La caduta di Helyon

"Quando ero ragazzo mio nonno mi raccontava molto spesso le gesta di suo padre, ma ancor di più sapeva dipingermi nella mente la sua malinconia e il suo rancore, quando si trovò di fronte alla macabra scelta di lasciare la sua patria, Parvi.

Ora, quasi fosse un déjà vu, mi sembra di vivere le stesse emozioni: come il mozzo di una nave nel pieno di una tempesta e con l'albero maestro divelto, così io mi ritrovo in questa città ormai decaduta e con l'impossibilità di poterla risollevare e riportare in quella posizione di egemonia e di potenza che la contraddistingueva dalle altre nazioni di Letorian. Helyon é ormai fallita, e ferita nell'orgoglio; la faida interna tra i suoi vecchi cittadini non può più essere placata, e neppure il miracolo di un superno potrebbe porre fine a questa situazione, ormai irreversibile.

Di fronte a tutto ciò, io non posso far altro che abbandonare la nave con l'ultima scialuppa rimasta, però non posso unirmi a coloro che l'hanno abbandonata prima di me, lasciandola priva di equipaggio in un momento così delicato; non posso schierarmi né con l'attuale principe di Mainart, né con il precendete, perché voglio che nessuno dei due mi consideri un traditore, ma soprattutto non voglio inimicarmi coloro i quali considero miei concittadini, amici, fratelli e per i quali nutro tuttora un profondo rispetto. Mainart, la nave ammiraglia dell'intera flotta, ha bisogno oltre ad un capitano audace, che regga il timone, anche di un grande equipaggio, unito e affiatato, che manovri le vele durante la tempesta e carichi i cannoni durante la battaglia, senza il quale é inesorabilmente destinata ad affondare alla prima difficoltà.

La gloria di Helyon rimarrà nella storia."

Con questi pensieri che risuonavano tristemente nella sua testa, il barone John Gibbs abbandonò la sua città e si diresse nelle lande più desolate di Letorian, lontano da ogni tipo di civiltà.

e così un altro si allontanava dalla gloriosa città D: