[Scenario] 02 - I denari del Regno

L’Epidemia e la conseguente scrematura della società Helyana, con le rappresaglie armate contro i gruppi gallinisti della regione, le deportazioni e gli esili, hanno contribuito a creare una crisi economica che il Regno sente bene. Non solo molti uomini sono stati mandati a morire per la loro religione, ma di quegli stessi uomini che un tempo contribuivano attivamente alla creazione della ricchezza di Helyon non è rimasto molto. Mendicati e accattoni, appestati e malconci sono lo scarto sociale di quella che era un’elite produttiva ritrovabile solo ad Helyon.

Le ostilità aperte con molte nazioni del piano, ancora, sono riprovevoli rimedi ad una condizione economica vacillante. Se la situazione non cambia e il fantomatico “Re Pazzo” non troverà una soluzione, la ricchezza accumulata da Helyon negli anni è destinata a esaurirsi per il lussi smodati dei suoi nobili.

Henry Johnes dall’ “Economista Avaloniano” – Quotidiano Economico

Richiesta: La deportazione e gli eccidi di molte persone ad Helyon ha causato una crisi produttiva di dimensioni colossali. Durante l’età d’oro per la produttività, alimentata anche dalla libertà religiosa, hanno tutti contribuito alla creazione di una ricchezza che oggi sta scemando. Ora che Helyon non ha più i mezzi e le menti per produrre ricchezza, come e, soprattutto, dove riuscirà a reperire la ricchezza per far fronte alla crisi imminente?

Difficoltà: Media

Premio in Punti Supernici: 4

Premio in Zenar: A seconda della Risposta

Avete tempo fino a domenica 10, ore 18.00

Risposta definitiva

La crisi economica

Nel 2504 il Regime del Terrore aveva trascinato i numerosi settori del Regno di Helyon in una forte depressione economica e finanziaria. Tale crisi fu causata principalmente dai numerosi focolai di Staileki che nell’ultimo anno aveva dimezzato la popolazione di Rodumir mietendo oltre 600 mila vittime.

Oltretutto l’Editto di Rodumir e le conseguenti persecuzioni causarono un massiccio sovraffollamento delle carceri, andando a diminuire drasticamente la mano d’opera in tutto il Regno, dal momento che buona parte della popolazione era di religione Gallinista o atei.

Le situazioni di ostilità del Regno nei confronti della stragrande maggioranza delle popolazioni zampaduriane avevano oramai raggiunto un punto di non-ritorno e nonostante le numerose incursioni di ostili in tutto il Valonmir, la corona helyana decise di non porre alcun trattato di pace, così da non dimostrare alcun segno evidente di crisi.

La gravosa crisi a cui il Regno di Helyon era sottoposta fu conseguentemente ragione di emigrazioni da parte dei numerosi imprenditori agricoli di Moleu, inoltre la fase di ribasso della mano d’opera causò un forte impoverimento finanziario e minerario presso la capitale Rodumir.

Dunque durante il mese di Bellario dell’anno 2505, Re Leandros Migia Agreade, pochi giorni prima di raggiungere le sue truppe nei pressi di Maras in vista dell’assedio ai danni di Avalon, istituì l’assemblea costituente, alla quale presero parte tutti i rappresentati di spicco all’interno della società helyana.

Assemblea Costituente

Anno 2505, I settimana di Bellario, giorno di Simituhul

In vista della forte crisi economica che sta colpendo ormai da anni il Regno di Helyon, con le seguenti condizioni, esplico il medesimo emendamento che prevede tre fondamentali provvedimenti che andranno ad intaccare le carenze socio-economiche del nostro glorioso Regno.

Provvedimento 1° _ Emendamento carcerario

In virtù di un miglior sviluppo della mano d’opera, primissima fonte di ricchezza per un popolo, con l’accordo odierno, indico l’apertura delle risorse minerarie ad oggi trascurate e approvo l’atto di riversare i carcerati helyani presso le fonti di risorse primarie delle miniere moleuite di carbone e ferro.

