Il Re Di Napoli: La Storia

Ferdinando è il primo sovrano nato nel Regno della casata dei Borbone di Napoli, ma terzo Borbone a regnare sulle Due Sicilie dopo il padre Carlo di Borbone (primo Borbone a regnare sulle Due Sicilie indipendenti), nato a Madrid nel 1716, e il nonno Filippo V di Spagna, nato nel castello di Versailles nel 1683. Il suo regno, durato oltre sessantacinque anni (dal 1759 al 1767 ebbe però un reggente), è uno dei più lunghi nella storia Italiana degli Stati Preunitari Italiani ed è al nono posto nella classifica dei regni più lunghi della storia.

Refrattario allo studio e agli impegni della vita di corte, il giovane re non s’interessò quasi per niente della politica del regno, visto che la maggior parte dei compiti spettavano a Tanucci e agli altri componenti del Consiglio. Gli anni della giovinezza furono spesi andando spesso a caccia in compagnia del suo menińo Gennarino Rivelli e dei liparioti, un gruppo di fedelissime guardie del corpo: seguendo l’esempio del nonno, anche Ferdinando II delle Due Sicilie ebbe i liparioti come guardie del corpo.

Tra le iniziative di governo intraprese in questo periodo va ricordata l’istituzione del centro di selezione equina di Serre (1763), finalizzata a rinsaldare le tradizioni cavallerizze napoletane e che diede origine a una stirpe di robusti cavalli, valorizzati anche durante il periodo francese. Dal 1765 Ferdinando iniziò a partecipare alle sedute del consiglio.
Il consiglio di reggenza si trasformò in Consiglio di stato, con funzioni consultive, al raggiungimento della maggiore età di Ferdinando il 12 gennaio 1767, con il compimento del sedicesimo anno d’età.

Allo scoppiare della Rivoluzione francese, nel 1789, non vi furono immediate ripercussioni a Napoli. Fu solo dopo la caduta della monarchia francese e la morte sulla ghigliottina dei reali di Francia, che la politica del Re di Napoli e Sicilia Ferdinando IV e della sua consorte Maria Carolina d’Asburgo-Lorena (tra l’altro sorella della regina Maria Antonietta), cominciò ad avere un chiaro carattere antifrancese e antigiacobino. Il Regno di Napoli aderì alla prima coalizione antifrancese e cominciarono le prime, seppur blande, repressioni sul fronte interno contro le personalità sospettate di “simpatie” giacobine.

10 Likes

tag Alinox non attinente, peccato non esista il tag Storia del Regno delle due Sicilie

2 Likes

Altissimo, direi di spostare questa interessantissima disquisizione sulle vostre origini in altra categoria, oserei consigliare toxic.

Discussione spostata in categoria Toxic.

1 Like

Da quanto le puntate di “Ulisse - Il piacere della scoperta” sono toxic?

2 Likes

Da quando non centrano proprio nulla con Alinox :pensive:

Globalizzazione

1 Like

In assenza di un Tag specifico meglio lasciarlo decategorizzato.
Waiting for “Categoria: Regno Delle Due Sicilie”

2 Likes

Si in ogni caso la scelta era stata fatta.

Non è toxic, dio santo è la storia, può benissimo stare in non categorizzato, questo è abuso di potere, fai prima a dire che ti sto sul cazzo

1 Like

Per quale motivo un post a stampo storico dovrebbe essere classificato come “Toxic” e " Quali libri state leggendo?" no?

Il buon Lolz stava proprio leggendo un libro storico e ha deciso di condividerlo con noi comuni mortali. Non vedo cosa ci sia di male. Non è né un post troll né un post autocelebrativo.

3 Likes

Va bene, mi avete convinto. Sposto in “Non categorizzato” ma a quel punto vedete di rispettare le linee guida del resto del forum e limitate flame e spam.

2 Likes

Dal Regno di Sicilia al Regno di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg\ 20x20 Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di Sicilia .

L’unità territoriale del Meridione: Ruggero II e la dinastia normanna[modifica | modifica wikitesto]

Cristo incorona Ruggero II , mosaico nella Chiesa della Martorana a Palermo.

Magnifying glass icon mgx2.svg\ 20x20 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia normanna .

