[GDR] Missione della Brigata Medica verso Koras

“Loro hanno udito e hanno creduto le parole di una sua umile serva, donna come loro”.

6 Dakbris, Falam 83
In quel giorno la nave, o quel che ne rimaneva, della Brigata Medica approdò sull’Isola dell’Uomo Libero dopo un naufragio.
Furono salvati da coloro che necessitavano salvezza, presto udirono e credettero al messaggio dell’Amore Perfetto.
Koras accoglie Uhaya Sakai e la sua missione per i poveri, gli indifesi e chi è timoroso del Segreto.
I soldati si inginocchiarono a una semplice donna, mormorando il nome e solo il nome di San Enkuud.
Pace in terra a chi vive costruendo la Niuop Terrena.

Parte Narrativa

Sonetès stava preparando i pacchi di medicinali da spedire da Cor, dove si era stabilita la base della Brigata Medica, alle tre città impegnate negli scontri.
Uhaya la aiutava, nonostante fosse più grande di lei e capitana della Brigata sembrava meno esperta a maneggiare quei pacchi rispetto alla sua assistente.
“Signorine” disse un uomo baffuto entrando nella loro base, aprendo la porta come se fosse a casa sua.
“Fratello Masfol” disse Sonetès abbracciandolo, non lo vedeva da molto.
“La spedizione a Vilidium è andata a buon fine, i famigliari dei soldati portano i loro omaggi alla signorina Sakai”.
Il cibo consegnato alla città era modesto, ma almeno avrebbe sfamato per una settimana i contadini. Ne erano tutti molto orgogliosi.
“A Gothlan ci hanno scacciato, ma prima di andarcene siamo riusciti a consegnare qualche pacco di farina, non basteranno per molto ma è già qualcosa” disse Sonetès al baffuto.
“Quindi Magis non vuole la carità di Enkuud? Mi dispiace per loro”.
“Dice che riesce a cavarsela da solo, sa sfamare i suoi cittadini”.
“Non è questione di sfamare, è una guerra. Scommetto ci sia lo zampino degli uhleisti”.
“Ovunque andiamo ci scacciano, già all’Avamposto mi avevano dato della prostituta…” disse Uhaya posando un grosso scatolone, ricordava l’episodio che la rese al servizio del Monastero.
“Nephèlai ha dato il benestare a Koras per sottomettere le due città, tutti vogliono una guerra” disse il baffutto accendendosi la pipa.
“Ci manca solo un’altra città da aiutare… le donazioni sono scarse, non riusciremo a aiutare pure loro” esclamò con un filo di disperazione e sconforto l’aliena.
“Quanto manca per gli scatoloni indirizzati a Koras?”disse il baffuto.
“Sembra se la cavino bene, dopotutto avranno fatto scorte di cibo per prepararsi alla guerra. Il viaggio sarà più lungo del previsto: ci toccherà arrivare alle isole di Mezzo e navigare a Nord fino all’Isola dell’Uomo Libero”.
Uhaya stava lavorando ormai giorno e notte, la divisa della Brigata era diventata per lei sia abito da lavoro che vestaglia da notte.
Aveva preso come missione vitale l’idea di riscattare il suo peccato, la noia ormai non si impadroniva più di lei e sapeva che quella curiosità per la fede stava iniziando a diventare una passione.
Vedeva negli occhi delle persone che aiutava la speranza che dava la fede, speranza che le mancava nella sua dimensione.
Quando partirono da Cor alle Isole di Mezzo presero in affitto una piccola imbarcazione, battente nessuna bandiera. Il viaggio non fu pesantissimo e venne benedetto da piccoli atti di fortuna che Uhaya pensava fossero opera di qualcosa di più grande.
Il mare era calmo quando arrivarono, come lo era stato per il resto del viaggio.
Le Isole servivano da porto sicuro per tutte le genti che provenivano da Cor, Toreke e Altopote. Era un villaggio di pescatori di origine sendaiana, si riconoscevano per la pelle abbronzata e per gli occhi a mandorla. Nonché per i loro caratteristici abiti di seta, molto pregiati.
Qui la Brigata, composta dai tre più una manciata di infermiere riposò e comprò del pesce per il viaggio, facendo anche delle manutenzioni alla imbarcazione.
