[GdR Ufficiale] 1 - Erano in quattro a seguire lo stolto

“Lo hai sentito?”
“L’ho sentito. Non sono stato io comunque!”

Araton si voltò verso Adegès e lo guardò male. Fortunatamente, in quanto superno, poteva ignorare gli odori molesti con la stessa facilità con cui un uomo ignora una formica. Anche se c’è da dire che questo, di odore, era molto superiore qualitativamente a qualsiasi cosa un essere umano potesse mai produrre. Il superno dell’acqua si sforzò di non scaraventare il suo purtroppo compagno dall’altro lato del piano e continuò cercando di tenere un contegno dignitoso:

“Intendevo, c’è un disturbo ad Alinox. È successo qualcosa… di grave. Qualcosa contro le Leggi Superniche.”

“Che barba queste Leggi Superniche. Ogni volta dobbiamo farle rispettare!” Adegès si grattò via l’orecchio frustrato, facendolo precipitare nel vuoto. “Accidenti, succede ogni volta! Ora ne dovrò trovare uno di rimpiazzo! Ehi Ara, sai dove posso prenderne uno nuovo?”

Araton lo ignorò, levò le mani al cielo e le batté. In un colpo i due scomparvero nel nulla.


“Sono stati dei mortali?” Gòs Tanèk era infuriato. Quella sera mezza Spes non sarebbe riuscita a dormire in preda a degli incubi tremendi.
“Si, hanno usato delle arti proibite. Contro la natura e contro i Superni. Segreti celati ai più, ma che hanno portato alla luce. La loro colpa è grande, le loro azioni orribili. E non possono restare impunite, devono essere vendicate.” Araton fissava il suo interlocutore con uno sguardo che non lasciava interpretazione di sorta.
“E ALLORA LA VENDETTA È MIA DI DIRITTO!” Tuonò Gòs, mentre nel mondo qualcuno moriva di infarto per un incubo particolarmente spaventoso. “Chi è che si è macchiato di tali delitti?! Chi è che subirà la mia ira!?”
L’altro lo guardò serio mentre il suo corpo fluiva come un ruscello di montagna, preparandosi a viaggiare di nuovo nel mondo dei mortali.
“Ancora non lo sappiamo, ma ho già mandato Adegés a cercare. Sperando che non si distragga, come al solito. Seguimi dunque, ci basterà cercare le tracce nel mondo dei mortali. Questi indizzi ci condurranno al colpevole come un fiume conduce al mare.”


Adegès vagava per Alinox, in cerca di un nuovo orecchio (che gli sarebbe stato essenziale, a detta sua, per far rispettare la Legge Supernica) quando qualcosa di completamente diverso attirò la sua attenzione. “Una piega nella realtà!” Disse tra sé e sé Adegés. “E puzza di Superno!” Incuriosito (ed incurante delle conseguenze) decise di srotolare la piega. Magari avrebbe trovato un bell’orecchio di ricambio!

Quello che trovò invece fu molto meglio: c’era un Superno nella piega, un Superno la cui identità gli era sconosciuta. “Ohibò, che stranezza, eppure i Superni li conosco tutti!” Adegés si grattò il naso allibito, ed ovviamente anche quello gli cadde per terra. Fortunatamente stavolta c’era il terreno sotto i piedi, e lo raccolse agilmente poco dopo, rimettendolo al suo posto sotto il labbro sinistro.

Intanto dalla fessura appena aperta una figura incappucciata guardava scocciata l’ospite indesiderato.
“Come mi hai trovato?” Una voce gelida e pesante investì Adegés, nella cui testa si sbloccò qualcosa.
“Per tutti i botti di Màseter, sei Levòtered! Vecchio marpione, dove ti eri cacciato? Non mi ricordavo nemmeno che esistessi eheheheheh.”
La voce gelidà investì ancora Adegés, ancora più veemente: “COME MI HAI TROVATO?!”

Il superno del Caos fece un piccolo balzo all’indietro e si schiarì la voce:
“Ah-ehm. Serendipità, presumo.” Levòtered inarcò un sopracciglio, ma venne rapidamente sovrastato da un rigurgito di parole dell’altro:
“Sai, è proprio una fortuna che tu sia qui, tra tutti i posti segreti in cui avresti potuto esserti nascosto segretamente, tipo, chessò, una segreta. Comunque tornando al punto, credo che qualcuno abbia rubato uno dei tuoi segreti, o qualcosa del genere. Uno dei mortali. Ne sai nulla?”
Lo sguardo irato e confuso di Levòtered divenne di colpo serio.
“No.”


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