[Supernomachia]Parte4: Una Nuova Era

Battaglia sull’Orizzonte

Con la gabbia di specchi del Vuoto che li circondava, i due Padri Superni poterono finalmente attingere appieno ai loro antichi domini.

Il terreno crollò e si piegò su sé stesso mentre Draith lo plasmava in una massa informe di magma, e lo Spazio stesso gridando si rifece a sua immagine e somiglianza. Stelle in implosione e supernove puntellarono il cielo come un incendio, cancellando il panno delle costellazioni dalla volta celeste e lasciando al suo posto una titanica nebulosa di ceneri splendenti.

Aspettavo questo momento da così tanto, Kaskemas” mormorò la Distruzione del Cosmo, con lacrime di ossidiana fusa che li colavano dagli occhi “Non puoi immaginare quanto gloriosa sarà la nostra fine. Il rantolo di morte di questa realtà sarà perfetto.”

Kaskemas si sistemò la lunga barba rossa, seguito a ruota dalla sua legione di copie. Come un mare in tempesta, miliardi e miliardi di varianti dell’Ordinatore delle Epoche si mossero assieme, a cercare di asfissiare il sole.

Ho già visto come finirà questa battaglia, Draith.” Dissero in perfetto coro “Non andrà come vuoi tu.”

Oh, dici, fratello mio? E come pensi che io voglia che vada?” ringhiò in risposta l’altro “Hai sempre pensato di essere tu quello furbo, quello che vedeva infiniti futuri e agiva di conseguenza. Ma, dimmi…”

Una piccola stella si formò tra le titaniche dita di Draith, urlante di energia “Hai mai capito quello che hai visto?”

Con ferocia atavica, il Padre Superno scagliò l’astro contro la legione, che tentò invano di evitarla.

Centinaia di Kaskemas vennero cancellati dall’esplosione, ma migliaia avanzarono a prenderne il posto.

Le copie continuarono ad emergere senza fine, fino ad inondare con il loro numero lo spazio infinito dell’arena.

Il flusso si concentrò fino a formare un Kaskemas di proporzioni galattiche, che osservò il suo avversario con un infinito paio di occhi brillanti.

Comprendo che questa realtà necessita di ordine e costanza! Senza continuità, nulla ha futuro!” una mano grande quanto un sistema solare si abbatté sulla Distruzione del Cosmo.

Draith, con un sorriso di pura ferocia stampato sul volto, venne sommerso dai flutti di Kaskemas, scendendo negli abissi del tempo.

Che futuro vuoi avere se non fai che distruggere il presente?” il mormorio della legione era come pioggia.

Che futuro vuoi avere se non vivi che per il passato?”

Una sorda detonazione fece vibrare l’arena stessa, mandando all’aria i Superni che guardavano impotenti da fuori.

Un braccio di ossidiana eruppe dal mare, cristallizzando le copie con la sola vicinanza; la mano si chiuse in un pugno, e si schiantò nuovamente contro la superfice.

Il vivo tessuto che componeva l’oceano di Kaskemas si bloccò, mentre come una malattia viticci di cristallo lo avvolgevano.

Noi siamo ben più che Dei, fratello mio.” Draith emerse come una fenice oscura, sfondando il cristallo in una nebbia scarlatta “Abbia il diritto ed il dovere di rifare le cose.”

Kaskemas si disfece nuovamente, ricomparendo poco più in là ed alzando le braccia verso il cielo.

La nebbia si condensò rapidamente verso le sue mani, ricomponendosi in un colossale tridente dalle punte azzurrine.

Abbiamo il potere su tutto e tutti, si.” Rispose puntando l’arma contro Draith “Per questo dobbiamo fare in modo che tutto sia regolato al dettaglio.”

Le braccia di ossidiana di Draith vennero avvolte da fiamme bianche “Finalmente la nostra dissonanza emerge. Finalmente potremo ucciderci e vedere cosa il cosmo vuole.”

Trionfante di gioia, la Distruzione del Cosmo si scagliò contro l’Ordinatore delle Epoche.

Ribellione

Mentre la realtà si piegava e crepava sotto i colpi di quello scontro assoluto, i mortali rispondevano pian piano al messaggio di Potterberry.

I vecchi guardarono i nipoti, e scelsero di dargli un futuro.

I deboli alzarono gli occhi ai potenti e alle loro ingiustizie, e scelsero con furia di distruggere ciò che gli era stato tolto.

Coloro che desideravano ricominciare scelsero di osare, coloro che desideravano proteggere ciò che conoscevano decisero di preservare.

La dissonanza era la loro risposta.

Il cosmo aveva parlato con la voce dei mortali, e la sua era una risposta spietata: Come osate?