Con pochi zenar, e l’aiuto di un fedele trovato casualmente alle isole, cucirono la sagoma di una Pozione di Cura e le parole denai: “Parla, Dirigi, Regna” (Dèna, Màla, Jèna) sulle vele della barca.
Vedendole gonfie al vento ora tutti avrebbero saputo dell’arrivo della Brigata Medica.
Il viaggio verso Koras fu invece il contrario del precedente:
La nave iniziò a imbarcare acqua, la manutenzione alle Isole di Mezzo non era stata svolta con cura ed era stata molto frettolosa per permettere a Uhaya di ripartire dopo poco tempo.
Il cibo, a contatto con l’acqua, si deteriorò e scoprirono della muffa e dei buchi sullo scafo solo dopo due giorni dalla partenza.
Arrivò una tempesta la terza notte, un fulmine abbatté l’albero maestro e, complice l’oscurità, persero la rotta.
Il suono del legno che si spezzava fu quello che svegliò Uhaya quella notte: stavano naufragando.
Prima ancora di aprire gli occhi si trovò con l’acqua alle ginocchia, Sonetès urlava qualcosa e pregava.
Svenne quando la nave si infranse contro gli scogli.
Si svegliò verso l’alba e ricevette un ennesimo segno:
L’unica cosa a salvarsi della nave fu furono le vele, intatte e appoggiate sulla spiaggia.
Vedendo le parole ancora leggibili per la prima volta Uhaya si inginocchiò e rese grazia.
Non sapeva a chi rivolgere le sue parole, ma ben presto nella sua mente vide una luce, come lingue di fuoco.
Si spaventò, ma presto capì che quello era un segno di quel Qualcosa che ormai continuava a donarle fortune.
Lei e la Brigata vagarono nella giungla dell’Isola dell’Uomo Libero per ore, finendo il poco cibo e perdendo la rotta varie volte.
Sonetès pensò fosse la fine e iniziò a inginocchiarsi e pregare, ma Uhaya la fermò:
“Conserva le tue energie, sorella, forse riusciremo a trovare soccorso!” esclamò.
Salì quindi su un albero e issò le vele della nave come una specie di bandiera, legandole a due palme con stracci dei suoi vestiti.
“Non vedo nessuno all’orizzonte, la bussola è sbagliata!” urlò Masfol buttandola a terra.
Passarono così due notti, alcuni in preghiera, alcuni cercando del cibo in quell’isola ma inutilmente.
Furono infine presi dalla disperazione, due infermiere scapparono nella giungla e non furono più viste.
Uhaya cercò di appellarsi quanto potette al suo ottimismo e a quel Qualcosa, ma la speranza stava velocemente sparendo lasciando spazio all’irrazionalità.
Giunsero alla terza notte.
“Sto per morire” pensò Uhaya “Ormai nulla ha più senso: sto vagando per la giungla da giorni senza cibo e affidandomi solo a questo ipotetico Segreto, moriremo…”.
Sonetès e li altri stavano già dormendo, lei vagò fino sopra una collinetta, lontana dal loro accampamento.
Da lontano poteva scorgere le vele della barca, erano lacere e stavano per cadere.
Eppure erano state la loro speranza fino a quel momento.
Si accasciò senza forze tra due meloni, grandi all’incirca un metro ciascuno e svenne per la fame.
“Eccola…”esclamò qualcuno, con un accento molto strano.
Fu un attimo e si trovò zuppa d’acqua.
La riconobbe subito: era acqua benedetta, si sentì momentaneamente guarita dalla fame che la attanagliava da giorni.
Aprì gli occhi in un istante.
Un soldato di Koras la guardava sorridendo.
Quel Qualcosa non l’aveva lasciata sola.
“È lei la signorina Sakai della Brigata Medica? Benvenuta a Koras”.

Linee Guida

Ieri, o forse l’altro, comunque in questi giorni arrivai a consegnare come a quasi tutte le città del cibo e a intrattenere ambascerie varie o anche semplicemente a cazzeggiare.
Visto che la nottata fu molto divertente ho deciso di renderla una effettiva missione degna di nota della Brigata.
Possono ovviamente rispondere sia con un testo “da ambasciata” sia, e sinceramente lo gradirei molto, con un testo narrativo riprendendo il mio.
La città è ovviamente al corrente di quello che è successo in game, giocatevela un po’ con la fantasia!

