Scheda cittadina: Askai

  • Nome città: Askai

  • Coordinate: Savana dell’Altopote

  • Governo: Necrocrazia

  • Pagina Wiki:

  • Capo Città: Nagharos

  • Progetto: Un colossale tempio antico, costruito su un plateau, circondato da tende e piccole abitazioni.

  • Membri: Zaru (Theditas), Idroogen (Nagharos), Fresco (Rathibor), Zanna (Velkin Strohm), Duk (Dök), Giacky (N/A), ArcherMaster (N/A), JdiJack (N/A), Fawkes (N/A), Yrwal (N/A), NetPave (N/A), Pasco (N/A), Raigeku (N/A)

  • Presentazione: Piano dopo piano, i Pölahki consumarono ogni cosa sotto la guida del grande Imperatore.
    L’era d’oro dell’impero Pölahka ebbe però fine, quando in un funesto giorno d’inverno, l’Imperatore si spense in circostanze misteriose.
    Il popolo cadde in rovina senza una guida adeguata e il loro futuro finì in mano agli Alti Sacerdoti, fedeli seguaci spirituali dell’Imperatore, ma mentalmente deviati e inadatti a governare.
    Dopo secoli di decadenza, l’Alto Sacerdote Nagharos riuscì con successo ad invocare, le benedizioni della Divina Singolarità, che graziò il decadente popolo Pölahka aprendo un portale per le vergini terre di Alinox.
    Attraversato il portale i Pölahki furono colti dall’esigenza di consacrare le terre di Alinox, in nome della Divina Singolarità.
    Fu allora che nacque la città-tempio di Askai.

  • OFF: Ci tenevo a specificare che vorremmo concentrarci più sul fatto che il nostro è un popolo più che una città nel senso di gruppo di persone. A tal proposito, ho pronte diverse pagine sulla struttura sociale, tradizioni e la religione, posso lasciarle qui o aspetto la wiki?

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Presentazione popolo Pölahka: Un giorno come tanti nella verdeggiante savana dell’Umain, gli animali si abbeverano in una piccola pozza d’acqua per fronteggiare l’insopportabile ed incessante calore, il predatore caccia spietato la sua preda mentre un uomo senz’arti cavalca terrorizzato verso un piccolo villaggio. Un piccolo villaggio di un sovrano ambizioso, il suo popolo? Una manciata di persone, il loro sogno? Guadagnarsi un posto tra i grandi regni dominando l’inospitale savana. Si erano stanziati in quelle terre con il sogno di poter trovare in Altopote una terra incontaminata dal fardello della civiltà, pacifica, immersa nella natura e pronta per essere conquistata, eppure, un uomo giunge alle loro porte, stremato e mutilato, si lascia cadere da cavallo. La polvere sollevata dal destriero si adagia nuovamente a terra e solo in quel momento la vedetta di turno si accorge che legate alle gambe dello straniero, tramite lunghe catene, vi sono 3 uomini ormai privi di vita e sfigurati al punto tale da renderli irriconoscibili. Allarmata dalla situazione, la vedetta, richiama l’attenzione di due soldati che stazionano nei pressi del cancello. I due uomini, con le loro armi e le loro armature opache, sicuri della loro forza e del loro coraggio iniziano ad approcciare lo straniero, l’uomo con fatica inizia a contorcersi, in un disperato tentativo di levarsi in piedi. Conquistato l’equilibrio, l’uomo rivolge lo sguardo verso le guardie rivelando tra lunghe e sporche ciocche di capelli occhi grandi, profondi, scavati in uno snaturato esile volto ma in grado, con il suo sguardo, di perforare armature fino a trafiggere gli animi.

Il coraggio e la spavalderia dei militanti cede il passo all’ inquietudine emanata da quel sinistro individuo.

Decisa a porre fine alle spiacevoli sensazioni scaturite da quello straziante spettacolo una delle guardie si avvicina frettolosamente colpendo ripetutamente con forza le catene legate alle caviglie del misterioso individuo fino a spezzarle. Libero dell’ingombrante fardello, lo straniero resta immobile per quella che sembra un’eternità, continuando a fissare intensamente la guardia, che in difesa, stringe la sua arma al petto, come una madre farebbe con il suo pargolo. La guardia, incuriosita dall’enigmatica figura, inizia ad osservare l’uomo, fino a non potergli più togliere gli occhi di dosso e, come mosso da una forza misteriosa, il soldato inizia a studiare ogni dettaglio del losco figuro. Ne osserva prima il volto; scarno, prosciugato dalla fame e scavato da profonde cicatrici, ma qualcosa non va, ai lati del cranio, le orecchie pendono capovolte, mantenute da vecchi chiodi che ne trafiggono prima i lobi, poi le tempie. Lo sguardo continua a muoversi, sempre più curioso, ma sempre più inquieto. Scende poi verso il collo scheletrico, intorno al quale nota un profondo rossore. Solo in quel momento realizza che davanti a se vi è quasi sicuramente uno schiavo, abietto, debole e malmenato.