Provvedimento 2° _ Indulgenze

Viste le numerose conversioni religiose avvenute negli ultimi tempi, dobbiamo essere certi della sincera spiritualità dei nuovi fratelli nadulisti mettendo alla prova la loro fede inserendo una tassazione sul perdono dei loro peccati.

Provvedimento 3° _ Aggressioni marittime

In data odierna, il sottoscritto Re, approva ogni sorta di ostilità nei confronti di mercantili nemici e promette nella buona fede, che chiunque approdi in terre helyane con ingenti tesori appartenenti a mercantili nemici, verrà ricompensato con l’onorificenza di un titolo nobiliare e un posto nella prossima assemblea costituente.

L'emendamento carcerario

Durante il 2505, per declassare la crisi economica helyana e fornire mano d’opera nei numerosi cantieri moleuiti, vennero riversati circa 40 mila carcerati nelle numerose cave delle colonie helyane presso le coste meridionali del Valonmir.

Con l’inizio del Regime del Terrore, l’inquisizione Mainartiani arrestò circa 20 mila Gallinisti e dissidenti, questo causò un forte calo della mano d’opera all’interno del Regno. Per far fronte a questo grave problema, moltissimi prigionieri del carcere di Rodumir vennero spediti in numerosi campi di lavoro.

Grazie al provvedimento carcerario molti siti abbandonati tornarono in funzione, ci fu un importante incremento delle entrate ed il settore produttivo tornò a livelli accettabili.

Ci furono comunque diversi problemi nella gestione di alcuni campi di lavoro, poiché spesso i prigionieri si dimostravano ostili ai lavori forzati, oltretutto il forte tasso di corruzione del periodo causò numerose evasioni e fughe, noto è tutt’oggi “il caso Faz”.

"Il caso Faz"

Carcere Ovest, Rodumir, Mainart.

2505.

La neve ricopriva tutta la valle di un morbido manto bianco. Nevicava da tre giorni e tre notti, e la bufera non dava segno di voler scemare.

Per i detenuti del blocco B, quelli addetti alla deforestazione della valle, questo significava avere qualche giorno di riposo. Il primo giorno i carcerieri avevano mandato fuori le squadre di taglialegna nonostante la neve, ed alla sera erano tornati quattro detenuti in meno: uno fuggito e tre morti assiderati. Da allora tutto il blocco B restava nelle celle, osservando il cielo attraverso le spesse sbarre delle loro finestre.

«Diamine, se va avanti così questi lavori forzati saranno una passeggiata!» Scherzò uno dei detenuti, un uomo chiamato Pollo.

«No, se va avanti così presto verremo spostati alle miniere di pietra, e potremo dire addio al nostro piano» rispose Faz.

Dean Faz e Pollo erano due traditori, arrestati mentre complottavano l'omicidio del Re Pazzo due anni prima. La pena prevista per un reato simile era la morte, ma la penuria di manodopera e le pressioni fatte da Samuel Faz, capitano della guardia reale e padre di Dean, avevano spinto il sovrano a commutare la pena ai semplici lavori forzati a vita.

«Il nostro piano... Il piano di Steven vorrai dire! Quel Gostuniano non si fa sentire per due dannatissimi anni, poi un giorno ti manda una lettera, che tu sostieni sia in codice, e dici che ci tirerà fuori di qui! Tutte balle!» sbottò Pollo.

Pollo era un ex sacerdote del culto Gallinista, costretto a fuggire in seguito all’Editto di Rodumir. Dopo aver abbandonato la provincia di Mainart, egli si era trasferito in un villaggio di Moleu, dove aveva conosciuto Dean Faz e il suo gruppo di dissidenti.

Dean era invece il nipote di un ricco Barone del regno. Per diritto di sangue il titolo del nonno sarebbe dovuto andare a lui, dato che suo padre era nella guardia reale e non poteva quindi rivestire tale ruolo, ma per sua sfortuna Dean era ateo, e l'ascesa al trono di Leandros aveva comportato la perdita di titoli e terre.

