La solita Apocalisse?

Le strade di Spes, un tempo tranquille, dopo l’apertura del Portale avevano conosciuto nuovamente il caos ed il disordine, oltre che un notevole aumento di rumore. Le guardie faticavano sempre di più a presidiare l’arcano costrutto, e fin troppo spesso dovevano urlare contro la folla di curiosi che tentava di entrarvi, di capirlo, o di maledirlo, a seconda.
Dal canto loro, la folla non era da meno: Domande urlate e teorie sbraitate si battevano fianco a fianco con pessimistiche visioni e curiose speranze.

C’era chi pensava non potesse andare peggio.
Come succede sempre a chi fa questi pensieri, si sbagliava.

Dopo alcune settimane dall’apertura del Portale, una nuova voce iniziò a riempire le strade di Spes, quella del timore, portata da profeti di ogni forma e professione. All’inizio erano solo nei vicoli più sperduti, sotto forma di barboni, poi nei bar, sotto forma di ubriachi; infine, giunsero per le strade, come anticipatori della fine dei tempi.
Apocalisse! La fine è giunta! La furia dei Superni ci distruggerà tutti!

Ormai perfino i richiami all’ordine delle guardie stavano divenendo in fretta sussurri in confronto. Era una giornata di pioggia, come un mese ormai, quando Levin Rezar si ritrovò, come faceva ogni mattina, davanti all’enorme Portale.
Era una visione che lo rilassava, in un certo senso: Le guardie al loro posto, in file ordinate, i gruppi di curiosi, e l’immancabile folla che ascoltava il Profeta della Sventura di turno.

“Venite, popolo di Spes! Osservate la nostra unica ancora di salvezza e redenzione!”
Disse l’uomo, indicando con grandi e teatrali gesti il Portale “Solo tramite esso potremo sfuggire all’Apocalisse che ci attanaglia!”

Varie grida di approvazione si innalzarono dalla folla, mentre le guardie osservavano in preoccupato silenzio.
“Pensate che stia esagerando? Osservate il cielo! Le lacrime degli dei bagnano le nostre strade da giorni! Il mare è così irrequieto che i pescatori non possono allontanarsi dalla riva! Le piante muoiono affogate sotto i colpi della Fine!”
Pausa teatrale, queste cose richiedono tempismo dialettico
“Fra quanto saremo noi a morire? Fra quanto l’Apocalisse raggiungerà le nostre gole, strappando l’anima ai nostri fragili corpi? Il nostro tempo sta finendo, dobbiamo entrare nel Portale finché ancora possiamo!”

Alcuni tra gli elementi più inviperiti della folla iniziarono a insultare le guardie ad alta voce, ma vennero velocemente silenziati dai gesti decisi del Profeta.
“No, no, popolo di Spes. Il Portale è nostro tanto quanto lo è loro, anche se sono cechi alla sua gloria” L’uomo poi si rivolse verso i soldati, con uno sguardo che era un misto di pietà e comprensione “Unitevi a noi, protettori di Spes. Unitevi e a noi e portate a termine la vostra funzione: Salvare questa gente dall’Apocalisse che giunge!”

Le guardie, dal canto loro, non fecero altro che guardarsi a vicenda in silenzio. Forse qualcuno tra loro concordava anche con il Profeta, ma il dovere veniva prima, nonostante tutto.
Il fatto che ben poche città avessero deciso di mandare assistenza a Spes aveva fatto in modo che i soldati fossero terribilmente male equipaggiati e, peggio ancora, demotivati.
Era già un miracolo che quella sottile linea tenesse ancora.

Levin si sistemò meglio il cappello sulla testa, e si avviò verso le viuzze della città. Non aveva bisogno di ascoltare la successiva parte del discorso, tanto ormai lo conosceva a memoria. In fin dei conti lo aveva scritto lui.

Percorrendo le vie di Spes, poteva sentire i discorsi timorosi dei cittadini che incrociava e quelli di rabbia di chi voleva raggiungere questo mondo nuovo.I semi che avevano seminato stavano germinando bene, e presto la pianta avrebbe esteso i suoi rami fino al Portale. Il giovane uomo raggiunse dopo pochi minuti la sua destinazione, un negozio di antiquariato nella parte bassa di Spes. Entrando fece un cenno al negoziante, che rispose con un piccolo inchino del capo, e proseguì verso il retro. Libri antichi e ninnoli importati lo accompagnarono lungo i corridoi, mentre quadri impolverati lo osservavano severi. Infine, giunse in una piccola stanza, con un tavolo, un paio di sedie ed un uomo anziano.

“Melchior” salutò il giovane “Non dovevi venire fino a qui, ti avrei fatto consegnare i rapporti a casa.”
“Oh, non preoccuparti, giovane Rezar, camminare un po’ fa bene per quelli della mia età.” L’anziano si alzò lentamente dalla sedia, sistemandosi l’elegante abito di fattura un po’ datata
“Poi, temo che non avremo molte altre occasioni di parlare. Da Maestro ad Allievo. Fra tre giorni tu non sarai più qui.”
Levin strinse la mano all’uomo, poi si sedettero. La notizia avrebbe dovuto stupirlo, ma ormai non gli rimaneva che trepidante apatia per quello che doveva essere.
“Abbiamo dovuto accelerare di così tanto le tappe? I nostri ‘profeti di sventura’ hanno fatto un lavoro così buono?”
“Non si accelera perché si deve, ma perché si può. Il Vuoto può permettersi di avere pazienza, noi non abbiamo il lusso dell’eternità.”
Melchior sorrise “Come predetto dal nostro Inno, con o senza Apocalisse, questo piano dovrà essere lasciato indietro. Fra tre giorni, tutti i nostri millantatori convergeranno a Spes, sul Portale. Migliaia di persone chiederanno a gran voce di lasciare questo posto, e le guardie lo permetteranno.”
Rezar si passo la mano tra i capelli rossi
“E cosa ti fa essere così sicuro che le guardie li lasceranno passare?”
“Per lo stesso motivo per cui il clima è impazzito esattamente al momento giusto, giovane: Il Vuoto ha già deciso. A noi non resta che eseguire la nostra parte in questo teatro.”
Il vecchio si abbassò, e prese un tomo da una borsa appoggiata a terra. Era un libro dalle pagine di un bianco osseo, con la copertina rilegata in cuoio di colore nero ed azzurro.
“La tua è di andare nel nuovo mondo, e portare con te il nostro Inno, cosi che il Coro possa essere creato.”
Il giovane prese in mano il libro, l’oggetto più sacro del loro culto, fonte di tutte le loro dottrine e di tutte le loro certezze.
“Sarà fatto, la Voce del Vuoto deve risuonare anche negli angoli più remoti del Multiverso.” Rezar si alzò in piedi “E’ stato un onore, mio Maestro. Possa il Vuoto abbracciarti.”
Con un rapido inchino, il giovane se ne andò, verso il futuro che attendeva lui ed i popoli del piano.