Gli occhi della guardia tornano a muoversi, incapaci di resistere al richiamo del mistero, vedono clavicole sporgenti che si fondono ad una cassa toracica esageratamente pronunciata che, nella disperazione del suo frenetico respiro, sembra volersi aprire, liberare dalla carne che la intrappola per librarsi in volo come ali d’ossa. E poi… segni, cicatrici, lividi ricoprono tutta la sua pelle, come la tela di un pittore dissennato. Una strana polvere, invece, ne ricopre tutte le ferite rendendole nere come inchiostro, le braccia poi… recise all’osso del gomito con dubbia precisione, terminano in inquietanti moncherini ricoperti a loro volta di ferite scure, che si diramano in quelle che sembrano lingue di fuoco nero.

All’improvviso, mentre la guardia continua a studiarne gli inquietanti dettagli, qualcosa sembra azionarsi dentro lo schiavo; il suono delle sue ossa per pochi istanti sembra quello di grossi ingranaggi rugginosi, che stridono e scricchiolano al minimo movimento, e poi, all’improvviso, con una forza ed una velocità innaturale, l’uomo urta con una spallata la guardia più vicina facendole perdere l’equilibrio e scatta, così veloce da prendere alla sprovvista la seconda guardia, accedendo infine al piccolo villaggio.

I due soldati, ripresi dallo stupore iniziale, imbracciano prontamente le armi intenti a reclamare la vita dell’indesiderato ospite e porre fine a quella spiacevole avventura.

Proprio in quell’istante un uomo burbero e nerboruto li raggiunge con passo pesante, il grosso corpo statuario adornato di una scintillante armatura dorata, i grossi spallacci ricoperti di sfarzose medaglie. Il capitano, furioso, indica lo schiavo e si lancia al frenetico inseguimento accompagnato dalle due guardie.

Lo schiavo però, mosso da una misteriosa forza e molto più leggero delle guardie corazzate ha ormai raggiunto la grande tenda eretta nel centro del villaggio dove il sovrano ambizioso siede annoiato su una grande sedia di legno adornata nel centro della sala e circondato da un mare di tavoli ricolmi di fresche pietanze. Il gomito appoggiato pesantemente sul bracciolo e il pugno riposa sulla rugosa guancia, lo sguardo pensieroso e ai suoi piedi una giovane servitrice a lustrargli gli sfarzosi stivali.

Lo schiavo arresta la folle corsa poco dopo essere entrato nella tenda, intento a fissare con i suoi grandi occhi il sovrano ambizioso senza proferire parola alcuna. Le guardie entrano furiose nella tenda con le armi sguainate e pronte a colpire, solo a quel punto il sovrano alza lo sguardo. Stupito dalla curiosa scena che gli si apprestava di fronte, osserva per qualche breve istante lo schiavo ed in un attimo un sorriso gli si dipinge in volto. Un rapido gesto della mano e le guardie abbassano le armi. Il sovrano, dall’alto del suo trono ed infastidito dall’aspetto dello schiavo, ordina ad una guardia di coprirlo con uno straccio, un mantello, una tovaglia! Qualsiasi cosa pur di non dover più guardare quello scempio. La guardia, esitante, si accinge ad eseguire l’ordine impartito ma proprio mentre questa appoggia una tovaglia recuperata da un tavolo vicino intorno allo schiavo, questo inizia a parlare. Una voce stridula e secca, parole veloci, confuse e spezzate fuoriescono con una forza sufficiente a coprire ogni rumore all’interno della tenda: “Fu…g…gite… ffinché ppo…potete que…ste….terre… appartengono a loro!’’ la sua voce inizia a farsi più chiara, come se non l’avesse utilizzata da ormai moltissimo tempo e stesse solo ora riscoprendo il suono della sua voce “e non si ferme… fermeranno… loro non hanno paura… di nulla. Loro non hanno pietà… di nulla. Né Altopote né Umain, Mismain, Bosmain o il confine più remoto del mondo è sicuro! Fuggite! FUGGITE! ORA! CERCATE AIUTO! BISOGNA FERMARLI! ORA!’’. Le guardie e la servitrice si scambiano veloci sguardi allarmati ma l’ambizioso sovrano con sguardo pietoso si alza dal trono, assicurandosi che la ragazza continui il suo degradante lavoro, con tono solenne approccia lo straniero rimproverandolo per i modi irrispettosi. Il grosso e burbero capitano delle guardie segue le parole dell’ambizioso governante pendendo dalle sue labbra. Lo schiavo continua incessante a ripetersi finché il sovrano, ormai spazientito ed irritato da quella mancanza di rispetto si avvicina ulteriormente ma con fare brusco. La giovane servitrice, incapace nel continuare il suo lavoro in quelle condizioni, viene afferrata al seno dal sovrano stizzito e scaraventata lontano contro un tavolo rivelando per la prima volta il suo volto allo straniero. Ma tale scena sembra turbare particolarmente lo schiavo, qualcosa sembra rompersi nel profondo dell’uomo mutilato, gli occhi d’un tratto si spalancano oltremodo e un breve lampo di vera vita li illumina come se una vecchia realtà si fosse appena palesata.