«Fidati Pollo, il piano esiste e Steven ci tirerà fuori di qui. Dobbiamo solo farci trovare alla grande quercia fra tre giorni, a mezzogiorno. Al resto penserà lui.» disse Faz, poi aggiunse «Adesso chiudi il becco Pollo, o le guardie sentiranno qualcosa.».

«Chiudi il becco Pollo? Ma le pensi la notte queste stupide battute o ti vengono così su due piedi!?»Domandò stizzito il gallinista.

«Allora! Cos'è questo berciare? State zitti se non volete saltare il pasto!» Era la voce di Barbaros, una delle guardie della prigione.

Tre giorni dopo, a mezzogiorno...

La neve aveva smesso di cadere il giorno prima, sostituita da una lieve ma incessante pioggia. Oggi i detenuti del blocco B sarebbero dovuti uscire nei boschi.

«Faz, Pollo. Voi due andate con la squadra cinque. Dovete buttare giù la grande quercia che si trova in una radura qui vicino!» Gridò ad i due detenuti Kasun, uno dei secondini del blocco B, a cui i carcerati avevano dato quel soprannome a causa del perenne sorriso che aveva sulle labbra.

La squadra cinque aspettava all'ingresso della prigione, mentre Barbaros era accanto a loro con spada al fianco sinistro, arco lungo e faretra in spalla.

«Ecco i principini! Che piacere vedere che i signori hanno deciso di raggiungerci!» Gridò il secondino, poi aggiunse «Coraggio marmaglia, avete un albero enorme da buttare giù! Se tutto va bene qualcuno di voi ci resta schiacciato sotto!».

Faz e Pollo vennero legati per le caviglie, poi furono condotti assieme al resto della squadra alla radura, situata non molto lontano dalla prigione.

La quercia al centro era enorme, con la chioma che proiettava la sua ombra per almeno dieci metri in ogni direzione. Il fogliame era fitto, anche se l'abbondante nevicata della settimana trascorsa aveva congelato e fatto cadere centinaia di foglie.

«Coraggio, ognuno di voi prenda un ascia! Le trovate sul carretto accanto presso l'albero! Muoversi!» Urlò la guardia, indicando un carretto trainato da un alcuni suini.

Il gruppo si avvicinò al carro. Sopra vi erano otto asce in pietra, ma loro erano in dieci.

«Ehi capo, qui mancano due asce!» Gridò Faz in direzione della guardia.

«Per te ed il tuo amico Pollo ci sono queste» Rispose Barbaros, indicando due asce in acciaio appoggiate al tronco di un albero.

Dean afferrò una delle asce, imitato da Pollo.

In quel momento, un nugolo di frecce partì dalla chioma della quercia, abbattendosi sugli otto carcerati rimasti attorno al carro.

«Ma che cosa succede!?» Strillò Pollo, evidentemente spaventato.

«Tranquillo Pollo. Siamo qui per salvarvi!» Rispose Barbaros.

«Che cosa? Tu!?» Domandò perplesso Faz. Si era aspettato che accadesse qualcosa, ma di certo non che il secondino fosse dalla loro parte!

«, Non fate domande! Coraggio, adesso vi tolgo queste catene» Disse l’insolito alleato prendendo le chiavi che portava alla cintura.

Il gruppo montò sul carro, che partì in direzione di Rodumir...

Le indulgenze naduliste

Sebbene le indulgenze legate alla chiesa nadulista erano già pienamente diffuse in tutto il Valonmir dagli albori del Regno di Helyon, attorno al venitseiesimo secolo questa pratica venne commercializzata con lo scopo di ottenere ingenti profitti in modo da poter far fronte alla portentosa crisi economica che aveva colpito le province helyane. In vista delle numerose conversioni religiose, causate principalmente dal "Regime del Terrore", il Re decise di emanare il primo provvedimento che mirava alla legalizazzione dell'indulgenza anche da parte dei cortigiani, attorno al 2505 il Regno riuscì ad intascare oltre trecento mila zenar di rubino.