Gli Dei discutono del creato come se fosse loro. Come osano?

Gli Dei discutono dei mortali come se fossero giocattoli. Come osano?

Gli Dei vogliono decidere ancora il futuro. Come osano?

La dissonanza sarebbe stata la loro fine, esattamente come quella dei mortali.

Che sanguinino.

Fine della Storia

La marea di Kaskemas non accennava a diminuire, ma Draith rimaneva in piedi come un vulcano.

Suo fratello poteva aver visto lo scontro, certo, ma non avrebbe mai capito cosa lo aspettava.

Kaskemas, d’altronde, sapeva invece perfettamente costa stava per succedere.

Arrenditi, Draith. Non puoi vincere.” Disse Kaskemas, con la voce di un ciclone “Ogni tuo attacco lo posso annullare. Ogni tua mossa la posso prevedere. Continua pure a…”

L’Ordinatore delle Epoche non fece in tempo a finire che una tempesta di polveri e cenere lo avvolse, intrappolandolo in una feroce nebulosa.

Immediatamente alzò una titanica mano a parare la pulsar che gli sarebbe arrivata sulla destra. Pulsar che, stranamente, non arrivò mai.

Kaskemas si chiese perché una sua previsione avesse fallito, e la sua risposta arrivò terribilmente in fretta.

Appena la nube si diradò, l’Ordinatore delle Epoche vide il fratello con tra le possenti mani una stella di massa improponibile. Stava sorridendo.

Fratello. Tu vedi ma non capisci.” Disse con calma innaturale Draith, iniziando a stringere. “Il tempo ha permesso di guardare, ma non ha mai fatto di te niente di più che un guardone cosmico.”

La stella gridò, iniziando a collassare su sé stessa.

Kaskemas lanciò in avanti i suoi viticci di marea per intrappolare ed interrompere la Distruzione del Cosmo, ma non fecero a tempo ad arrivare.

La materia collassata tra le mani di Draith comincio non più ad emettere luce, ma a divorarla con assoluta voracità.

Sei diventato così dipendente da questa tua abilità che non hai visto arrivare questo. Ma, d’altronde, come potevi? Il tempo non ha senso qui.”

Il buco nero cominciò ad incrementare di taglia, e le punte dei viticci cominciarono l’infinita caduta al suo interno.

Dove stai andando, non esiste il tempo. Non esiste lo spazio. Non esisti tu.” Draith concesse al fratello un ultimo sorriso di fiamme “Esiste solo la fame.”

Kaskemas, ormai alla mercé della marea della gravità, non provò nemmeno a combattere, ma pronunciò una semplice frase. “Nemmeno tu esisti dove stiamo andando.”

Un’ultima appendice dell’Ordinatore delle Epoche si chiuse attorno al collo della Distruzione del Cosmo, cominciandolo a trascinare verso le fauci della realtà.

Kaskemas con calma, e Draith con rabbia iniziarono a essere macinati nel ventre di quella ferita astrale.

D’altronde, lo aveva predetto: Il Tempo si chiudeva lì, lo Spazio terminava lì.

Nell’orizzonte degli eventi, entrambi i Padri conobbero la fine della loro storia.

Oltre

Il titanico buco nero che aveva divorato i Padri Superni rimaneva pigramente al centro dell’arena, mentre i muri di specchi del Vuoto si disfacevano.

Voidràvos si ricompose davanti ai Superni superstiti, poco fuori all’orizzonte degli eventi di quella colossale struttura astrale.

E’ finita, fratelli.” Disse il Superno del Vuoto, la sua immagine riflessa nell’abisso “Il nostro lavoro è finito.”

Quindi siamo vivi? Abbiamo vinto?” chiese Alikos, cercando risposte negli sguardi dei suoi simili.

Ovvio che abbiamo vinto.” Rispose immediatamente Sìpan Ter “Non c’erano altre possibilità.”

Eppure io sento un discreto odore di fregatura.” Adeges annusò l’aria brevemente, poi si rivolse verso Voidràvos “Cosa ci dici, Superno del Nulla. C’è una fregatura?”

La nebbia scrollò le spalle inesistenti “Non una fregatura, una promessa. Draith aveva promesso che ci sarebbe stata una fine, e Kaskemas aveva promesso che questo scontro sarebbe finito una volta per tutti. Guardate oltre il confine, dove il tempo e lo spazio perdono di significato.”

Il limite del buco nero, oltre il quale perfino la luce andava a morire, stava crescendo. La realtà si stava crepando e disfacendo sotto il peso della gravità.

Questo costrutto sta per finire.” Continuò Voidràvos “Con il tempo e lo spazio unificati in un solo punto, è solo questione di tempo prima che il resto decada nello zero.”

