrella che dava verso l’esterno si intravedevano degli alberi.

Alla fine il capitano era riuscito a raggiungere la costa, poco lontana ma indistinguibile nelle condizioni di poca visibilità che il maltempo causa, si contavano i dispersi, non si sapeva dove si era poiché tutte le mappe oramai erano fradice e zeppe di salsedine, ma il suo ciuco era salvo, e anche con un certo appetito.

Sfiduciato della capacità del capitano di portarlo al sicuro dopo un evento del genere Terzius sia avventurò da solo per le montagne, fiducioso di trovare un terreno che potesse andare bene per costruire una piccola abitazione in legno dove stabilirsi, in fondo il naufragio non aveva cambiato di molto i suoi piani, un pezzo di terra vale l’altro e lui da un naufragio non aveva niente da perdere.

Passate delle ore di cammino iniziò ad accusare una forte stanchezza, complice anche il viaggio tutt’altro che sereno e la ferita bendata ma ancora non chiusa, la veste che portava, sporca di sudore e fango, gli stava incollata sul corpo rendendone ancora più impacciati i movimenti mentre il ciuco poco dietro era anche lui sfinito dal lungo viaggio e con zoppicante passo seguiva il padrone nel suo cammino.

Fermatosi in una piccola radura a raccogliere qualche bacca per nutrirsi, riempire il suo otre in pelle di vacca di acqua fresca e far riposare le gambe si mise ad osservare il suo asino che finalmente trovava di che erba nutrirsi, brucandola con una vortica quasi da scavare col muso nel terreno.

Dopo una decina di minuti però il suo ciuco prima inziò a mostrarsi timoroso di qualcosa, alzando frequentemente la testa dal terreno che ancora brucava per riempirsi lo stomaco, poi ad un certo punto addirittura con le orecchie tese inizio ad indietreggiare rispetto la boscaglia nella direzione di Terzius, totalmente impreparato ad affrontare in quello stato una qualsiasi fiera che quelle lande avevano da offire.

Seguì un fruscio, qualche uccellino che era a caccia di vermi tra la terra smossa da [inserire nome ciuco] si levò in volo, ma poi un braccio con una mano umana, teso con le dita aperte verso l’asino si intravide dalla posizione di Terzius, rassicurandolo rispetto al pericolo di una bestia, tanto fossero stati banditi avevano ben poco da derubarlo, se non della sua cavalcatura che tuttavia scappava da tutti se non da lui, il che la rendeva inutile per chiunque altro.

Dalla boscaglia uscì un individuo, che con una carota lanciata in terra riuscì quanto meno a tranquillizzare un poco il ciuco, Terzius a questo punto iniziò ad avvicinarsi con un grosso ramo da cui aveva alla bella e meglio spezzato tutti i rami secondari per farlo assomigliare il più possibile ad un bastone chiedendo allo sconosciuto di identificarsi.

“Ehi tu, chi sei? Da dove vieni?”

A cui poi si aggiunse, non appena terzius riuscì un secondo a mettere da parte la paura

“Dove siamo?”

“Passavo da qui viandante, sono un monaco del monastero di san enkuud, qui siamo nella penisola di monte cor. l’abate mi ha mandato a raccogliere alcune erbe per poterle distillare ed ottenerne un ottimo liquore, lo bevo sempre alla mattina e mi fa sentire più energico”

rispose l’individuo con una strana calma interiore.

Terzius si tranquillizzò abbastanza, abbassò il legno che puntava verso il monaco e nonostante suoi muscoli restassero tesi in se sperava che la sua situazione potesse essere davanti ad una svolta per il meglio.

“Non mangio da giorni e ho una sete talmente forte che prosciugherei un torrente, hai qualche provvista con te? Qual’è il centro abitato più vicino?”

Terzius si avvicinò di più al monaco, questo con un gesto ampio del braccio si porse verso di lui emanando le seguenti parole:

“L’affamato verrà sfamato, l’assetato sarà dissetato”

Terzius rimase un po’ stranito dalle parole del monaco, non voleva essersi imbattuto in un gruppo di pazzi fricchettoni che andavano matti per i fiori, ma non aveva molta scelta al momento e accettò l’invito del monaco che fece cenno di seguirlo.

Richiamò il suo asino che era ancora diffidente verso il monaco,l’evento era riuscito finalmente a terminargli l’appetito, quindi comunque dopo qualche strattone si convinse a seguire Terzius.

Di tanto il monaco si voltava verso Terzius ponendogli qualche domanda personale, secondo Terzius lo faceva per testare il suo animo sondandone il passato più che per trovare qualcosa di cui parlare lungo il tragitto, ad un certo punto il monaco gli chiese che lavoro avesse fatto fino a quel momento

“Vendevo cibo da strada, mi sarebbe piaciuto fare di più, ma anche se in condizioni ottimali potrei essere paragonato ad un buon cuoco con quel poco che potevo permettermi di materie prime di certo non potevo far raggiungere ai miei piatti standard particolarmente alti”

Il monaco invece di continuare il discorso si zittii, i suoi occhi si spalancarono prima di replicare:

“Un cuoco? Sia lodato il Segreto, dovrei aspettare un parere dell’abate ma ti prego, stanziati da noi al monastero come cuoco, ne ho abbastanza di fra guord e la sua sbobba che ci propone ad ogni pasto”

“Certo, tanto non è che abbia molto altro da fare, in cambio di un letto e di un pasto al giorno sarei più che felice di partecipare alla vostra comunità, ma cosa sarebbe il segreto?”

Il monaco lo guardò stranito e ripose: “Beh è un segreto”

Alla risposta terzius capì che forse il monaco faceva male a bere liquore alla mattina, e in fondo nemmeno gli importava molto di cosa potesse essere questo segreto, ciò che per ora gli interessava era di un po’ di riposo, un pasto e un bagno.

Dopo un paio di ore tra gli alberi iniziava a svettare una grande e massiccia struttura in pietra, a cui faceva capo una enorme porta, si avvicinò al portone, il monaco gli fece gesto di sostare davanti l’entrata, mentre lui si sarebbe diretto per parlare al priore per gestire la sua situazione…

3 Likes