[Lore] Storia ed Etnie di Jàtuldar

Storia di Jatuldar

Le seguenti note seguono lo studio delle rovine di Spes e degli scavi archeologici fatti all’interno di esse e nel resto del mondo conosciuto.

Introduzione

Poco si sa su come gli umani siano apparsi su Jatuldar. Diverse tribù ancestrali sembrano essersi formate con l’unione di piccoli gruppi di umani sparsi per tutto il piano: nulla più che tribù che migravano da un polo all’altro della terra, alla ricerca di risorse per sopravvivere e prosperare. Dopo secoli come cacciatori-raccoglitori, sette etnie maggiori riuscirono a stanziarsi, dando vita al primo bagliore di civiltà. Una ricerca archeologica nei territori occupati da queste culture ha dato riscontri positivi, portando alla luce ulteriori rovine con caratteristiche totalmente uniche e differenti le dalle altre

Nel corso della Storia queste sette civiltà hanno seguito sviluppi sociologici e tecnologici differenti fino all’era del Colonialismo Spesiano, portando anche alla caratterizzazione di tratti comuni alle generazioni di umani successive. Ognuna di queste civiltà era caratterizzata da peculiari caratteristiche relative all’ambiente in cui si stanziarono e probabilmente anche dall’influenza di fattori esterni, tra cui i Superni, che possiamo ipotizzare abbiano avuto un grande peso su tutte le popolazioni umane oltre che sugli Spesiani.

Le Sette Civilità

La prima di queste civiltà, localizzata nelle terre aride del sud, era più di altre caratterizzata da uno stile di vita seminomade, che mantennero anche con l’avvento dell’agricoltura. Essi erano abituati ai climi più aridi della mesa e del deserto e sembra fossero tradizionalmente legati alla famiglia, alla comunità ed al territorio. I loro discendenti ad oggi si fanno chiamare Haleyandi.

A sud del cratere di Spes, nel cuore delle foreste dell’Ademain Meridionale, si è stanziata la seconda civiltà, composta da un gruppo di umani che lentamente si è adattato al clima umido e alla presenza costante di fitta vegetazione con stature basse, corporature esili e una forte predilezione per la coltivazione; questi sono i tratti che si svilupparono tra i Kutka-Kutka. curioso notare come questa civiltà abbia una cultura sciamanica e religiosa più accentuata delle altre, con molti riferimenti agli esseri superiori abitatori dei cieli e della terra.

Isolate nell’ estremo nord, fra i ghiacci, sono state rinvenuti resti della terza civiltà: temprati dal clima estremo, i Jaakans sono più robusti dei loro simili abitatori dei continenti più miti. Questo popolo sembra che si riunisse in grandi avamposti sulle rive del mare, dove la terra è meno ghiacciata, e stabilisse villaggi provvisori nell’entroterra durante la stagione calda. La presenza di obelischi e numerosi artefatti suggerisce che la civiltà avesse una ricca predilezione per la cerimonialità quotidiana.

Oltre il mare ad occidente del cratere di Spes vi è il Grande Occhio Salato incastrato tra il Lunseàd ed il Madumir; sulle sue sponde crescono rigogliose vegetazione a macchie e grandi pianure fertili e si stanziarono gli Obeikei. La quarta civiltà è l’unica ad essere caratterizzata dal tramandamento del sapere tramite pezzi di carta e tavolette contenenti rudimentali pittogrammi già da prima dell’arrivo degli Spesiani. Grazie allo sviluppo della capacità di passare informazioni e conoscenze attraverso mezzi fisici e non solo orali, sono stati rinvenuti numerosi manufatti dal grande valore, e ne sarebbero stati rinvenuti di più se la città centro della loro cultura, Bopvil, non fosse stata completamente distrutta.

La quinta civiltà, sviluppatasi lungo le rive del fiume Nachi nel Madumir è l’unica ad avere una struttura familiare completamente incentrata sulle donne. Questa caratteristica rese il popolo dei Mugore pacifico e prolifico, con scarso interesse alla guerra ed una maggiore dedizione alla diplomazia e alla collaborazione.

I Klosciacchi sono la sesta civiltà. Anch’essi sviluppatisi intorno ad un fiume, sono ancora oggi un popolo di esploratori e grandi navigatori, ed erano caratterizzati da una struttura sociale con un sistema di diritto rudimentale sin dal primo contatto con Spes.

La civiltà Spesiana, stanziata nell’omonima Isola di Spes, sembra che fosse la meno sviluppata tra le altre in tempi antichi dai pochi reperti rinvenuti e possibilmente precedenti alla fondazione di Spes.

