Relazione SEAM sulle isole Marosul per il Contest sull'Esplorazione

Relazione presentata presso i soci della S.E.A.M. da parte dell'Ufficio di Presidenza (Carrera e Brodesko y Skemisàl) durante la II adunanza e, successivamente a tutta la popolazione del piano attraverso cicli di lezioni e seminari tenuti a Thortuga.

La relazione non ha bisogno di grandi introduzioni: la SEAM basa la sua stessa fondazione sull'interesse nei confronti delle civiltà indigene che hanno abitato e popolato il piano prima del nostro arrivo e i casuali ritrovamenti da parte di alcuni cittadini e/o nostri soci non ha fatto altro che accendere maggiormente la fiamma dell'interesse nei confronti di questa materia. La nostra società si è fregiata di seguire tutti i principali scavi della zona, organizzando campagne che hanno avuto come obiettivo il ritrovamento ma, soprattutto, la valorizzazione del patrimonio archeologico e artistico delle isole Marosul.

In particolare le campagne di scavo (2962 d.F.) hanno portato alla luce quattro siti:

Il Ponte

Dopo la segnalazione alla S.E.A.M. da parte del cittadino di Thortuga Pablo Ramiro Stardel della scoperta di alcune rovine a circa 200 km dalla sua città; ci siamo recati in loco con i soci ordinari Aramanzio Brodesko y Skemisàl e Alfonso Emànuel van Vest per poterci rendere conto di cosa si trattasse davvero.

Ora che scrivo sono passati sette giorni dall'arrivo al sito e abbiamo deciso di levare il campo dopo un attento studio del reperto; abbiamo costruito un piccolo rifugio in legno per dormire la notte e per poter studiare i lacerti in pietra quando il maltempo non permetteva di farlo all'aperto.

Abbiamo concordato tutti nel riconoscere che l'artefatto è di sicura fattura indigena anche se non si è concordi nel trovare un precedente archetipo dello stile di costruzione utilizzato dagli autori della struttura. Il ponte era interamente in pietra e congiungeva due isole dell'arcipelago dove è stata recentemente fondata la città di Thortuga.

Attualmente il sito è stato aggiunto all'elenco degli osservati speciali da parte della Società, mentre la piccola struttura da noi utilizzata verrà lasciata a un aiutante di campo che continuerà la ricerca e avrà il compito di salvaguardare l'integrità dell'eccezionale reperto trovato.

Allego a questo resoconto le foto scattate sul campo in attesa che si discuta in maniera più diffusa della questione durante la prossima adunata sociale.

Francisco "Acciaio" Carrera.

Dal Diario di Scavo di Carrera

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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="Sf5snxB.png" height="339" src="https://lh5.googleusercontent.com/K1y7n7dmbRtCEKIkj6D-tJqERILS4aA_56byj9Fgcv1WQIuIS7l0W6_JUwSiZLNrv73mqIwQWnSrhtICojtIAUG5Vh_QbVVqYezeqP7pE29NBpck62aeaVf4pNiL0hLZI0ph92x0" width="602" /></span></b>
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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="BlvRcY4.png" height="339" src="https://lh6.googleusercontent.com/j1EnHUD0vEnwUOA5mIfl6V97R1xa-fC-1mui-iMQnTuc3ywlBYVTmS2xnbNEq4MKI6LHKAEaYDO8iGZdeKSel7S9IIjLhDON4o-jHAZlqNcMLg2UVrCEk9_c3ug5TXxLGBjzbTeK" width="602" /></span></b> <b><span style="color:#000000;"><img alt="U0vhBQT.png" height="376" src="https://lh5.googleusercontent.com/Pw5q4s4hxBsyZR5DE9LGB9cpbU8TrOYKHtFY2CyuMfV_lamBjG97Oyx9oTGaXAgAoXrJ2ipD2qxjAyqYzphj-JnIkX-wvWIvSITJYskm5lSUnX7-t1ducaskx4mXhdo1VMFQjncY" width="602" /></span></b>
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Gli scavi presso il Sito Stardel

Nei giorni seguenti l’equipe di ricerca ha ritrovato nelle acque cristalline un bassorilievo appartenente all’apparato decorativo del ponte: esso oltre a rivelarne la natura “sacra” oltre a quella pratica, dà i primi indizi riguardo la religiosità del popolo Bokrug, in quanto rappresenta una creatura rettile, forse una lucertola marina o un serpente, che molto probabilmente era adorato presso gli indigeni:

