[GDR Ufficiale] Mito della lotta tra Ordine e Caos

In un tempo lontano, sul Piano vicino al Centro, il caos regnava sovrano. Lembi di terra si mischiavano in un turbinio senza fine ed il ghiaccio delle steppe si univa alla fine sabbia del deserto, mentre rigogliose giungle crescevano benedette dal sole e circondate dall’arida tundra.
Moradon, con la sua mente ordinata e logica, distoglieva lo sguardo ogni volta che si poneva su quella landa, disgustato da tanto disordine. Un dì però i suoi occhi rimasero fissi sul Piano vicino al Centro, e finalmente la Mente Pura decise:
“Mai più i miei occhi dovranno posarsi su un tale abominio!” E presa una Lancia Benedetta tra le mani si avviò verso quelle terre per portare finalmente la sua benedizione.
Arrivato in quei luoghi si fermò e disse: “Ora la mia essenza scorrerà a fiotti dalla mia Lancia e darà ordine a questo caos”.
Un tuono allora si udì improvvisamente quando Moradon ebbe annunciato le sue intenzioni e da un caotico turbinio di neve e sabbia prese forma una figura vestita dai mille colori. Una fragorosa risata investì quindi il Superno della Logica.
“Tu Moradon vieni nel mio dominio, dove il sopra è sotto, il caldo è freddo e l’uno è molto. E cosa pretendi mai di fare in queste terre, che portano il mio marchio?” disse dalle sue mille bocche Adegheiz, ora rivelatosi nella sua forma mutevole.
“Io vengo per portare la stabilità dell’Ordine e dare una forma alle cose, poiché nulla può prosperare nel Caos assoluto. Chiedo quindi il diritto di rendere questo piano come gli altri e portare la mia essenza così che la vita dei mortali possa prosperare anche qui. Questa è l’unica soluzione logica.”
Adegheiz ascoltò in sorprendente silenzio, ed ancora più sorprendentemente annuì alle parole dell’altro: “Dici il vero poiché questa è la forza della tua logica. Ma a me non interessa del vero, né del logico. Ma poiché mi interessa invece dei mortali ti concedo di perseguire il tuo proposito.”
Il Preciso venne rassicurato dalle parole del fratello e mese quindi mano alla sua lancia, al che però anche l’Ingannevole fece lo stesso, tirando fuori invece il Bastone. Moradon quindi si erse ed alzò la sua voce sul turbinio caotico:
“Perché dunque ti armi? Vuoi forse tradire la tua parola?”
“Tutt’altro” rispose il Superno del Caos “Ma affinché tu possa cambiare questo luogo e plasmarlo ai tuoi intenti le nostre energie dovranno scontrarsi e così le nostre armi, poiché solo se ti unirai a me in battaglia e mi sconfiggerai allora la tua essenza potrà soppiantare la mia.”
“Così sia allora!” Rispose Moradon, ed iniziò a lucidare la sua Lancia per renderla pronta alla battaglia e degna di essere adoperata contro un altro Superno. Lo stesso fece Adegheiz con il suo Bastone, e quando le armi iniziarono a brillare cariche delle energie dei due, il duello ebbe finalmente inizio.
Per trenta giorni e trenta notti Bastone e Lancia si scontrarono tra scintille e fragori tonanti, nessuno dei superni intenzionato a cedere e le armi sempre più ricolme di energia.
Il trentunesimo giorno, infine, sfiniti dalla battaglia, i superni iniziarono a perdere energia dalla punta delle armi. La loro essenza quindi iniziò a spargersi come pioggia in tutto il piano mentre lo scontro proseguiva.
L’energia di Moradon, stanco per il lungo confronto, non riuscì però a raggiungere ogni angolo di quelle terre caotiche. Una porzione di esse venne infatti ricoperta dall’essenza di Adegheiz che garantì un po’ di Caos in mezzo all’Ordine: ancora si vedeva, negli angoli remoti del piano, della neve in mezzo alle dune, ma la terra era ferma e non più cangiante, ed il Piano vicino al Centro era finalmente diventato una casa per i mortali.

Ma proprio nel momento in cui sembrava tutto compiuto, inspiegabilmente un ultimo fiotto di energia fuoriuscì improvviso dalle armi dei superni e si scontrò a mezzaria. L’essenza dei due, ora unita, si divise in due ed una delle due metà si cosparse quindi su una lussureggiante giungla piena di vita.
Lì, a contatto con le forme in continua competizione ed evoluzione, questa strana amalgama trovò la coscienza e si erse come un gigante al di fuori della vallata: Egli era Aphrodite, Superno dell’Evoluzione, l’Ordine che emerge dal Caos, Colui che sempre Stupisce con la sua Logica nata dal Caso.
Vedendo ciò che era stato fatto, Il superno Moradon era alla fine soddisfatto, ma un’ombra di preoccupazione tagliava il suo viso.
“Ora il Caos e l’Ordine coesistono in questo Piano, e questo io reputo sufficiente. Ma mi chiedo quali risultati possa portare la nascita di un altro figlio e fratello per noi Superni.”
“Rallegrati Mora, poiché grande è la gioia che questo avvenimento porta ad entrambi noi” rispose Adegheiz. “Egli è sintesi della nostra antitesi e le sue azioni porteranno sia Ordine che Caos al creato.”

Ma mentre i due contemplavano la nascita di Aphrodite, segretamente l’altra metà della amalgama scivolava dentro la terra, sgocciolando nel Vuoto tra i Piani, dove il tempo non è e lo spazio non esiste.
Nel Vuoto quindi l’essenza si aggregò e aggrumò, formando una sfera, e dalla sfera venne il pensiero e dal pensiero la coscienza. Ma la coscienza priva di stimoli è incompiuta, e per compiersi quindi iniziò a guardare a se stessa, ponendosi ogni domanda possibile, senza ricevere mai risposa:
“Cosa sono? Qual è il mio scopo? Esisto io davvero?” Il Dubbio senza risposta affollava la mente della neonata creatura, finché dopo un’attesa che poteva essere un istante come tutta l’eternità, la Voce del Vuoto la vide, un corpo estraneo di Realtà in un mondo di Niente:
“Che Superno sei tu, che entri nel mio reame senza scopo e senza permesso?” sibilò nell’oscurità.
“Sono dunque io un Superno? E che Superno sono?” chiese il figlio di Caos e Ordine alla Voce.
“Ora che sono vicino vedo che la tua essenza è incompleta.” sussurrò il Vuoto “Sarai dunque il Superno che deciderai di essere. Ciò che la tua essenza anela corrisponde alla tua natura, poiché così è per le creature divine.”
L’Essere allora rimase interdetto, poiché egli non sapeva davvero quale fosse il suo posto nell’ordine della cose, o se ci fosse effettivamente un ordine delle cose. Illuminato dalle parole dell’altro decise quindi di guardare a se stesso per cento giorni, così da trovare una risposta al suo Dubbio, un significato alla sua essenza. Ma per quanto cercasse dentro di sé non vi era nulla se non le sue stesse domande senza risposta.
Al centounesimo giorno finalmente capì: la sua risposta era non avere risposta. La sua testa era piena di domande poiché le domande erano la sua essenza. In un lampo quindi la sfera scomparì dal vuoto e comparve su uno scranno dell’Assemblea, Superno in mezzo ai suoi pari. Nacque così Jos, il Grande Indeciso, Servo delle Domande e Portatore di Dubbio.

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