La Prima Città e l’ascesa di Spes

Queste civiltà preferivano vivere tutte in piccoli villaggi, con gli abitanti probabilmente legati all’appartenenza ad un determinato clan o famiglia allargata. Il primo insediamento urbano mai edificato sembra coincidere con quelle rovine cinte da fortificazioni rinvenute nell’Ovest, sulle rive del Grande Occhio. Uno studio più approfondito ha fatto emergere fondamenta mal conservate di strutture con scopi ben precisi, fra cui rudimentali templi, magazzini e quartieri abitativi. Gli Obeikei diedero alla città un nome nella loro lingua primigenia, ormai perduta, ma a cui gli Spesiani si riferivano come “Bopvil”

Cronologicamente successiva fu la costruzione di Spes. Se Bopville aveva edifici con funzioni ben differenziate e definite, Spes si caratterizzava da formazioni monolitiche e grandi strutture a fine votivo, raffiguranti statue e icone. Tutte queste costruzioni sembrano poggiare le fondamenta su una formazione di ossidiana ad arco rinvenuta durante uno scavo minerario.

Successivamente avvenne un evento inaspettato: La civiltà Spesiana ebbe uno sviluppo evolutivo senza precedenti. La città prosperò a ritmo quasi sovrumano, la popolazione sviluppò una struttura sociale ben definita e consolidò una lingua scritta e parlata efficiente. Tutta questa evoluzione, secondo gli scritti Spesiani recuperati, è da attribuire alla benedizione di entità divine in diretta comunicazione con il loro popolo, coloro che ancora oggi vengono chiamati Superni. Innumerevoli illustrazioni su libri antichi della mitologia Spesiana narrano della presenza dei divini tra la loro gente, trasformati nelle più svariate forme, in una vicinanza ben maggiore agli umani rispetto a quella dimostrata ad oggi

Durante il tempo antico, prima della sua caduta, non vi furono altre città capaci di rivaleggiare con lo splendore di Spes, che passò dall’irrilevanza ad uno splendore senza eguali in poco meno di un secolo. L’etnia Spesiana differiva da tutte le altre per le sue forme armoniose e capacità equiparabili agli Dei che veneravano, i manufatti tecnologici da loro creati erano in grado di generare le più incredibili meraviglie ed ogni archeologo che si rispetti venderebbe la madre per un artefatto spesiano funzionante.

Il Colonialismo Spesiano

All’apice di questa età dell’oro, gli Spesiani decisero di esplorare il resto del mondo, mappando e registrandone le caratteristiche. Si imbatterono negli altri popoli, i quali si erano a loro volta moltiplicati ed espansi, pur rimanendo infinitamente inferiori ai nuovi esploratori.

Gli Spesiani, convinti (e forse a ragione) di essere secondi solo ai Superni, Schiacciarono con la schiavitù i restanti popoli, portandoli sull’Isola per farne un gradino ulteriore da scalare per la loro ascesa. Progressi di millenni di storia furono distrutti in poche ore, innumerevoli uomini morirono per mano degli Spesiani e Bopville stessa fu rasa al suolo nell’arco di una sola notte.

Iniziò a quel punto l’era del Colonialismo Spesiano: un periodo durato circa 795 anni in cui Spes estese in pochi mesi il suo controllo assoluto su tutti i continenti. Gli Spesiani esportarono la loro struttura sociale piramidale e monolitica, imponendosi su tutte le civiltà, accentrando il potere attorno alla figura dell’Alto Protettore, contemporaneamente Governatore di Spes e leader spirituale del Culto dei Superni. L’Alto Protettore a sua volta nominò diversi altri Protettori: questi si occupavano di spremere ogni bene che le terre oltremare e la gente che le abitavano potessero fruttare. Presero schiavi e innalzarono monumenti in onore dei propri dei e capi. Ogni Protettore fungeva anche da “sacerdote” del Culto dei Superni, i cui dettami, in forma modificata, sopravvivono ancora oggi in molte culture.

Deve essere però chiara una cosa: per gli Spesiani tutto ciò non era una empia scelleratezza, ma il risultato, come confermato dai reperti storici, di una auto incoronazione come “popolo prediletto” dagli dei, perpretando i loro fini con i mezzi che la loro devozione gli aveva fornito e godendo di una giustificazione totale alle loro azioni, che venivano spesso abbellite da connotazioni morali grottesche.

