[Un Mito Dimenticato] La Libertà Imperitura

Prestate orecchio, o voi che udite,

delle gesta grandi e assai ardite,

del supremo Superno di cui la vita,

da molte anime è ancor ambita.

La fanciullezza, il desio, il tormento,

l’utopia, la speranza, il sentimento,

che furon in tempo assai lontano

portati in terra da poter arcano.

Appena nato, non più che infante,

venne affidato al rivo danzante:

acque gelate, da marmoreo grembo,

scivolavan veloci dal più levato nembo,

e nella vicina valle scorrevan gioiose

creando un laghetto circondato di rose.

«Grandi Superni, c’han ascoltato!»

urlò la donna adocchiando il neonato.

«Se questa dei Divini è la volontà,

per noi sarai figlio, Alikos Resolàn!»

Passarono gli anni, per l’allegro infante,

vita di campagna, dura e pesante.

Alzava il capo, nella notte serena,

mirava la Luna, che il cuor avvelena.

Splendente di Sole, alta passione,

Alikos prese la sua decisione:

corse il crinale, e ancora più lontano,

passò foreste, villaggi, campi di grano.

Scogliere scoscese, valli sperdute,

al suo passaggio tremavan sì mute.

E infin v’arrivò, perso tra i ghiacci,

colonne di sabbia e catenacci,

facevan la guardia, più che ancestrale,

al gran tempio forse immortale.

Riverso su un trono, nella navata,

stava un’immobile figura togata.

Il giovane entrò, e il saggio anziano

alzò verso quello la greve mano.

«Tu!» iniziò torvo e solenne,

«Ti trovi nel luogo del tempo perenne.

Clessidre si rompono, udendo il mio nome,

I muri rovinano, avvizziscon persone.

Forse sei prode, ma non saggio sicuro,

se ti avventuri tra i senza futuro.

Il ragazzo non vacillò, a quella parola,

mosso dall’utopia che il cuor consola.

Sotto al cupo gigante, cadde silente,

lasciando parlare l’anima ardente.

«Oh grande Divino, ti vengo a pregare,

cogli il cuor mio da affinare.

Templi lontani, chiaman il mio nome,

sento la madre, Superna ragione.»

Il vecchio si alzò, in grande furore,

lo gettò lontano, ma non per errore.

«Mortale arrogante, e pur maledetto!

Vile bugiardo, questo è il verdetto!»

Grandi catene, code di drago,

lo carpiron veloci, e giù verso il lago.

Fonda la fossa, fonda la paura,

fonda la vita che negli occhi perdura.

Fredde le labbra, fredde le mani,

mai fredda la speme nel cuor degli umani.

Gli apparvero in sogno, lì sulla fine,

campagne dorate, erbose colline,

cieli in tempesta, nubi di piombo,

il tuono, il lampo, il fulmine, il rombo.

«Giovane Alikos, fratello Superno,

non t’attende oggi dei mortali l’Averno!»

La creatura colpì la sua gabbia,

saettò nei suoi occhi, pece di rabbia.

Infranse il ferro, ruppe le catene,

spezzò anche quella che l’anima tiene.

Non s’udì parola, ma nero in volto,

il giovane fuggì sol di freddo avvolto,

oltre le nubi, verso la cascata,

che scendeva svelta dalla dimora dorata.

Piedi di piuma, di arcan figlio,

videro i Superni raccolti in Consiglio.

Continuò in vendetta, pien di rimorsi,

agitando a terra il ferro dei polsi.

Fior nacquero, per niente in affanno,

crebbero rapidi, verso lo scranno.

Alzarono quello, e ancora più su,

splendenti di tutti i colori, forse di più.

E frutti carnosi, azzurri e blu,

tappeto di grande e rara virtù.

Kaskemàs si alzò, rosso in viso,

cancellò celere il rapido avviso,

«Superno disperso, e pur del Consiglio,

vedo speranza, passion di questo figlio.»

Qui nasce del supremo la storia,

nella grande, alta dorata dimora.

Sempre disposto, di speme ragione,

dei popoli liberi grande Barone.

Ciò che poi accadde, la Sua vita,

saperlo per mortali è cosa ardita.

Alcuni videro, una notte serena,

uno stormo di aironi pieni di pena.

Fenici di ghiaccio, di fiamme piangenti,

ne annunciaron la morte ai quattro venti.

Ma ciò che insegnò, la libertà imperitura,

nel cuor degli umani nei secoli perdura.

P.

Spoiler
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		Collegamento alla pagina wiki: <a href="https://wiki.forgottenworld.it/mc/La_Libert%C3%A0_Imperitura" rel="external nofollow">https://wiki.forgottenworld.it/mc/La_Libertà_Imperitura</a>
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Molto bello complimenti!

21 ore fa, MrPotterberry dice:
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		<em>al suo passaggio tremavan sì mute.</em>
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		<em> </em>
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				Collegamento alla pagina wiki: <a href="https://wiki.forgottenworld.it/mc/La_Libert%C3%A0_Imperitura" rel="external nofollow">https://wiki.forgottenworld.it/mc/La_Libertà_Imperitura</a>
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		Complimenti! Davvero un ottimo lavoro, bellissimo! In questo verso ho colto dei riferimenti letterari, o perlomeno mi ha fatto pensare:


		 
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	<p>
		<em>mi baciò la bocca tutto tremante. (Inferno, Canto V, Paolo e Francesca)</em>
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		Ma anche e soprattutto:
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		<em>che ogni lingua diviene, tremando, muta, (Tanto gentile e tanto onesta pare, v. 3)</em>
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GG per gli endecasillabi, un po' meno per le rime baciate :asd:

8 ore fa, Kolisch dice:
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				Complimenti! Davvero un ottimo lavoro, bellissimo! In questo verso ho colto dei riferimenti letterari, o perlomeno mi ha fatto pensare:


				 
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				<em>mi baciò la bocca tutto tremante. (Inferno, Canto V, Paolo e Francesca)</em>
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				Ma anche e soprattutto:
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				<em>che ogni lingua diviene, tremando, muta, (Tanto gentile e tanto onesta pare, v. 3)</em>
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		Per quello mi sono ispirato, solo di assonanza ovviamente, a Dante.




		Mentre i primi due versi della seconda strofa sono deliberatamente ""copiati"" (le parole non sono quelle, ma il ritmo sì) dalla prima o seconda strofa dell'Orlando Furioso, ora non ricordo.
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