L’isola di Sicilia e l’intera Italia meridionale a sud del Tronto e del Liri erano i territori che formavano il Regno di Sicilia, costituito di fatto nel 1127-1128 quando il conte di Sicilia Ruggero II d’Altavilla unificò sotto il suo dominio i diversi feudi normanni dell’Italia Meridionale (Ducato di Puglia e Calabria). Il titolo di Re di Sicilia fu istituito dall’antipapa Anacleto II fin dal 1130 e successivamente legittimato, nel 1139, da papa Innocenzo II. Alla fine del XII secolo, a seguito della sconfitta di Federico Barbarossa, lo Stato Pontificio aveva avviato con papa Innocenzo III una politica di espansionismo del potere temporale; papa Innocenzo IV, in linea col suo predecessore, rivendicò i diritti feudali dello Stato della Chiesa sul Regno di Sicilia, poiché i titoli regali sullo Stato erano stati assegnati ai normanni (Ruggero II) da Innocenzo II.

Periodo della dinastia sveva[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg\ 20x20 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia sveva .

Quando però Enrico VI, figlio del Barbarossa, sposò Costanza d’Altavilla, ultima erede del Regno di Sicilia, il territorio del regno passò sotto la corona sveva, diventando un centro strategico della politica imperiale degli Hohenstaufen in Italia, in particolare con Federico II[9].

Il sovrano Svevo, nella duplice posizione di Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico e re di Sicilia, fu uno dei protagonisti della storia medievale europea: si preoccupò principalmente del Regno di Sicilia, delegando ai principi germanici parte dei suoi poteri nei territori d’oltralpe. Principale ambizione del sovrano fu quella di creare uno Stato coeso ed efficiente: nobiltà feudale e città dovevano rispondere unicamente al re, in uno Stato fortemente centralizzato retto da un capillare apparato burocratico e amministrativo, che trovò nelle Costituzioni di Melfi la sua massima espressione.[10]

Durante il regno di Federico II, le nuove vie commerciali in direzione della Toscana, della Provenza e in definitiva dell’Europa, risultavano sempre più vantaggiose e proficue rispetto a quelle del Mediterraneo meridionale, dove spesso i traffici erano ostacolati dall’ingerenza dei Saraceni e l’incostanza di diversi Regni Islamici.[11] Federico II fondò a Napoli lo Studium, ovvero la più antica università statale d’Europa, destinata a formare le menti della classe dirigente del Regno.

Alla morte di Federico (1250), il figlio Manfredi assunse la reggenza del Regno. Un diffuso scontento e la resistenza dei ceti baronale e cittadino al nuovo sovrano sfociò infine in una violenta sollevazione contro le imposizioni provenienti dalla corte regia. In questo i rivoltosi trovarono il sostegno di papa Innocenzo IV, desideroso di estendere la sua autorità nel Mezzogiorno. Tanto i feudatari quanto la classe, tipicamente urbana, composta da burocrati, notai e funzionari, desideravano più indipendenza e maggiore respiro dal centralismo monarchico; pertanto Manfredi tentò una mediazione. Il nuovo sovrano affrontò i conflitti con una decisa politica di decentramento amministrativo che tendeva ad integrare nella gestione del territorio, oltre che i ceti baronali, anche le città.[12]

Pur senza cedere alle richieste d’autonomia provenienti dall’ambiente urbano, il nuovo sovrano valorizzò molto più del padre la funzione delle città come poli amministrativi, favorendo anche l’inurbamento dei baroni; ciò fece emergere, accanto alla più antica nobiltà baronale, un nuovo ceto burocratico urbano, che in vista di una promozione sociale, investì parte dei guadagni nell’acquisto di estesi patrimoni terrieri.[13] Tali mutamenti della composizione del ceto dirigente urbano indussero anche nuove relazioni tra le città e la corona, preannunciando le profonde trasformazioni della successiva età angioina.[14]

L’incoronazione di Manfredi

Manfredi continuò inoltre a legittimare le politiche ghibelline, controllando direttamente l’«Apostolica Legazia di Sicilia», corpo politico-giuridico in cui l’amministrazione delle diocesi e del patrimonio ecclesiastico era direttamente gestita dal sovrano, ereditaria e senza la mediazione papale. In questi anni papa Innocenzo IV sostenne una serie di rivolte in Campania e Puglia che portarono all’intervento diretto dell’imperatore Corrado IV, fratellastro maggiore di Manfredi, il quale infine riportò il Regno sotto la giurisdizione imperiale. Succedette a Corrado IV il figlio Corradino di Svevia e, finché quest’ultimo fu ancora minorenne, il governo della Sicilia e della Apostolica Legazia fu presa da Manfredi: egli, più volte scomunicato per contrasti con il papato, arrivò a proclamarsi re di Sicilia[15].