Gli altri Superni si scambiarono sguardi, chi di paura, chi di risoluta accettazione.

Non possiamo aprire un Portale?” chiese Migia “Possiamo portare con noi tutti i mortali che possiamo e salvarci da questa onda di distruzione.”

Hai davanti il Portale rimasto, fratello.” Voidràvos fece un ampio gesto ad indicare la ferita astrale dinanzi a loro, che cresceva ineluttabile. “E non è per noi, né per i mortali: E’ per la realtà stessa.”

Come per appoggiare le affermazioni del Superno, la realtà attorno al buco nero cominciò visibilmente a creparsi e spezzarsi, con frammenti cristallini che precipitavano verso gli abissi oscuri.

Questo è l’Ultimo Portale, l’Ultimo Orizzonte.” Il Superno del Vuoto fece un passo avanti, disfacendo la sua essenza e tornando al suo reame indefinito “Tramite il suo abbraccio, questo mondo sarà consegnato al Vuoto per poter ricominciare. Che voi lo vogliate o no, questa è la volontà del creato.”

I Superni rimanenti reagirono in modo variegato alla cosa: Qualcuno scappò ai confini del cosmo, solo per essere raggiunto poco dopo dalla fine ineluttabile; qualcuno attese con pazienza la sua fine; qualcuno si gettò volontariamente per alimentare la fiamma della creazione.

Piani interi vennero fatti a pezzi alla radice del senso e dispersi, popolazioni intere cancellate con la dolcezza di un sogno che finisce.

Tutto e tutti vennero consumati dall’Ultimo Portale.

Nulla rimase, se non il Nulla.

suroboruO

La realtà era finita. Caput. Niente.

Qualche frammento rimaneva, a volteggiare nel Nulla, svanendo sempre di più.

Lì c’era un pianeta, là il colore che stava tra il blu e il turchese, ancora più in fondo un naso.

Tanti piccoli ricordi che si andavano consumando dopo che il gioco era stato distrutto.

Voidràvos, senza un corpo da perdere, per il momento stava resistendo, attaccandosi al suo reame senza inizio né fine.

Ma non aveva molto tempo nemmeno lui, e lo sapeva.

Il Vuoto è eterno, ovviamente, non può finire da qualche parte se non in sé stesso. Quello che può perdere è la definizione.

Se non esiste nulla, come puoi definire il Vuoto? Dove inizia, dove finisce?

Come il suo regno, anche Voidràvos pian piano stava perdendo sé stesso, diventando sempre più uno con il suo dominio.

Non aveva problemi con questo, anzi. Era il sogno di ogni dio poter diventare così integrato con la realtà da farne parte.

Aveva qualcosa da fare, però.

Un’ultima richiesta dal giocatore, quello che faceva l’Ordinatore delle Epoche… coso, lì… Ah… Kazodur! No, aspetta… Kaskemas! Quello era il nome? Bah.

Il gioco era finito, ma non era la prima volta. C’era sempre qualcosa… un seme/origine/principio.

Si, un seme è la parola mortale/effimero giusta. Il seme di un gioco! O era un cucciolo di giocatore? Eh, poco importa/conta.

Serviva un consunto… no, era appunto, alle regole. Doveva fare in fretta, il suo tempo/spazio/esistenza/pausa caffè stava terminando.

Presto sarebbe tornato al Vuoto/letto/casa/stanza.

Si… ecco… eh, perfetto.

Una piccola frase sul bordo del tavolo/realtà/manuale.

Bastava quella.

Si, bastava/era sufficiente/riposo.

Non rimaneva che dormire/iniziare/finire.

Si/No.

Ouroborus

Il gioco esisteva da prima di quei giocatori, prima dell’Ordinatore delle Epoche e della Distruzione del Cosmo. Prima delle regole perfino, nonostante si pieghi a loro.

E’ una cosa flessibile, disposta ad adattarsi ai tempi ed ai luoghi, a nuovi e a vecchi giocatori.

C’è solo una cosa di cui ha bisogno per esistere: La voglia di giocare; e nel Vuoto, che prima che la realtà esistesse era già lì, ci sono molte cose che vogliono giocare.

I giocatori quindi ricominciano ad adunarsi, le regole vengono scritte di nuovo (Ehi, quell’appunto lì lo teniamo? Si, dai, è pure un’idea carina), e tutto viene preparato con cura e amore.

Questo basta secondo te? Si, credo si.

Sicuro? Io ci metterei qualche altra bestia marina.

No, per carità, stiamo sulle cose semplici. Va bene così.

E’ tempo allora!

Pronti!

Partenza!

Bang

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