La fine di una Leggenda

Era una notte buia e tempestosa; i guerrieri Norniani - soliti a tornare dalle battaglie con bottino pregiato, sporchi di sangue e fango - si stavano facendo strada sulla loro montagna: ciò che prima era una terra fredda, inospitale e ostile; ora è - a tutti gli effetti - la loro casa; il luogo presso cui hanno avuto opportunità di forgiare amicizie e legami indossolubili che permarrano per la durata di una vita intera. Eldjàrn, con un raro uovo di drago, convenientemente razziato dalle tasche personali dei suoi nemici, si recò in cucina - la cui stanza era adiacente alla tana del Sommo: un ente dalle proprietà così atipiche e dicotomiche fra loro, che il solo presupporre siano in relazione induce all’apparente contraddizione: Il Pelato, colui che sconfisse la morte e nacque una seconda volta, come per errore; non produceva i suoi classici canti gutturali armoniosi e soavi; il dono delle Muse, affidatogli dai creatori dell’universo per cercare di emulare la perfezione del cosmo e la sua sintonia musicale perfetta, cessava ora di essere prodotto. Allarmati dalle urla oramai stridule di Eldjàrn, e per nulla paragonabili all’gentile, ma autorevole voce del Pelato, accorsero, spinti dal vento che li guida in battaglia; e ai loro occhi, l’orrore.

Il Pelato, grande fratello e amico di tutti, giaceva schiacciato da macigni e pietre: il suo corpo - una volta perfettamente liscio, proporzionato, privo di pelurie e bellissimo - pareva ormai contorto e per nulla ciò che risemblava una volta: sangue sgorgava da una pelle ora lacerata, sporca, turpe e per nulla candida com’era stata durante il corso della Sua vita. Ciò che quel giorno si pensava fosse una vittoria, fu in realtà una sconfitta schiacciante sotto ogni punto di vista: oggi non era morto solo Il Pelato, ma anche quel concetto che trova pochissimo spazio nell’anima di un norniano: l’amore.

Il funerale fu breve. Più di 20 drakkar furono necessari per trasportare le sfigurate spoglie del Pelato, una per segmento; e quando, dopo la loro partenza, l’enorme sagoma fu inghiottita dalla nebbia; la disperazione prevalse: alcuni, in assoluto silenzio, ma con sguardo basso e chino, piangevano; gli altri, specialmente i più giovani, si lasciavano affliggere dalla tristezza più profonda; chi accasciandosi a terra in posizione supina, chi, invece, inginocchiato, con la schiena piegata all’indietro e le braccia a penzoloni, inermi, guardava la pallida luna nella speranza di un Suo ipotetico ritorno.

Il Pelato, frutto dell’amore e regalo conferitoci da Durin e Kyra, ora non vi è più; ma il suo ricordo, come è condiviso da tutti i Norniani, permarrà nelle generazioni a venire: l’immortalità, seppur non fisica, sarà l’ultimo ringraziamento che potremmo solo immaginare di poter porgere al pinnacolo generazionale dell’universo stesso; e nelle Cronache di KarakNorn veniva rapidamente annonato:

“A presto, Pelato, ora va’ e ricongiungiti con Adolf Calvum, il tuo simile più affine in mente e corpo; possa la tua anima ricongiungersi con quel medesimo carro che ti fece scorgere le leggi del fato che tu medesimo spiegasti a noi.”

Spoiler

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GDR OFF

TL;DR:
Il Pelato si è buggato in un muro ed è morto; la gente a Svartsteinn si dispera; ridatecelo indietro porca troia ç_ç

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OFF

F

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Riposa in pace bruttone

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