Morto Innocenzo IV, il nuovo papa di origine francese Urbano IV, rivendicando diritti feudali sull’isola[16] e temendo una possibile futura, diretta annessione del Regno di Sicilia al Sacro Romano Impero Germanico, chiamò in Italia Carlo d’Angiò, conte di Angiò, Maine e Provenza, e fratello del re di Francia, Luigi IX: nel 1266 il vescovo di Roma lo nominò rex Siciliae . Il nuovo sovrano dalla Francia partì allora alla conquista del regno, sconfiggendo prima Manfredi nella battaglia di Benevento, e poi Corradino di Svevia a Tagliacozzo, il 23 agosto 1268.

Gli Hohenstaufen, la cui linea maschile si era estinta con Corradino, furono eliminati dalla scena politica italiana mentre gli angioini si assicurarono la corona del Regno di Sicilia. La sconfitta di Corradino, tuttavia, fu la premessa di importanti sviluppi, perché le città siciliane, che avevano accolto benevolmente Carlo d’Angiò dopo la battaglia di Benevento, erano nuovamente passate a sostenere la parte ghibellina. La svolta anti-angioina sull’isola, motivata dall’eccessiva pressione fiscale del nuovo governo, non ebbe conseguenze politiche immediate, ma fu il primo passo verso la successiva guerra del vespro.

La grande speculazione finanziaria che la guerra aveva comportato (gli angioini si erano indebitati con i banchieri guelfi di Firenze), portò a una serie di nuove tassazioni e gabelle in tutto il regno, che si sommarono a quelle che il re impose quando ebbe a finanziare una serie di campagne militari in Oriente, nella speranza di assoggettare al suo dominio i resti dell’antico impero bizantino[17].

Periodo della dinastia angioina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg\ 20x20 Lo stesso argomento in dettaglio: Vespri siciliani , Regno di Trinacria e Storia della Sicilia angioina .

Battaglia di Benevento

L’avvento di Carlo I sul trono, divenuto Re grazie all’investitura Papale e per diritto di conquista, non segnò tuttavia una vera e propria rottura con il governo dei sovrani della dinastia Sveva, ma si realizzò in un quadro di sostanziale stabilità delle istituzioni monarchiche ed in particolare dell’impianto fiscale. Il rafforzamento dell’apparato governativo attuato in precedenza da Federico II offriva infatti alla dinastia Angioina una struttura Statale solida su cui poggiare il proprio potere. Il primo re di origine angioina conservò senza discontinuità le magistrature elettive dell’apparato regio e nell’amministrazione centrale integrò strutture già esistenti con istituzioni tradizionalmente operanti nella monarchia francese.[18]

L’eredità dell’organizzazione dello Stato federiciano, riutilizzata da Carlo I, però riproponeva nuovamente il problema dell’opposizione congiunta delle città e della nobiltà feudale: le stesse forze che durante il regno di Manfredi avevano appoggiato la dinastia francese contro gli Svevi. Il sovrano angioino, nonostante i solleciti del Papa, governò con forte assolutismo, incurante delle pretese della nobiltà e del ceto urbano, che non consultò mai se non per l’aumento delle tassazioni dovuto alla guerra contro Corradino.[19]

Con la morte di Corradino, per mano degli Angioini, i diritti svevi sul trono di Sicilia passarono ad una delle figlie di Manfredi: Costanza di Hohenstaufen, che il 15 luglio 1262 aveva sposato il re d’Aragona Pietro III. Il partito ghibellino di Sicilia che precedentemente si era organizzato attorno agli svevi Hohenstaufen, fortemente scontento della sovranità della dinastia angioina sull’isola, cercò il sostegno di Costanza e degli aragonesi per organizzare la rivolta contro il potere costituito.

Iniziò così la rivolta del Vespro. Questa è stata a lungo considerata l’espressione di una ribellione popolare spontanea contro il peso della fiscalità ed il governo tirannico «della mala Signoria Angioina», come la definì Dante Alighieri; ma questa interpretazione ha lasciato ormai spazio ad una valutazione più attenta alla complessità degli avvenimenti e alla molteplicità degli attori in campo.[20]

Un ruolo centrale deve essere indubbiamente attribuito all’iniziativa dell’aristocrazia rafforzatasi in età Sveva, più decisamente radicata in Sicilia, che sentiva minacciate le proprie posizioni di potere dalle scelte del nuovo sovrano: la preferenza accordata dagli Angiò a Napoli, il loro strettissimo legame con il Papa ed i mercanti Fiorentini, la tendenza ad affidare importanti funzioni di governo ad uomini provenienti dal Mezzogiorno peninsulare.[21]