Melchior, dal canto suo, sempre con un flebile sorriso stampato sulla faccia, parlò al vuoto che lo circondava.
“Sempre avanti, mio Allievo, chi si ferma è perduto. Ma anche chi continua dovrebbe sapere che il Vuoto fece un dono a questa realtà, molto tempo fa: L’esistenza è un frattale, ricorsiva. Ovunque tu vada, ci sarà sempre un ordine ed un cambiamento, un passato ed un futuro, un maestro ed un allievo, che ballano in eterno.
Ovunque tu vada, ci sarà sempre un tavolo, un libro, ed un uomo.”
Una sottile risata riempì la stanza vuota, mentre la pioggia batteva dolce e spietata contro i tetti di Spes.

Gli ultimi giorni nel piano furono di una surreale tranquillità per Levin Rezar, che non fece altro che osservare gruppi di persone sempre più grandi che convergevano a Spes.
Il giorno fatidico, la piazza antistante al Portale era a malapena capace di contenere l’enorme massa di persone, che occupavano anche tutte le vie vicine. I Profeti di Sventura, ormai divenuti un coro, erano davanti a tutti, urlando le loro promesse di salvezza contro le guardie, ormai divenute piccole piccole di fronte all’orda.

Melchior aveva ragione: Non potevano non lasciarli passare, anche solo per evitare di essere linciate. Per come erano ridotte a volontà e risorse, era già tanto se fossero state in grado di resistere pochi minuti.
Il giovane strinse a sé il libro, e attese l’inevitabile.

Le discussioni e le urla si innalzavano verso il cielo uggioso; sempre più in alto, fino ad interrompersi bruscamente.

Il Portale! La membrana arcana che lo componeva stava vibrando visibilmente, e mille increspature attraversavano la sua superficie iridescente.
Levin, aguzzando lo sguardo, intravide cosa stava uscendo dal Portale, ed un malcelato sorriso si dipinse sulle sue labbra.
Il Fato era veramente dalla loro parte.

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Risposta ufficiale Staff Gdr

Per i testimoni della scena era difficile razionalizzare quello che stava accadendo. Alcuni urlarono al miracolo e istintivamente si gettarono in preghiera, altri invece cominciarono ad agitarsi e andare in panico ma la maggior parte se ne stava semplicemente immobile, a osservare, incredula, la nera silhouette che si stagliava contro la lucente patina blu dell’Antico Portale. Anche le guardie, addestrate da tempo a reagire prontamente a qualsiasi situazione, rimasero incantate per qualche interminabile secondo, prima di accorgersi che l’essere appena uscito dal magico costrutto portava disegnate sulla tunica le inconfondibili insegne della città di Spes. Poi improvvisamente, l’uomo alzò le braccia verso la folla e iniziò a parlare, con una voce monotona e ipnotica:


“O Karaldur, io ti voglio parlare, presta ascolto alle mie parole;
Sono salito ai confini del piano e ho visto i cadaveri trasportati dalle acque del vuoto.
L’ ingenua umanità, recisa dai venti siderali come canne in un canneto.

Ma al di là delle pendici del male ho visto amore, ricchezza e fiumi di latte.
Ho camminato su terreni soffici come nuvole e sotto cieli brillanti di vita.
Sono stato mandato qui dai Padroni della Storia per mandarvi questo invito.

Solo attraverso di me vi è la salvezza.
La vita è solo sotto la mia volontà!”

L’insano discorso venne interrotto rapidamente dalle guardie di Spes, che dopo essersi scrollate di dosso l’esitazione, si gettarono sull’uomo con rapidità per arrestarlo. La figura però non pose alcuna resistenza al proprio arresto, anzi alcuni giurarono di averlo visto sorridere mentre le pesanti catene venivano poste ai suoi polsi e caviglie.
La curiosa tranquillità dell’essere si opponeva ora alla folla osservante, che dal religioso silenzio di pochi minuti prima, ora si era improvvisamente trasformata in un vortice di panico e frenesia. La gente scalpitava, si aggrovigliava e mentre alcuni cercavano di allontanarsi in fretta dalla informe massa che minacciava di asfissiarli, molti altri premevano sul sottile cordone formato dalla guardia cittadina.
Tutto accadde in pochi minuti, le guardie erano inermi davanti a quella scena di panico ed isteria.

Il cordone di protezione venne spezzato.
La via verso l’azzurro portale era aperta!

