Traduzioni in Denai

Da alcuni commenti sul progetto di Amythys è nata una discussione riguardante il denai - visto l’abbondante tempo libero portato dalla quarantena forzata ho pensato di provare a tradurre qualche testo dall’italiano al denai e di condividerlo con il forum per discuterne un po’.

Italiano - La torre di Babele

Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.
Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.
Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.
Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”.
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.
Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.
Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”.
Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città.
Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Denai - La torre di Babele

Mojàn gè janmìr denepa kèntonu bosè denùn kanè gè gamèdu denbrùni.
Gè tòri, iànu nani pànepaiana anbè gè Lèjis, kasè nani moanbèpo nanùn karvanèl inè vìlner Sennaarùl kanè nani toròsepa nanùn laè.
Nani denepa nanùn: “Tani tavàrpa, avàn kimèra ansabè avàn polosjàn kanè pasà altè sàngar”. Gè polosjàn maskarfasà nanèl.
Kasdekè nani denepa: “Tani tavàrpa, avàn karfasà vilùn kanè jalpolosùn, daidè anbèa gè supos kanè avàn janà ansabè avàn renùn vulè avàn fèr molavàrpa badè mojan gè janmìr.
Bembè gè Sùperen nokòrepa vuluvè calgùrepa bopolosùn kanè jalpolosùn, vìlu kanè jalpolòs karfàsepaiano torèli.
Gè Sùperen denepa: “Ladegès bosdùr botòr kanè bosdùr den; ladegès gè ràs gè idasùl kanè bisnerè ladegès daidè nani enesepa fèr anbènu, bisneràl.
Avàn nokòra, sè, kanè avàn mosìmo bodenùn nocùl, vuluvè fèr elamasdùrefa bisneràl bodenùn bomaloevùl”.
Gè Sùperen molavàrpepa nanùn badè mojàn gè janmìr kanè nani anvàrpepa gè karfàs vilùl.
Mitè gè vìl dènepo Babel, vuluvè gè Sùperen mosìmo bodenùn mojanùl gè janmirùl kanè laeàl gè Sùperen molavàrpa nanùn badè mojan gè janmìr.

Volevo provare a tradurre anche la favola di Schleicher, ma il testo sopra mi ha impiegato più tempo di quanto sperassi. In ogni caso lascio anche il link al file su Google Drive cosicchè si possano vedere alcuni commenti per spiegare alcune cose.

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Ciao scrivo qui perché avevo bisogno di una informazione voi come tradurreste la frase inteso come Insetto gigante e anche Uccello Maligno, per il primo non ne ho idea per il secondo l’unica cosa che sono riuscito a creare è manleànsbàu
vi ringrazio in anticipo
edito il messaggio perchè mi sono sorti altri dubbi come Pastore mono occhio, verme della morte, serpente marino, rettile alato, bruto delle caverne e demone dei marinai / colei che attira mediante dolce musica

Uccello maligno è bamasleànsu, ba- è un prefisso. Insetto non esiste, ma si può provare a ricavare con la stessa formazione della radice latina di in-sectus, “segmentato”, dunque azzardo un ineladuleànsu. Un pastore con un occhio solo sarebbe un bosmirgurjàn gaialeansutòr. Dubito che il Denai differenzierebbe tra un serpente e un verme, direbbe che sono entrambi animali striscianti e dunque sankaleànsu stailùl. Un serpente marino è uno skesankaleànsu. Rettile in italiano viene da “repo”, che in latino vuol dire sempre strisciare, quindi non differenziamo neanche tra rettile e serpente; un rettile alato è un massankaleànsu. Un demone dei marinai lo formerei come “marinai-cattivo-spirito” quindi vesantorbanebàs. Per “bruto delle caverne” mancano radici sia per “selvaggio” sia per “caverna” o più semplicemente “buco”.

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Per caverna penso si possa fare con “pietra vuota” una cosa come anbenesotòn o come “casa pietra” polosotòn, o anche semplicemente “pietra” col locativo, sotonòs.
Per “selvaggio” partirei dall’inverso, “addomesticato”, quindi facendo un verbo da polòs, che potrebbe essere polòsa, e poi portandolo ad anpolòsa, un “inselvaggire”. Anpolòs però indica un luogo (-òs), “dove non è casa”, quindi per fare “selvaggio” sostituirei forse -òs con -tòr o, a seconda di come si vogliono considerare, -leàns(u).
In definitiva quindi uscirebbe una cosa come “sotonanpolutòr” o “sotonanpoleàns”, o, tagliando pezzi per evitare -on seguito subito da an-, che secondo me è un po’ cacofonico, “sotanpolutòr” o “sotanpoleàns”, o, per tagliare solo la n, “sotovanpolutòr” o “sotovanpoleàns”, aggiungendo la v eufonica.

Edit: be’, ho perso pezzi alla fine, non si userebbe solo “soto-” nel nome ma una delle parole al primo paragrafo.

