[GdR] Secondo Pellegrinaggio draftista: Oltreterre Orientali e Altopote

Sheen Shanukhan stava iniziando a prendere forma.
Come estremità di una creatura curiosa, le strade avevano cominciato a estendersi al di fuori delle grotte nelle quali i fedeli avevano trovato rifugio dopo il pellegrinaggio. Inizialmente solo dei solchi nella pietra, poi il duro lavoro dei draftisti aveva permesso di lastricare i sentieri.
Le prime case iniziavano a essere erette, alle luci delle stelle nel cielo notturno si aggiungevano ogni settimana quelle dei bracieri agli incroci e delle lanterne dentro le abitazioni. Il mormorio dei monaci era coperto dal ritmico battere dei martelli e dei picconi, ma il richiamo alla preghiera era capace di riportare la pace nel piccolo fazzoletto di terra strappato alle grinfie del deserto.
Un canto sincronizzato si levava dal tempio, gli inni sacri venivano amplificati nelle gallerie e riuscivano a sfuggire da ogni fenditura nella roccia, la montagna stessa sembrava unirsi al coro del popolo di AMIN, custode del Qu e del Ki.

Dopo il primo pellegrinaggio Idras Marok e Llyr dei Toranaga erano tornati alle loro vite, dando un contributo al progresso lento ma incessante della città. La storia del loro viaggio era circolata velocemente nel villaggio e per alcune settimane numerose volte erano stati fermati da altri pellegrini, anch’essi curiosi di apprendere quanto più possibile sulle terre del lontano Sud.
“Com’è la neve?” chiedevano eccitati i bambini, sognando le grandi distese bianche e gelate del Mismain.
Gli anziani, nostalgici del loro passato su Karaldur, erano ansiosi di sentir parlare dell’Isola Pietrosa e le parole di Idraw e Llyr riportavano la loro memoria alle isole Marosul dalle quali era iniziato il lungo viaggio.

Avevano diffuso la Parola dei Tre Divini nelle Terre benedette da SERV e avevano raccontato le parabole rendendo omaggio a FROM delle mille lettere, custode del TA. Nonostante la consapevolezza di aver seguito i precetti dell’EDI, Idras e Llyr covavano nel cuore un sentimento più grande della misera soddisfazione, non volevano limitarsi a godere dell’improvvisa popolarità fra le loro genti, perché ben sapevano che l’arroganza porta al Ki.

Pregarono AMIN sugli scalini di dura pietra, alzarono le braccia verso il cielo di SERV e lessero con ardore i testi sacri concessi per grazia di FROM. Sentirono di non poter rimanere nella loro terra ancora a lungo, un nuovo viaggio doveva essere compiuto e nuove lande dovevano conoscere la grande gioia del Draft per iniziare la loro uscita dalle tenebre del JE, l’ignavia dello spirito.

Una sera sul finire dell’inverno dell’anno 88 secondo l’Era Comune, il Maestro Marok e Llyr si ritrovarono in una delle aule del tempio, da ore erano concetrnati su alcune mappe geografiche della porzione di Alinox a est di Sheen Shanukhan. Con del gesso avevano tracciato un percorso attraverso le Oltreterre Orientali e fino alle praterie di Altopote nel lontano Umain. Sarebbero poi tornati verso occidente passando per le Isole di Mezzo e, una volta attraccati nel Bosmain, avrebbero trovato riposo nell’Oasi ghiacciata.

Il viaggio iniziò in modo quasi familiare, il peso dello zaino sulle spalle li riportò indietro nel tempo di numerosi mesi, in pochi secondi rivissero il primo pellegrinaggio, il viaggio che aveva predisposto i loro animi al perpetuo pellegrinaggio.

Si lasciarono alle spalle la confortante distesa torrida e arrivarono sulle coste del Mare di Mezzo, una leggera brezza salata tolse con gentilezza i granelli di sabbia che si erano posati fra le pieghe delle toghe. Danzarono nel vento e con grazia tornarono fra le sabbie del deserto mentre i due uomini salpavano verso le Oltreterre Orientali.

Oltre alla diffusione del verbo si erano prefissati anche un ulteriore scopo, ammirare e annotare gli avvistamenti di quelle creature che su Karaldur esistevano solo nelle leggende e che, al contrario, su Alinox costituivano una realtà in carne e ossa.

Il loro volto sorrise benevolo quando gli ippocampi si avvicinarono curiosi alla nave, attratti dagli scarti di cibo riversati in mare dall’equipaggio. Con il loro temperamento gentile e docile gli ippocampi mostravano agli uomini i prodigi dei Divini, ricordando ai mortali che la violenza immotivata porta al Ki e allontana dal Qu.

Llyr fu il primo ad avvistarle, un mattino nel quarto giorno di navigazione. Sopra uno scoglio sferzato dalle onde giaceva oziosamente una creatura dal mirabile aspetto per metà di donna e per metà di pesce: una sirena. Si tennero a dovuta distanza e con il cannocchiale la studiarono a lungo, godendo del suo canto armonioso. Scoprirono che l’aspetto quasi leggiadro delle sirene era in realtà una trappola, un monito per i figli di AMIN che incauti avessero osato disturbare le creature figlie del Ni.
L’orrore colse Idras e Llyr quando la sirena, forse indotta dalla fame, si tuffò in mare per emergere dopo pochi secondi con un pesce fra i denti. Il corpo era mutato in quello di un mostro, la pelle rosea e delicata aveva lasciato il posto a del tessuto livido e tumefatto, simile a quello di un cadavere lasciato a marcire nel mare. Il sorriso era scomparso e la bocca era deformata in un ghigno malvagio, lunghi denti aguzzi stringevano il pesce che sempre più fiaccamente si dibatteva.

Il viaggio in mare continuò per alcuni giorni, l’evento maggiormente degno di nota fu sicuramente la visita alle grotte dei ciclopi. Idras e Llyr avevano avuto l’onore vedere alcune di quelle mastodontiche creature durante il primo pellegrinaggio, nonostante l’apparenza temibile erano rimasti ad ammirarli per alcune ore.
L’aspetto era rozzo e primitivo, ma capace di risvegliare negli increduli viaggiatori karalduriani un senso di ammirazione e timore. Per troppo tempo l’essere umano aveva creduto di essere la più forte fra le creature del mondo, la visione di un ciclope o di un drago risvegliava ricordi universali di un terrore atavico, una disperazione travolgente che solo i primi uomini avevano potuto sperimentare, nascosti nelle caverne ad aspettare la fine della notte.
Le grotte che però i due Shanukhan riuscirono a scorgere erano vuote e abbandonate, i loro abitanti erano stati uccisi dai numerosi cacciatori di taglie che nei primi anni dall’arrivo su Alinox avevano solcato i mari alla ricerca di tesori da strappare alla natura.

Il pellegrinaggio proseguì bene, ma Idras era rimasto sconvolto dalle caverne ciclopiche prive dei loro abitanti, sapeva che qualcosa era stato perso per sempre e forse in modo irrimediabile.
La creazione di AMIN è degna di rispetto e devozione, perché grazie a SERV si regge e mediante FROM gli uomini ne raccontano le meraviglie, da questa riflessione il Maestro iniziò a pensare a come preservare i prodigi del NI contro la devastante potenza distruttrice, il Ki che umani assetati di ricchezze avevano seminato in ogni angolo del piano.

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