[GDR] Mike Sputacchio


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Nascere in una famiglia di mercanti sul continente del Drago Ruggente
significa avere sempre cibo sulla propria tavola.
Questo Ă© il mio caso. Bella vita, vero? Beh, dipende dai punti di
vista…

Mi sono dovuto sposare all’età di 17 anni per conto dell’unione tra le
famiglie Harvey e Collins, lei Ă© bellissima e altrettanto lo Ă© nostra
figlia Jessica. Purtroppo non ne ero innamorato, ma sposai Viola a causa
della mancata facoltĂ  di scelta.
Ero invece innamorato di Gemma Esposito. Aveva qualche anno piĂą di me,
però era una donna incredibilmente affascinante. Nelle rare notti che
non passavo a casa con mia moglie passavo intere mezz’ore con Gemma ad
ammirare la luna. Finché una sera abbracciandola notai le lacrime sul
suo viso.

Gemma: << … >>
Mike: << Che hai, Gemma? >>
Gemma: << Luciano… >>
Mike: <<Tuo marito? >>
Gemma: << Ha scoperto di noi due… >>
Mike: << …ed ora? >>

Mi disse di scappare, andare molto lontano dove Luciano non avrebbe potuto trovarmi. Che altrimenti egli avrebbe sicuramente sfruttato la sua posizione politica per farmela pagare cara, e da quanto Gemma stesse piangendo capii che era intenzionato a fare sul serio.


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Il giorno seguente, di ritorno dal mio magazzino, venni bruscamente strattonato in un vicolo buio e subito sentii un freddo oggetto metallico poggiarmi sulla gola. Ero diperato. Non sapevo che fare. Ma non potevo gridare. Avevo la certezza che quella lama si sarebbe bruscamente mossa se io avessi invocato aiuto.

Aggressore: << Zitto o ti taglio la gola. So che sei un nobile mercante. Svuota le tasche se ci tieni ad esserlo anche domani.>>
Mike: << D’accordo, ti dò tutto ciò che porto con me… Ma ti prego non uccidermi! Non mi vedrò più con Gemma, lo giuro!!>>
Aggressore: <<Gemma?? Hai pure dei gioielli?? Stasera si mangia da re! Forza, piĂą svelto!!!>>

In quel momento mi venne da sorridere.
Ma altrettanto non fu nelle ore seguenti. Avevo perso tutto ciò che avevo raccolto per preparare la fuga. Dovetti ovviamente mentire a mia moglie sull’intera vicenda che ha portato alla rapina, ma non riuscii ad evitare frequenti liti.
Ormai vagavo disperato per Amestris alla ricerca di una soluzione. Solo quando la mia presenza era esterna alla mia dimora c’era abbastanza silenzio da permettermi di ragionare.
Aggirandomi nei pressi del porto lo notai. Era lui. Il losco individuo che mi aveva rapinato. Fra curiosità e rimorso decisi di seguirlo nascosto tra la folla. Lo pedinai fino a che non salì su una nave, un grosso e sfarzoso vascello.
Dovevo trovare il modo di salire a bordo e riprendermi ciò che era mio, non accettavo la perdita di tutti quei beni, ma di certo non potevo affidarmi alle autorità poiché esse erano controllate dal marito di Gemma. Allo stesso tempo, però, non mi conveniva tentare il colpo vestito da mercante, ma dovetti andare ad acquistare dei vestiti da comune colono.
Cercai gli indumenti in un modo un po’ insolito: chiesi ad un passante di spogliarsi velocemente in cambio di denaro, ma fui frainteso e mi diede un pugno dritto sul naso. Prima che se ne andasse, ancora dolorante, mi scusai del fraintendimento e gli dissi che gli avrei dato in cambio anche i miei vestiti, insistendo sull’urgenza. L’uomo, pur non capendo che stesse succedendo, accettò. Evidentemente non gli interessava la ragione, ma vedersi piombare addosso tanta ricchezza gli fece comodo.
La nave era sentinellata su ogni lato. Sembrava impossibile accedervi. Notai, però, che la guardia che controllava il ponte di salita sulla nave era distratta. Stava chiacchierando con un mercante dando le spalle al vascello. Sfruttai esattamente quest’occasione per salire.
Una volta a bordo, però, sentii un uomo gridare.

Marinaio: <<Uomini, a bordo!! Si salpa!! >>

Vidi una massa di circa trenta uomini arrivare in direzione della nave, cantando. Dovetti scegliere: o mi nascondevo oppure mi sarei dovuto far vedere rischiando chissà quale punizione. Mi precipitai dietro ad un ammasso di reti da pesca, mettendomene qualcuna sopra, per coprirmi. In quel momento non mi preoccupai delle conseguenze, poichè mi trovavo in uno stato di panico totale. Ci pensai invece quando sentii che la nave emetteva un leggero dondolìo: ero in mare. In mare su una nave la cui destinazione mi era ignota, e altrettanto l’equipaggio che la popolava, ma non mi sembravano di certo delle brave persone dai discorsi che sentivo.
Ad un certo punto, purtroppo, il mio stomaco non seppe contenersi. L’ansia unita al pranzo ed anche al movimento della nave mi fecero un brutto scherzo…

Marinaio: << Hey uomini! Guardate che abbiamo qua! Qualcuno ha deciso di farci visita! >>
Mike: << … >>
Marinaio: << Forza, alzati, se non vuoi che ti alzi io!! >>

Era lui. Il tizio che mi aveva derubato. Non ci potevo credere.
E fu in quel momento, mentre uscivo dal mio nascondiglio con le mani in alto che vidi la bandiera nera issata sull’albero maestro. Non era un equipaggio qualsiasi, ma di pirati! Iniziavo a dubitare sul mio ritorno a casa, ero abbastanza certo mi volessero gettare in pasto alle onde. Quel pirata mi portò dal capitano, nella sua cabina…

Pirata: << Capitano, abbiamo un infiltrato. Cosa ne facciamo? lo uccidiamo? >>
Capitano: << !! , ? >>
Pirata: << Vorrebbe sapere il tuo nome, infiltrato. >>
Mike: << …Mi chiamo Mike. Mike Harvey. Che mi farete?? Mi ucciderete?? >>
Pirata: << Capitano? >>
Capitano: << X. + / @ >>
Pirata << Se non vuoi morire ci farai da mozzo, ed inizierai pulendo lo schifo che hai rigurgitato fra le reti da pesca.>>

Tossii forte, e non riuscii a trattenermi dallo sputare il catarro che avevo in gola.

Mike: << Mi scusi… pulisco subito… >>
Pirata: << Benvenuto sulla Cipolla dei Mari… Io sono Roger il nero e d’ora in poi tu sarai Mike Sputacchio. >>

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