[GdR] L'avversario

«Grazie mille per quello che avete fatto!» disse Enevàn.
«Grazie a Lei per la pazienza. Per qualsiasi problema non si preoccupi e ci contatti subito.» risposero i muratori prima di andarsene.

La casa di Enevàn poteva dirsi finalmente completata: le pareti erano in marmo bianco e liscio, la cui parte inferiore era abbellita da decorazioni cesellate a motivi floreali. Il pavimento era in assi di legno di betulla, mentre il soffitto era sempre in marmo, ma composto da piastrelle cesellate ai bordi e colorate di grigio chiaro.

La casa risultava essere così molto pulita e luminosa, in netto contrasto con lo stile e l’atmosfera del quartiere in cui si trovava. Certamente una scelta coraggiosa ma necessaria, così da poter creare un ambiente il più salubre e piacevole possibile per chi vi risiedeva. E il tutto era stato portato a termine in alcuni giorni di lavoro rispetto a quando Enevàn si era insediato lì!

«È davvero bellissima! Non resta altro da fare che arredarla, ma penserò alla mobilia nelle prossime settimane…» pensò Enevàn.

In quel momento sentì suonare il campanello, ed una volta aperta la porta si trovò di fronte TP.

«Ciao TP!»;
«Ciao ragazzo, come andiamo?»;
«Tutto bene grazie, entra pure che ti faccio vedere la casa!».

Enevàn mostrò a TP lo sgabuzzino dove teneva tutte le sue cose, la camera da letto, lo studio ed il bagno.

«È davvero molto bella Enevàn, i muratori hanno fatto veramente un ottimo lavoro! Sei libero?»;
«Sì certo, perché?»;
«Voglio portarti in un posto, voglio farti conoscere una persona.»;
«D’accordo, ti seguo!».

Una volta usciti di casa percorsero gli stretti e angusti marciapiedi del quartiere di Thorbida per poi, finalmente, uscire sul viale principale. Come sempre, era percorso da centinaia se non addirittura migliaia di persone. Una volta lì svoltarono verso sinistra e, non senza difficoltà, giunsero al cantiere del Pavlov che, ormai, pareva essere prossimo al suo completamento.

«Seguimi, ma stai attento alla testa, gli operai sono piuttosto maldestri…».

Infine, giunsero in quella che pareva essere la sala principale del palazzo, al centro della quale c’erano alcuni uomini che erano intenti a discutere ed esaminare delle carte progettuali e dei disegni architettonici posti su di un tavolo.

«Allora, una volta che questa parete sarà completata direi che possiamo passare all’ala ovest, e-»;
«Ehi Carmelo!»;
«TP, finalmente sei arrivato!».

I due si salutarono con una sonora stretta di mano ed un grosso abbraccio.

«Carmelo, ti presento Enevàn Sùpus, il ragazzo di cui ti ho parlato la volta scorsa.»;
«Piacere di conoscerti ragazzo! Io sono Carmelo Fios!».

Carmelo strinse la mano di Enevàn, le cui dimensioni erano notevolmente ridotte rispetto a quella del suo concittadino. Carmelo era un uomo molto grosso e muscoloso ed incuteva un certo timore agli occhi del ragazzo, che in confronto era molto meno appariscente dato il suo fisico piuttosto magro e la muscolatura non troppo sviluppata.

«P-piacere di conoscerLa Signor Fios!»;
«Ti prego, dammi del tu.»;
«Certamente!»;

Carmelo fece una risata breve ma abbastanza intensa con la sua grossa voce.

«Allora Enevàn, sei un Ingegnere Apprendista giusto?»;
«Esattamente.»;
«Ti piacerebbe lavorare per noi? Abbiamo un sacco di progetti che aspettano di essere conclusi o, addirittura, di essere cominciati e non abbiamo forza lavoro a sufficienza che si occupi di loro.»;
«Volentieri, stavo giusto cercando un lavoro in questi giorni, e speravo di trovarne uno inerente gli studi e l’apprendistato che ho svolto nelle ultime settimane.»;
«Perfetto, e di cosa desideri occuparti esattamente? Sappi che hai l’imbarazzo della scelta!»;
«Infrastrutture e trasporti se possibile.»;
«Perfetto! Stiamo giusto costruendo la strada per il Passo di Montenero, e stiamo progettando il futuro dragoporto (ma credo che questa sarà una delle ultime cose che faremo…). Comunque, nei prossimi giorni ti farò sapere se hanno bisogno di aiuto.»;
«Fantastico, non vedo l’ora di cominciare!»;
«Questo è lo spirito giusto!».