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<< Oof… Basta ragazzi, per oggi chiudiamo tutto e rientriamo! Ottimo lavoro! >>
Seguirono delle picche alzate e qualche applauso, oltre che urla di soddisfazione e qualche sospiro di sollievo.
Era stata una giornata come tante (o almeno lo era stato fin’ora) a Koras e con un gruppo di ragazzi stavamo recuperando i minerali venuti allo scoperto durante lo scavo dell’ultimo canale per reindirizzare le acque.
Scendemmo all’alba e constatammo una volta risaliti che era quasi il crepuscolo.
<< Il tempo vola quando ci si diverte… Ragazzi, domani stessa ora! Dovremmo riuscire a chiudere in mezza giornata, dopodiché offro pranzo io, trattamento speciale alla Endù Skesanèn! >>
Furono entusiasti all’idea che se avessero potuto si sarebbero messi di nuovo a scavare per andare alla taverna poi.
<< No vabbè fra, domani ci si spacca! >> Disse un ragazzo appena diciottenne.
<< Grazie Ur! Buona serata! >> Mi disse Frankòs, un uomo sulla quarantina, gran lavoratore e splendida persona; una stretta di mano e si voltò correndo incontro a sua moglie che era arrivata al canale con la figlia neonata per fargli una sorpresa.
<< Buona serata a voi, a domani! >> Brevi saluti e ognuno se ne tornò a casa.

Sulla strada del ritorno decisi di fermarmi a porgere un saluto ai soldati in guardia al confine sud, che proteggevano costantemente i contadini ed i campi coltivati dai pericoli che si nascondevano nella jungla.
Non avevo alcun motivo per fare tutto il giro della cittadina, forse un cambiamento nell’aria, o forse un piccolo guizzo di luce che credevo di aver adocchiato, girando tra i vicoli cittadini… Poteva essere benissimo una lampada, ma ormai ero lì…
Arrivato alla postazione di guardia però mi ricredetti, perché le guardie si stavano mobilitando: chi correva per raccattare cibo e acqua; chi ammucchiava armi per i soldati visibilmente appisolati che dal quartiere portuale arrivavano a gruppetti di tre, e un paio di messaggeri che stavano facendo da staffetta coi pian alti.
<< Che succede qui? Chi è a comando? >> Chiesi a uno dei messaggeri.
<< Sono io Ur. >> La guardia venne interrotta da una voce familiare alle mie spalle. << Markòs, il mio rapporto! >> Disse il Generale Gaius Volturia Corvus, il ragazzo porse il rotolo a “Capo” (questo il suo nomignolo) e tornò in posizione con tutti gli altri soldati ormai pronti.
<< Che succede Capo? Non sembra un’esercitazione, tanto meno un attacco. >> Chiesi
<< Sono state rinvenute delle assi di legno sulla costa, con pacchi di viveri ammuffiti e tutti gli optional. Non è legno di palma, è pensiero mio e anche di Defale’ Fapporux che sia successo qualcosa di grave a qualche nave straniera che girava nei paraggi. Dai suoi uffici mi ha risposto di indagare in nome del Re sull’accaduto. >>
<< Mi unisco a voi. >> Dissi. Lui, meno serio di un secondo prima:
<< Chiaro che sì! HAH! Uomini in marcia! Direzione Sud-Est! >>

Un paio di ore dopo…

<< Fermi! Luce, più luce qua! >> Ruggì Capo, fermando il manipolo di soldati, una cinquantina in totale.
Stavamo in fronte alla spedizione quando i suoi occhi da falco notarono qualcosa.
Feci cenno alle prime guardie di avvicinarsi con le torce e aiutarmi, e trovammo i corpi esanimi di due donne.
<< Non perdi un colpo… >> Farfugliai rivolto all’amico, poi continuando: << Due donne, giovani, visibilmente provate. Segni di lacerazioni e morsi. Sono chiaramente state le bestie della foresta ma devono aver subito la fame. Le tuniche hanno un non so che di familiare… Erano forse medici? >>
<< Brigata Medica. >> Assentì Capo.
Anche a Koras era giunta voce di questo gruppo di monaci e volontari della pace, erano di ispirazione per tutto il Piano.
<< Saranno passati almeno 3 giorni dal naufragio, se ci sono ancora sopravvissuti dobbiamo fare in fretta. >> E trovai conferma in Capo, il quale prese un corno e fischiò una, singola, lunga nota.
Poco dopo atterrò in uno spiazzo poco lontano il suo fidato drago che stava controllando la zona dall’alto.
<< Anche se buio lui vede cose che noi non possiamo. Guidali te Ur! Se trovi qualcosa tira un fischio, farò lo stesso! >> E detto ciò, saltò in groppa alla mastodontica bestia e si alzò in volo.
<< Avanti! >>