È durante questo periodo che gli Spesiani danno pieno sfoggio delle loro incredibili capacità e immensi poteri, al fine di controllare le popolazioni ammantandosi di un’aura potente e quasi divina; nelle terre dell’Ovest sono stati tramandati racconti di Spesiani che potevano essere in due posti contemporaneamente, di catene montuose scomparse con uno schiocco di dita e di creazioni di roccia capaci di obbedire ai comandi impartiti. In alcuni templi nelle giungle del Sud si sono registrati calendari lunari completamente sfasati, con eclissi che si ripetevano per settimane intere, lasciando intendere che il controllo di Spes potesse essere anche sugli astri stessi. Il più evidente esempio di queste incredibili capacità è riportato negli stessi annali Spesiani ed è ancora oggi sotto gli occhi di chiunque sia abbastanza temerario da visitare quello che rimane dalla La Roccia dal Cielo, rallentata dalla sua caduta dagli Spesiani e fatta adagiare al largo della costa sud ovest del Madumir.

La Fine di Spes e il Crollo della sua Egemonia

145 anni fu la fine dell’Era Spesiana e l’inizio dell’Era Moderna quando un’esplosione di proporzioni gargantuesche e forza indescrivibile sventrò Spes. Il bagliore proveniente dalla città, per un attimo, trasformò la notte in giorno per tutto il piano, segnando l’inizio dell’estinzione della civiltà Spesiana.
La causa di tale cataclisma è tutt’ora sconosciuta e l’esplosione stessa ha probabilmente cancellato ogni traccia analizzabile da uno storico, per cui rimangono solo speculazioni prive di ogni fondamento.

La notizia del disastro si diffuse rapidamente tra le popolazioni assoggettate, che insorsero contro i loro tiranni, privati della loro capitale e delle capacità ad essa collegate. Dei pochi Spesiani sopravvissuti la maggior parte fuggì nel sottosuolo e tentò di colonizzare quello strato abissale conosciuto come Nether, costruendo fortezze in mezzo ai laghi di magma e lontani dalla luce del sole per fuggire dall’ira degli ex-schiavi. L’analisi delle fortezze purpuree sotterranee ci illustra come il fato degli esuli Spesiani sia stato ben peggiore. Strettamente collegati a Spes e al suo potere, gli i profughi sottoterra subirono una orrenda trasformazione in esseri aberranti, compulsivamente ossessionati dall’oro. Quelli che tentarono il suicidio gettandosi nella lava divennero scheletri anneriti e grandi spiriti tormentati.

La disfatta di Spes segnò la fine del dominio degli Spesiani sul piano e sulle sue popolazioni, lasciando solo poche testimonianze e molte leggende sulla propria esistenza. D’altra parte il Colonialismo di Spes mise direttamente ed indirettamente in contatto civiltà che avrebbero impiegato centinaia di anni prima di conoscersi l’una con l’altra, permettendo la nascita di comunità di etnie miste che, unite dal destino comune sotto il dominio di Spes, hanno imparato a coesistere e fiorire insieme dando origine alle popolazioni moderne. Una considerazione importante va fatta su quello che rimane del culto dei Superni imposto da Spes: qualche sporadica comunità più isolata ancora oggi lo rigetta, tuttavia, la maggior parte degli uomini ha visto il potere dei Superni ed è convinta, con la Storia come testimone, che questi esseri esistono e sono pronti a concedere i loro doni ai mortali che li venerano. Molti insistono sul fatto che furono proprio i Superni a mettere fine a Spes, diventata ai loro occhi una società aberrante e corrotta, ma tali discussioni esulano da considerazioni di carattere scientifico.

-Tratto da: “Spes: raccolta di considerazioni di carattere storico.” di Alusàn Borud

Etnie di Jatuldar

In questa raccolta di materiale vengono fornite delle informazioni di carattere generale sui più importanti gruppi etnici di Jatuldar, con grane enfasi sugli aspetti più peculiari o interessanti.

Jaakans

Descrizione

I Jaakans sono caratterizzati dalla carnagione estremamente chiara, quasi diafana.

Sono tendenzialmente alti, con la particolarità che le donne tendono ad essere più alte degli uomini. I maschi spaziano tra 1.70m e 1.90m mentre le donne tra il 1.80m e i 2m.

Il colore dei capelli spazia dal biondo al rosso, con tonalità tendenti sempre al chiaro. Il bianco o il grigio chiaro sono relativamente comuni.

Il loro fisico è tendenzialmente massiccio, inteso sia come massa muscolare che massa grassa.

Dimostrano una relativa resistenza alle temperature, sia basse che alte, ma solo a livello percettivo. Il loro fisico risente delle temperature estreme come ogni altro essere umano.

Popolano il grande arcipelago delle Isole del Sutemir, terre gelide ed estremamente inospitali.

Cultura

I Jaakans sono un popolo definito dal clima rigido ed ostile in cui vive e la mutua dipendenza tra individui che ne consegue.

Il concetto di comunità è estremamente importante nella cultura Jaakans, mentre l’importanza del nucleo familiare in sé è limitata nel migliore dei casi.