Carmelo diede una forte pacca sulla spalla di Enevàn, che pareva quasi avergliela lussata.

«Carmelo, per cortesia, cerca di farmi arrivare il ragazzo tutto intero a casa, altrimenti è un problema…»;
«Ahah ma certo, ti chiedo scusa ragazzo!»;
«N-non c’è problema…» rispose Enevàn con tono dolente.
«Ah dimenticavo!» esclamò TP. «Sei interessato ad iscriverti anche al Partito?»;
«Sì volentieri, adesso che ci penso nei giorni scorsi mi sono dimenticato di farlo!»;
«Molto bene, più tardi ti accompagno all’ufficio preposto.»;
«Portacelo pure adesso TP, io e gli altri abbiamo da fare…»;
«D’accordo Carmelo, allora a più tardi!» e si salutarono alla stessa maniera di prima.

Enevàn salutò sempre con una stretta di mano Carmelo e seguì TP verso uno sportello sito in un’ala del palazzo.

«Sappi che quell’energumeno lì è il Segretario di Partito quindi, qualsiasi cosa accada, vedi di comportarti bene ok?» e strizzò l’occhio al nostro Enevàn.

Ne rimase sorpreso. Come poteva un uomo così grosso e rozzo occuparsi di politica? Poi però si ricordò del fatto che l’abito non fa il monaco, e lasciò perdere quello stupido giudizio.

«Eccoci qua! Cara, ti ho portato un nuovo militante, forniscigli le carte necessarie per favore.».

Una volta sbrigate le prassi burocratiche, Enevàn ottenne la tanto desiderata tessera. Ora era un cittadino attivo nella vita politica della sua città, ed aveva ottenuto il preziosissimo diritto di voto.

Alla fine sia Enevàn che TP continuarono a tenersi compagnia visitando il cantiere del Pavlov e, una volta usciti si separarono, in quanto TP aveva altri cantieri da monitorare. Allora Enevàn fece per tornare a casa quando, ad un certo punto, sentì qualcuno che urlava al centro della piazza:

«Sono il Macellaio di Neapovil, chi vuole sfidarmi ad un incontro di pugilato a pugni nudi!?».

Enevàn si portò verso il centro della piazza, così da poter ascoltare meglio e capire cosa stesse succedendo. Un folto gruppo di persone osservava, in cerchio, un tizio intento a sbraitare e incitare i presenti a trovargli un degno avversario per il suo incontro. Era un soggetto non troppo alto, ma tarchiato e dal fare particolarmente rozzo. Somigliava un po’ a Carmelo, ma l’unica differenza era la gentilezza, cosa che quel tizio non sembrava lasciar trapelare dai suoi modi di fare.

«Forza, chi vuole sfidare il Macellaio di Neapovil?! Sono proprio curioso di sapere se qualcuno di voi sarà in grado di battermi!».

I presenti sembravano particolarmente restii a voler partecipare a questa sfida, di conseguenza nessuno volle farsi avanti. Molti di loro erano intenti a scambiarsi commenti ed opinioni sulla faccenda che, date le circostanze, era particolarmente surreale ed ironica.

Enevàn inizialmente non era affatto interessato alla vicenda, ma qualcosa iniziò a covare dentro di lui. Pareva stesse provando un’emozione di rabbia mista ad orgoglio, desiderosa di voler mettere un freno al fare stupido e narcisista di quel soggetto. Quindi, decise di farsi avanti.

«Io! Ti sfiderò io! Il mio nome è Enevàn!»;
«Tu? Ahahah, sei troppo magro per poter sperare di battermi ragazzo! Ti ridurrò in poltiglia!».

Enevàn, una volta giunto all’interno del cerchio, si tolse la giacca e la camicia, lasciando così il tronco scoperto. I due si misero l’uno di fronte all’altro ma il più lontani possibili, in modo tale da permettere all’incontro di cominciare. Un altro cittadino fece da arbitro, mentre i due iniziarono a studiarsi dalla distanza.

«Bene, siete tutti pronti? Voglio un incontro pulito senza colpi bassi. Cominciate!».

I due avversari si portarono abbastanza rapidamente al centro dello spazio a loro dedicato, e gli spettatori iniziarono a fare il tifo. Molti, fortunatamente, erano dalla parte del nostro Enevàn.

