[GDR] Servitù per debiti verso il Monastero

image Contadini di Cor, la fede del Monastero ebbe un moderato seguito tra i poveri (82 e.c.)

"In catene per debiti verso il Monastero”.

Questo recitava la targhetta posta sul collo dell’aliena.
Gli stracci che aveva addosso coprivano le forme del suo corpo e, a parte le orecchie a punta, si poteva dire fosse una ragazza di Cor come le altre.
I vestiti erano stati requisiti dai monaci per aggiungerli al suo debito verso San Enkuud.
Erano l’unica cosa che la legavano al suo pianeta: quelle fibre sintetiche avranno fruttato molti zenar. Forse saranno finiti nelle mani di qualche scienziato o alchimista.
Uhaya pensava che avrebbe passato qualche anno così, con quel cartellino al collo e un sacco di lavoro nelle cucine e nei campi del Monastero.
“Almeno mi mettessero a fare un lavoro più d’intelletto che raccogliere lattuga! A Spes ero una imprenditrice!” esclamava spesso ai braccianti.
“Non ci interessa chi eri, ora sei come noi” rispondeva sempre una ragazza più giovane e decisamente più motivata di lei. “Sei sotto la guida di Enkuud, col sudore della fronte guadagnerai il tuo pane”.
Si chiamava Sonetès, Luna Chiara, infatti i suoi occhi erano grandi e grigi come la luna piena.

Gli occhi di Uhaya erano di un viola chiaro, un colore molto raro ma diffusissimo sul suo pianeta.
Ci fu uno scambio di sguardi in cui la aliena non sapeva cosa dire.
Sbuffò e tornò al lavoro, raccogliendo gli ortaggi che avrebbero cucinato insieme ai monaci.
Dopo qualche giorno di lavoro la sua pelle stava perdendo il colorito pallido, la Savana era molto più calda di Spes e di Cor.
Ancora nessuno si permetteva di invitarla alle preghiere, nonostante lei aspettasse quel momento con curiosità:
Osservava da lontano i monaci e i popolani di Cor appellarsi al Segreto.

Insieme recitavano una preghiera molto particolare alle sue orecchie, mai udita prima:
“Nel tuo nome Enkuud, protettore della nostra terra, della nostra vita e della nostra anima” mormorò un monaco anziano, dalla folta barba bianca. Guidava sempre lui la preghiera.
“Sempre sia lodato il tuo messaggio” esclamavano in coro gli altri.
“O’ tu che dalla Santa Colonna ci hai benedetto, ascolta la nostra supplica”.
“Sempre sia lodato il tuo messaggio” ripetette il coro, a ogni pausa recitavano quella semplice frase rivolta al Segreto.
“Tu che senti come noi sentiamo, che ci vedi come noi ti vediamo, uomo tra gli uomini”.
“Hai preso dimora presso di noi, hai insegnato il tuo Perfetto Amore”.
“Difenderemo per sempre la sua Casa, finché un dì ti rincontreremo”.

Al che iniziò una litania:

“Anime perfette”salmodiò il monaco.
“Intercedete per noi presso la Niuop Celeste”.
“San Enkuud”.
“Possa tu risorgere sulla Colonna di Ossa”.
“Segreto infallibile”.
“Rivela il tuo Perfetto Amore”.
Il monaco si girò verso la platea e tracciò in aria una linea retta con l’indice e il medio della mano.
I fedeli portarono la mano al cuore.

