[Scenario] 05 - Zenar e mani invisibili

Simit Ardam: filosofo, storico, letterario ed eroe della classe intellettuale Avaloniana. Oramai il Governo lo sa bene: ci vuole pochissimo per salire alla ribalta tra i “cervelloni” oligarchici, sempre vogliosi di buttare qualcuno dei loro nella scena internazionale.

Ebbene, Simit Ardam è la persona che fa al caso loro: nel suo ultimo libro “La ricchezza delle Nazioni” ha espresso il proprio pensiero e il suo disappunto verso l’economia di Avalon non totalmente liberalizzata. Il mercato, secondo la moda intellettuale attuale, deve autoregolarsi con l’aiuto di mani invisibili e magie simili e lo Stato deve restare fuori, essere un arbitro imparziale e, il più delle volte, assente.

Qualcuno, per protesta, ha iniziato a travestirsi da mano invisibile, gettando confusione sulla guardia cittadina intenta a cercarlo.

Richiesta: Le tesi economiche di Ardam hanno preso subito piede all’interno della borghesia intellettuale di Avalon. La loro richiesta è una sola: liberalizzazione totale in ogni mercato, dal minerario al terziario. Le loro tesi verranno accettate dal Ministro dell’Economia e dal Governo? O prevarrà lo scetticismo?

Difficoltà: Media

Premio in Punti Supernici: 3

Premio in Zenar: 3.000 – Con eventuale incremento a seconda della risposta.

Avete tempo fino a domenica 3, ore 18.00.

Risposta allo scenario

Kelon Altanthares si passò una mano sul volto stanco.

Le sedute del Senato non erano certo note per la loro piacevolezza ed atmosfera allegra, ma in quel cupo giorno di Vannu la situazione nell'aula stava precipitando vertiginosamente.

Sospirò, domandandosi quando gli intellettuali si sarebbero stancati di protestare e rivendicare e di stravolgere ogni minimo aspetto della società che non recasse ancora il loro marchio di fabbrica.

Il tono dell'anziano Ministro Aliciresolah, solitamente vellutato, era ora venato da una marcata nota di intransigenza: "Lo ripeto, l'economia di questa Nazione non ha alcuna possibilità di svilupparsi, davvero nemmeno la minima speranza, se non intraprenderemo al più presto una vasta e profonda liberalizzazione del mercato!".

"Ed io rinnovo il mio scetticismo in merito, esimio collega", ribattè Arrigo Vasa; "la nostra economia procede a gonfie vele senza necessità di ulteriori concessioni. D'altronde, non vedo nemmeno dove potremmo andare ad aprire nuove porte! Lo Stato interviene praticamente solo nel settore edilizio e nel mercato minerario..."

"E vi pare poco?", rincarò il Ministro dell'Economia; "Il mercato minerario è la base dell'intera finanza mondiale! Davvero vi pare saggio lasciarlo nelle sole mani di un Governo, dalle decisioni lente e tardive? Davvero vi sentite di condannare un controllo immediato, semplice e, a tutti gli effetti pratici, automatico ed infallibile?".

Richard Potterberry levò lentamente lo sguardo verso il Ministro e scandì lentamente: "Davvero non mi sentirei saggio affatto, nel lasciare il controllo totale del denaro alle mani del popolo, quando può continuare a risiedere, senza le pesanti conseguenze che profetizzate, nelle salde ed abili braccia del suo Ministero". "Mi pare", aggiunse congiungendo la punta delle dita, "che le sue argomentazioni siano... carenti... nei rapporti di causalità."

Aliciresolah gli sferrò un'occhiata lacerante. "E a me pare, caro collega, di trovarla confuso in quanto ad arti e mani. Non è a quelle del popolo che verrebbe affidato il Mercato; quante volte dovrò ancora spiegarlo? L'unica mano che interviene nel processo è quella invisibile del sistema. Essa è generata dall'economia stessa, ed aleggia sul popolo come sui governi, dirigendo da buon nocchiere verso la meta del progresso...".

Il corpulento Don Dario si schiarì la voce; "L'unica mano invisibile che io conosca è quella della polvocreeper quando ti schianta a terra, e non è mai stata amichevole...".

"Grazie per questo commento così denso di giudizio e pertinenza, Senatore Encro", replicò con acida ironia l'esasperato Ministro dell'Economia.

"Quello che intendo dire", continuò imperterrito Don Dario, "è che ho qualche perplessità nel fidarmi di virtuali forze sconosciute che lavorano incontrollate. Sarà che sono un uomo d'armi, ma trovo che la sicurezza stia nel mantenere sempre la presa sulle redini del comando; ciò non vuol dire che si debba forzare ogni cosa in una specifica e predeterminata direzione: ben venga la libertà di azione nella sfera del piccolo, nessuno può controllare costantemente tutto nei dettagli. Ma se io non fornisco comandi ai miei generali, se non guido l'esercito verso un piano, un obiettivo, un traguardo, posso ben sperare nella bravura dei miei sottoposti, ma sapendo che questa speranza non varrà a nulla se mi accorgessi che stanno intraprendendo una tattica alla quale non volevo ricorrere".