Le comunità sono stabili e situate generalmente vicino a fonti di cibo, quali mare e foreste.

Altra particolarità è che sono una popolazione tendenzialmente numerosa, ben più di quanto le risorse locali sembrerebbero suggerire.

Questi insediamenti sono governati con una forma semplificata di repubblica rappresentativa, con tutti i cittadini al di sopra di un certo anno di età che eleggono un gruppo di 6 persone, con carica della durata di 10 anni, dette le Voci, che assistono un ‘capo’, detto il Primo, che ha invece carica a vita e viene scelto dal suo predecessore.

La casta sacerdotale di tipo tribale, formata dagli Echi, assiste la popolazione con ruoli di supporto che spaziano dalla mera religione alla medicina, agendo anche come ricercatori e alchimisti.

Per i Jaakans il contributo al gruppo è estremamente importante ed è considerato il più grande dei disonori essere definito ‘inutile’. A parte questo dovere verso la comunità, i membri godono di una libertà praticamente assoluta, fintanto che questa non nuoce ad altri o, peggio, al gruppo.

Nel caso di diatribe tra persone, si ricorre al consulto di un Eco; nel caso questo non riesca a trovare una soluzione, il problema viene portato al Primo, il cui giudizio è finale e assoluto.

Usi e Costumi

I Jaakans sono un popolo ricco di tradizioni e abitudini, che permeano la loro struttura sociale in modo quasi assoluto, quindi non stupisce ci sia un piccolo rituale per qualunque cosa.

Dalla nascita alla tomba, ogni giorno un Jaakan deve eseguire almeno un paio di gesti simbolici.

I riti più importanti sono comunque tre, e tutti i Jaakans devono eseguirli almeno una volta nella vita. Essi sono il Rito del Ghiaccio, quando nasce un bambino, il Rito del Mare, quando muore una persona, ed il Rito dell’Orizzonte, che sancisce il passaggio alla vita adulta.

Il Rito dell’Orizzonte, in particolare, è riservato ai soli autoctoni, mentre gli altri due possono essere eseguiti su stranieri, se sono ritenute degne di tale rispetto.

Il vestiario usa largamente la pelle come suo materiale di base, con decorazioni in osso o in pietra.

Esistono due capi di vestiario particolari: Le prime sono le Armature Rituali, corazze complete costruite con rinforzi in pietra invece che in ferro. Sono estremamente pesanti e anche il solo riuscire ad indossarle è considerato degno di nota, oltre che un grande onore.

I vestiti tradizionali degli Echi sono il secondo abito particolare, con delle decorazioni in ossa e ghiaccio sopra una tunica di pelle. L’evidente caducità di queste semplici vesti incarna la visione della religione Jaakans e sono costruite con una cura sopraffina.

Religione

La religione dei Jaakans ruota attorno a tre Superni, che formano un Pantheon che regola le loro vite ed il loro universo.

Adegès, Superno del Caos, visto come principio della creazione, rappresentante del Rito del Ghiaccio.

Voidravòs, Superno del Vuoto, visto come principio di eternità, e rappresentante del Rito dell’Orizzonte.

Brodesùku, Superno dei confini, visto come principio dello scopo e della fine, rappresentante del Rito del Mare.

Per il popolo Jaakans, ogni individuo è animato da Adegès, che li stacca dal Gelo Infinito come statue di ghiaccio per poi donargli la scintilla del Caos.

Durante la loro vita, poi, sono forgiati da Voidravòs in uomini e donne tramite l’eterno ciclo di fine ed inizio.

Alla fine delle loro esistenze, invece, è il Superno Brodesùku ad accoglierli nel grande abbraccio degli abissi, per trasportarli di nuovo fino al Gelo Infinito, dove torneranno in esso per chiudere il ciclo.

Infine alcuni considerano il Superno Kàotis come protettore del Gelo Infinito, altri lo identificano come principio dello stesso, ma non esistono rituali precisi. Kàotis è infatti considerato come responsabile di ciò che c’è prima o dopo la vita, e non di ciò che è presente durante la stessa.

Architettura

Le città dei Jaakans sono costituite prevalentemente da edifici in pietra, che spaziano da piccole case incastonate nel terreno a grandi strutture di roccia che svettano verso il cielo.

Lo stile è sempre semplice e tendente al brutalismo, anche se gli interni sono spesso decorati con drappi o incisioni.

Haleyandi

Descrizione

Gli Haleyandi (singolare Haleyando/a) sono un popolo dalla carnagione olivastra e relativamente piccola taglia; perfino i maschi più alti di rado superano il 1.75m.

Il colore di capelli spazia dal rosso al nero corvino, con predominanza di tonalità scure.

