[GdR] Un dono speciale

Artemiy si trovava tranquillo, a casa sua. Era intento a leggere qualche racconto, qualche giornale. Le notizie correvano.

Helmgard era nata e aveva fin da subito iniziato i rapporti con diverse nazioni.

"Una nuova arrivata. Speriamo non abbiamo cattive intenzioni. Chissà in cosa consiste, esattamente, il loro culto.".

Il Dominio continuava il suo lavoro, per la diffusione del culto di Uhle nel Jedur.

"Uhle.. Chissà, se un giorno le mie domande avranno una risposta..".

Dalagon sembrava essersi placata dopo la tregua.

"Finalmente, si sono dedicati in modo adatto alla scienza. Prima, certo, studiavano. Ma ora, sono sicuro che faranno enormi progressi.".

L'URMM proseguiva con la propaganda, con la diffusione del Modernismo.

"Un pò l'immenso palazzo mi manca..".

Nives Dirisul invece era molto calma. Dopo l'esilio di Mikèl, un silenzio perpetuo invadeva la Sala del Trono. Si sapeva ben poco dell'attuale situazione, ma i cittadini erano felici di questa tranquillità.

"Jaltàr.. Francesca.. Da un pò non vi vedo..".

La scoperta degli Stargate da parte di Pol Lividaìn era stato un successo. Anche Artemiy aveva proposto la sua idea. Tuttavia, la più acclamata proveniva dall'università Elliriana. l'URMM nel frattempo aveva collaborato al lavoro, elaborando una corposa teoria su tutto ciò che riguarda il Naquadah.

"Ah, si sono dati da fare. Ce l'ho messa tutta, ma sembra che i più giovani stiano per prendere il posto dei più vecchi. Vorrei poter stringere la mano ad entrambi.. Forse potrei visitare l'USE.".

Dopo quelle parole, Artemiy percepì un forte dolore alla testa, talmente forte che cominciò a piangere involontariamente. Si accasciò a terra, per alzarsi dopo alcuni minuti di agonia. Non perse un istante, e corse dal medico più vicino, per farsi visitare. Dopo un lungo colloquio, Artemiy venne a sapere di un dono. Un dono speciale.

"Quindi, niente?".

"Niente, signor Romanov.. Mi dispiace, non c'è niente da fare.".

"Capisco..".

Il medico ipotizzò una rara malattia. Questa si sarebbe sviluppata a causa del cervello. Sembra che quello di Artemiy sia di poco superiore alla media in ambito di capacità intellettuali. Artemiy, utilizzando al massimo queste capacità, ha destabilizzato il resto dell'organismo.

Gli restavano pochi giorni di vita, un paio di settimane al massimo. Decise quindi, di scrivere diverse lettere. Una al suo amato C.R.B. . I suoi colleghi rimasero increduli ed addolorati, di fronte ad una tale notizia. Una, al SIUR dell'URMM, per congratularsi del suo ottimo lavoro svolto, fino a quel giorno. Una, al Dominio, ringraziando la disponibilità del Maestro dei Congegni, e lodando per la prima ed ultima volta Uhle. Una, diretta al Trono di Ejitèl, domandando scusa per la mancanza di un aiuto da parte sua nel futuro prossimo. Ed infine, una a Pòl Lividaìn. Quest' ultima, era poco più lunga delle altre.

"Caro Pòl,

ti scrivo queste righe perché ho bisogno di un tuo favore. So che la forma di questa lettera non è corretta, avrei dovuto cominciare con qualcosa di più formale, ma ho bisogno del tuo aiuto, ora più che mai. Devo incontrarti, al più presto. Verrò alla tua università, per chiederti qualcosa di molto importante. A presto.

Artemiy Romanov. "

Tutte le lettere vennero spedite. Ad Artemiy mancava poco tempo, ma voleva utilizzarlo al meglio.

i rispondo appena termino ad Helmgard, k?

Basta che non ci impieghi una settimana :D

Livid io sono ancora qui.. Quando potrai rispondermi? Vorrei concludere con questo mio personaggio.