Se ci pensi un anpolostòr sarebbe semplicemente un senzatetto. Piuttosto lo formerei da “zampu”, che significa civiltà. Col significato allargato di persona incivile, barbaro o cavernicolo direi che “anzamputor” andrà bene. Quanto alla caverna, è una “casa dentro la montagna”, azzarderei inekaraldanpolòs. Continuo comunque a spingere per la creazione di radici nuove. @Adegheiz

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Generalmente se volete aggiungere radici al denai io sono d’accordo. Anche perché cercare di agglutinare troppo causa la formazione di parole troppo lunghe.
Il problema principale sarebbe come procedere di preciso.

Per quanto riguarda le parole richieste:

  • Bamasleànsu è abbastanza buono per dire “uccello maligno”, anche se potrebbe essere inteso come “uccellaccio”, ma penso che il senso sia esattamente quello ricercato.
  • Per l’insetto al momento la parola non esiste. Sicuramente dovrà finire con -leànsu. L’idea di usale ineladuleànsu potrebbe essere buona, ma sarebbe forse meglio ladataleànsu. O magari qualcosa di più semplice, tipo “bleleansu” (Brutto animale, letteralmente). Ditemi cosa preferite
  • Per il serpente marino la traduzione Skesankaleànsu è perfetta
    -Per il “verme della morte” non esiste una parola in denai, la cosa più vicina come già detto è “serpente”. A questo punto suggerirei di usare il classificativo nominale basso su “serpente” ed ottenere una cosa tipo Sankaleansunèr (verme) stailùl (della morte). È come dire che il verme è un “serpente inferiore”.
  • Per i rettili mi separerei dal latino per usare qualcosa di diverso. Visto che i rettili sono squamati ed hanno una pelle dura proverei angonleànsu (Animale duro). Quindi rettile volante sarebbe “Supeàntal angoleànsu” (@Deneb c’è la parola per ala)
  • Anche per “demone dei marinai” penso che vesantorbanebàs sia buono.
  • confermo che manca una radice per buco. da lì si ricava facilmente caverna (buco-nella-roccia). Suggerimenti per la radice?
  • Per selvaggio in realtà possiamo ricavarlo. Esiste la parola civiltà, che è zàmpu. Un selvaggio quindi è una persona lontana dalla civiltà, ovvero lazampatòr con la- prefisso di lontananza, zampa = civiltà e tor = uomo.

Immagino che alcune di queste parole le metterò nel glossario.
Per insetto e rettile ditemi che ne pensate.

Per “uccellaccio” userei il classificativo nominale basso.
Come hai ricavato ladataleansu? E poi un insetto non è necessariamente brutto. Alcuni sono splendidi.
Bene per i rettili.
Per “buco” suggerisco, visto che molte parole del denai hanno questo humor sotto, “marian”, dato che la fossa delle marianne è un buco davvero grosso.
Sarebbe utile una radice per “vestito”, che mi è mancato mentre tentavo di tradurre la favola di Schleicher. Sempre in questa traduzione, ho coniato “gonzer” (morbida-corteccia) per dire “lana” e chiedo conferma.

ladatàl è il participio passato di lada (in realtà è più precisamente una nominalizzazione del verbo), tagliare, quindi ladataleansu vuol dire “animale tagliato/animale diviso”, seguendo la stessa logica del latino.
Da questo punto di vista (e forse più appropiatamente in denai) si potrebbe usare anche mosatàleansu (con mòsa che vuol dire diviso/separato)

Per la lana ti avviso che esiste la parola nel glossario, ed è sères.

per buco penso che marian possa andare bene. Caverna diventerebbe quindi “mariansòton”, buco nella roccia

Per il vestito, visto che già “pantaloni” viene tradotto come “zerebasner”, a questo punto proporrei qualcosa tipo zertòrul, che vuol dire “corteccia dell’uomo”.
la pelle umana invece si si indicherebbe come “torzèr”, visto che “voiazér” è la pelle di vacca

Altra cosa metterei anche il verbo “indossare” ed inventerei una radice nuova, tipo “dresa

La traduzione di “albanese” in Denai ?
Nel caso non esistesse “straniero dell’est”
Grazie mille in anticipo

L’idea era più quella di discutere della lingua che non di offrire un servizio di traduzione; in ogni caso “straniero dell’est” sarebbe latòr lejisùl.

Colpa mia, gli ho detto io di chiedere qui. Avevo frainteso lo scopo del topic, scusate

Ovviamente non esiste la parola “albanese” perché non esiste l’albania. In generale comunque se vuoi dire che una persona viene da un certo posto bisogna usare il suffisso genitivo -ùl.
Uno Spesiano per esempio è un Torosavèl (abitante) Spesùl (di Spes) oppure un Tòr (uomo) Spesùl (di Spes)

La traduzione di straniero dell’est ti è già stata fornita, ma non era tanto difficile. Se siete interessati all’uso del denai provate a farlo voi stessi e poi chiedere conferma su questo topic.