OFF: Un misterioso araldo minaccia la fine di Karaldur e promette un paradiso terreste in un altro piano. Il panico serpeggia per le vie di Spes e la via del Portale è ora spalancata. Che cosa fare? Buttarsi nella mischia e affrontare l’ignoto tuffandosi nel portale? Oppure aspettare qui, in attesa di direttive da parte di Spes che potrebbero non arrivare mai? Come sempre, il destino dei vostri personaggi e dei vostri compagni è nelle vostre mani.

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Lòs Sìrus, come al suo solito, portava la sua bancarella a Spes con il frutto delle sue amate coltivazioni; non potette far a meno di notare il trambusto collettivo vicino al portale.
Pensò tra se e se: “Probabilmente un altro di quei predicatori che tentano di fare i farlocchi per i propri interessi personali” ma questa volta era diverso, troppo movimento, troppo borbottare “É uscito dal portale” gridava qualcuno “No, no, sono in due” ribatteva di getto qualcun’altro “Lo hanno arrestato le guardie”.
Troppo difficile esser indifferente a tutto ciò.
In punta di piedi era troppo difficile vedere sopra la folla.
Salendo sopra la sua bancarella si notavano le guardie intente a disperdere la calca fremente verso il portale, con scarso successo e al qual tempo portare via un individuo.
Non si comprendeva dove volessero portarlo.
“Non c’entro nulla con tutto ciò o forse no?” pensava tra se e se “La folla non vuole lui… Ma vorrei comprendere meglio questa sua apparizione tramite il portale”.
Con le sue amate coltivazioni sulla bancarella, incomincio a seguire le guardi che scortavano via l’uomo.

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Mentre davanti al portale continuava a scatenarsi il finimondo, Los Sirùs riuscì furtivamente a oltrepassare l’ormai compromesso cordone di sicurezza delle guardie. Insieme a lui altri scalmanati riuscirono a divincolarsi dalla presa dei soldati e, come galline senza testa, si gettarono a capofitto nel portale venendo risucchiate nella sua luce azzurrina.

Nonostante le grida e il trambusto, il fruttivendolo fu in grado di individuare le due guardie che avevano arrestato l’uomo uscito dal portale, che in pesanti catene camminava tranquillamente al loro fianco. Lo stavano scortando in una guardiola lì vicino, troppo indaffarati per poter notare l’umile fruttivendolo che li stava scrutando.
Uno dei due soldati sembrava particolarmente turbato dalla vicenda ed osservava con gli occhi sbarrati il suo prigioniero.
“Nanùk, sei davvero tu?” disse.
L’uomo in catene girò il suo collo in maniera innaturale e meccanica verso il suo carceriere.

La risata che ne seguì fece tremare di paura ogni fibra di Los Sirùs.

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Killian e Denys si erano stabiliti a Spes per tenere sotto controllo la situazione del portale.
La ragazza aveva sviluppato una sorta di doppia personalità, spesso si trovava ed essere Denys, i ricordi degli ultimi eventi prima dell’esplosione del RSS erano stati distorti da Khazra, così come i sentimenti che provava verso l’Ordine Elliro e verso Killian, Denys iniziò a disprezzare sempre di più l’organizzazione che la sua famiglia aveva istituito.
Il sentimento verso Killian invece continuava ad aumentare di intensità, la sua mente era plagiata dalla dea che aveva mantenuto la sua promessa.

Il resto dei membri del culto si nascondeva, in attesa di un ordine della loro dea e del loro gran sacerdote.

Killian si svegliò, il sole filtrava dalle doghe semichiuse delle finestre, illuminavano leggermente la schiena nuda di Denys che ancora dormiva profondamente, era passata qualche settimana dagli eventi che avevano portato allo scisma dall’ordine elliro e da ciò che rappresentava, per i due ragazzi la vita continuava grossomodo normalmente, si erano introdotti in città come una coppia di innamorati e la fortuna era stata dalla loro dato che l’ordine aveva deciso di non affidarsi alle autorità di Spes per cercarli.

Ciò corrispondeva a verità comunque, i sentimenti di Killian verso Denys non erano cambiati di una virgola dopo che era stata posseduta da Khazra, e quest’ultima aveva plagiato la mente della sua ospite inducendole dei sentimenti per il ragazzo.

Quando anche Denys si svegliò Killian le diede un delicato bacio sulle labbra e disse

“Buongiorno”

“Buongiorno” rispose la ragazza, aveva i capelli completamente disordinati e con una mano si stava stropicciando un occhio mentre con l’altra stava tenendo la coperta per coprirsi il seno.

Killian si girò verso la finestra, che dava direttamente sul grande portale che si era aperto, e vide un accrocchio di persone tenute lontane dal portale da un cordone di guardie.

I predicatori nelle strade parlavano di fine del mondo e la gente stava iniziando ad agitarsi.

“Bene, così è cominciato…” disse solamente Killian, Denys che nel frattempo si era vestita e si era messa al suo fianco ebbe un piccolo spasmo e roteò gli occhi indietro

“Perfetto, Figlio mio, questo è proprio quello che stavamo aspettando, un’occasione per conquistare un nuovo mondo, un mondo senza tutte queste politiche corrotte con delle spesse radici nel tessuto della società. Un mondo nuovo, dove potremo governare indisturbati”

“Sì, Madre, raduniamo i fedeli, è ora.”

In quel momento Denys ebbe un nuovo spasmo e si accasciò, Killian prontamente la prese al volo e la stese sul letto.

Alcuni giorni dopo Denys e Killian si trovavano in mezzo alla folla, i fedeli con loro, sparpagliati tra le persone per non farsi riconoscere, stavano tutti aspettando il momento più adatto per sfondare il cordone e passare quando esso arrivò: una figura incappucciata uscì dal portale e iniziò a parlare, la folla stava iniziando a diventare irrequieta.

L’uomo venne arrestato e la folla ruppe il cordone, come un fiume in piena si fiondò nel portale e così fecero i cultisti, anche Killian e Denys, si avviarono verso il portale, ma nella folla si fermarono e prima di passare Killian disse

“A un nuovo mondo!”