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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="OyZwwNmGhf4vup2edO6AJMB7Hl4zy52r3UQ3Aj-Pnbnix21ig4QUXUTLLKwmD5mK-00ixmXyLR9U8MUA9aLJHXETG0uDYUxlnXlE4jE-Jy2fkuG9LUqzsd-5g3-Qcrwl7NaVJ83C" height="210" src="https://lh5.googleusercontent.com/OyZwwNmGhf4vup2edO6AJMB7Hl4zy52r3UQ3Aj-Pnbnix21ig4QUXUTLLKwmD5mK-00ixmXyLR9U8MUA9aLJHXETG0uDYUxlnXlE4jE-Jy2fkuG9LUqzsd-5g3-Qcrwl7NaVJ83C" width="200" /></span></b>
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Il Tempio

Una settimana dopo la segnalazione e la scoperta del “Sito Stardel”, il membro ordinario Alfonso Emànuel van Vest, già parte della squadra che si era occupata del ponte, ritrova quello che si ipotizza essere un colonnato di un tempio della medesima civiltà. Tale sito rinominato con il nome dello scopritore (come di consueto per la S.E.A.M.) è localizzato a circa 150 chilometri a est di Thortuga, nella giungla del Pulkistar Occidentale. Raggiunta la posizione, una squadra composta dai soci Alfonso Emànuel van Vest, Francisco Carrera, Aramanzio Brodèsko y Skemisàl, José Martino Nyhon de la Bresa e William D. Corvus si è occupata di mettere in sicurezza l’area, dopo averla reclamata per conto della Società. Il sito si è dimostrato subito di un interesse eccezionale, rivelando dopo pochi giorni un’insolita iscrizione in un linguaggio ormai indecifrabile:

Qn dhv pr ar fvnzb naqngv cre evfcrggb arv pbasebagv qry cebsbaqb Obxeht

I linguisti della Società si stanno spendendo molto per decifrarlo, ma senza l’adeguata chiave di lettura l’impresa sembra irrimediabilmente destinata a fallire. Dopo aver concluso gli interventi più necessari sul sito, una parte della nostra squadra ha fatto ritorno alla sede della Società incappando però lungo il percorso su una nuova sensazionale scoperta: i ruderi di una torre di osservazione collocata a 150 km ovest dall’attuale città di Thortuga e a 40 km sud dal “Sito Stardel”, il “Sito Corvus”.

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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="KiDob3LfPmM97bciHlotIAyASzGkgHEC_OGgWFvgz1cgtnqzT5kdzqvly4uq3Js4gPrngCPYnMZyb4VLGJKvfoXFs1_jHMeQYSv42SLyRB1blDz_8LvPFj7fOpsCUBZwX-OJ4oMF" height="357" src="https://lh5.googleusercontent.com/KiDob3LfPmM97bciHlotIAyASzGkgHEC_OGgWFvgz1cgtnqzT5kdzqvly4uq3Js4gPrngCPYnMZyb4VLGJKvfoXFs1_jHMeQYSv42SLyRB1blDz_8LvPFj7fOpsCUBZwX-OJ4oMF" width="602" /></span></b>
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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="2017-05-13_13.37.00.png" height="376" src="https://lh3.googleusercontent.com/9OrwRxZWALgKDjjq7mSNN9bchn5fu3vUyT1LDT2Yac6-nD5tp3ut9P96-_b3_10cvxl1PaNhxxfb7ep4JQzkn2_dtWeQtikSO-6ShWPt-TYLzCmiKv2lZtCkluv9XPGz56JQJ_Sw" width="602" /></span></b>
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La Torre

La torre presentava inequivocabili indizi legati alle intenzioni che hanno accompagnato la sua costruzione: troneggiando sul vasto oceano a ovest, ha però lo sguardo impedito verso l’isola a est (quella dove sorge l’attuale Thortuga); questo fatto, unito con il ponte scoperto poco distante, il quale aveva la funzione pratica e simbolica di unire le due isole insieme, ha fatto propendere gli archeologi del S.E.A.M. a considerare questa struttura come una parte fondamentale di un secondo nucleo abitativo (o più probabilmente militare) costruito successivamente dai Bokrug stanziati nell’attuale isola di Thortuga.

Dopo aver sondato il terreno con dei carotaggi superficiali si è scoperto che le fondamenta della torre d’osservazione erano state realizzate dagli indigeni con andesite levigata, tuttavia, per quanto si siano sforzati i soci del S.E.A.M. non è stato possibile individuare alcuna andesite affiorante né tantomeno una cava utilizzata dai costruttori della torre.

Le ricerche hanno condotto dunque la squadra di archeologi a cercare la soluzione a questo fondamentale quesito nelle isole limitrofe, fino a trovare la risposta a nord, nel “Sito Nyhon de la Bresa”.