Era passato del tempo, da quando quella lettera indirizzata a Pòl era stata scritta ed inviata. Ogni giorno che passava, Artemiy cadeva sempre più nella desolazione, nella solitudine, mentre attendeva il suono delle campane. Le ultime campane. Il suono angelico che avrebbe finalmente dato pace alla sua anima. Per sempre. Riusciva ad alzarsi raramente, la malattia lo aveva consumato fisicamente e mentalmente. Se ne stava seduto sulla sua poltrona, fortuna per lui che era incredibilmente comoda. Inoltre, quelle volte che si alzava per recuperare cibo e bevande, prendeva sempre libri su libri, e li appoggiava su di un tavolino, di fronte alla poltrona. Fino alla fine, voleva leggere.

Da qui comincia una digressione dove viene superato il cosiddetto Quarto Muro. Se non avrai il minimo interesse leggendo le prime righe, sentiti libero di saltarle.

La sete di conoscenza era qualcosa che aveva fino ad allora intaccato tutti i personaggi che io, narratore, ho voluto raccontare. Il modo in cui sto per rapportarmi con te lettore, non è canonico, ne convenzionale. Tutt'altro. Se conosci scrittori del calibro e dello stile di Laurence Sterne, comprenderai il perché di questa mia scelta. Diciamo che, probabilmente queste righe saranno un Mea Culpa generale, di tutto ciò che reputo di aver sbagliato. Ho interpretato due personaggi consecutivi, che si trovavano sempre al limite delle regole. In un certo senso, devo ringraziare Alikòs Resolàn se sono stato bloccato solo qualche volta. Credo che mi abbia permesso di scrivere più liberamente di altri perché credeva nella possibilità che io producessi e mi migliorassi sempre di più. Mi dispiace, di averti fatto penare con assurdi GdR che attingevano in parte da storie preesistenti e in parte dalla mia assurda immaginazione, che si è spinta troppo oltre. I due Dottori sono stati per me qualcosa di liberatorio, e non nascondo che spesso le loro azioni erano riconducibili a cose che io stesso avrei desiderato fare al posto loro. La cosa più incredibile che avrei voluto fargli fare, era riuscire nell'impresa di aprire una specie di portale, verso Mirias. Poi, verso Dersia. Infine, tornare indietro. E perché no, magari con un TARDIS. Questo all'inizio della mia avventura nel piano del Jedur. Un grande errore. Di certo non sarebbero stati dei portali inter-piani o macchine che mi avrebbero permesso di viaggiare attraverso il tempo e lo spazio, che avrebbero reso il mio personaggio speciale. Certo, sarebbe stato alquanto bello per me, ma non era la cosa giusta. E di questo, purtroppo, me ne sono reso conto solo nei mesi successivi. In pratica, per quanto ipoteticamente i miei GdR siano stati apprezzati, e non ci metto la mano sul fuoco, ho fallito. Ho fallito la sfida con me stesso. All'inizio, non desideravo altro che narrare storie di persone fuori dal comune. Ma, ho imparato col tempo che è l'uomo semplice, che compie azioni semplici ma importanti, speciali, simil-reali, che trionfa. Ci sarebbe molto da parlare per quanto riguarda me, narratore, e il Modernismo. Moltissimo. Mi limito a dire che sono stato accecato dallo stesso GdR. Molto tempo fa promisi ad una persona, a cui chiedo scusa solo ora, perché proprio ora ne ho trovato il coraggio, di realizzare i migliori testi dell'università Modernista. Presi a cuore quella sfida, tuttavia non ebbi la possibilità di portarla a termine, perché non arrivavano progetti per la struttura universitaria. Progettata da me, costruita da Primal (IMDW) e decorata da Alikòs, finalmente era pronta. Ma fu allora che, dopo una mia assenza, il Segretario assegnò la carica di SIUR a qualcun'altro. Non resistetti un minuto di più, e dopo una lunghissima discussione, voltai le spalle al Modernismo. Mi sono comportato inadeguatamente, e per questo chiedo scusa in particolare ad Alikòs, a Pulcio, ad Alexapple, a Nihonde, a Stardel, a Fioz, a Killnap, a Primal e a Zoot. Spero di avervi citati tutti. Ci sono altre persone a cui devo scuse, quindi mi libero completamente del fardello. Mi dispiace, RequiemSlp, per i continui attacchi protesi a te e ad altri Skeraki, come McSeed e DigReg, anche se credo che quest'ultimo non ci sia più. Ogni volta, attendevo sempre un errore per poter mettere in difficoltà Skerak. Questo disprezzo derivava dai continui attacchi subiti, che comunque erano previsti in un certo senso dal gameplay. E visto che Requiem era la figura di rilievo della città, spesso ero contraddittorio e ottuso nei suoi confronti. Questo influiva sul rapporto con McSeed, che trovo un ottimo GdRrista. La sua esclusione dalla Riunione dei Pochi è proprio dovuta al motivo sopra, e me ne pento ancora ora. Credo che per ora possa bastare, se ricorderò altro, riscriverò questa discussione per aggiungere.