“A un nuovo mondo!” rispose la ragazza.

I due si scambiarono un bacio appassionato e mano nella mano oltrepassarono il portale, sparendo dalla vista di tutti.

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“Ma quale Bisrùn e Bisrùn, sono favolette. Quello era mio padre, non io”

Se si potesse sintetizzare in una frase la filosofia di vita di un uomo, questa senza dubbio apparterrebbe a Charles Gregory Quinov, unicogenito dello Scudo Rosso dei Quattro, Teodor.
Si era sempre disinteressato agli affari del Culto, nonostante la posizione ricoperta sia dal padre che dallo ‘zio’, lo Scudo Verde, intimo amico del padre. La sua mente era sempre stata attirata dai saggi storici, dalle monografie scientifiche, antropologiche ed economiche. Interessi del tutto diversi da quelli paterni, che ripercorrevano maggiormente quelli del bisnonno Nikolaj.

Che fosse di sua conoscenza (e non avrebbe potuto essere altrimenti, dopotutto era pur sempre il figlio unicogenito di un alto Prelato del Culto dei Quattro) , dopo la dipartita del Padre e dello Zio qualche anno addietro, molti fedeli si allontanarono progressivamente dalla Chiesa.

Le comunità che erano state fondate ad Ascalon e Thortuga, che al loro apice erano arrivate a contare anche qualche centinaio di fedeli, si erano completamente disciolte. Ultimo baluardo, anch’esso molto indebolito negli ultimi anni, restava proprio Spes : nucleo originale del Culto. Alcune comunità di poche decine, un paio di centaia scarse, di fedeli restavano in presidio dei vecchi valori professati dalle Assemblee e dal Trattato di Teodor Quinov. Altri, molti altri, nell’ordine di alcune migliaia, trovarono maggiore interesse nelle profezie apocalittiche che aleggiavano negli ultimi tempi per Spes, piuttosto che il trito e ritrito assoggettamento al Bisrùn professato dal Culto.

Charles non restò quindi per nulla sorpreso, quel giorno, di trovare fra gli agitatori numerosi volti conosciuti. Sembrava una manifestazione come tante, se ne vedevano a bizzeffe soprattutto negli ultimi mesi. Fu costretto rapidamente a ricredersi, non appena la figura fuoriuscì dal portale recitando la sua poesia salvifica.

Si trovava lì solo di passaggio, doveva far compere in zona quando tutto accadde. Venne attirato dall’agitazione del momento, dagli schiamazzi, dal silenzio tombale che precedette l’assordante trambusto della folla.

Nel vedere quella scena rimase impietrito. La cesta di ortaggi che portava con sè gli scivolò via dalle mani, tanto fu l’impatto della situazione. Il tonfo di patate, carote, rape e di tutto ciò che il cestino conteneva che si schiantavano sulla strada in pietra quasi non si sentì, come fosse neve, tanto era forte il chiasso della folla.

Aveva letto, aveva letto tanto in vita sua. Lui, come tanti altri, sapeva benissimo dalle cronache storiche che periodicamente eventi del genere accadevano. Ma quella catena di coincidenze quasi spazzò via ogni sua certezza : la pioggia incessante per settimane, i profeti di sventure, le folle ed ora quel losco figuro che sotto i suoi occhi veniva portato via recitando una profezia salvifica. Per un secondo l’idea del “Disegno Divino” gli balenò in mente. Solo per un secondo. Poi la sua vena razionale riprese possesso di lui.

“Sta per scoppiare il finimondo. Ne sono sicuro. Anzi… è già bello che esploso…” pensò fra sè, prima di iniziare a passo sostenuto a camminare verso casa lasciando per terra la spesa, sotto la pioggia battente. (Le strade erano fradice, scivolose, per la tanta pioggia. Correre sarebbe stato da imprudenti. E Charles non era imprudente.)

Arrivò davanti il portone della sua abitazione, cercò frettolosamente le chiavi nella bisaccia ed una volta trovate aprì.
"PAM! PAM, PREPARATI. STA SUCCEDENDO QUALCOSA" Gridò. Pam era la sua compagna. Si erano conosciuti qualche mese prima. Stavano davvero bene insieme. Lei aveva una piccola erboristeria, diciamo che fra i due era chi portava il pane a casa.

“CHARLIE? Sei tu? Oddio che spavento, dimmi” si sentì dal piano di sopra.

Charles zompò tutti i gradini della piccola scala che separava il piano di sopra da quello inferiore, facendo tre scalini alla volta. Terminò la sua scalata in quella che era la camera da letto dei due, unica stanza al piano di sopra. Pam era seduta ad una piccola scrivania, intenta a redigire qualche ordine di erbe mediche (prima che Charles la interrompesse, almeno)

"Il portale… è…è uscito qualcuno da là. Sta succedendo un casino. Credo abbiano abbattuto il cordone di Guardie. E…questo tale… uscito dal portale…ha iniziato a parlare, come fosse una predica, di un nuovo futuro. "

Poi prese un respiro

“Ho paura di cosa possa accadere ora. Ho letto decine di volte le Cronache dei Piani, le gesta dei volenterosi e coraggiosi che sfidavano la sorte e si gettavano nell’ignoto. Decine di volte. Ma se ora toccasse a noi?”

Pam si alzò dalla sedia sulla quale era appollaiata, avvicinandosi a Charles e prendendogli le mani, infreddolite dalla pioggia.
“Significa che lo attraverseremo insieme, Charlie. No?” gli sorrise.

Charles fece una smorfia, sorrise a sua volta. Non intendeva mostrarsi più codardo e debole di quanto fosse già. Ma dentro di lui iniziava a sorgere quel sentimento di angoscia e paura.