Poco dopo…

Trovammo una bandiera, anzi no, le vele di una nave legate alla meglio a due palme… V’era raffigurata una pozione di vita e delle scritte in denai: Dèna, Màla, Jèna.
<< Questa è la conferma che fossero della Brigata Medica! Capo! >> E fischiai sul mio corno per chiamare Capo e riferirgli quando un forte giramento mi assalì, mettendomi in ginocchio.
<< Argh… Ma cosa…? >>
Intontito, confuso.
Una luce apparve improvvisamente nella notte, e si muoveva, e si affievoliva. Non era lontana.
Un presagio…
I soldati più vicini, preoccupati, si erano avvicinati a soccorrermi.
Rialzatomi, il dolore che pian piano svaniva, chiesi alle guardie se lo vedessero anche loro, ma trovai solo sguardi confusi.
Capo ed il suo drago stavano per atterrare quando gli urlai a gran voce:
<< E’ lassù Capo! Su quella collina e credo sia grave! >> Indicando con la mano alla meglio che potevo.
Capo non esitò, la creatura non fece in tempo a mettere le zampe a terra che spiccarono di corsa nella direzione indicatigli.
<< Uomini di Koras, andiamo! >>
I due arrivarono con due falcate di ali sul luogo indicatogli ed eccola, alla luce della luna, una sagoma umanoide a terra tra due meloni.
Ad un paio di metri da terra Capo saltò giù e s’avvicinò di fretta per scoprire che era una donna dai tratti molto particolari, oseremmo dire unici, ma sopratutto che era ancora viva!

Citazione
“Eccola…”esclamò qualcuno, con un accento molto strano.
Fu un attimo e si trovò zuppa d’acqua.
La riconobbe subito: era acqua benedetta, si sentì momentaneamente guarita dalla fame che la attanagliava da giorni.
Aprì gli occhi in un istante.
Un soldato di Koras la guardava sorridendo.
Quel Qualcosa non l’aveva lasciata sola.
“È lei la signorina Sakai della Brigata Medica? Benvenuta a Koras”.

