[GDR ON] Cronache di Skerak - Verso la Libertà!

Questo topic funge da raccolta di gdr e racconti della nostra amata Skerak e del manipolo di pirati che la abitano. Inizio riportando il gdr della nascita di Skerak. Qui potete postare i vostri racconti, leggende e aneddoti. :)

La fuga - parte 1

Ambientazione: Spes

Anno: 2801 d.F.

Protagonisti: Esteban Requiem, Josutòr Digres (detto Tre lenti)

Tema: La fuga da Spes

La strada era buia, più nera dell’inchiostro di uno squid pescato in inverno. Una coltre di nubi dense aveva cancellato anche il fioco chiarore delle nascente luna nuova.
“Perfetto” pensò tra se Tre lenti, subito dopo, in un sussurro, disse perentorio:
“Jamo! È ju momento justo.”
Cinque ombre, invisibili fino ad allora si mossero senza un rumore, sfilando rapide lungo i bordi degli edifici, in un niente attraversarono il centro di Spes, e giunsero nei pressi della Torre dei condannati. Davanti alla porta due sentinelle parlottavano riscaldate dal fuoco che ardeva nel braciere.
Ad un cenno di Josutòr, Drake e Maruk si mossero all’unisono portandosi alle spalle delle guardie, solo per un istante il bagliore riflesso della fiamma si specchiò sulla lunga lama, subito dopo il rosso cupo del sangue la nascose di nuovo alla vista…e a terra sgozzati giacevano due corpi immobili. Pochi furtivi movimenti ed erano i due pirati a montare la guardia accanto al braciere.
Alle loro spalle veloci, Tre lenti, Jack Faz e Finner, stavano aprendo la pesante porta con le chiavi appena sottratte ai due sventurati. All’interno le torce illuminavano il corridoio che portava alla scala delle segrete, la sentinella dormiva ronfando con la testa poggiata sul tavolo… Jack disse con un ghigno:
eh, eh, il mio vinello da un sonno pesante…”.
“Prendi i chiavi di Esteban!.. e chudi la vocca, ca’ pari na murena” gli rispose irritato Delta.
Pochi minuti dopo Esteban, era libero.

*GDR di Digre

La fuga - parte 2

Ambientazione: Spes

Anno: 2801 d.F.

Protagonisti: Esteban Requiem, Drake “Tèr” Vesan Tòrul.

Tema: Fuga da Spes e fondazione della repubblica pirata

Guardavo lo squallore in cui ero finito, io Esteban Rekuvem costretto a passare il resto della mia vita in una prigione, perché io?… da quando cercare di soffocare una viscida serpe è reato?! Questo mondo proprio non lo capisco, aggiunsi un altro graffio alla parete preparandomi a concludere un’altra squallida giornata. Lo straziante suono delle catene non mi faceva dormire, non saprei se definirlo meglio o peggio dei troppi lamenti di questi quattro scellerati, che non aspettano altro che andare alla forca. A volte il sole con il buon tempo riusciva ad illuminarmi la cella per almeno un ora.La fame si faceva sentire ogni giorno di più, il rancio era lì per terra, in una ciotola come se fossi stato lurido cane qualsiasi, se non avesse avuto sapore sarebbe stato più semplice da ingoiare questa sbobba, in tutti quei giorni che sono stato qua non ho mai capito quale fosse il suo contenuto; era una brodaglia di un rossastro spento la cui consistenza viscida e molle, mi ricordava molto la papaia e il pane ammuffito, mi costrinsi a mangiare nonostante tutto.

La notte era lunga e senza lo stomaco pieno è anche peggio,cercai di dormire un po in quello che doveva essere il mio letto di paglia marcia spesso condiviso con i miei escrementi. Ma il vociare di alcune persone non molto distante frantumò il mio “riposo”. Mi sollevai a fatica facendo forza sulle braccia e afferrandomi poi alle fredde sbarre issandomi su, cercando di capire cosa stesse succedendo la fuori. L’oscurità del luogo non mi aiutava, riuscivo solo a intravedere alcune ombre che si muovevano agitatamente. Scesi dalle sbarre e mi voltai verso la grata del cancello e lì un sorriso mi accolse era Drake “Tèr” Vesan Tòrul.