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:frowning:
Sforzando di non far rumori dopo l’accaduto; tra se e se si dice:
“Sia maledetto se non sembra una marionetta questo Nanùk!”
“Il tipo è decisamente inquietante ma quella guardia sembra conoscerlo; non capisco se lo veda come amico o nemico”
Lòs Sìrus non si muove ma aguzza l’orecchio per comprendere al meglio la situazione.

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Jon vagava per Spes alla ricerca di Killian da ore ormai, la notizia dell’apertura dell’Antico Portale si era diffusa a macchia d’olio e sicuramente era giunta anche ai seguaci del culto, gli era stato ordinato di recarsi alla città e di indagare se fosse passato di li.

Aveva sentito mille salse diverse delle predicazioni dell’apocalisse imminente e idiozie simili, quando ad un certo punto udì le urla di una folla inferocita, cominciò a correre nella direzione delle voci e si ritrovò proprio sulla strada principale che dava sulle gradinate che portavano al grande portale.

Aspettò fino a quando vide finalmente delle guardie che stavano trasportando un prigioniero e un fruttivendolo che li seguiva a ruota.

La prima cosa che pensò fu che provenivano dal portale, e sicuramente se Killian e i suoi seguaci fossero stati a Spes sarebbero stati li in mezzo.

Fu così che si affiancò a quest’ultimo dato che le guardie sembravano abbastanza occupate da mandarlo a quel paese, e gli chiese

“Mi scusi, Lei! Non ha mai visto questo ragazzo? Se sì, era con qualcuno?” E così facendo mostrò una foto all’uomo

Readme

Mi piacerebbe buttare un po’ di interazione tra GDRristi se sei d’accordo

questa è la foto mostrata, ed è Killian

Questa è Denys invece

Sono le due persone descritte nella mia risposta precedente

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Perso nei pensieri, fú

preso di soprassalto

da un individuo che senza se senza ma gli pose delle domande. Fortunatamente, Lòs Sìrus ha sempre con se qualche tubero, gli tappò la bocca con una patata, per evitare che le guardie si accorgessero della loro presenza e bisbiglió a questa persona “Stolto che non sei altro, non vedi che ci sono le guardie qui dietro!? Vuoi farci imprigionare col finimondo che sta accadendo la fuori!”
Un cenno col capo fece capire che il messaggio si era inteso.
Sospirando per il secondo spavento preso in così breve tempo, buttò lo sguardo su quel pezzo di ritratto che il giovane teneva in mano. Lo guardò da più vicino e gli disse “Mi hanno comprato qualche scorta di grano prima che iniziò il delirio collettivo”. Poi gli gesticolò di rimanere immobile e guardare la situazione al sicuro sperando di comprendere assieme qualche informazione utile prima di agire in qualsiasi maniera.

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OFF

Va benissimo, avete fino a domattina poi lo scenario avrà nuovi sviluppi!

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Jon a sentire “hanno comprato” ebbe un momento di stupore ed estrasse un secondo ritratto, quello di Denys, e seguendo il consiglio dell’uomo in silenzio glielo indicò

Il misterioso straniero, nudo in una locanda e visibilmente scosso in attesa di venir portato via dalle guardie:

Il male è sopraggiunto in queste terre… Sotto forma di un popolo che voi non avete idea; potete scrivere le vostre storie, i vostri racconti e le vostre esperienze tanto nulla avrà più senso quando la piaga si abbatterà su di voi. Spero abbiate un retaggio di gente brava a nascondersi cosi sarà ancora più divertente bruciare le vostre donne e stuprare le vostre abitazioni. Costruite le vostre città ai limiti del mondo cosi potrete guadagnare tempo.

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GDR OFF

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GDR OFF

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@SirVecchio @rundas98

Dopo aver consegnato il prigioniero nella guardiola, le due guardie tornarono rapidamente ad aiutare i loro colleghi a resistere alla pressione della folla, che continuava a tentare di oltrepassare il cordone di sicurezza.
Non ci volle molto perchè Los Sirus e Jon venissero scoperti:
“Voi due!” disse con voce tonante una guardia con la spada sguainata
“Tornate immediatamente dietro le barriere, non fatemi venire lì!”

Un impaurito Jon iniziò a camminare verso il cordone, e una volta lasciato passare iniziò a camminare a gran passi verso il fondo della gradinata, doveva assolutamente fare rapporto a Lividaìn il prima possibile.

Passarono i giorni nella agitata Spes e la Guardia Cittadina aveva faticamente ripreso in mano una situazione che sembrava drammatica.
Il clima era cambiato. Molte persone avevano oltrepassato il portale ma la maggior parte della popolazione restava ancora accampata davanti al magico costrutto.

Anche il Soldato Semplice Sakàl era tra loro. Insieme alle altre guardie aveva ora il compito di fornire assistenza agli accampati ma i suoi pensieri erano tutti rivolti al suo collega e amico, che ora veniva chiamato in tantissimi modi diversi: Araldo dei Superni, Il Pazzo del Portale, Messaggero degli Dei, Prigioniero X-19… per lui era semplicemente Nanùk.
Il Soldato osservò per qualche momento la massa di gente che, come lui attendeva impaziente qualcosa. Gente di ogni ordine e grado era insediata davanti al Portale. I barboni, con i loro miseri averi erano seduti a pochi passi da nobili vestiti nei loro abiti da cerimonia, pronti ad affrontare qualsiasi catastrofe nel loro vestito migliore, insieme a loro vi erano padri e madri di famiglia, con quintali di bagagli e rifornimenti, che tentavano disperatamente di tenere a bada i figli, cercando di nascondere la loro preoccupazione.
Tutti attendevano qualcosa, chi una nuova rivelazione mistica, chi direttive da parte del Governo, chi semplicemente rassicurazioni.