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Uhaya non credeva ai miracoli, attribuiva un senso di fortuna agli eventi così propizi che le stavano capitando.
Ma quando quel soldato, che agli occhi dell’aliena sarebbe dovuto essere un semplice colpo di fortuna, posò il suo sguardo sui suoi occhi vide qualcosa.
Quel Qualcosa che Sonetès e i monaci adoravano.
La faccia di Gaius per un attimo le sembrò quella delle icone che erano appese al Monastero e fonte di insegnamento per tutti i fedeli.
Vi era tutto: barba folta, occhi profondi e una grande corona di raggi di luce e fuoco sopra la testa.
Con un semplice sbattere delle palpebre in un attimo quella faccia tornò quella del comandante di Koras, con grande stupore della ragazza.
“Ho visto qualcun’altro” disse flebile la signorina prima di cadere di nuovo, ma venne presto rinvigorita da una seconda secchiata d’acqua benedetta.
“Non si sforzi, tenga, questo le ridarà le forze” disse porgendole un alimento di cibo a lei famigliare.
“Ah… pure qua avete la pizza?”.
“È diffusa su tutto il piano”.
“Si ma anche nel mio universo l’abbiamo…”.
Capo fu piuttosto sorpreso da quelle parole, ma le attribuì alla fame.
Quando si ebbe notizia dell’arrivo della signorina Sakai la città era già sveglia avendo sentito tutto il frastuono dei soldati e dei corni delle pattuglie.
Masfol stava ringraziando e benedicendo i soldati della pattuglia, che, lusingati, rispondevano con semplici frasi di circostanza. Sonetès invece era in panico non avendo cibo da consegnare alla popolazione che accorreva.
“Ci scusiamo a nome della Brigata ma non abbiamo cibo!” urlava la ragazzina cercando in qualche modo di contenere le genti venute a salutarli.
Uhaya rimaneva in silenzio, ormai sentiva di essere al centro di qualcosa di più grande di lei.
Ur le si avvicinò, porgendole le vele della barca.
“Le abbiamo trovate al vostro accampamento, penso vi appartengano” disse formalmente il soldato sorridendole.
La ragazza annuì, era evidentemente a disagio.
“Signorina, c’è qualcosa che non va?”.
“Abbiamo fatto troppo, grazie di tutto, ma forse è il momento di tornare a Cor”.
Fece per andarsene, ma Ur la trattenne per un braccio.
“Io ho visto qualcosa, una luce nella giungla”.
La ragazza spalancò gli occhi, la sua mente vagò tra ipotesi e teorie scientifiche.
Ma in quel momento ne scienza, ne alchimia, ne magia sapevano porre una risposta al suo dilemma.
“Ho visto Enkuud” mormorò la ragazza con gli occhi spalancati.
Ur, con sguardo deciso, decise di allontanarsi e parlarne a Capo.
“Generale, potrebbe esserci di più sotto”.
Il Capo stava ancora intrattenendosi con Masfol e rispose goliardicamente:
“Sono spie di Vilidium?” e fece una fragorosa risata, “Rilassati Ur, non c’è nulla da temere”.
“Non intendevo quello, la ragazza… ha delle visioni, dice di aver visto San Enkuud”.
Il Generale rimase in silenzio un momento.
“L’ha detto pure a te?” mormorò.
“Si, ma c’è sotto qualcos’altro: nella giungla, prima del suo ritrovamento, vicino al suo corpo vi era una luce come lingue di fuoco”.
“Lingue… di fuoco?”.
“Come il simbolo del Monastero”.
“Sicuro non fosse un drago?”.
“Ne sono sicurissimo, era un cerchio di fuoco che volava e si affievoliva vicino al corpo della ragazza”.
Capo camminò verso la ragazza.
“Cosa ti porta realmente qui? Parla” disse con tono deciso il generale.
“Devo espirare i miei peccati, devo aiutare nel nome del Segreto” disse Uhaya quasi meccanicamente, era ancora scossa.
“E non ti basta la preghiera? Devi allarmare tutto il piano?”.
“Non… volevo”.
Ur interruppe la discussione, non voleva che la ragazza finisse nei guai con Koras.
“Quante volte i Superni sono apparsi all’uomo e da quanto non si fanno più sentire? Lei ha visto qualcosa e una luce la cingeva nella notte, io ci vedo solo un intervento di qualcuno più forte di Koras, Gothlan e di tutto il Piano”.
Capo annuì, riconosceva nei Superni il loro ruolo di direttori dei Piani e ne aveva il timore.
Ma pensò che se mai avessero scelto Koras ciò poteva solo testimoniare come la futura guerra sarebbe stata in loro favore.
“Se hai visto veramente Enkuud…” disse Capo, sguainando la spada “Giuralo sulla punta della lama, come giurano i soldati del Re prima della battaglia”.
Non si sa per quale motivo Uhaya fece quel gesto, ma fu lo stesso impartito dal monaco più anziano dopo la preghiera quando fu iniziata al monastero.
Quel segno con cui il Segreto intercedendo per il fedele benediceva qualcosa.
Una semplice linea dalla base alla fine della punta di quella spada lunga.
Ur spalancò gli occhi, la ragazza non credette ai suoi occhi.
La spada si illuminò.
Subito entrambi si inginocchiarono alla ragazza, un piccolo gruppo di cittadini accorse vedendo la spada illuminarsi e anche loro fecero lo stesso.
Sonetès iniziò a pregare, con le lacrime agli occhi, in tutta la sua breve vita non aveva mai visto nulla del genere.
“Chiamate il Re e il ministro Tywin, fate in fretta”.

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OT

Domani rispondo al gdr, in sti giorni era un sacco impegnato

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OT

Ho scritto con molto ritardo una risposta a Ur, anche perchè io ero piuttosto occupato

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Questa missiva viene spedita in tutte le città del piano.

Per ordine del Priore del Monastero di San Enkuud:
Considerando gli sviluppi internazionali, la pericolosità dell’opera di volontariato intrapresa, l’Ordine decreta l’immediato rientro in territorio del Monastero della “Brigata”. Inoltre la signorina Uhaya (@Fujiwara) è chiamata al cospetto del Capitolo con effetto immediato.

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