Mi strinsi il mantello nero fatto di stracci, il vento aveva rireso a soffiare sibillando nella notte. Per fortuna la luna si stava occultando dalle nuvole; erano rigonfie d’acqua, ma per molti erano le future lacrime per il capitano. Aspettavamo di vederli ritornare da un momento all’altro. Gregorio stupidamente aveva attirato l’attenzione su di se, da parte di due guardie che pattugliavano il piccolo porto di Spes, per lo più si occupavano di controllare i pescatori che partivano niente di più niente di meno.Ma quell’idiota si era messo a parlare con una prostituta delle sue avventure e di quanti marinai avesse ucciso. <<pss, stecco ciapa ju spillo e viè com mì>> ci dirigemmo verso Gregorio tenendo il capo abbassato e ben nascosto dal cappuccio, aspettavamo che le guardie gli arrivassero vicino prima di superarle. La mossa fu fulminea ci girammo di scatto e afferrammo la bocca delle due guardie, la pelle era morbida e ben rasata al tatto. Piantammo velocemente il coltello nelle gole dei due poveri malcapitati senza tanti giri di parole,la prostituta con gli occhi sbarrati, il mento gli tremolava vistosamente si stava riprendendo velocemente dallo shoock iniziale… stava per urlare. Lo stecco gli puntò il coltello in faccia << ficagnola, se mi fosse in tu nin bercerei. o ti frego ju spillo n’gann>> la donna sbrigò a tapparsi la bocca con le mani strozzando un urlo dentro di se.
nel preciso istante gregorio passò il coltello da parte a parte anche alla prostituta, arricchendola di un profondo sorriso come si vantava di solito. Lo guardamò furiosi negli occhi mentre si puliva il coltello sui vestiti della tipa, feci cenno allo stecco di non preoccuparsi e a Gregorio di aiutarmi con i corpi buttandoli in mare.
Era talmente grasso che faticava a piegarsi, le mani piccole con le dita tozze e la folta barba che gli copriva tutto il mento sempre unto e sudato, abbozzai un sorriso pensando che forse la prostituta c’avesse guadagnato di più con la morte che con l’accoppiarsi con quel barile di Gregorio.
Udimmo il segnale, stavano tornando alla nave e da li a poco saremmo salpati con o senza il capitano.

Mi condusse ad una nave “gentilmente offerta” dalle finanze di qualche malcapitato, l’equipaggio non era molto, qualche nuova faccia e qualche parassita di vecchia data, sette persone con precisione, togliemmo gli ormeggi in tutta fretta preparandoci a scappare verso casa mentre le nuvole rilasciavano tutte le loro lacrime, difficile dirsi se di gioia o di dolore, ma era tempesta!.

Ci sbrigammo ad ammainare le vele, prima che la pioggia e il vento ce le strappasserò via. Le forti onde inondavano continuamente il ponte rendendo l’operazione sempre più difficile non riuscivamo a udire gli ordini del capitano, ma non importava sapevamo tutti cosa fare e come farlo. All’improvviso una corda dell’albero maestro si sganciò dal suo
cardine e si scagliò verso di me…non feci a tempo a scansarlo mi colpì in pieno viso scaraventandomi fuori dalla nave, il tonfo in acqua tremendo,mi sentivo intontito e la testa mi pulsava, gli occhi mi lacrimavano e mi frizzavano al tempo stesso mentre vedevo la fioca luce della luna tingersi piano piano di rosso …sentivo freddo, molto freddo alla fine venne il buio.

*GDR di meriadock90

La nascita di Skerak

Ambientazione: Skerak

Anno: 2801 d.F.