Torniamo quindi alla nostra storia.

"Oramai, credo si sia dimenticato di me.. D'altra parte, come biasimarlo. Sarà impegnato in qualche ricerca. Non ho nemmeno ricevuto una risposta alle altre lettere.. Nessuno viene più a trovarmi. Oggi è il giorno, dunque.. I dottori hanno detto che sarebbe stato oggi. Attendo, con ansia, il momento.. Tanto, che posso fare, ora è troppo tardi per provare a trovare una soluzione.".

Artemiy puntò lo sguardo verso il pavimento, mentre il broncio tipico di un uomo rassegnato veniva dolcemente rigato da delle lacrime. Lacrime di dolore. Artemiy era abbastanza giovane, ma la vita aveva giocato un brutto scherzo su di lui. Ma anche quando la fine si avvicinava, il lume della ragione poteva trionfare. E così fu. Mentre leggeva, Artemiy attratto da alcuni giochi di parole dal significato oscuro e misterioso, si ricordò di una piccola ricerca che aveva condotto, in privato. Dal taschino sinistro della sua giacca leggera, con i fili del bottone a tratti sfilacciati, tirò fuori un piccolo foglietto. Con un ultimo sforzo, si alzò, e chiedendo qua e là aiuto ai passanti se stava per cadere, raggiunse il Centro di Ricerca. Vedendolo, molti dei suoi colleghi corsero verso di lui, per salutarlo, mentre alcuni rimasero in disparte, quanto era la tristezza nel vedere il loro amico pronto per la calata dei sipari. Artemiy prese a parlare.

OFF: sottofondo, come al solito.

Lo so, lo avevo già proposto, ma è adatto anche per questo finale.

"Dove siete stati per tutto questo tempo? Mi avete lasciato a marcire in casa mia? Hah. Scherzo, tranquilli. Ma una visita avreste potuto farla.".

Tutti sorrisero, compreso Artemiy.

"Oggi, secondo i medici, dovrebbe essere il gran giorno. Il gran finale. Ma mi sono ricordato di una vecchia cosetta. Un vecchio desiderio.".

Con un cenno fece avvicinare il suo più grande amico, il vice-direttore da lui nominato tempo addietro, Peter.

"Questo foglietto, è importantissimo. Il mio desiderio. Ora vi spiegherò cosa faremo. Al momento propizio, quando io te lo segnalerò, dovrai aprire il foglietto. Capirai cosa farne. Va bene?".

"Sì, Artemiy.".

Un gruppo formato da Artemiy, Peter, e altri 6 ricercatori si diressero nella sala del magazzino. Riuscirono ad intrufolarsi in un attimo di distrazione delle guardie, o così credevano.

"Bene, ora dobbiamo scendere nelle profondità di questo edificio. Forza, dietro di me.".

Artemiy camminava in testa al gruppo, a fatica, con un vecchio bastone che lo sorreggeva. La difficoltà maggiore stava nell'evitare di essere scoperti. Era necessario camminare senza dare il minimo cenno di essere entrati senza permesso. Giunti ai piani inferiori, alcune scale separavano il gruppo dalla sala in cui era situato lo Stargate. I colleghi ancora non capivano, ma qualcosa cominciava a trasparire.

"Bene, ci siamo quasi. *tossisce*. Oh, sembra anche che-*tossisce* si stia facendo avanti la fine. Dobbiamo fare in fretta.".

Finalmente, il gruppo era nella sala dello Stargate. Finalmente, era giunto anche questo finale.

"Bene. *tossisce fortemente*. Ci siamo. La fine.".

Artemiy si sedette su uno scalino, accasciandosi lentamente. Teneva ancora duro, con gli occhi socchiusi. Chiedeva a Peter di avvicinarsi per l'ultima volta.

"Peter.. *tossisce*. Abbi cura, del mio amato Centro di Ricerche..".

"Artemiy, non abbandonarci, ti prego.".