«Fagliela vedere a quel gradasso Enevàn!»;
«Rompigli il naso in nome del Partito!»;
«Enevàn non ha alcuna speranza Macellaio, fallo fuori!».

Una volta che i due furono il più vicino possibile, iniziarono ad essere tirati i primi pugni: Enevàn, grazie alla sua agilità, riuscì a schivarne alcuni ma altri, purtroppo, lo colpirono in pieno volto.

«Ahahah, lo dicevo io che non eri abbastanza forte per me! Ti sto riempiendo la faccia di pugni!».

Questa situazione continuò ad essere tale per i successivi dieci minuti dell’incontro, spezzati da delle pause gestite dall’arbitro che faceva così allontanare gli sfidanti per permettergli di rifocillarsi. Enevàn iniziava a sentire il peso dei colpi che aveva ricevuto.

L’incontro riprese. Il Macellaio di Neapovil continuava a riempire l’avversario di insulti e si divertiva a deridere le sue caratteristiche fisiche. Ad un certo punto, il Macellaio pronunciò questa frase:

«Mettiamo fine a questa pagliacciata!» e sferrò un pugno dritto sul naso del nostro Enevàn.

Cadde schiena a terra e rimase immobile per alcuni secondi. L’arbitro iniziò il conteggio, ma Enevàn si stava già rialzando, anche se con molte difficoltà ed una maschera di sangue che gli copriva il volto.

Prima di rimettersi completamente in piedi e di posare nuovamente gli occhi sul suo avversario iniziò a pensare ad una strategia per batterlo. Doveva essere scaltro e rapido se voleva soggiogarlo, dato che non era possibile sopraffarlo dal punto di vista fisico.

«Molto bene, cominciate!».

Un altro round era iniziato, e questa volta Enevàn fece sul serio.

«Vedo che hai la pelle dura ragazzo, prendi questo!».

E lo schivò.

«Prendi quest’altro!».

E lo schivò.

«Ma com’è possibile!?» il Macellaio era sorpreso.

A quel punto Enevàn raccolse tutte le sue energie e sfruttò al massimo la sua intelligenza e la sua agilità.

Sferrò una raffica di pugni verso il suo avversario con una rabbia ed un’energia mai viste prima. Alcuni di essi lo colpirono sul corpo e risultarono molto utili a confonderlo, ma la maggior parte lo raggiunsero al volto. Questa volta anche il Macellaio di Neapovil trovò pane per i suoi denti. La folla era entusiasta di come fosse cambiato l’incontro.

In un momento di brevissima pausa, il Macellaio pronunciò questa frase:

«Ma com’è possibile, io non-».

E non fece in tempo a finirla che ricevette un pugno destro dritto in faccia.

Il colpo lo stordì e lo fece cadere faccia a terra. Enevàn aveva vinto l’incontro.

La folla era in visibilio, e due dei festanti presero Enevàn sulle loro spalle per portarlo in trionfo lungo tutta la piazza. Volarono cappelli e petali e nel mentre la polizia portò via il Macellaio di Neapovil, accusato di istigazione alla violenza.

Enevàn venne anche avvicinato da un giornalista de Il Minatore, che volle sapere i segreti del suo trionfo. Era anche circondato da una fitta schiera di persone, soprattutto ragazze, che desideravano un suo autografo o semplicemente le sue attenzioni.

Una di esse scrisse il suo indirizzo su un pezzo di carta, e lo mise nella tasca della giacca di Enevàn. Gli disse: «Scrivimi!».

Enevàn era emozionato.

Finalmente ho avuto la possibilità di concludere e consecutivamente pubblicare questo nuovo racconto. Non è stato particolarmente facile raccontare l’incontro che ho fatto con @Idroogen, ma alla fine ce l’ho fatta!

Ora come ora però ho intenzione di prendermi una pausa dallo scrivere nuove storie, in quanto il destino del server sembra essere molto incerto, e di conseguenza non so bene come muovermi. I timori sono troppi, e grazie a questo racconto ho potuto includere tutte le formalità sviluppate fino ad ora (l’ottenimento di una casa, l’iscrizione al Partito, ecc.).

Grazie a tutti per aver letto le mie storie, ci risentiremo nelle prossime settimane :blush:

@Fioz

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Quando Idroogen incontra il player più forte del server, Idroogen è un uomo morto.

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GDR OFF

Enea senza te Thoramas sarebbe una base eremitica.

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Grande Enea! Spero di averti nella mia città nella prossima era

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