Protagonisti: Pirati di Skerak

Tema: Fondazione di Skerak

Tema: Nascita della repubblica

"Si dice che le leggende del mare siano il pane e l’acqua dei pirati, la loro ragione di vita, e al contempo la loro mania, la loro ossessione, la loro rovina. Sussurrate a mezza voce nell’angolo più oscuro di qualche bettola di un nuovo piano, illuminata solo da una candela consumata che getta la sua luce su un paio di bicchieri vuoti, le leggende si insinuano nella mente del pirata, se ne impadroniscono completamente, tanto che la sua vita e il suo destino rimangono intrecciati per sempre a quelle storie udite nel cuore di una notte di Bacal. "

La storia che vi racconterò oggi parla di un gruppo di mercenari, divenuti fratelli e in seguito pirati… Erano helyani, loro erano “Il Flagello helyano”. Manigoldi o poco più, in pochi mesi si erano impadroniti dei più aspri e insidiosi oceani di Jedur e Forgondur, accaparrandosi ricchezze maestose e beffando i regni nascenti di ogni terra. Temuti quanto la Staileiki, disprezzati quanto la fame ma al contempo rispettati come il primo dei condottieri. Questa è la storia di Skerak, la Repubblica Pirata.

[…]

<< Corpo di mille balene, vento in poppa! Yo oh oh!>> starnazzava Mezzanotte, impugnando una bottiglia di raka, in preda al solito raptus mattutino.

Quei “Flagelli” che per mesi terrorizzavano i primi commerci si trovavano ora dispersi in una nuova, vastissima e ignota dimora. Fuggire da Spes fu un impresa, ma sopravvivere sarebbe stato veramente incredibile, eppure quella grande ciurma di ubriaconi, ladri, teppisti e rinnegati era entusiasta delle nuove opportunità che quei mari limpidi poteva offrirgli.

<< Per tutti i Kraken del Jandur! Terra!>> Gridò il timoniere, stropicciandosi gli occhi increduli, di fatto erano ormai 6 mesi che quei vili uomini non vedevano terraferma.Subito si levò dall’imbarcazione un sonoro <<Ahoy!>>.

In quell’istante dalla stanza del capitano uscì un uomo di mezza età dalla barba folta e bruna, indossava una veste nobiliare stracciata e sporca di fuliggine. Al collo portava lo stemma degli imperatori del Firemain.

[…]

Ospiti di una bettola, punto di ritrovo di chi spengeva le proprie sofferenze nel rum. Di giorno in giorno altre navi attraccavano in quello che non era stato pensato ad un porto naturale per poter far attraccare così tante navi.

inspirai con forza guardando fuori dalla finestra, dando un ultimo sguardo a tutte quelle navi, lentamente mi girai verso la confusione assordante, mi sistemai il cinturone e sputai per terra. Alzai poi vistosamente le braccia per attirare l’attenzione e il silenzio. Che non si fece aspettare…
<<cumpari, sentite ju odore salamastro, e ju odore de la libertà…affilattate ju spilli questu è l’udore libero de skerak…domanì si ruba .waaaaaa!>>

*GDR di SpyHunter

Furia Pirata

Ambientazione: Piccolo accampamento marittimo

Anno: 2802 d.F.

Protagonisti: Soldati spesiani

Tema: Sanguinosa scorribanda skerakiana ai danni di una piccola comunità costiera nata nel 2800 d.F.

