[GdR] Lotta senza quartiere - Parte 2

Una grande, grandissima, finestra di raffinato cristallo Spesiano si apriva su un ambiente vuoto.

Il pavimento si componeva di un'ordinata serie di lucide assi di legno scuro, di Pino dello Stretto probabilmente.

La stanza odorava di malta. I mattoni apparivano spigolosi ed estremamente raffinati, poco corrosi dal tempo com'erano.

Spartàc ammirava quasi divertito la vista spettacolare del cuore della città eterna.

"Siamo parecchio in alto, da qua si direbbe che potrei vedere Drackar." disse il Presidente sorridendo e fissando un punto non meglio precisato della piazza sottostante, dove sparuti gruppi di passanti attraversavano il ciottolato.

"Sigore il Demanio Pubblico è legge!" annunciò Dàg mentre congedava un funzionario.

Un lampo di soddisfazione passò per lo sguardo del Seldonovìc che portò le mani dietro la schiena e si voltò verso l'interno del grosso ambiente vuoto, futuro Ufficio Presidenziale.

"Il Salèg ha fatto commenti?"

"No, starà preparando un attacco. I Sottostimati sono nati perchè la terra era appaltata, ora non hanno ragione di esistere."

"Non hanno ragione di esistere e basta!" tuonò Spartàc in un impeto d'ira.

Il Presidente alzò poi lo sguardo ad ammirare l'altezza, letteralmente vertiginosa, della stanza, che si chiudeva giusto sotto il solaio maggiore dell'Edificio.

"Jervàl immagino stia temporeggiando anch'esso. Nemmeno una poltrona lo fa desistere, che persona poco incline al compromesso, è questa la gente che ci rovina." disse allora Spartàc stringendo i denti e serrando i pugni.

"Jervàl ci appoggerà, il vero problema è applicare il Decreto di Rientro, e farlo votare dalla Duma. Sarà boicottato da tutti meno che da artigiani, dipendenti statali e probabilmente piccoli commercianti non agricoli."

"Non lo voteranno."

Dàg fu colso alla sprovvista dall'affermazione.

"Non è una direttiva."

"Sarà una direttiva."

Il Seldonovìc prese a girare in tondo.

"Il tuo predecessore ha adoperato questo strumento, ma che dico nemmeno è definita in qualche statuto, non siamo un Sottosegretariato di sorta, i risultati si sono visti." disse Dàg togliendosi gli occhiali.

"Faremo rientrare tutto nello Stato d'Emergenza. Affermeremo con forza l'impellente bisogno di manodopera per l'Incastellamento e per avviare la macchina agricola del Demanio."

"L'emergenza è una forzatura, ed è in mano all'Assemblea Generale dell'Unione Modernista, non ai tesserati di BoP o a te."

"Ma è ancora attiva, perchè quel piano tiene in vita la nostra Repubblica Dàg."

"Le alternative ci sono."

"No!" urlò Spartàc.

"No... non ci sono alternative, o si continua su questa strada e si porta a compimento con serietà e perseveranza questo piano o possiamo pure dire addio allo Zèrmain."

Il Presidente si incupì di colpo, poi prese a camminare verso l'uscita, a grandi falciate.

"Prepara il testo, in una settimana lo voglio alla Duma nazionale."

Nikita andava di corsa verso la Meraviglia, doveva assolutamente guardare delle carte riguardanti riforme che avrebbe presentato alla successiva Assemblea Modernista, la prima che si sarebbe tenuta a Fòrgon BoPville, nella nuova Duma.

La borsa si stava progressivamente squagliando, graffette e cavalieri ogni tanto uscivano dall'enorme tascone che conteneva la cancelleria, compresa l'antica penna di suo nonno Ivan, che portava sempre con sé.

La sua casa si affacciava sul grande canale che divideva nella città la Cittadella dalla cosiddetta "Zona Ruralizzata", le aree che Spartàc aveva stabilito per riportare l'ordine e la stabilità nella provincia. Il canale aveva ancora gli stessi ponti originali costruiti da Francesca Lidia e dal suo governo: essi erano una delle poche cose che erano rimaste invariate dopo la caduta della Famiglia Lidia al governo di BoPville.

Pulcianov era la seconda persona più bersagliata dai Sottostimati, in quanto egli era stato proprio colui che aveva progettato e messo personalmente ai voti la creazione dello Stato di Emergenza, approvata all'unanimità dall'Assemblea di Thorvil, la capitale dell'Unione. Sempre lo prendevano di mira, la paura in lui cresceva girando solo tra gli immensi stradoni per arrivare in piazza Francesca Lidia. Più di una volta aveva sentito:"Ehi, brutto *Kata ti vede*!", solitamente urlato da Sottostimati o poveracci che si giravano i pollici nelle piazze o al mercato, in cerca di un umile obolo, che normalmente non ricevevano.

Entrando nella Meraviglia subito la sua segretaria era pronta ad accompagnarlo nell'Ufficio. Lui consegnava la giacca, lei consegnava il pacco di roba da esaminare e, nella maggior parte dei casi, buttare nel cestino dello studio.

Proprio mentre entrava stava uscendo il Presidente Resolàn, il quale lo salutò, nella sua solita maniera da fuggitivo.

"Ciao Pulcianov!"

"Ciao, ciao"

Passata la sera, uscì per tornare a casa tranquillo. "Ciao a tutti, buona notte!", così salutava i custodi e gli amici della Meraviglia.

Passò nelle stradine per arrivare alla sua casa in modo piuttosto tranquillo, la serata era molto calma e questa volta non c'erano state proteste di Sottostimati, che solitamente facevano soltanto confusione per le strade con proteste.

Tempo di attraversare il ponticello e...splash.

"Il Sottosegretario ora fa acqua da tutte le parti". Dopo avere udito ciò, una risata di sei o sette persone si sentì in "Via dell'eternità".

"Brutti bastardi di sottostimati, siate maledetti!" urlò Pulcianov, dopo essersi appoggiato alla balaustra.

"Coraggio Sottosegretario, vai a farti aiutare dai tuoi amichetti, coraggio"

"*Kata ti vede*, la spalla!" egli infatti soffriva di scogliosi, e quella situazione non aiutava certamente la cura che gli era stata prescritta.

I Sottostimati, una volta essersi girati per scappare, presero un grosso spavento. Pulcianov udì soltanto un insolito "Buonasera" da parte di una voce roca e forte.

"CAVOLO, SCAPPIAMO!"

Pochi secondi dopo, il rumore di una serie di scocchi di frecce fu udita dal Sottosegretario, il quale ancora non riusciva a realizzare ciò che stesse succedendo. Una volta rialzato, tutto fu capito.

"Signor Pulcianov, sono il marescialle Jekkelof, della Polizia Gialla. Gli abbiamo tirato dei dardi stordenti, volevano ucciderla"

"Per Thor, grazie infinite". Nel frattempo gli altri poliziotti li ammanettavano e li caricavano su un moderno carro della PG.