Questo clima di attesa venne rotto dall’apparazione di una nuova figura davanti al Portale, questa volta non mistica e magica, ma molto più umana e indifesa.
Era il Presidente di Spes Kalòs Feleku che, dopo pochi secondi, prese parola:

"Concittadini, in questi giorni abbiamo assistito a fatti mai accaduti sul nostro Piano, forse nell’intera storia dell’umanità. Ho pensato a lungo al modo giusto di agire di fronte questa emergenza e, non ve lo nego, ho cercato aiuto anche nella preghiera.
Le istituzioni sono qui per dare sicurezza e fiducia, emozioni che in questo momento Spes non sta fornendo. Ne prendo atto. La situazione di emergenza in cui ci troviamo, purtroppo non è sostenibile e costringervi a restare qui è un rischio di cui non posso farmi carico. "

Il Presidente fece un pausa ad osservare con i suoi occhi stanchi e disperati la folla che ora lo ascoltava attentamente, in attesa di qualsiasi indicazione. Era consapevole che quello che stava per dire avrebbe fatto la storia.
Dove altri si sarebbero eccitati davanti a questa prospettiva, Feleku si sentiva invece profondamente disarmato e imbarazzato della sua incapacità di trovare altre soluzioni a questa emergenza, aveva deluso il suo popolo e lo sapeva.

Prese quel poco di coraggio che gli era rimasto e terminò il suo discorso trattenendo le lacrime:

"Vogliamo la vostra sicurezza, ma prima di tutto vogliamo la vostra libertà. Per questo, ho firmato pochi minuti fa un decreto che autorizza qualsiasi migrazione attraverso il portale.

Che i Superni ci aiutino."

OFF: Ora la migrazione attraverso il portale è autorizzata. Le guardie si fanno da parte, permettendo a chiunque voglia di oltrepassare la mistica barriera. Che fare?

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Erano passati un paio di giorni dall’evento che aveva stravolto buona parte della Città, quella piovosa mattina. E fu proprio durante un’altra piovosa, umida, grigia mattina che la vita di Charles ebbe un secondo smottamento.

Possiamo con assoluta certezza dire che non era un tipo molto impegnato, anzi, durante la giornata non aveva quasi mai nulla da fare di importante. Era quindi solito alzarsi piuttosto tardi, intorno l’undicesima ora, con tutta la tranquillità che si addice ad un Lord.

Quella mattina venne però svegliato da un certo trambusto giusto fuori casa. Aprì gli occhi, ancora intorpiditi dal sonno, e li massaggiò qualche secondo. Il letto era vuoto per metà. Pam era solita uscire alle prime luci del mattino, per badare alla bottega e far compere.

Attratto dal rumore, Charles si avvicinò alla finestra scostandone leggermente le tendine per osservare meglio. Si trattava di Rudolf Kotto, il loro vicino di casa. Rudolf era sempre stato gentile con loro e li aveva aiutati molto, soprattutto i primi mesi.
L’intera famiglia Kotto (Rudolf, la moglie ed i tre pargoletti) erano appena usciti dalla porta di casa portando con loro bauli e valige enormi ed, all’apparenza, pesantissime.

Charles sporse la testa dalla finestra. Con la voce rauca di chi era poco prima nel più profondo mondo dei sogni, disse:
“Signor Kotto, Signora. Partite? Con questo tempo? Non mi sembra prudente…” (Ah, la prudenza. Non era mai troppa per Charlie)

"QUINOV!" Rispose gridando Rudolf Kotto.
"SBRIGATI A FARE LE VALIGE, PER TUTTI I SUPERNI!"

Lo sguardo confuso di Charles era fin troppo eloquente.

“Il Presidente ha aperto il portale a tutti, possiamo andare via! Il nuovo mondo ci aspetta!” Esclamò sorridente. Charles non lo aveva mai visto così esuberante, solitamente era molto più burbero.

“Quindi è arrivato il momento eh…” pensò Charles. In un momento gli balzò alla mente la discussione avuta con Pam appena qualche giorno prima. E se lei avesse voluto attraversarlo? Charles lo sapeva bene, questo Piano era troppo piccolo per una come Pam. Voleva di più. Ma lui? Lui aveva bisogno di altro? O aveva bisogno solo di lei?

“Vedrò che fare, Signor Kotto. Buon viaggio e buona fortuna. I miei migliori auguri!” Rispose tutto sorridente Charles, prima di chiudere la finestra dopo essere stato a sua volta salutato dalla famiglia Kotto.

Charles riportò la testa dentro casa, iniziando a rimuginare su cosa fare. Era una situazione particolare, senza dubbio. E questa volta i libri non lo avrebbero aiutato. O forse si…?
Notò con la coda dell’occhio, nella piccola ma orgogliosa libreria di casa, un piccolo volume. Era ben rilegato, di qualità. La copertina era divisa in quattro settori : Rosso, Giallo, Verde e Nero.
Vi era anche un titolo.

"Trattato dei Quattro : Sui Quattro, il Destino e sul Culto. A cura di T. Quinov"

Era tutto ciò che materialmente lo legava ancora alla sua famiglia, dopo che il padre era scomparso. Nonostante non condividesse nessuna idea presente su quel libro, non riusciva proprio a disfarsene.
Mosso da qualcosa, un pensiero inconscio, un movimento involontario, il libro finì fra le mani di Charles.

Sfogliandolo l’occhio cadde su un capitolo, uno in particolare, che per la posizione finale che aveva nel volume doveva avere una certa importanza.

"Bisrùn, fine ed inizio di un ciclo" era il titolo.

Charles prese a leggere qua e là, quasi senza troppa voglia. Ma i minuti passavano, le parole scorrevano e le pagine volavano, gli occhi rimbalzavano da una parte all’altra del libro.