L’oscurità della notte era ormai spezzata da un forte bagliore rossastro, l’aria era impregnata dall’odore acre di fumo e carne bruciata. La folta colonna di fumo si ergeva sovrastando quasi le stelle stesse, lingue di fuoco si innalzavano con frenetica foga per tutto il cielo. Non più la quiete veniva interrotta dai rumori della notte, ma nuovi suoni avevano fatto la loro comparsa: lo scoppiettar del fuoco e le urla di disperazione di chi stava venendo bruciato vivo. Il tutto durò fino alle prime luci del sole, di quello che un tempo era un villaggio ora restavano solo ceneri, rovine annerite dal fuoco e dal fumo, e un tumolo di cadaveri ed ossa carbonizzate. Al tronco d’un albero dei cadaveri pendevano dai rami, alcuni avevano un cappio al collo, altri dei vividi lividi causati sicuramente da qualche arma contundente, altri ancora avevano il ventre bruciato e squartato come se qualcosa avesse raschiato la carne stessa per trovare una via di fuga.

Erano decine i corpi appesi a quello che un tempo era un all’albero ricco di vita, ora solo la morte sbocciava dai suoi rami.

Tutti i cadaveri avevano subito morti diverse, ma quello che attirava l’occhio era l’umiliazione che gli assalitori avevano inflitto a quei corpi esamini e mutilati, essi erano nudi e ricoperti da salve di frecce. Poco distante una donna, i cui piedi e mani erano stati recisi per farne una collana che adesso adornava il suo collo, gli occhi erano rivolti all’indietro il tanfo di sperma raffermo aleggiava l’aria e il cadavere stesso. La lingua semi recisa gli penzolava dalla bocca aperta, forse un gesto di disperazione nel trovare una fine più rapida di quella prefissata dai suoi aguzzini molto probabilmente. <<Sappiamo chi ha attaccato il villaggio?>> l’uomo si rivolse verso due soldati di media corporatura che portavano lo stemma delle guardie cittadine, sulle tuniche sgualcite dal sudore e dal logorio quasi a malapena si intravedevano gli stemmi. Il sole era ormai alto in cielo, era un cielo estivo privo di nuvole. <<No comandante>> disse l’uomo alla sinistra, mentre alzava la benda sull’occhio destro rivelandone una cavità vuota e grinzosa, la folta barba rossa probabilmente serviva per distogliere l’interesse dagli occhi stessi <<Pensiamo tutta via che sia opera dei barbari>>.Il comandante scosse la testa, si guardò intorno scrutando solo rovine e cadaveri.
Fece un profondo respiro prima di scendere dal suo castrato marrone, il quale raschiava freneticamente il terreno con uno zoccolo; si sistemò il cinturone che durante la discesa si era leggermente spostato, e si diresse verso il cadavere di una bambina che abbracciava il ventre di quella che doveva essere sua madre. Si piegò sulle ginocchia e scostò la chioma nera che copriva il volto della piccola rivelandone degli occhi neri e profondi, l’uomo guardò la piccola allungo prima di abbassarle amorevolmente le palpebre con la sua grossa mano, la prese in braccio e si risollevò da terra. Gli occhi erano lucidi, una lacrima discese su una gota e piano piano si staccò finendo sul corpicino che portava tra e braccia, guardò i suoi uomini e sputo per terra maledendo gli artefici di quel massacro, fece un profondo respiro e con voce ferma disse > Porse il cadavere all’uomo senza occhio, e tornò sul suo castrato che nitrì rumorosamente scuotendo vistosamente la testa, diede un ultimo sguardo al posto e con un colpo secco dei talloni fece partire il castrato a corsa, il resto degli uomini salì a loro volta sui loro destrieri e si apprestarono a raggiungere il loro comandante.
*GDR di meriadock90
Fratellanza helyana
Ambientazione: Mare aperto
Anno: 2803 d.F.
Protagonisti: Equipaggio skerako
Tema: Viaggio verso Ardetia
"Se davvero le storie del nonno sui velieri di Meralud sono vere non dovremmo essere poi così distanti dalla loro tecnologia, magari in una decina di anni potremmo raggiungere quel livello."

Riflettè Elik osservando il ponte scuro della sua nave appena comprata, frutto del lavoro sempre più abile dei carpentieri di Skerak.