Aliciresolah sospirò. "La mano invisibile non è una magia, nè una forza oscura, nè un indomito destriero o un imprevedibile luogotenente. Non c'è modo per un libero mercato di agire contro il proprio interesse, nè quello dei singoli, nè quello delle Nazioni. Anzi, correggerebbe da sè eventuali decisioni avventate o errori di gestione. Immagini, Supremo Generale Encro, un esercito che faccia sempre la scelta giusta, anche quando questa è più ardua, che non necessiti di una guida e che perdoni ogni errore negli ordini, a qualsiasi livello della catena di comando. Non sarebbe un esercito perfetto?".

L'aula rimase silenziosa.

Il Ministro dell'Economia assunse un aria rassegnata.

"É chiaro", continuò passando lo sguardo su tutti i membri dell'assemblea, "che nessuno qui dentro abbia voglia di riconoscere la verità ed accettare che, per una volta, un qualunque studioso borghese abbia visto più lontano della nostra già notevole lungimiranza... Io sono Maestro del Conio. Potrei benissimo sentirmi offeso dinnanzi a certe presuntuose proposte della classe intellettuale, ma il mio amore per l'Oligarchia è superiore al mio orgoglio personale. Forse la vostra idea di onore è distorta e tendente alla seconda qualità; io ritengo invece essere superiormente degno l'ammettere un errore di giudizio ed accogliere l'aiuto che viene dall'esterno, qualsiasi ne sia la provenienza... Vi chiedo di considerare questo Simit Ardam non come un estraneo, non come uno sconosciuto, non come uno straniero, ma per quello che realmente è: un membro dell'Oligarchia, come me e come tutti voi. Questo Stato non è composto da un Governo accerchiato da 'altri', da plebaglia insolente e incapace; questo Stato è formato da persone, e retto da persone, profondamente diverse in ruoli e funzioni, ma altresì uguali nel valore. Siete sicuri, miei esimi colleghi, che questo astio nei confronti della mia proposta non veli in realtà un mero e vergognoso ribrezzo, se non una paura, nei confronti di intellettuali e Venturisti?".

Arrigo Vasa scattò in piedi. "Non tollero una simile insinuazione, Ministro! Non negherò che gli intellettuali ci abbiano causato particolari crucci e fatto sorgere numerosi problemi, nè che in principio la situazione fosse estremamente tesa. Agli albori della vicenda, forse, il Governo ha trattato la questione dei nuovi pensatori come avrebbe trattato un nemico esterno, lavorando su concessioni e su compromessi per tenere a bada quella che veniva avvertita come una componente antagonista, o perlomeno destabilizzante. Ma non ci siamo mai rifiutati di accogliere il pensiero moderato e le buone idee che si potevano celare dietro i movimenti di protesta, nè mai lo faremo. In questi ultimi dieci anni il rapporto con gli intellettuali si è mitigato e si è spostato sempre più verso una collaborazione, uno scambio di idee. In ambito letterario, il teatro ha portato ad un modello economico-culturale assolutamente esemplare, e nei settori più scientifici stiamo assistendo ad un generale notevole miglioramento delle infrastrutture. L'istruzione sta migliorando incredibilmente, e i tassi del crimine si sono ridotti drasticamente in conseguenza di ciò. Gli intellettuali stanno portando un gran bene all'Oligarchia nelle situazioni di microeconomia e cultura diffusa. E se qualcuno di loro si mostrerà sufficientemente degno, non saremo certo noi a negargli di ricoprire alte cariche dello Stato. Quello che non va accettato così a cuor leggero è invece una qualsiasi grandiosa idea, politica, macroeconomica o militare che sia, soltanto perchè espressa da uno studioso. Tra il dire e il fare, nel governo di uno Stato, il passo è lungo. Non mi risulta che questo Ardam abbia esperienza alcuna in quanto a politica..."

Selthis Aliciresolah dovette impiegare tutto il suo autocontrollo per contenersi e mantenere un tono consono. La mano destra dell'anziano Ministro tremava più che mai, un segnale che i suoi intimi riconoscevano ormai come indice della sua profonda stanchezza mentale. "Colleghi Senatori, sono io in persona a dirvi che le sue idee, le idee di Simit Ardam sono valide! Io, il Ministro dell'Economia! Lo garantisco io. Non ho forse esperienza nel settore? Non ho forse competenza? Davvero non riesco a capire; ditemi, vi imploro, cosa vi spaventa tanto di questa idea? Cosa vi porta a volere così valorosamente il declino economico?".

Kelon Altanthares, che era rimasto in silenzio fino ad allora, si alzò in piedi.

"Nulla. Assolutamente nulla, caro Selthis. Non c'è alcun elemento di questa teoria che possa suscitare in noi la paura che credete di scorgere nelle nostre parole. Io ho letto le opere del filosofo Simit Ardam, dalla prima all'ultima. Ho compreso il suo pensiero, le sue posizioni, la sua idea... e posso dire con relativa certezza che egli non ha torto riguardo a numerosissime questioni.