" Il Bisrùn , o giorno dell’apocalisse, sarà il giorno in cui tutto il mondo conosciuto fin ad adesso cambierà. I Quattro, finite le loro pene, si alleeranno sotto un’unica bandiera per sconfiggere il Destino, I Quattro sconfiggeranno il Destino, portando ad una nuova età dell’oro per gli abitanti del piano chiamata 'Addio della Vendetta’ .Tuttavia, essendo il Destino un essere imperituro, esso non potrà mai morire. Essi governeranno per tutto il periodo dell’oro, che terminerà con la loro caduta ed il ritorno del Destino. Ciò porterà ad un ripetersi continuo degli eventi"

Recitava in sintesi il capitolo, Charles trovò molto conforto nella lettura. “La nuova età dell’oro” era forse la salvezza che professava il misterioso figuro? Forse era un membro del culto anche lui. Chi può saperlo.
Migliaia di domande balenarono nella mente di Charles. Fra quei mille dubbi, vi era una certezza. Qualsiasi cosa fosse successa, voleva restare al fianco di Pam. Come avrebbe potuto fare senza di lei?

Era solitamente un tipo riflessivo. Ponderava molto le sue scelte. Ma non quella mattina. Sarà stato il fresco, saranno stati i mesi di pioggia, sarà stato Rudolf Kotto, sarà stato il Destino (Si, con la D maiuscola.), ma scappò fuori di casa, di corsa. Sotto la pioggia battente corse, corse e corse. Non lo aveva mai fatto in vita sua. Non gli importava di scivolare, di ammalarsi o che.

“Meglio una gola infiammata che un cuore spezzato”, avrà pensato.

Arrivò alla bottega di Pam, spalancò la porta. Lei era dietro il bancone, stava servendo un cliente. Poi guardò Charles.

“Charlie?” Chiese, confusa.
“Allora, attraversiamo anche noi?” Rispose Charles.

Lei sorrise.

Fact :

Charles è un merdone.

Il sole calava placido a occidente di Spes ma la città era più viva che mai.
TP e Carmelo Fios, seduti sulle gradinate del Quartier Generale, osservavano incuriositi un gruppo di
pellegrini sfilare in direzione del portale.
Capeggiati da un uomo curvo candidamente vestito, i ponchi rossi si confondevano con le calde luci
del tramonto.
“Sant’Immanuel, proteggici!”
Invocava rauco l’anziano, indicando i riflessi violacei davanti a loro, mentre la folla di fedeli
rispondeva sommessamente.
“Veterobannatoriani…”
Commentò Fios, masticando disgustato il suo sigaro oramai spento.
“Da quando Papa Juna I ha sconfessato il culto dei Santi di Thor Bannatore questi si sono dichiarati
Veri Fedeli e ora vogliono trovare una nuova terra.”
Sputò per terra un grumo color pece.
“Te lo immagini, Panzone?
Un’intera città di piagnucolose femminucce!”
Concluse, alzandosi di scatto e indurendo i bicipiti che guizzarono splendenti come lame.
TP rimase in silenzio, meditabondo, le iridi brune schermate dalle lenti arancio si posarono sul
superiore.
“Una città dove pochi forti potrebbero governare.”
Rispose sorridendo sornione l’adiposo ufficiale.
L’ennesimo sorriso che a Fios non piaceva.

Zikrael Von Zut era il Decimo del suo nome e discendeva da una famiglia prestigiosa già ai tempi di
Thorvil.
Eppure Zikrael X era diverso dai suoi predecessori: austeri uomini d’affari o pomposi politici
dell’intellighenzia paramodernista.
Zikrael X era un uomo di fede, un uomo che metteva di fronte a tutto la Verità e la sua ricerca.
Una Verità che però si nascondeva tra le pieghe dell’immanente e che per tutta la vita Von Zut aveva
tentato di raggiungere, fallendo.
Tuttavia questa sua continua tensione ideale lo portò rapidamente a divenire il più feroce rivale del
Cardinale Juna alle elezioni pontificie del 3051 D.f.
Elezioni che videro trionfare l’ala progressista del Culto che, oramai egemone, sostenne la grande
riforma del culto presentata da Papa Juna I.
Intorno a Zikrael X si condensò la resistenza dei Veri Fedeli o Veterobannatoriani, i quali restarono
fedeli al lato più mistico e prettamente religioso di quella che era diventata, de facto, poco più di una
filosofia di vita.
L’apertura del portale, quasi un lustro dopo queste tribolazioni, fu il segno del Bannatore.
Esso non riconosceva più Thortuga e i suoi cittadini come eredi del suo messaggio.
“Bisogna attraversare ancora una volta il portale così da rigenerare le forze creatrici del Culto e del
Modernismo!”
Era solito affermare in Piazza Roja il decaduto Cardinale Von Zoot.
“I Santi del passato hanno mostrato la via e come Sant Nikita noi oggi fuggiamo dalla sconfitta di
Papa Juna I e andiamo verso una nuova era di Verità!”
E ora erano quasi arrivati a destinazione, il giorno successivo avrebbero attraversato la soglia.
Solo la notte li separava dall’ignoto.