“E pensare che se non fosse per gente come loro, con il coraggio di abbandonare la vita del mare e di prendere in mano un libro al posto che un’ascia, a quest’ora saremmo ancora su una zattera nobisiana a mangiare fieno e pesce per colazione. .”

Elik Sartrand era uno dei più giovani capitani della repubblica di Dalagon, appena venticinque anni e già al comando di una nave, con un equipaggio pronto a morire al suo fianco. Ottenere rispetto degli Skeraki per un figlio della terra non era semplice, soprattutto per uno come lui che preferiva studiare il funzionamento di un cannone piuttosto che vedere i danni che faceva alla chiglia di una nave nemica. Ma, seppure lentamente, la situazione stava cambiando e sempre più persone iniziavano a guardare con rispetto crescente coloro che riuscivano a costruire una casa che non crollava al vento, o che riuscivano a curare una ferita senza amputare ogni parte mobile del corpo.

La sua fortuna Elik l’aveva fatta proprio in quel modo, salvando la figlia di un membro del Consiglio dei Nove da una caduta da cavallo. Mentre le febbri e i dolori della piccola diminuivano, le sue ricchezze e la sua fama crescevano e iniziavano a eguagliare quella dei più conosciuti capitani del tempo.

Un grido rauco lo distolse dai suoi pensieri.

“Calamaro a tribordo! E’ un segno! Il mare ci guida!”

Nonostante Elik non avesse mai creduto alle superstizioni marine non riuscì a trattenere un sorriso guardando il calamaro, poco più grosso di una scialuppa e molto vicino alla superficie. Alcune vecchie leggende attribuivano ai calamari poteri mistici, vedendoli come rappresentazione perfetta del mare: apparentemente calmi e sinuosi, ma pieni di tentacoli come l’oceano è pieno di insidie, pronti ad afferrarti senza mai lasciare la presa.

Si staccò dal parapetto dirigendosi verso la sua cabina mentre l’equipaggio ancora festeggiava l’avvistamento.

“Capitano! Dovremmo essere ad Ardetia in un paio di giorni, tre al massimo.” Sentì dire dal suo cartografo poco prima di entrare nella cabina, rispose con un leggero cenno della testa.

Sebbene fosse stata pulita più volte fino in fondo l’odore del vomito permeava ancora la sua cabina, parzialmente coperto da dal profumo di erbe e spezie.

“Non avrei dovuto offrigli le mie stanze” Pensò Elik con rimorso “Saranno pure i più saggi tra gli abitanti di Skerak, ma per Draith! Pure un neonato saprebbe affrontare meglio le onde!”

Capitano Sartrand, signore. Pare proprio che Lucis non sia adatto alla vita di mare.” Disse uno dei tre ospiti sorridendo e indicando con la testa un uomo di mezz’età piegato su un secchio.

“E’ da questa mattina che rimane in quell’angolo facendo versi disgustosi!” Aggiunse la donna che due giorni prima si era presentata come Mildre, esperta in geologia e volontaria insieme ad altre diciannove persone per quel viaggio.

Venti ospiti in totale, venti volontari tra architetti, letterati e insegnanti. Erano partiti da due giorni, quattro navi dal porto di Skerak.

Il capitano Jack Faz con la sua Fenice dei Mari portava due studiosi, che avevano preso alloggio nella stiva, vicino alle spezie che avrebbe venduto nel mercato di Ardetia. Mator Barul trasportava gli altri quindici sulla sua Pugno di Ferro, una delle navi più grosse della repubblica e forse l’unica capace di reggere il peso di Mator. La spedizione era chiusa da Urlo Freddo, l’ultima nave da centoquaranta uomini costruita nei cantieri di Dalagon, comandata da niente di meno che Dregg Facciablu: il leggendario capitano dei Leviatani, i soldati con le maschere di ferro. Scelti tra i migliori marinai e famosi in tutte le taverne per la loro abilità.