"Non è ne il momento ne il luogo, per discutere di questo. Ma ricordati ciò che ti ho insegnato, ciò che hai imparato. Quando i miei occhi si spegneranno definitivamente, apri il foglietto. Ho predisposto tutto, in modo che lo Stargate avesse sufficiente energia per un viaggio. *tossisce*. Abbi cura di te.".

Artemiy si spense. Le persone vicine a lui, non avevano parole. Ma Peter, dopo aver asciugato qualche lagrimetta, aprì il foglietto. Sopra di esso, un codice. Un codice, da inserire sulla pulsantiera. Sul foglio, erano presenti anche delle parole.

"Ti prego, Peter. Fai in modo, che il mio corpo venga adagiato dall'altra parte. Il mio grande desiderio. E perfavore, non cercare di comprendere cosa c'è dall'altra parte. Vorrei rimanesse nascosto. Lì giace una persona importantissima, e vorrei poter condividere la bara con lui.".

Peter inserì il codice, lo Stargate cominciò a creare il collegamento. Il guizzo di energia fu assai forte. Peter, aiutato dagli altri del gruppo, riuscì a far passare dall'altra parte il corpo di Artemiy. Località ignota. Non era possibile per loro stabilire quale fosse il luogo, eppure una descrizione la ottennero osservando lo Stargate. Un grande, vasto prato, circondato da altissimi alberi. Un tronco tagliato, su cui ci si poteva sedere. Dejà-vu. Delle guardie, nel frattempo, giunsero sul luogo.

"Vi prego, abbiate pietà, abbiamo fatto questo per un-".

Una guardia lo interruppe.

“Per Artemiy, giusto? Sappiamo già. Ci ha chiesto di controllare se foste riusciti a trasportarlo di là. Ben fatto. Ora, dobbiamo accompagnarvi alla porta però.”.

“Certamente. Grazie mille.”.

I ricercatori tornarono alla loro casa, mentre le guardie tornarono al loro posto. La storia di Artemiy, era conclusa. Tutto è cominciato con un portale, ora finisce con un portale. Non importa quale. Il desiderio, per quanto sbagliato, è coronato.

Ma non temente, cari lettori. Non mi fermerò qui. Non finisce qui. Possa essere fulminato, se finisce qui. Seguirò il progetto dell’UGE, e ogni tanto continuerò a scrivere. il GdRrista che è in me, non è ancora morto. I Dottori ed Artemiy sono degli ideali. Ideali, regolati dalla ragione, ma sempre ideali. E, citando V per Vendetta, non si può uccidere un ideale. Alla prossima, quindi. Aspettatevi di tutto e di più.

Mi sono commosso

Mi sono commosso

Ancora oggi non riesco a comprendere se sei sarcastico o meno. D'altra parte non è possibile solo a caratteri, quindi prenderò la frase per il suo significato letterale. Quindi, grazie, sono contento ti sia piaciuto.

Ancora oggi non riesco a comprendere se sei sarcastico o meno.

Il mio è un sarcasmo molto sottile per questo, delle volte, non passa.

Ma in questo caso il fatto non sussiste, questo scritto mi ha davvero toccato.

Ho imparato col tempo che è l'uomo semplice, che compie azioni semplici ma importanti, speciali, simil-reali, che trionfa .

Ho imparato col tempo che è l'uomo semplice, che compie azioni semplici ma importanti, speciali, simil-reali, che trionfa .

Posso chiederti il perché di questa citazione senza commenti? :D Volevo capire cosa ti porta a citare senza scrivere niente :D

E' la frase, secondo me, più bella ed iconica del intero tuo discorso e contenente, secondo me, tutta la sapienza acquisita in questi ultimi tempi.

gdr molto bello, seriamente; tuttavia rimango deluso dal non averti potuto rispondere, avresti potuto attendere che potty mi liberasse da helmgard

:(. Ad ogni modo, riceverai comunque una risposta, ed è implicito che vorrò incontrare il tuo nuovo pg

gdr molto bello, seriamente; tuttavia rimango deluso dal non averti potuto rispondere, avresti potuto attendere che potty mi liberasse da helmgard

:(. Ad ogni modo, riceverai comunque una risposta, ed è implicito che vorrò incontrare il tuo nuovo pg

Al momento ho poche idee per il prossimo pg.. vedremo, comunque :D Qualcosa troverò.