Inigo Frenkovìc era un thortughese di mezz’età simile ad un mulo.
Per tutta la vita aveva lavorato alacremente nei campi agricoli come bracciante e ora che il portale si
era riaperto vedeva all’improvviso la vacuità dei suoi sforzi.
Era logico, era già successo prima e tutto stava per riaccadere di nuovo, quindi perché rimandare
l’inevitabile?
Una sera raggruppò la sua famiglia e si mise in marcia assieme all’anziano Von Zoot, lui si che sapeva
che cosa fare.
Ora tentava di prendere sonno, sdraiato in una catapecchia che aveva preso in affitto per la notte
prima del Grande Passaggio.
Il respiro di sua moglie e dei suoi due figli erano poco più che sibili ma per le orecchie attente di
Inigo sembravano come le trombe dell’adunata mattutina al Pablov Edeva Mora.
Si alzò, attento a non svegliare il dolce sonno dei familiari, e uscì nella fresca notte spesiana.
Camminava tra le vie semidesertiche del quartiere quando si accorse di un’ombra alle sue spalle.
Era un mulo?
Certo che sì.
Era stupido?
Assolutamente no.
Accelerò il passo solo per rotolare per terra con un pugnale alla gola.
“Belle le mie bolas, vero?
Come pensate di colonizzare un nuovo piano se non riuscite a rimanere al sicuro nemmeno in quello
vecchio?”
L’ombra chiese ridendo, il freddo pungente della lama che premeva contro la carotide di Inigo.
Un balenio nel buio della notte, Iginio rimase immobile sul ciglio della strada.
Poi riaprì lentamente gli occhi, l’ombra aveva un volto e stava riassicurando il coltello alla cintola.
“Vi servirà qualcuno abile nelle armi e che sappia anche costruirne di nuove e innovative.
Un Casiodoro insomma.”
Concluse sorridendo sprezzante.
L’indomani i Veri Fedeli dal poncho color rosso sangue non erano più soli.
Assieme a loro marciavano interi plotoni delle Forze Armate Thortughesi, in barba alle strepitanti
proteste del Colonnello Aureliano Iunior Buendìa.
Thortuga intera era rimase basita alla notizia di aver perso il controllo dei reggimenti inviati a
supporto di Spes.
L’unica persona che non si scompose fu proprio il Generale Corvus che, come sempre, aveva
compreso perfettamente la situazione e l’aveva mossa a proprio vantaggio.
Ora nessuno poteva più minacciare la sicurezza interna della Repubblica, né vecchi profeti rimbambiti né pompati bellimbusti, tantomeno grassi ambiziosi egocentrici.

OFF: scritto da Brodsko

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Erano passate alcune settimane dall’esplosione del padiglione A, dagli eventi che avevano portato all’estrema soluzione, una data segnata a fuoco negli annali dell’Ordine Elliro con il nome di “Extrema Ratio”.

I seguaci del culto di Khazra erano svaniti e cercare di catturarli era come tentare di afferrare il fumo a mani nude, sarebbero potuti essere ovunque.
Ordan si trovava nell’ufficio di Daemon, con lui Vàpor e Roman: stavano ascoltando l’anziano Lividaìn riguardo il futuro dell’Ordine, dei progetti per il nuovo mondo.

Era giunta persino all’Ordine la notizia che l’Antico Portale si era riaperto, ma da uomini di scienza non si sono lasciati intimorire dalle voci che hanno accompagnato l’evento, hanno anzi cominciato a pianificare un esodo ben organizzato per raggiungere il nuovo piano e sfruttarlo efficacemente.
Il piano era pronto, i membri dell’Ordine stavano solo aspettando il momento migliore per agire.

Daemon stava parlando proprio del momento più opportuno per far partire l’esodo:

“Non ho intenzione di dare il via alle operazioni fino a quando non avremo tuo fratello, Ordan, abbiamo già mobilitato diverse squadre di ricognizione e confido che in breve tempo riusciremo a trovarlo.”

Ordan non rispose, si limitò a fare un cenno di assenso con la testa.

Alcuni secondi dopo si sentì un bussare sulla porta dell’ufficio del direttore

knock knock

“Stiamo svolgendo una importante riunione, chi disturba?” tuonò Vàpor, subito fulminato da un’occhiataccia di Daemon.

La porta si aprì e un giovane ragazzo sui diciotto anni fece capolino dalla porta, indossava un’armatura di metallo, sporca e logora.

“D-direttore Lividaìn”

“Dimmi…” e fece un cenno interrogativo nei confronti del ragazzo

“Finch, Jon Finch signore.”

“Bene, Jon, che hai di così importante da dirci da interrompere una riunione ufficiale?” disse pacato il vecchio direttore

“Beh… abbiamo avvistato Killian Sìpor, signore”

In quel momento Ordan si alzò in piedi di scatto

“Dove? Dove lo avete trovato?” disse quindi il fratello del ricercato

“A Spes, signore… e… bhe…”

“Bhe cosa?” dissero in coro i quattro pezzi grossi dell’Ordine

“Con lui c’era anche… bhe… Sua nipote Denys, ecco”

Daemon, Roman e Ordan si guardarono per un attimo, candidi in volto

“Cosa intendi con “con lui”? è viva? La sta tenendo prigioniera?” Cominciò sommessamente Roman

“…sono stati visti acquistare provviste insieme da un fruttivendolo di Spes e poi sono entrati nel portale.” Disse sempre più timoroso Finch

“IMPOSSIBILE” sbottò Ordan dando un pugno alla scrivania.

Il ragazzino fece un sussulto a vedere la reazione di Sìpor, ma continuò

“Deduco che i suoi seguaci siano andati con lui…” disse Daemon girandosi di spalle pensoso

“Padre, se c’è la possibilità che Denys sia viva dobbiamo attraversare quel portale, il piano è pronto e abbiamo finito i preparativi, tutti aspettano solo un tuo ordine per partire.”

“Molto bene Roman, hai ragione, è arrivato il momento di portare la nostra conoscenza su un nuovo mondo e di dare finalmente ciò che si meritano a quei traditori, date l’ordine di prepararsi alla partenza, siete congedati”

Una volta finito di parlare si mise il pugno sul cuore e così fecero anche gli altri tre

“Jos Dimamnir” dissero tutti e cinque in coro, gli altri si allontanarono lasciando il vecchio Lividaìn ai suoi pensieri

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