[GdR] Un fortunato incontro

Enevàn giunse al dragoporto giusto in tempo per iniziare il suo nuovo apprendistato. Nel centro della sala, notò un soldato, a cui si avvicinò.

«Buongiorno ragazzo, e benvenuto! Io sarò il tuo tutore, e ti seguirò durante il tuo apprendistato!».

Il soldato che aveva pronunciato queste parole era un dragonauta di alto grado, adibito all’accoglienza ed alla gestione degli apprendisti. Aveva un carattere ed un portamento fiero e severo, tipici di un qualsiasi soldato.

«Ora vai di là e procurati un’armatura! Vedo che hai già una spada. Se vuoi puoi usarla, altrimenti potrai scegliere una delle nostre.» disse con fermezza.

«Per il Dio Gallina, e adesso che cosa mi toccherà fare?» pensò Enevàn fra sé e sé mentre andava a procurarsi il necessario.

«La tua missione consisterà nell’apprendere i rudimenti del combattimento. Recati nella pianura che si trova fuori città, subito dopo il ponte. Lì troverai dei bakreantu. Uccidili, dopodiché torna qui da me con le loro teste!».

«Per il Dio Gallina, questo qui è fuori come un balcone!» pensò Enevàn, ingoiando la saliva.

«S-sì Signore, s-subito Signore…!» rispose balbettando.

Enevàn si diresse immediatamente verso la pianura, non senza un minimo di preoccupazione.

«Farmi uccidere dei bakreantu, roba da folli! Spero solo che non mi accada niente di male! Che il Dio Gallina mi protegga!».

Una volta giunto sul posto ebbe modo di notare fin da subito la presenza di alcuni bakreantu, nello specifico putrefatti e scheletri.

«Ok, facciamoci coraggio e diamoci da fare!» disse, cercando di infondere in sé quanto più coraggio possibile.

La sua lama vibrava ad ogni colpo che, energicamente, tagliava l’aria e successivamente colpiva nettamente le membra dei putrefatti e le ossa degli scheletri. Pur essendo pericolosi non erano molto forti, ed erano anche piuttosto vulnerabili.

Alla fine di questa mattanza rimase un solo putrefatto da uccidere. Esso si trovava un po’ più in là, e stava dando le spalle ad Enevàn. Si avvicinò a lui per cercare di infilzarlo alle spalle, ma il putrefatto se ne accorse. Si girò di scatto e si mise a correre verso di lui. Enevàn non fece in tempo ad accorgersi di quanto stava accadendo che il putrefatto gli saltò addosso, buttandolo a terra e tenendolo bloccato al suolo. La sua faccia era a qualche centimetro di distanza da quella di Enevàn, così vicina che potè odorare il suo alito fetido e sentire la bava disgustosa che, cadendo dagli angoli della bocca, gli gocciolava alla base del collo.

«Per me è finita!» pensò, dopodiché chiuse gli occhi, ed attese la sua fine.

Subito dopo, però, sentì un suono molto simile a quelli prodotti dalla sua spada durante i combattimenti precedenti, ma meno secco, e successivamente altri ancora, come dei rimbalzi e dei rotolamenti, come di un pallone su di una superficie erbosa. Nel mentre, un liquido disgustoso sembrava gli stesse spruzzando in faccia.

Riaprì lentamente gli occhi, e davanti a sé vide le interiora del collo del putrefatto che spruzzavano continuamente sangue sulla sua faccia. Dopo un brevissimo urlo di spavento, spinse via la carcassa e si allontanò schiena a terra il più possibile.

Ciò gli permise di notare, proprio accanto a lui, la figura di un uomo di mezza età, molto grasso, così grasso che la pancia gli usciva fuori dalla maglietta, e dalla carnagione scura. Indossava un paio di occhiali a specchio arancioni, e portava una barba a pizzetto abbastanza folta. Sul suo viso era presente un sorriso beffardo che lasciava intravedere alcuni denti d’oro.

«Ti è andata bene ragazzo!» disse, con un vocione abbastanza pronunciato, che lasciava intendere un minimo accento tortughese. Egli, con la sua vanga, aveva tagliato di netto la testa del putrefatto, salvando la vita del ragazzo.

«Adesso puoi alzarti, lascia che ti aiuti…».

Enevàn, schizzinoso com’era, si lanciò immediatamente sulla riva del vicino fiume per lavarsi la faccia da quella sostanza disgustosa.

«Ti ringrazio infinitamente per il tuo aiuto! Senza il tuo intervento sarei sicuramente morto!»;

«Di niente ragazzo! Qual’è il tuo nome?»;

«Mi chiamo Enevàn. Enevàn Sùpus.»;

«Enevàn Sùpus?! Ahah, hai un cognome davvero buffo!» disse con tono esclamativo quello strano personaggio, mentre si teneva la enorme pancia con la mano sinistra.

«Il mio nome è Thomas Pablo Brodèsko y De la Callazula, e sono uno dei fondatori di Thoramas. Ma puoi chiamarmi TP.»;

«Thoramas? Hai detto proprio Thoramas?» disse Enevàn con tono sorpreso.

«Guarda che cos’ho qui!», proseguì, e tirò fuori dalla sua tasca il volantino che aveva trovato a Spes.

«Oh, è proprio uno dei nostri volantini! Gli abbiamo fatti stampare perché stiamo cercando dei baldi giovani come te per costruire la nostra città e possibilmente aumentare gli iscritti al Partito. Ti interessa?»;

«Certo TP! Da dove si comincia?»;

«Beh, prima di tutto devi portare a termine i tuoi apprendistati, poi ne riparleremo. Dopotutto devo assicurarmi che tu sia una persona veramente interessata alla nostra causa, e che tu possieda le caratteristiche teoriche e pratiche necessarie per poter lavorare. Ovviamente ciò si ottiene tramite gli apprendistati che stai svolgendo.»;

«Sì, mi sembra giusto. Ma come faccio a trovarti? La mia esperienza da tirocinante sarà ancora lunga…»;

«Tieni, puoi scrivermi una lettera a questo indirizzo. Fatti sentire non appena avrai terminato questa esperienza, va bene?»;

«D’accordo!» e, raccolta l’ultima testa si incamminarono in direzione di Spes.

Durante il tragitto, continuarono a chiacchierare.

«Sai, dopotutto non te la cavi male nel combattimento, ma temo non faccia per te…»;

«Sì, hai ragione…».

Ed eccoci con la seconda puntata delle avventure del nostro Enevàn. L’arrivo a Thoramas si avvicina sempre di più, e ringrazio @Brodsko per avermi permesso di far incontrare i nostri personaggi :blush:

La prossima puntata, che ho già scritto, sarà pubblicata la prossima settimana :smiley:

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