In quella che, con ogni probabilità, era l’architrave della porta d’ingresso della torre, troneggia la scritta in lingua Bokrug:

Tenaqr Obxeht, znv cvù gv bssraqrerzb pba rpprffvin obagà, creqbanpv r noov zvfrevpbeqvn

E’ singolare notare come, anche in questo caso, l’iscrizione riporti una formula composta da 13 parole, tuttavia oltre a questo non risulta altro da segnalare.

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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="rK7M_n4WnlVqvUvsMY0pSibSx02QzXVq2R1zRJJ97pjZZL3Ij4zMBhj-BxeOO3BARMvGNVoJ5HQW2bqoq4NWjJSTQTuorZ63HJVbx9U1_1adDj1AVqyKlrrZvFUmehnzEUVuBw5S" height="339" src="https://lh5.googleusercontent.com/rK7M_n4WnlVqvUvsMY0pSibSx02QzXVq2R1zRJJ97pjZZL3Ij4zMBhj-BxeOO3BARMvGNVoJ5HQW2bqoq4NWjJSTQTuorZ63HJVbx9U1_1adDj1AVqyKlrrZvFUmehnzEUVuBw5S" width="602" /></span></b>
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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="-PltSSYC5Houxknb7BzvElv_ht7KubBv7WmUDJJKuf8PYGjEsTf2tqiAXEwMwtHPjAW_UjvbOZ2A8eAJLxmcWMGIrkrzBMq-HAJ2znfJSA-121_V1mdn8LX7tl6MwqHi6iZMQ63E" height="339" src="https://lh6.googleusercontent.com/-PltSSYC5Houxknb7BzvElv_ht7KubBv7WmUDJJKuf8PYGjEsTf2tqiAXEwMwtHPjAW_UjvbOZ2A8eAJLxmcWMGIrkrzBMq-HAJ2znfJSA-121_V1mdn8LX7tl6MwqHi6iZMQ63E" width="602" /></span></b>
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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="Y7JA1jye7eymlFm1ANt5YPoQ9F6p6hsqniu_73JMiyXH7H1meZbSUqgZ6FZySidEn6IOEN2rR3sKwEPoiYKWEvxqIXP_ia7O1E0s2RtYMc5RavFvdwyDWvP_XKzf98SbNUlEe9q6" height="339" src="https://lh5.googleusercontent.com/Y7JA1jye7eymlFm1ANt5YPoQ9F6p6hsqniu_73JMiyXH7H1meZbSUqgZ6FZySidEn6IOEN2rR3sKwEPoiYKWEvxqIXP_ia7O1E0s2RtYMc5RavFvdwyDWvP_XKzf98SbNUlEe9q6" width="602" /></span></b>
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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="9q0RvaNKXhnGPjFqp0Yjt5w67pPgEZWQKT0k9ETTjOHSeFcUuObctSPHZRZul-iEauuLEh_PFZ58nYuVWhcMGzLfSvqWMfyZ80j6AQghAj_KwJ4l4ocQ-PgxCk75AfIh-iXGqg46" height="339" src="https://lh4.googleusercontent.com/9q0RvaNKXhnGPjFqp0Yjt5w67pPgEZWQKT0k9ETTjOHSeFcUuObctSPHZRZul-iEauuLEh_PFZ58nYuVWhcMGzLfSvqWMfyZ80j6AQghAj_KwJ4l4ocQ-PgxCk75AfIh-iXGqg46" width="602" /></span></b>
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La Cava

Il sito non presenta strutture in pietra, vista la natura prevalentemente economica dell’attività che una volta si svolgeva, tuttavia la configurazione morfologia e un’analisi pedologica rivelano che quest’area doveva appartenere molto probabilmente a una cava di andesite a cielo aperto utilizzata dai nativi.

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		<b><span style="color:#000000;"><img alt="M8yG5JXhf8xKLmRMtyzcfHNRnOKhPApfmlqF2OC7KSgQQKz76gsBLuuLEuFwr0Ol8y6Xg0yyj0LIBlSJLvB2LvhBcwb0WiRFljlix2TXOKJMB8PC0fla2jyOpxKzaiFq-ZbZBy_b" height="339" src="https://lh3.googleusercontent.com/M8yG5JXhf8xKLmRMtyzcfHNRnOKhPApfmlqF2OC7KSgQQKz76gsBLuuLEuFwr0Ol8y6Xg0yyj0LIBlSJLvB2LvhBcwb0WiRFljlix2TXOKJMB8PC0fla2jyOpxKzaiFq-ZbZBy_b" width="602" /></span></b>
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