La pratica dell'indulgenza aveva perso molto del suo valore primitivo e assunto una notevole meccanicizzazione e, considerati gli ingenti quantitativi di denaro che ne derivavano, aumentò consistentemente il numero degli abusi riducendo la questione ad un vero e proprio commercio con vere e proprie tariffe. Lo scandalo crebbe a proporzioni allarmanti quando cominciarono a circolare scritti falsi che avevano l'intento di ricavare maggior denaro dichiarando questa o quella nuova indulgenza o che diffondevano puri e semplici errori teologici.

I guadagni derivati dalle indulgenze incrementarono abbondantemente le casse dello stato, che permisero di pagare buona parte dei debiti statali e permisero la creazione di numerose infrastrutture in grado di aumentare i posti di lavoro.

La tassa della purificazione

Erano circa le nove di sera quando un uomo, un tale chiamato Ronald Verunton, uscì da una delle entrate secondarie di Fort Gibbs. Quella sera c‘era luna nuova e nuvole scure non permettevano alla luce delle stelle di rischiarare le vie non illuminate dai lampioni, non che in realtà servisse, da quando il coprifuoco era stato applicato solamente i folli e i malati osavano aggirarsi per le strade della capitale oltre un certo orario. Non vedendo dove metteva i piedi l’uomo accese una lanterna e, messosi un cappuccio , si diresse, passando per le vie secondarie, verso la cattedrale di Santa Lucia, luogo da molti temuto per i terribili riti che il re Leandros vi faceva celebrare.

Arrivato davanti al luogo di culto entrò dalla porta principale e, senza levarsi il cappuccio, cominciò a scrutare l’ambiente circostante, alla ricerca di qualcuno. Quel qualcuno era un sacerdote che, non appena lo vide entrare, gli fece segno di avvicinarsi e, dopo avergli bisbigliato qualcosa, lo condusse negli uffici del vescovo. Entrati nella stanza si sedettero su comode poltrone di pelle e Ronald ammirò lo sfarzo e il lusso di quel locale.

<> Il sacerdote borbottò qualcosa e poi disse:<< Esatto, diciamo che il museo ce li ha … ecco … donati.>> Nel frattempo arrossì e per questo cercò immediatamente di cambiare discorso.

<< Comunque, signor Barone, parliamo del vero motivo per il quale lei è venuto qui, la salvezza della sua anima. Sa, in questi tempi bui è facile perdere la retta via: provare pietà per un gallinista, pensare male del re e della sua santissima chiesa. Ma io so che lei non ha fatto nulla di tutto ciò, ma è talmente pio e attento alla salute della sua anima che ha deciso, spontaneamente, di tutelare ancora una volta la sua salvezza.>>

Ronald, che evidentemente era un barone, si trovò a disagio e, mettendosi un dito nel colletto e deglutendo, rispose a monosillabi. << Sì, io.. ha ragione … l’anima>>. Il sacerdote, notando il disagio dell’uomo, cercò di arrivare al succo del discorso. << Tuttavia lei saprà sicuramente che la mia, la nostra santissima chiesa ha bisogno di fondi per pensare alle anime dei suoi fedeli, per continuare l’opera di conversione nelle carceri e per rendere le celebrazioni di re Leandros sempre più adatte al pregio, alla magnificenza e al lustro che il nostro amato regno sta guadagnando in questo particolare periodo storico.>> In quel momenti tirò fuori un libro con su scritto, a caratteri dorati, Nadini Novesuli, pagamenti delle anime. Ronald tirò fuori dal suo mantello una busta e disse al sacerdote:<< Ovviamente … Quanto posso pagare per la mia salvezza?>>. Non appena disse quella frase l’uomo di chiesa lo guardò torvo e disse:<< Nonostante il nostro illuminatissimo re abbia provveduto alla legalizzazione del pagamento per l’ottenimento della salvezza noi preferiamo che sia visto come un contributo che si è chiesto di versare, per la continuità dell’opera di redenzione e conversione.>>. Ronald, non capendo il motivo di tanta segretezza, visto che era stato addirittura emanato un editto, assecondò le parole del sacerdote e gli chiese per la seconda volta la cifra da versare per “contribuire” all’operato della chiesa Nadulista. L’uomo interpellato consultò il libro e, mentre scorreva le pagine borbottava:<< 50 per la visita, altri 80 per l’anonimato,100 per non aver detto i peccati e infine 120 per la totale redenzione …>> segnò alcune cifre su un pezzo di pergamena, guardò il barone e disse:<< Allora, penso che con 350 zenar riusciremo a fare ciò che prima le ho detto, ma altri 50 per aiutare altri fedeli sono certo che non le disturberanno, vero?>>. Ronald non rispose, diede i soldi e dopo una breve preghiera del sacerdote, che chiedeva la grazia dei cinque, il barone uscì dallo studio.