A Elik era stato proposto con due settimane di anticipo di unirsi alla spedizione, nonostante fosse molto giovane era stato scelto per le sue doti diplomatiche e per il suo interesse nelle scienze. La sua passione per le lingue lo aveva aiutato ulteriormente nella selezione; anche se sapeva benissimo che ad Artedia si parlava helyano tanto quanto a Skerak, e gli antenati comuni avrebbero reso il suo compito molto più semplice. Ovviamente gli era bastato molto meno di due settimane per accettare.

Lo scopo del viaggio era molto semplice: dovevano scortare i venti studiosi nella provincia di Ardetia, dove avrebbero avuto la possibilità di confrontarsi con decine e decine di loro colleghi, approfondendo quello che con decenni di trasgressione era andato perduto. La speranza era che, arricchiti da questo viaggio, avrebbero iniziato a diffondere maggiormente le loro conoscenze una volta tornati nelle isole di Skerak. La priorità della loro spedizione era però di natura più pratica ed Elik, giustamente, non si era sorpreso di vedere così tanti geologi e persino un artificiere nel gruppo.

Qualche mese prima erano infatti girate notizie tra i capitani della scoperta di un sistema di grotte sotterranee estese per gran parte della provincia. Alcune di essere erano già state utilizzate per ospitare gli alloggi e gli allenamenti di alcune divisione di Leviatani, ma più lontano le spedizioni si spingevano più cresceva il sospetto tra gli studiosi che il sistema potesse essere usato da nemici della repubblica per entrare nella città.

“Se c’è una cosa che non voglio perdermi per nulla al mondo è quando quegli artificieri faranno esplodere le prime caverne” pensò Elik, uscito nuovamente sul ponte della nave. “Non dubito che gli intellettuali di Ardetia si dimostreranno all’altezza, ho sentito grandi cose su di loro”

Una leggera brezza si era alzata, in lontananza le vele scarlatte della Fenice del Marevibravano col vento.

“Spero che saranno soddisfatti da come rispetteremo la nostra parte dell’accordo” pensò voltandosi verso la nave piena di Leviatani, sorridendo.

“Oh si che saranno soddisfatti. Ed è solo l’inizio…”

*GDR di Quertuiop

La fuga

Ambientazione: Spes e primi accampamenti di Skerak

Anno: 2801 d.F.

Protagonisti: Esteban Requiem, Josutòr Digres (detto Tre lenti), Jack Faz, (detto “La Fenice dei Mari”)

Tema: La fuga da Spes

La strada era buia, più nera dell'inchiostro di uno squid pescato in inverno. Una coltre di nubi dense aveva cancellato anche il fioco chiarore delle nascente luna nuova.

Perfetto” pensò tra se Tre lenti, subito dopo, in un sussurro, disse perentorio:

Jamo! È ju momento justo.”

Cinque ombre, invisibili fino ad allora si mossero senza un rumore, sfilando rapide lungo i bordi degli edifici, in un niente attraversarono il centro di Spes, e giunsero nei pressi della Torre dei condannati. Davanti alla porta due sentinelle parlottavano riscaldate dal fuoco che ardeva nel braciere.

Ad un cenno di Josutòr, Alpha e Beta (nomi da definire) si mossero all’unisono portandosi alle spalle delle guardie, solo per un istante il bagliore riflesso della fiamma si specchiò sulla lunga lama, subito dopo il rosso cupo del sangue la nascose di nuovo alla vista…e a terra sgozzati(*) giacevano due corpi immobili. Pochi furtivi movimenti ed erano i due pirati a montare la guardia accanto al braciere.

Alle loro spalle veloci, Tre lenti, Jack Faz e Delta (nomi da definire), stavano aprendo la pesante porta con le chiavi appena sottratte ai due sventurati. All’interno le torce illuminavano il corridoio che portava alla scala delle segrete, la sentinella dormiva ronfando con la testa poggiata sul tavolo… Fenice disse con un ghigno:

eh, eh, il mio vinello da un sonno pesante…”.