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Sto provando a tradurre un testo dall’italiano al denai aiutandomi con la wiki, forse c’è e non l’ho visto, ma come si formerebbe il passato remoto? E gli altri verbi non presenti nella wiki? Come il gerundio per esempio… grazie in anticipo

Il passato remoto si traduce con il passato semplice, quindi “-epa”. Per gli altri modi era venuto il dubbio anche a me - il gerundio, se confronti con il testo sopra, l’ho reso con “mentre + passato continuato” (oppure anche, diceva @Deneb sul file di Drive, “dopo + passato continuato”). Per il congiuntivo sorgeva anche a me il dubbio, personalmente avevo messo l’indicativo ma ero molto incerto, di nuovo Deneb su Drive aveva corretto con un condizionale (quindi raddoppiamento dell’ultima consonante e, se necessario, aggiunta della u eufonica).

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Mi sono appassionato anch’io a questa nuova lingua ed ho provato a tradurre la favola di Schleicher. Condivido ciò che ho fatto, anche se sono conscio che probabilmente verrò distrutto dagli errori che avrò sicuramente fatto xD:

Italiano - favola di Schleicher

Una pecora tosata vide dei cavalli, uno dei quali tirava un pesante carro, un altro portava un grande carico e un altro trasportava un uomo. La pecora disse ai cavalli: “Mi piange il cuore vedendo come l’uomo tratta i cavalli”. I cavalli le dissero: “Ascolta, pecora: per noi è penoso vedere che l’uomo, nostro signore, si fa un vestito con la lana delle pecore, mentre le pecore restano senza lana”. Dopo aver sentito ciò, la pecora se ne fuggì nei campi.

Denai - favola di Schleicher

Gàiu guraepa ladàga minleansùn, bosè mòsokepa nocanùn tìkasu mètes , bomaolé’ tipàlaepa kar vannutàlu kané bomaolé’ tipàlaepa torùn. Gàiu dènaepa bominèl: “Van mèrka van jarasùn iànu guraepaiana fabè torùn jàva minleansùni”. Minleànsi atuèl dènaepa: “misìna, gaiuùn: vulè vani anenàl gura daidè torèl, avuli jentòr, nani palàida partè sères gàiuel, iànu gaiuùn baìna kenzè sères”. Kasdekè kipà fèlnatal tadegès, gàiu panàepa silentalièl.

Ditemi cosa ne pensate e dove potrei migliorare e correggere!

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Così è come l’avrei tradotta io:
Gaiu seresladatàl gurèpa minùni, badè daidè bos mosokèpa tikasùn mètesùn, bomaolè tipalèpa karalùn vannutalùn, bomaolè suputipalèpa torùn. Gaiu denèpa minèli: “jaras avùl merka, gurèl fabè tor jàva minùni”. Mìni denèpa nanèl: “tan misina, gaièn: vanèli kìs gura daidè tor, jentòr avùli, kimero nanùn altè serès gaiùli, ianu gaiuvi baina kenzè sères.”
Kasdekè daidè gaiu misinepava tadegesùn, nan panèpa anbè karvani.
Cosa ho corretto:

  • -a è il suffisso verbale del presente. quando formi il passato si toglie: gùra -> gurèpa. Vale anche per gli altri verbi.
  • “ladàga” è semplicemente scorretto, oltre a essere interpretabile come “tagliato”. Per dire “tosata” ho usato “seresladatàl” (lana-tagliata).
  • per l’accusativo plurale si usa comunque -i dopo il suffisso dell’accusativo : “minùni/minleansùni”
  • “bosè” è il numerale ordinale, significa “primo”.
  • ho usato l’accusativo per “un pesante carro” (tikasùn metesùn), perché è complemento oggetto, e ho fatto concordare il caso di aggettivo e sostantivo. Vale anche per “grande carico”
  • Ho usato “suputipalèpa” (sopra-portare) per dire trasportare.
  • “bomin”, con il prefisso del collettivo, significa “mandria”. Per dire “ai cavalli” basta “minèli”.
  • “atuèl” è scorretto, perché è pronome di seconda persona e perché la U eufonica scompare quando usi l’affisso. Se vuoi usare il pronome col dativo usa “nocèl”.
  • Anche quando usi l’imperativo il pronome personale va specificato, sempre perché il denai non ha terminazioni diverse per ogni persona grammaticale. Inoltre hai usato l’accusativo in “gaiùn” quando andrebbe il vocativo “gaièn”.
  • In “che l’uomo” (daidè torèl) uomo è soggetto, quindi l’affisso del dativo “-el” non ci va.
  • Il verbo “felna” è per la percezione, non per l’udito. Usa “misina”.
  • “silentàl” è un campo coltivato: usa “karvan” (pianura). In più il dativo non esprime il moto a luogo.
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grazie per la correzione

Probabilmente sei già diventato più bravo di me :thinking:

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hahahahaha