Il fisico è tendenzialmente snello e slanciato, con braccia e gambe lunghe e dita affusolate.

Il volto tende ad avere lineamenti affilati, specialmente tra le donne.

Cultura

La popolazione Haleyandi è culturalmente definita dall’arte oratoria, e la discussione costituisce parte integrante della vita quotidiana.

Questa predilezione è così insita nella mentalità da definire perfino il concetto di comunità: Se ci puoi discutere con successo, allora è tuo amico. Gli Haleyandi risultano quindi quasi troppo amichevoli ed estroversi ad occhi esterni, e tendono rapidamente a farsi notare, nel bene e nel male.

Gli insediamenti sono piccoli e numerosi, con un continuo flusso di persone tra questi. Per tradizione, ogni nucleo familiare deve cambiare insediamento almeno una volta ogni cinque anni, portando con sé tutto il suo carico culturale nella nuova residenza.

Questo scambio continuo di piccole tradizioni e sfaccettature ha portato ad una cultura straordinariamente omogenea ed inclusiva.

Ogni insediamento è guidato da un Discussore, eletto di anno in anno in una gara di oratoria, che rappresenta la sua comunità nell’Alto Consiglio, una specie di organo legislativo ed esecutivo.

In questa sede sono decise sia le misure su larga scala, come per esempio la costruzione di nuove zone agricole, sia sulla piccola amministrazione, come quali famiglie dovranno spostarsi tra le comunità.

L’omogeneità culturale garantisce una relativa facilità amministrativa e, anche se gli screzi tendono ad accadere spesso, vengono di rado risolti con la violenza. Una discussione tra i relativi Discussori tendenzialmente risolve la problematica senza bisogno di ricorrere alla violenza.

Usi e Costumi

La principale e più importante tradizione Haleyandese è la discussione.

Che sia durante il pranzo, il lavoro o il riposo, di rado si troverà un Haleyando non intento a parlare con qualcuno anche solo per il gusto dell’atto in sé.

Un gioco tradizionale è quello di inventare un argomento perfettamente a caso, e spesso completamente insensato, e discuterne in gruppo. Questo processo può sembrare inutile ad occhi esterni, ma secondo i canoni Halayandesi rafforza la crescita individuale ed avvicina il singolo alla Verità.

I vestiti tradizionali sono larghi ed in stoffa grezza, ricchi di decorazioni e ninnoli appesi.

Vista la scarsa tradizione militare, gli Haleyandesi non hanno armature tipiche, preferendo sempre vesti leggere e comode.

I Discussori presentano un caratteristico copricapo rituale, costruito a guisa di coda di pavone, con colori e dettagli specifici per ciascuna comunità.

Architettura

Gli insediamenti non sono mai troppo grandi, quindi l’architettura è piuttosto semplice, con una preferenza per il legno.

Il continuo ricambio dei nuclei familiari ha inoltre creato una tradizione di architettura estremamente funzionale, con abitazioni ed edifici costruibili (e demolibili) con eccezionale rapida.

Lo stile è comunque molto legato alla natura ed alla terra circostante; si cerca sempre di integrare almeno una struttura naturale (alberi, fiori, pareti di roccia ecc.) nell’edificio.

Giardini ricchi di fiori e cespugli sono quindi molto comuni nelle città Haleyandesi, per quanto il clima arido delle loro terre lo permetta.

Religione

Il popolo Haleyando segue una religione di tipo animistico, secondo il quale ogni oggetto e persona possiede uno Spirito onnipresente.

Questi Spiriti sono complessi e ciascuno ha la sua sfumatura caratteriale, ma tutti sono sensibili alla persuasione, se queste viene usata adeguatamente.

Non esiste una casta sacerdotale, e ciascun membro della comunità decide come applicare la sua fede di giorno in giorno.

I più potenti tra gli spiriti, per gli Haleyandi, sono i Superni. Alcune figure sono venerate in particolare:

Satardel, Superno della Burocrazia e degli Accordi, è visto come il principale veicolo della persuasione e dell’oratoria, in quanto ogni discussione altro non è che un ‘accordo’ verbale tra persone o Spiriti.

Gola, Superno di Legge e Menzogna, è invece una figura ambivalente ma ampiamente venerata, in quanto rappresenta sia la persuasione in senso ‘positivo’ (convincere tramite argomentazione) che in senso ‘negativo’ (tramite mezze verità o bugie).

Invocare il nome di Gola è un modo per indicare certezza nell’incertezza, mentre il Nome di Satardel indica che la parola pronunciata è sacra.