Fra questi oppositori si distinguevano per attivismo le famiglie aristocratiche emigrate che, dopo l’esecuzione del giovane Corradino, avevano dovuto rinunciare a diritti e a beni patrimoniali, ma che godevano del sostegno delle città Ghibelline dell’Italia centro-settentrionale. Inoltre con la perdita di centralità della Sicilia, anche le forze produttive e commerciali, che avevano in principio sostenuto la spedizione Angioina, si trovarono in netta contrapposizione con la crescente egemonia del Mezzogiorno peninsulare.[21]

Inoltre non è da sottovalutare l’interferenza di agenti esterni come la monarchia Aragonese, in quel periodo in grande contrapposizione con il blocco franco-angioino, le città Ghibelline, ed addirittura l’impero Bizantino, fortemente preoccupato dai progetti espansionistici di Carlo che gli aveva già strappato Corfù e Durazzo ormai parti del Regno di Sicilia.[20]

Le guerre del Vespro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg\ 20x20 Lo stesso argomento in dettaglio: Communitas Siciliae e Guerre del Vespro .

La sollevazione popolare anti-angioina iniziò a Palermo il 31 marzo 1282 e dilagò in tutta la Sicilia. Pietro III di Aragona sbarcò a Trapani nell’agosto del 1282 e sconfisse l’esercito di Carlo d’Angiò durante l’Assedio di Messina, che durò ben 5 mesi da maggio a settembre 1282. Il Parlamento siciliano incoronò Pietro e la moglie Costanza, figlia di Manfredi; di fatto, da quel momento vi furono due sovrani con il titolo di “re di Sicilia”: l’Aragonese, per investitura del Parlamento siciliano, e l’Angioino, per investitura papale.

Il 26 settembre 1282 Carlo d’Angiò scappò definitivamente dal campo d’armi in Calabria. Qualche mese più tardi, il papa regnante Martino IV scomunicò Pietro III. Ciononostante non fu più possibile per Carlo tornare nell’arcipelago siciliano e la sede regia angioina fu itinerante tra Capua e la Puglia per diversi anni, finché con il successore di Carlo I, Carlo II d’Angiò, Napoli fu definitivamente scelta come nuova sede della monarchia e delle istituzioni centrali nel continente[22]. Con Carlo II la dinastia ebbe la sua sede fissa nel Maschio Angioino .[21]

L’amministrazione angioina[modifica | modifica wikitesto]

Seppur le ambizioni angioine in Sicilia venissero inibite dalle numerose sconfitte militari, Carlo I mirò a consolidare il proprio potere nella parte continentale del regno, innestando sulla precedente politica baronale guelfa parte delle riforme che già il vecchio Stato Svevo stava attuando per rafforzare l’unità territoriale del Mezzogiorno[23]. Dalle prime invasioni longobarde buona parte dell’economia del regno, nel principato di Capua, in Abruzzo e nel Contado di Molise, era gestita dai monasteri benedettini (Casauria, San Vincenzo al Volturno, Montevergine, Montecassino)[24], che in molti casi avevano accresciuto i loro privilegi fino a diventare vere e proprie signorie locali, a sovranità territoriale e in contrasto spesso con i feudatari laici vicini.[25][26] L’invasione normanna prima, le lotte fra l’antipapa Anacleto II, sostenuto fra gli altri dai benedettini, e il papa Innocenzo II, e infine la nascita del regno di Sicilia minarono le basi della tradizione feudale benedettina[25]. Dopo il 1138, sconfitto Anacleto II, Innocenzo II e le dinastie normanne incentivarono nell’Italia meridionale il monachesimo cistercense; molti monasteri benedettini furono convertiti alla nuova regola che, limitando l’accumulazione di beni materiali alle risorse necessarie per la produzione artigianale e agricola, precludeva la possibilità per i nuovi cenobi di costituire patrimoni e signorie feudali[27]: il nuovo ordine investiva quindi le risorse in riforme agrarie (bonifiche, dissodamenti, grangìe), artigianato, meccanica e assistenza sociale, con valetudinaria (ospedali), farmacie e chiese rurali.

3 Likes

Onorificenze

Onorificenze straniere

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro
— investito da Ferdinando VI re di Spagna nel 1751 (738° cavaliere)
Cavaliere dell'Ordine dello Spirito Santo - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine dello Spirito Santo
— investito da Luigi XV re di Francia (8 settembre 1760)
3 Likes

Vorrei dire che è stato rimesso in toxic

1 Like

hai appena detto che i romani mangiano la carbonara?

Il Re Di Napoli è talmente forte che è tornato in non categorizzato

Ah quanto vorrei essere un Liparioto nonchè fidatissima guardia del re e andare a caccia con voi sire.

Lei è più di ciò lei é il Principe Sovrano

1 Like