Prendi i chiavi di Esteban!.. e chudi la vocca, ca’ pari na murena” gli rispose irritato Delta.

Pochi minuti dopo Esteban, era libero.

(*) in alternativa per darci un tono più morbido si può mettere al posto di sgozzati: “legati e imbavagliati”

GdR di

Josutòr Digres Detto Tre lenti

OFF

per i nomi degli altri Pg pensavo che Alpha, Beta e Delta siano tre abilissimi uomini d'armi (leviatani ?) l'idea è che gli stessi PG siano poi realmente attivi nel ruolare in futuro.

Chi è interessato si faccia avanti.

La fuga

Ambientazione: Spes e primi accampamenti di Skerak

Anno: 2801 d.F.

Protagonisti: Esteban Requiem, Josutòr Digres (detto Tre lenti)

Tema: La fuga da Spes

GdR di

Josutòr Digres Detto Tre lenti

OFF

per i nomi degli altri Pg pensavo che Alpha, Beta e Delta siano tre abilissimi uomini d'armi (leviatani ?), mentre Gamma sia un maestro delle pozioni, l'idea è che gli stessi PG siano poi realmente attivi nel ruolare in futuro.

Chi è interessato si faccia avanti.

Sgozzati va benissimo, siamo pirati! Arr! Hai letto cosa abbiamo fatto a quel villaggio di pescatori? :asd:

Se vuoi il ruolo di Gamma posso rivestirlo io, tanto non ci vuole un maestro delle pozioni per far bere del sonnifero ad una guardia ^^

L'unica cosa che dovresti modificare è italianizzare la frase, perché La Fenice dei Mari parla in Helyano perfetto, che viene tradotto con un italiano perfetto.

La Fenice dei Mari parla in Helyano perfetto, che viene tradotto con un italiano perfetto.

Teoricamente anche le altre lingue (compreso il denai) dovrebbero essere tradotte in italiano perfetto per i gdr :asd:

Sgozzati va benissimo, siamo pirati! Arr! Hai letto cosa abbiamo fatto a quel villaggio di pescatori? :asd:

Se vuoi il ruolo di Gamma posso rivestirlo io, tanto non ci vuole un maestro delle pozioni per far bere del sonnifero ad una guardia ^^

L'unica cosa che dovresti modificare è italianizzare la frase, perché La Fenice dei Mari parla in Helyano perfetto, che viene tradotto con un italiano perfetto.

l'avevo già scritto quando ho letto di quel massacro..... :nonono:

come si chiama il tuo PG, nome e soprannome che inserisco.

Teoricamente anche le altre lingue (compreso il denai) dovrebbero essere tradotte in italiano perfetto per i gdr :asd:

Si si lo so, è solo il dialetto Skerakiano che è un accozzaglia di dialetti che non si può sentire... :asd:

l'avevo già scritto quando ho letto di quel massacro..... :nonono:

come si chiama il tuo PG, nome e soprannome che inserisco.

Jack Faz, detto "La Fenice dei Mari"

Copio incollo il gdr di digre nel primo post

p.s. cercate di usare gli spoiler per i messaggi in gdr off

Aggiunto il gdr di quer per la risposta allo scenario

I GDR si mettono in risposta a questo post e poi dopo li aggiungete voi?

Copio incollo il gdr di digre nel primo post

p.s. cercate di usare gli spoiler per i messaggi in gdr off

potresti aggiornare il gdr, gamma ha un nome. se hai un idea per gli altri tre fai pure.

@digre ok ora lo faccio

@McSeed si devi postare qua sotto poi lo aggiungo io

@digre ok ora lo faccio

@McSeed si devi postare qua sotto poi lo aggiungo io

Spy puoi modificare questo:

Jack disse con un ghigno:

“eh, eh, i vino mi 'mbriaca pesanto”.
Con questo?:
Jack disse con un ghigno:

eh, eh, il mio vinello da un sonno pesante...”.