Klosciacchi

Descrizione

I Klosciacchi sono un popolo dalla carnagione chiara e solitamente con un fisico né troppo robusto, né troppo esile.
Una delle caratteristiche più curiose del loro aspetto fisico sta negli occhi solitamente molto chiari (azzurri o verdi) e nei capelli che raramente si distaccano dal consueto bruno scuro.

Cultura

E’ sulle sponde del golfo di Mijù che nasce e si sviluppa il popolo dei klosciacchi che occupava l’intera zona in piccoli villaggi sparsi per le coste, il più importante dei quali è Klauschberg.

Ogni villaggio era guidato da un consiglio formato dai capi delle famiglie più importanti del villaggio, i diritti e il potere che hanno i membri all’interno del consiglio era proporzionato alla ricchezza della loro famiglia.

Il clima mite, la forte presenza di fiumi nella zona e il terreno fertile favorirono moltissimo lo sviluppo agricolo di Klauschberg permettendo ai suoi abitanti di non vivere solo di pesca e caccia come invece era per gli altri villaggi klosciacchi delle vicinanze.

Altre attività molto importanti nella società klosciacca furono (e sono tutt’ora) la navigazione e l’esplorazione che oltre a permettere un fiorente sviluppo, causarono il contatto precoce con la civiltà spesiana, inizialmente i rapporti con Spes furono amichevoli e indirizzati prevalentemente in direzione di un duraturo rapporto commerciale. Non sono chiari gli eventi e le cause che portarono infine il popolo klosciacco a sottomettersi agli spesiani, ma invece è chiaro che questa sottomissione volontaria indusse Spes ad una dominazione più morbida sulla loro gente, che subì molto meno il peso dell’oppressione colonialista rispetto a molte altre civiltà. Ancora oggi i Klosciacchi conservano nella loro tradizione gli spesiani come figure prevalentemente positive e guardano con grande ammirazione ai lati migliori della loro cultura.

Usi e Costumi

Pur essendo i klosciacchi un unico popolo con un unica cultura vi erano e vi sono ancora alcune differenze nelle usanze, che variavano di villaggio in villaggio.

Quasi tutti i villaggi hanno molti riti per diverse occasioni, tra cui il più famoso probabilmente riguarda l’uso comune di non seppellire i propri morti ma caricarli su una barca e gettarli in mare legati a delle pietre non appena all’orizzonte non si vedesse più il villaggio di partenza.

Quando invece nasce un bambino è usanza fargli compiere un giro in barca nelle prime ore di vita e bagnare lievemente la sua pelle con l’acqua marina, in un tentativo di ingraziarsi Màrok Lumdalvenès e Araton.

Religione

La quasi totalità dei klosciacchi ha un approccio pragmatico alla religione, non compiono nessun rito religioso istituzionalizzato e non rispettano alcun tipo di dogma. È comune per il loro popolo compiere il minimo indispensabile al fine di non provocare l’ira dei superni o quanto basta per riceverne la benedizione.

Una piccola minoranza del popolo klosciacco però è radicatamente religiosa e praticante, spesso per aver ricevuto particolari esperienze mistiche o grandi doni dalle divinità; i superni più venerati sono Araton, Màrok Lumdalvenès e Nòbis.

Architettura

Tutti i villaggi klosciacchi sorgono sulle coste del mare o in extremis su un fiume e presentano di conseguenza un porto, attorno al quale si sviluppa il resto del villaggio.

I materiali principali con i quali sono costruite le abitazioni e gli edifici cittadini sono semplici pietre e legno, i primi venivano utilizzati esclusivamente per i muri esterni, il legno era invece utilizzato per i tetti e, nelle case delle famiglie più povere, anche per i muri esterni e interni.

Kutka-Kutka

Descrizione

I Kutka-Kutka sono un popolo caratterizzato da una scarsa stazza e una relativa bassa altezza (mai oltre 1.60m).

La loro agilità ed i loro riflessi sono spesso superiori alla media, vista la vita quasi completamente passata a destreggiarsi sugli alberi.

Cultura

I Kutka-Kutka sono forse l’unico popolo in cui si può vedere una dualità di potere nella casta sociale: C’è un capo tribù, che protegge e sovrintende alle attività della comunità e un sacerdote che è in grado di parlare con gli spiriti attraverso riti che prevedono l’utilizzo di frattaglie animali e vegetazione con proprietà allucinogere: Il ruolo di questa figura non è ancora stato scoperto in maniera dettagliata.
I Kutka-Kutka sono particolarmente agonistici ed una delle loro attività preferite è la caccia. Spesso le loro battute diventano vere e proprie gare il cui vincitore è colui che riesce a catturare la preda migliore.

