[GdR Ufficiale] Solo Umani

Nel cosmo esiste una sola regola assoluta, a cui tutti devono inchinarsi: Ciò che è deve decadere, ciò che non è deve nascere.
La seconda parte è spesso tralasciata poiché chi non esiste ha ben poche preferenze da poter dare.
La prima, invece, è per alcuni una dolce promessa di una fine a una vita ben vissuta, per altri un incubo incombente.

L’Entropia regna sovrana, e alcuni suoi sudditi votano spesso le loro intere esistenze a sfuggire a questo dominio.
Opere letterarie e architettoniche, storie e leggende narrate per millenni, in infiniti modi il popolo dei mondi combatte per lasciare qualcosa che sopravviva al loro tristo signore.

Alcune di queste entità, consce della futilità di questa guerra, portano avanti metodi sempre più disperati, sempre più spietati. Sempre più destinati ad un fallimento assoluto.

“Il Portale è pronto?” chiese l’elegante pesce seduto in un angolo della stanza perfettamente illuminata da grandi cristalli iridescenti. “L’attesa mi fa asciugare le pinne.”

“Non preoccuparti, è attivo. Il governo di Spes dovrebbe cedere fra poco alle spinte della popolazione.” Un vecchio uomo barbuto stava seduto poco più in là, guardando una sfera di cristallo resa opaca dal tempo. “Mai capirò perché l’Esiliato ha deciso di aiutarci.”

“Infatti non ci sta aiutando.” In piedi al centro della stanza si ergeva una figura slanciata, avvolta da vesti intarsiate di rune arcane. Occhi attenti avrebbero tuttavia potuto notare che alcune di quelle scritte stavano inevitabilmente scomparendo; la loro aura di potere sempre più debole. “Sta aiutando sé stesso, come sempre. Ma finché ci è utile lo possiamo tollerare. Ma non badiamo a questi dettagli.”

La figura fece un ampio, e forse troppo teatrale, gesto nella stanza.

“I primi stanno iniziando ad entrare nel Portale. La trappola è piazzata, e presto noi tutti potremmo presto sfuggire a questa malsana Decadenza.”

Alcuni sguardi tra il sollevato ed il compiaciuto si alzarono tra la piccola folla di entità eccentricamente vestite.

“Vi consiglio di raggiungere i vostri posti.” Continuò la figura ricoperta di rune “Presto il Non-Nato dovrebbe svegliarsi. E sarà molto affamato. Se non vi sbrigate, potrebbero non rimanere neanche le briciole.”

Uomini e bestie, golem di pergamene e angeli di fiamme, il gruppo iniziò a lasciare lentamente la stanza; alcuni più lentamente di altri. La Decadenza affliggeva i potenti in modi diversi.
La figura di rune rimase da sola, nella stanza invasa di luce iridescente, con un malcelato sorriso.

“Lo sai che questa piccola farsa fallirà miseramente, vero?” In uno dei pochi angoli d’ombra, una piccola nebbia si condensava in infinite forme “Certo che lo sai. Lo hai fatto apposta.”

“Anche tu hai dato una mano, ben sapendo del fallimento del Non-Nato.”

“Ovviamente, io non temo la fine come voi. Io sono parte integrante della Decadenza che tanto vi attanaglia.” La forma non era mai uguale, certe volte a malapena era assimilabile a forma. “Io non temo di finire, io sono già finito miliardi di volte.”

“Non tutti abbiamo il lusso di poter passare attraverso le ere senza problemi, Esiliato.” Le rune brillavano debolmente alla luce “Alcuni di noi devono fare delle scelte.”

“Ed il tradimento è la tua.” Quello che poteva sembrare un sorriso attraversò la nebbia “Per evitare che il tuo potere segua il naturale percorso, la Decadenza, hai deciso di rubarlo ad altri. E sapendo che non te lo avrebbero lasciato fare, hai creato un notevole diversivo. Una cavalcata verso l’abisso del fallimento, solo per poter dare la colpa al cavallo.”

“Gran parte di loro sono già ben oltre ogni possibilità di recupero.” Affermò duramente l’altro in risposta “I mortali, d’altronde, sono già creature effimere, solo umani. Qualche anno in più o in meno cambierebbe poco per loro.”

“Anche tu, un tempo, eri uno di loro. Anche tu, in futuro, lo sarai ancora.” I limiti dell’ombra in cui la nebbia si muoveva stavano diventando sempre più fumosi, quasi come se la realtà stesse perdendo coerenza. “Anche tu, forse, dimostrerai cosa sarai quando non ti rimarrà che il mio dominio.”

“Non ho niente da dimostrarti, Esiliato. La tua parte è stata fatta, ora questa è solo la mia storia.”

Detto questo, le rune brillarono di un verde smeraldo, e l’essere scomparve nel nulla, lasciando che l’ombra iniziasse lentamente a divorare la stanza. Molecola dopo molecola.

La nebbia, dal canto suo, rise con voce vuota “Com’è triste e divertente vedere coloro che non ricordano e non immaginano, persi in un mondo che non è più nelle loro mani.”

La stanza ormai si era dissipata in particelle, una nebbia che conteneva una nebbia più sottile.

“Ma, d’altronde, sono solo Superni.”

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