Giunto fuori dalla cattedrale Ronald si rese conto di come, nonostante l’indulgenza appena ricevuta, non si sentisse affatto più libero, ma oppresso da uno strano senso di colpa e di insoddisfazione. Non ci pensò molto e si diresse verso casa sua.

Pirateria helyana

Nei primi anni del ventiseiesimo secolo, in seguito allo scoppio della crisi economica nel Regno di Helyon, maturarono le condizioni ideali per la nascita della pirateria lungo le coste del Nobistar e nel confine marittimo con il Diristar. La pirateria fu di fatto una fonte di arricchimento non indifferente per il Regno, diffusa anche in altri paesi. Sotto il Re Leandros, infatti, i corsari nobisiani (chiamati così per le loro origini), guidati da capitani e ammiragli helyani, scorrazzavano per i mari attaccando le navi mercantili provenienti dal Regno di Bopdur, rapinandole dell’oro che avevano e colandole a picco. I corsari si spingevano fino alle paludi Tunzu dove rivendevano migliaia di schiavi. Questi fatti, però, inasprirono i rapporti fra Leandros di Helyon e il Triumvirato di Bopdur.

Il Corsaro Edmud Hantul

Edmud Hantul è probabilmente il navigatore nobisiano piu’ famoso di tutti i tempi: nel 2496 compi’ infatti la seconda circumnavigazione del mondo dopo quella del famosissimo viaggiatore Kornelu Kattuner, attraversando l'oceano Nakdiano e doppiando il famigerato arcipelago di Zubasu]

Scenario Religioso 2 – I denari del Regno

Correzione:

Grammatica e Lessico: Ottima la forma e la grammatica, pochissimi errori (forse uno o due) ma non tali da penalizzarvi a livello di punteggio. Peccato solo per il capitolo finale riassuntivo, ne ho sentito la mancanza.

Contenuto: Mi è sorta la domanda “Prima di incarcerazioni non ne avevano parlato, avevano parlato di molti roghi, pene di morte e altro, e ora si scopre che erano finiti tutti in carcere”. E’ un’incongruenza abbastanza grossa. Ma oddio, ci può stare, anche se stride un po’.

Per le indulgenze nulla da dire, perfetto.

Riguardo ai pirati: perché i pirati nobisiani si dovrebbero schierare con voi? Non avete spiegato il perché e cosa ne guadagnano (e per motivare una pirateria nascente è sempre obbligato spiegare cosa ne guadagnano i pirati, visto che sembra che tutto l’oro vada al Regno). E non esiste nessuna pagina wiki di questi fantomatici “Pirati Nobisiani”. So che esistono dai tempi degli scenari di Kata, ma siete stati molto vaghi.

Quindi, per farla breve, mi sono sorte alcune domande. E non dovrebbe essere così. A grandi linee però è un lavoro ben fatto ma, ripeto, non perfetto da permettermi di attribuire punteggio massimo.

Premio Punti Supernici: 3 – Con Modificatore: 6

Premio Zenar: 4.500

(Comunque si dovrebbe dire nobisani, senza la i in mezzo. Abusate un pò troppo di 'ste i :asd: )