Usi e costumi

I costumi di questo popolo sono fondamentalmente tribali: Utilizzano abiti fatti in fibre vegetali intrecciate e colorate pitture per proteggersi dagli insetti del clima umido, solitamente applicate in forme che possono ricordare animali e elementi “cari” agli spiriti venerati. Si sono ritrovati ampli copricapi fatti di piume, pelli di giaguaro utilizzate come manti per consacrare un cacciatore.

Largamente usata come forma di celebrazione è la pratica della scarificazione rituale: Cacce particolarmente fruttose, lotte vinte con fatica o il compimento di un rituale che soddisfa il sacerdote della tribù vengono raccontate come piccole immagini incise con precisi tagli nella carne della persona che vi ha partecipato che una volta cicatrizzati formano i dettagli dell’immagine più grande, evocativa dell’evento vissuto. Spesso vengono incise anche forme che potessero compiacere gli spiriti o i Superni.

Religione

Sembra che, giudicando dai geroglifici sparsi per il Tempio Supernico costruito nella giungla del Ademain settentrionale Il Protettore Ènko avesse preso la forma di un uccello del paradiso, venerato come incarnazione degli spiriti del vento, e avesse rivelato la potenza di Spes e dei Superni alla civiltà, assoggettandoli al proprio volere e facendosi venerare come un Dio. Sono numerose le testimonianze rinvenute nelle rovine Kutka dove l’andamento degli astri e delle fasi lunari siano riportati in maniera discordante: Un primo esame fece pensare ad un errore di osservazione da parte della popolazione tribale, poi fu chiaro che l’influenza Spesiana si era estesa anche al firmamento.

Altri edifici rinvenuti sono piccole alcove scavate dentro agli alberi più grandi, circondate da grandi lastre di pietra lavorate in maniera estremamente precisa. All’interno di queste strutture si sono ritrovati molteplici pittogrammi di vari colori che narravano la vita di entità spirituali non meglio identificate. Ora, dopo il Colonialismo Spesiano, è facile vedere e trovare le analogie fra i Superni e queste “forze invisibili manifeste”. Durante le ricerche diversi esploratori hanno trovato molti resti in questi “templi sospesi”.

Molti scheletri sono stati trovati con ossa rotte o molto indebolite; Ipotesi fanno pensare che i Kutka-Kutka fossero estremamente attaccati a queste credenze pagane a tal punto da rimettere i morti, i feriti e i vecchi, alla bontà di queste entità, pensando di trovare un collegamento con loro attraverso le rappresentazioni pittoriche.

Ad oggi il Culto dei Superni si è imposto appieno tra i Kutka-Kutka, i quali hanno integrato nella religione canonica spesiana numerose velleità dal loro passato sciamanico.

Architettura

L’architettura Kutka è strettamente legata agli alberi in cui dimorano. L’uso del legno e delle foglie è abbondante, così come quello di pelli e piume.

Sistemi estremamente complessi di ponti e carrucole sono usati per collegare le varie abitazioni e strutture.

Visto il limite architettonico della costruzione sugli alberi, raramente gli edifici sono di grande taglia.

Obeikei

Descrizione:

Gli Obeikei sono un popolo con pelle porcellanea e sottotoni gialli, di costituzione slanciata.

Il fisico è spesso asciutto e tornito, con l’altezza media che varia da 1.55m a 1.75m, e caratteristiche conservate tra maschi e femmine.

Tra la popolazione è largamente presente un tratto recessivo caratterizzato da iridi di colore giallo acceso.

Cultura, Usi e Costumi

Lo sviluppo geografico della società “Obeikei” si svolse sulle sponde del “Grande occhio salato” , ad occidente del cratere di Spes.

Il clima molto favorevole permise loro di svilupparsi più rapidamente degli altri popoli del piano. Fondarono Bopville, città che nel suo periodo di massimo splendore arrivò ad avere oltre trentamila abitanti e che fu poi distrutta dal colonialismo di Spes, la quale non poteva accettare che un’altra città fosse nata prima.

Dalle fonti materiali ritrovate negli scavi attorno alle rovine di Bopville si può affermare che il popolo Obeikei aveva una marcata gerarchia sociale e che la classe militare ne era il pilastro fondamentale attorno al quale giravano le altre classi sociali, ovvero quelle dei mercanti, dei contadini, degli artigiani e degli operai.

Era tradizione del popolo Obeikei quella di sottoporre i ragazzi maschi il giorno del compimento dei loro tredici anni ad una prova di coraggio e di volontà: veniva infatti amputato loro il capezzolo sinistro e dovevano subire tale operazione senza nemmeno un gemito di dolore, se ciò avveniva il ragazzo veniva ufficialmente dichiarato uomo, in caso contrario veniva ripudiato dalla sua famiglia e dalla società. Molteplici sono i casi in cui ragazzi che avevano mostrato debolezza nell’atto si sono poi suicidati per il disonore inferto alla loro famiglia.
Attualmente questa pratica è per lo più discontinuata, a parte alcune eccezioni tra le frange più tradizionaliste.