La sua voce, ora rotta e sofferente, inizia ad urlare “TAMARA, TAMARA! LASCIATELA! LASCIATELA STARE SPORCHI SELVAGGI, NON TOCCATELA!’’.

Cala il silenzio. Il sovrano resta inizialmente sbigottito di fronte a tante improvvisa veemenza.

Tutti nella grande sala, sono scossi dal criptico atteggiamento dell’uomo, ma non la guardia del cancello, per lui questo pover’uomo è un vero intrigo. Un brivido le corre lungo tutta la spina dorsale, un messaggio da decifrare, un segreto da scoprire, finalmente una storia da raccontare e chissà, magari qualche vera avventura da vivere.

Il silenzio viene finalmente rotto dalle voci dei cittadini che, attirati dalle urla, si stanno radunando incuriositi e timorosi intorno alla tenda.

Lo schiavo cade a terra. Affranto. Definitivamente sconfitto. Le ferite nere iniziano a fumare. Piccole scintille fuoriescono dalle ferite. Il capo delle guardie realizza cosa sta succedendo e grida con tutta la furia che ha in corpo “MIO SOVRANO…” ma le sue parole vengono spezzate dal tonante rombo dell’esplosione infuocata. Gli oggetti nella tenda si incendiano all’istante, parti dei corpi delle persone più vicine vengono scagliate a metri di distanza. Tra pezzi di carne e ossa volanti la folla radunatasi si disperde nel terrore. In pochi istanti la grossa tenda diventa un’enorme pira di fuoco.

Un giorno come tanti nella verdeggiante savana dell’Altopote. Il tranquillo brulicare della gente e le dolci risate dei bambini si trasformano in grida di terrore e pura agonia. L’innocenza della gente comune viene sradicata da una forza oscura e selvaggia.

L’intero villaggio va ora a fuoco mentre feroci uomini selvaggi cavalcano in sella di poderosi cavalli brandendo le più svariate forme conosciute di armi ed armature proveniente da ogni angolo del Piano conosciuto. Nulla gli appartiene, ma tutto posseggono e domano. I bambini vengono schiacciati dai pesanti destrieri, i vecchi vengono massacrati, le donne stuprate, messe in catene e private di ogni diritto.

Un giorno come tanti nella verdeggiante savana dell’Altopote. Una folata di vento e in pochi attimi le grida vengono coperte dallo scoppiettio delle fiamme. Il pianto di un bambino riecheggia nella desolazione di fumo, sangue e cenere. Cammina da solo per le strade alla ricerca dei genitori, stringe con sé un piccolo cane di legno, un giocattolo, un simbolo di sicurezza per il piccolo.

All’improvviso il sole cocente di Altopote non lo riscalda più. L’ombra di una croce lo abbraccia.

Ma no, le preghiere del piccolo non sono state ascoltate anzi, la realtà sta per colpirlo con la peggiore delle violenze. Il bambino alza lo sguardo: un uomo su quello che sembra un cavallo, un enorme cavallo, in armatura dorata si ferma a pochi metri. Delle catene solcano il terreno, su alcune vi sono legati uomini semi vivi privi di coscienza o ciò che di essi ne rimane. Il cavaliere indossa un’armatura contorta, ai pragmatici tessuti, vi sono legati pezzi di metallo, fusi in un’unica corazza atta a proteggere le parti vitali.Il grosso copricapo sembra indicare un rango più’ alto, forse un sovrano o forse… E poi ecco la fonte dell’ombra, trasportata dalle forzute mani di un sottoposto. Una forca di metallo al cui centro si staglia una primitiva forma di un sole dai raggi appuntiti. Legato alla maestosa reliquia un uomo ormai decrepito dal corpo parzialmente decomposto. Sulla testa una corona splendente. Sottili e radi capelli cadono sul suo volto mentre il corpo risplende negli unguenti utilizzati per salvarlo dalla furia del tempo.