Ci fu un attimo di silenzio, Uhaya era nascosta dietro una colonna ma il monaco barbuto la notò.
“Vieni avanti, debitrice”.
Nonostante l’avesse chiamata in quel modo, il suo tono era calmo e premuroso simile a un vecchio nonnetto.
I fedeli la guardavano, in silenzio insieme ai monaci.
“Cosa sai di fede?” domandò, questa volte omise il suo epiteto.
“Non so nulla, solo che in questo universo esistono i Superni”.
Il monaco fu sorpreso.
“In questo universo dici?”.
“Si, io sono Uhaya Sakai vengo da…”.
Sonetès intervenne facendosi avanti.
“Lei dice di provenire da un altro universo, me l’ha rivelato, dice che non si sente ancora ambientata”.
“Sorella, la prossima volta alza la mano” interruppe un secondo monaco.
“Lasciala continuare” disse l’anziano.
Uhaya non sapeva se continuare, lasciò parlare loro per lei.
“Dice che nel suo universo non esistono i Superni, che la tecnologia è più raffinata della nostra”.
“I Superni? Come intercede il Segreto per voi?”domandò rivolgendosi alla aliena.
“Non preghiamo…”.
Un mormorio iniziò dal gruppo di monaci e presto anche i fedeli si aggiunsero.
“Sei completamente nuova, eppure riconosci qualcosa in quello che facciamo. Ci stavi guardando da lontano con curiosità”.
“Sento che qualcosa mi attrae” rispose sinceramente la ragazza, sentendo il cuore battere.
“È Nostro Signore Enkuud che ti chiama nel suo Perfetto Amore, sta a te decidere se ascoltarlo”.
In quel momento quella frase fece breccia nella mente della Sakai, per la prima volta si sentiva voluta. Se il Santo degnava dell’Amore una semplice estranea senza qualità, e nemmeno di spiccata bellezza, forse c’era qualcosa di più che una modesta curiosità.
Il Segreto, Enkuud, l’Amore Perfetto.
Quella trinità, una semplice curiosità.
Quel suo sentirsi amata, un sentimento da lei a lungo atteso.
“Ho truffato, ho detto falsità e ho fatto del male agli altri”.
Il Monaco mise la mano sul suo capo.
“Devi redimerti, non basterà la preghiera, cosa a te sconosciuta”.
Uhaya si preparò mentalmente, ormai non le importava più di tornare a Spes o al Fondo, in quel momento sentiva qualcosa chiamarla.
“Cosa dovrei fare?”.
“Devi. La Niuop Celeste ha bisogno di un degno luogo di culto, cosa sai fare oltre a raccogliere pomodori?”.
La ragazza non apprezzava le sue qualità di architetta, nonostante avesse studiato per anni quella materia in università. Sentiva però che la sua natura aliena e la tecnologia così avanzata a cui era abituata sarebbe potuta tornare utile.
Indugiò molto su quella frase.
“È molto da chiedere, ma provenendo da un altro universo avrai di certo qualche correlazione con il Segreto, come lui ha inviato il suo messaggero sul nostro Piano anche tu potresti avere una missione”.
Un monaco interruppe la discussione.
“Fratello Gasdèn, lei è solo una semplice donna, non sarà un po’ azzardato quello che sta dicendo”.
“Anche Enkuud era un semplice uomo, come ripetiamo nelle nostre preghiere, eppure la sua missione divina è quella che ci ispira ancora oggi!” esclamò.
Uhaya non osava rispondere, una missione divina era qualcosa che mai si sarebbe aspettata nella sua vita materialista.
Non sapeva nemmeno cosa fosse il Segreto e perché nessuno a Spes ne parlasse.
“Enkuud è il messaggero dell’Infallibile, lei una semplice debitrice! Avrà una semplice missione di lavoro chino sui campi finché il Segreto deciderà diversamente, come tutti i peccatori”.
“È forse compito tuo sapere il volere del Segreto e cosa ha in serbo per noi? Lei per me potrebbe benissimo essere la risposta a molte delle nostre domande e dibattiti!”.
L’altro monaco decise di stare zitto, forse aveva anche lui capito la situazione.
“Io… non so veramente cosa pensare” esclamò Uhaya.
“Permettici di istruirti sul nostro culto, già hai sentito la sua chiamata. Ora ti basta essere messa sul cammino dell’Amore Perfetto e presto sarai pronta a capire la tua missione.
Fedeli, lasciate momentaneamente il Monastero e tornate ai vostri lavori, il Capitolo deve riunirsi per interpellare il Segreto su chi sia veramente questa ragazza”.

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