Religione

Benché la società non comprendesse la classe del clero, gli Obeikei erano molto religiosi. Il culto dei superni era l’unica religione tollerata, anche se era interpretata in maniera leggermente diversa dall’interpretazione Spesiana. I superni a cui era più legata la popolazione erano Opùcìs, rappresentato come una volpe, Tigirevìs, rappresentato come un panda e Satàrdel, rappresentato come un lupo. I tre animali trasmettevano rispettivamente astuzia, forza e disciplina, tre qualità che secondo gli Obeikei dovevano essere i pilastri del guerriero perfetto.

Altri superni meno venerati ma relativamente popolari sono Màkuron sotto forma di llama, Kàotis come pipistrello e Màseter rappresentato come gatto selvatico.

Architettura

Anche se al giorno d’oggi poco é rimasto della città di Bopville è facile riconoscere alcune caratteristiche peculiari dell’architettura Obeikei nelle costruzioni successive. Gli edifici, la cui base raramente era di forme diverse dai classici quadrati e rettangoli, vedevano le mura esterne costruite essenzialmente in materiali pietrosi e argillosi, diversi tipi di legno erano invece impiegati per i muri interni e per i tetti, che con la loro forma a campana erano la principale particolarità dell’architettura di Bopvil.

Gli edifici di rilievo più importanti di Bopvil erano le varie pagode (adibite a luoghi di culto) e il castello, la cui base quadrata fu realizzata con un terrazzamento di pietra che elevava l’intero edificio al di sopra di tutti gli altri in una grande zona ora rimasta poco meno di un rudere.

Mugore

Descrizione

I Mugore sono un popolo dalla carnagione d’ebano e costituzione massiccia.

La loro muscolatura è relativamente sviluppata, soprattutto nei maschi, che tendono anche ad essere particolarmente alti (da 1.80m in su). Le femmine, al contrario, tendono ad essere longilinee e di taglia più piccola (attorno al 1.55m).

Il clima desertico gli ha fatto sviluppare una discreta resistenza al calore e all’esposizione alla luce solare.

Cultura, Usi e Costumi

Poco si conosce del popolo melanico dei Mugore, se non che si sviluppò geograficamente e socialmente attorno al fiume Nachi. Grazie alle fonti materiali ritrovate negli scavi attorno al loro antico insediamento Muruzi, possiamo affermare che la società mugore avesse al suo vertice una somma sacerdotessa, assistita da un consiglio di anziane, la quale era a capo del culto della Dea-Fiume. Chi controllava il fiume, controllava la regione; è quindi naturale che la religione mugore fosse completamente incentrata sulla figura del Nachi, spesso rappresentato come una grande madre e nutrice, molto simile alla superna Nakidiàn in ogni aspetto e descrizione. In una società retta da donne, sembra che gli uomini fossero relegati a compiti marziali, principalmente difensivi delle rotte commerciali che seguivano il corso del fiume stesso. Interessante notare come i manufatti mugore siano tutti firmati con l’impronta delle labbra dell’artigiano costruttore. Alcuni studiosi pensano che tale “bacio” servisse a infondere negli oggetti la buona sorte, altri pensano che le labbra fossero per i mugore lo specchio dell’anima. Ancora oggi, alcuni autoproclamatosi “Puri Mugore” vivono in famiglie rette da una donna anziana e consigliano sempre di coprire il proprio volto cosicché “sabbia e spirti non rovinino loro la bocca”.

Religione

Centro della religione Mugore, come già riferito, è la dea-fiume Nachi, identificata dai Mugore stessi come corrispondente alla Superna Nakidiàn e venerata in quanto tale ai giorni nostri. Brodesùku è stato conseguentemente adottato come divinità secondaria nel lungo periodo di dominio Spesiano, in quanto identificato come protettore delle fertili sponde del fiume Nachi e del suo delta.

Vengono sporadicamente invocati anche Araton e Màseter, quest’ultimo in particolare per chiedere protezione quando si è obbligati, per un motivo o per l’altro, ad affrontare il deserto.

Architettura

Caratterizzato da edifici cubici, con tetti terrazzati o strutture piramidali.

Si usano spesso i mattoni di arenaria, con massicce travi di legno per fornire stabilità strutturale, Grandi edifici come templi e abitazioni prestigiose sono spesso costruiti nelle zone esterne della città.

-Tratto da “Guida Antropologica Moderna”, di Ravos Voidei
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