Un colpo secco. La testa del bambino rotola nelle strade bagnate dal sangue dei cittadini, il suo corpo poi, crolla a terra, seguito dal giocattolo in legno, che ora giace silenzioso tra i cadaveri.

Ora nella villaggio dell’ambizioso sovrano nessuno piange più i morti.

Gli ultimi briganti stanno razziando le ultime risorse disponibili prima di lasciare definitivamente quello che resta del villaggio, quando un uomo vestito di nero fa la sua comparsa a cavallo. Attira l’attenzione di alcuni guerrieri intenti a forzare la porta di un piccolo edificio bloccata dalle rovine. Liberata la porta l’uomo fa un gesto con la mano, i guerrieri si allontanano con riverenza ed iniziano a battere sui loro scudi dando vita ad un ritmo contorto e impreciso mentre uomo avanza all’interno dell’abitazione. Ne esce poco dopo trascinando un piccolo ragazzino ancora tremante e terrorizzato intento a proteggere alcuni strumenti meccanici. L’uomo sale sul suo cavallo, urla quello che sembrerebbe un comando, e dal nulla uno dei guerrieri si scaglia sul giovane sopravvissuto.

Il ragazzo inizia ad urlare “Lasciatemi! Lasciatemi! O uccidetemi qui! Non vi seguirò mai! Meglio morire!” all’udire del suono di quella ultima parola un altro guerriero, probabilmente sovraeccitato dall’uso di qualche droga, si scaglia contro il ragazzo e gli trancia di netto i legamenti del ginocchio. Il ragazzo cade a terra ed inizia ad urlare dal dolore tra le risate dei guerrieri. L’uomo in nero gli si avvicina tappandogli la bocca e parlandogli nella sua lingua “non è una scelta che dipende da te ragazzo. Ho deciso che mi seguirai e così sarà. Se resterai qui i Raahski del Pölahkaì ti strapperanno via gli arti uno ad uno e li utilizzeranno per i loro simpatici rituali. Ora muoviti e seguimi.”. I due si scambiano uno sguardo ma il giovane inizia a scuotere lentamente la testa, con innaturale freddezza per la situazione in cui si trovava. Di fronte a tanta cocciutaggine l’uomo toglie la mano dalla bocca del ragazzo afferra una catena legata alla sella del suo cavallo e ne lega l’altra estremità alla caviglia della gamba ferita del giovane. Mentre sale a cavallo parla un’ultima volta al ragazzo “Spero che tu sopravviva abbastanza a lungo da cambiare idea, ho davvero bisogno di uno come te.’’.

Un giorno come tanti nella verdeggiante savana dell’Altopote.Un uomo cavalca trascinando con sé un ragazzo che lascia dietro di sé una scia di sangue. I guerrieri Pölahki cavalcano poco dietro, sotto il cocente sole della savana, verso la grande città tempio di Askai.

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I guerrieri Pölahki cavalcano poco dietro, sotto il cocente sole della savana, verso la grande città tempio di Askai.

Me

I miei più sentiti complimenti per il post, intanto. Mi è davvero piaciuto.
Aspettatevi notizie dall’Archeologo-Antropologo Charles Quinov quanto prima eheh

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OFF

Grazie mille, mi fa piacere tu abbia apprezzato.

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OFF

NICE GDR

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Riepilogo

Comunque Zanna, ti sei scordato la parte in cui menzioni che ci piace bere il sangue dei visitatori amichevoli, degli esploratori e delle donne gravide, che puntualmente invitiamo nelle nostre dimore in modo cordiale, ma che poi sempre finiscono bevuti.

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GDR Off

Starei attento :^)

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GDR OFF

Scheda aggiornata con immagini, presentazione migliorata, nomi giocatori e nomi GDR.

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ON

La maschera è caduta. Mi rivelo in tutta la mia arguzia.

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Ti consiglierei di metterle in wiki, sì, se vuoi farlo già da ora non credo ci siano problemi.

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Ho visto solo, ora :sweat:. Penso però che aspetterò un po prima di pubblicare che devo rivedere molte cose in vista della posizione di tutte le città che stanno venendo annunciate.

Bello il “press the attack”

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xddd

Oh ma me ne sono accorto ora. Come fate a far convivere JdiJack, Dukio e Fawkes nella stessa città? Dopo mesi e mesi di accesa ed acerrima rivalità?

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Fawkes gran memer, Jdijack è un grande acquisto tecnico xd
Bah comunque mai state rivalità, solo Animalosco è nostro nemico xd

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Esecuzioni di Paglia nel server di Paglia.
Salutatemi Fawky, che il suo traditore numero uno se lo ricorda sicuro

rivalità? e chi te le ha raccontate queste storie?

ma con fawkes su pn ci siamo raidati cosi tante volte da diventare amici

Ragazzi, non andiamo off topic per favore

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