Le rovine di Karazhan - I capitolo.

« I demoni di Karazhan..» disse George, pianissimo. Un sospiro intriso di sogno, ambizione e una vena di determinazione. Quel tono non faceva presagire niente di buono.

« Non ci saremo spinti troppo oltre?» chiese James. Il tempo era passato velocemente in quella landa ghiacciata. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, imparavano ad odiare sempre di più quel posto tetro e desolato, intriso di un potere tanto arcano quanto malsano.

« Non dire baggianate..» lo rimproverò l’ex Ministro con lo sguardo fisso davanti a loro.

James non era certo il tipo che si faceva intimorire ma davanti a loro si apriva il più tetro e mistico scenario che avesse mai visto: lunghe ragnatele penzolavano lente nell’enorme stanza buia decorando decine e decine di loculi senza nome. Non erano però solamente i crani scheletrici o il fatto che fossero sopra uno strettissimo ponte di pietra su un baratro di cui non si vedeva il fondo a intimorirlo, bensì le decine di fantasmi luminosi che vorticavano intorno a loro ululando la loro agonia.

« Chanterhill, muoviamoci.» esclamò l’amico camminando piano sotto la coltre di spettri.

« Continuo a dire che non è una buona idea.»

« Se ci volessero fermare l’avrebbero fatto quando siamo entrati in queste catacom..»

Non fece però in tempo a finire la frase che un’anima in pena si schiantò verso il ponte, facendone crollare una piccola porzione.

« Nononono! Questo non è quello che dovrebbe fare un fantasma!» urlò James, correndo verso la lontana estremità della stanza.

« Corri e taci!» disse Potterberry procedendo ad ampissime falcate lungo lo stretto passaggio.

Sfortunatamente, gli spettri non avevano nessuna intenzione di mollare la presa, anche nel salone successivo.

« Un teschio!» gridò George come se colpito da un’idea grandiosa.

Prese un cranio nelle vicinanze, si girò di scatto e lo fece vedere alla massa informe di spettri. Uno di essi sibilò e vorticò spettroso fuori dal “branco”, oltrepassò spettrale qualche colonna e si schiantò verso quella che doveva essere la sua testa mortale, deflagrando l’osso in un’esplosione di spettrale spettralità.

« Spettacolare!» esultò Potterberry mentre tutti gli altri si dileguavano.

« Come ci sei arrivato?» chiese James piegato sulle sue ginocchia, affannato come un maratoneta alla sua prima olimpiade.

« Oh, semplice ed alquanto divertente. Avevo letto sull’Osservatore Avaloniano che un tizio di qualche sperduta cittadina, forse Mainart, aveva ipotizzato che i fantasmi ed esseri spettrali in generale possano essere sconfitti mostrando loro qualcosa che avesse a che fare con la loro vita passata. Tentar non nuoce mai, diceva il saggio.» spiegò a petto gonfio come un gallo cedrone.

« Deve aver avuto successo, questo saggio.» ironizzò l’assistente.

« Tutti i saggi sono morti, James.» rispose George scendendo le scale.

Non fece in tempo a scendere un gradino che i numerosi bracieri che adornavano le scale si accesero, uno dopo l’altro in una ventata di freddo glaciale. Non appena James si accorse che l’intrepido amico era ormai sparito dalla sua vista si sentì chiamare a gran voce. Dopo la ripida e alquanto malconcia rampa di scale puntellata qua e là da qualche macchia di muschio umido, scorse il Ministro accovacciato davanti ad una statua di marmo sporco e scheggiato.

« Qutte om ququmu fe Lesebep fusnesi,

pilmo ipo fimmes ezzipori

it qutte mes eddate tzimeve

fuqu ipo fonipvedeve.»

L’incisione riportava una didascalia in una lingua mai vista prima, persino difficile da leggere per la fonetica a cui erano abituati i due.

« Cosa vorrebbe dire?»

« Non ne ho la più pallida idea, ma se siamo fortunati dovrebbero esserci librerie intere in questa lingua, nei piani superiori. Muoviamoci, voglio vedere cosa c’è alla fine di queste catacombe.»

George fu prontamente accontentato con una macabra visione di morte: lo stanzone, chiuso da alcuni crolli e sorretto ormai solo da alcune stanche e cedevoli colonne, era cosparso di scheletri e teschi, alcuni barbaramente fracassati o scomposti in varie, ed alcune volte numerose, sezioni.

« Questo spiega il perché queste catacombe fossero sigillate. Ma non spiega questo..» disse il diplomatico avvicinandosi a due colonne più piccole.

« E’ un portale, George.» asserì James, sfogliando un libro. Lo porse all’amico, che osservò incuriosito il disegno, sbiadito e sporco, di un portale illuminato e attivo con numerose piccole figurine nere stilizzate che uscivano.

Nel preciso istante in cui chiuse il libro si sentì, lontano e tonante, il suono freddo e lugubre di un organo che iniziava a suonare la sua antica e raccapricciante melodia.

« Ci sarà da divertirsi, Chanterhill..» decretò il Ministro con uno sguardo di perfida curiosità ed il mezzo sorriso intriso di sogno, ambizione e una vena di determinazione.

Ho letto solo ora. Interessante, molto interessante.