Ma non credete di aver trovato in me un alleato nella vostra decisione.

Perchè, caro Selthis, quello che Ardam chiede, esiste già, al massimo della sua possibile realizzazione: voi, e vostro padre prima di voi, l'avete reso possibile; avete privatizzato l'intero mercato agricolo, e liberalizzato l'intero artigianato, dalle botteghe dei fabbri, a quelle di alchimia o armature... addirittura il mercato militare, indispensabile alla salvezza ed alla sicurezza dello Stato, è ora nelle mani dei privati. O, se preferite, nella "mano invisibile", poichè gli armaioli sono suoi meri strumenti. I servizi? Privatizzati da sempre, anch'essi! Dalle locande al trasporto, al turismo, abbiamo compagnie indipendenti di minatori e carovane nazionali. Addirittura la recente vicenda dei quotidiani ha portato gli stessi ad essere distribuiti dalle principali locande, e non più dai soli organi parastatali.

L'approvvigionamento di materiali per l'edilizia, di derrate alimentari, tutto nelle mani invisibili del libero mercato, senza costrizioni, senza tasse particolari!

Cosa ci rimane di statale? Cosa manca all'appello? In cosa vedete questo aspetto vampiristico del Governo?".

Mormorii di approvazione si levarono dai Senatori. Il Ministro dell'Economia rimase immobile, la mascella serrata, uno sguardo freddo come i ghiacciai di Darkabir.

Altanthares continuò: "Forse nei dazi doganali? Ma sono applicati solo alle vie di trasporto più rapide, e minimi anche in quelle. D'altronde, abbiamo visto i risultati di vie malcontrollate e dei pericoli di corruzione durante l'epidemia di Staileiki. Negli organi dei costruttori, allora? Ma anch'essi sono stati liberalizzati, attraverso le Gilde indipendenti! Oppure vorrete anche negare al mio Ministero l'autorità di agire secondo un piano urbanistico? Volete forse scampare al 'declino economico' per incorrere nella rovina fisica al prossimo assedio? Non lo credo proprio. Magari, allora, credete sarebbe da liberalizzare il mercato minerario, pur avendo, precisiamolo, i migliori tassi dell'intero Zampadur... ma, invero, da quali altri fonti, allora, la nazione dovrebbe trarre il suo sostentamento? Indicate una tassa più giusta ed equa di quella sul mercato minerario e sul conio, e noi la voteremo seduta stante, ne sono certo...

Il problema vero, esimio Ministro, è che una simile tassa non esiste...

Non esiste come non esiste applicazione delle teorie di Ardam che non sia già stata praticata; non vi accorgete che il vostro Ministero ha già provveduto a rendere tutto al meglio prima ancora che questo signore se ne venisse fuori con la sua teoria? Questa protesta è domanda di qualcosa che esiste già!

Ecco, perchè non siamo favorevoli."

Detto ciò, si sedette quietamente, mentre il Senato rumoreggiava il suo consenso.

Il vecchio Ministro dell'Economia era furente, pur sotto una maschera di ghiaccio. Si appoggiò ai braccioli dello scranno e si tirò in piedi tanto violentemente che Arrigo Vasa si protese per sostenerlo. Aliciresolah allontanò l'aiuto del collega con un rapido gesto.

Quando parlò, le sue parole uscirono affilate come dardi dell'Okimain.

"Molto bene, esimi colleghi. Se volete così fortemente la Caduta di Avalon, procedete pure.

Non sarò io a fermarvi. Ma non avrete il mio voto". Rimase in piedi, ritto sulle gambe incerte, ancora qualche istante, fra gli sguardi preoccupati dei presenti, poi si adagià nuovamente sul seggio, rassegnato, nascondendo la mano inferma tra le pieghe del mantello.

"Bene", esordì il vecchio Cancelliere Marcu Zampa rompendo il lungo silenzio. "Possiamo passare alla fase di votazione", annunciò quindi accarezzandosi la folta barba candida.

"Illustri Senatori e Ministri, siete voi favorevoli ad intraprendere una campagna di totale liberalizzazione economica del Mercato e delle Finanze dell'Oligarchia?"

"Ministro dell'Interno, Kelon Altanthares"

"Contrario"

"Ministro degli Esteri, Richard Potterberry"

"Contrario"

"Ministro della Guerra, Don Dario Encro...

...

Il gdr è stato scritto da Altanthares :ahsi:

Scenario Culturale 5 – Zenar e mani invisibili

Correzione:

Grammatica e Lessico: Grammatica e lessico impeccabili, come molte volte prima. Penso che abbiate capito cosa volevo fin dall’inizio, bene!

Contenuto: Il contenuto è, come nello stile Avaloniano, un misto tra il niente e il nessuno. Non scegliete, non vi cambiate, non vi modificate. Ma sono scelte, che non condivido, ma scelte vostre. Chissà quanto durerà questo quiete apparente..

Ma, tutto sommato, lo scenario è stato articolato bene e la risposta è chiara: immutato equilibrio.

Premio Punti Supernici: 3 – Con Modificatore: 4

Premio Zenar: 3.000